martedì, 15 giugno, 2021

Azienda Agricola Ballianei, Farra di Soligo (Treviso)

Azienda agricola Ballianei, tra le rive di Col San Martino in compagnia di Mirco Balliana

20 Marzo 2021

Un suggerimento prezioso dell’amico Matteo, di Riva dei Martin, mi porta a conoscere Mirco Balliana, dell’Azienda agricola Ballianei a Farra di Soligo.

Dopo un po’ di fatica nel trovare il civico corretto, in una stretta stradina, il giovane Mirco mi accoglie e comincia a raccontarmi la storia della realtà guidata dal padre e dallo zio.

La sua famiglia, come moltissime altre della zona, ha da sempre fatto vino, oltre ad allevare bestiame e produrre cereali, non per arricchirsi ma per autosostentamento in un’epoca molto difficile a causa delle guerre.

Il nonno di Mirco aveva due fratelli e tre sorelle e, divisa l’eredità dei genitori, ha iniziato nel 1966 la sua avventura solitaria fondando la sua nuova cantina. I clienti privati all’inizio erano legati alla vecchia sede di famiglia, ma proprio nello stesso anno il nonno di Mirco vinse il primo premio alla mostra del Prosecco, una manifestazione locale che fanno ancora oggi. Tradizione vuole che la cantina che vinceva questo premio era quella più gettonata dai visitatori, che venivano apposta per cercare il miglior vino da imbottigliare, e così iniziò a “decollare” e far parlare di sé.

Azienda Agricola Ballianei

Tornando ai giorni nostri, l’Azienda agricola Ballianei è composta da circa cinque ettari di vigneto e circa cinque di seminativi, che, fino ai primi anni duemila, sostentavano le vacche della ormai ex stalla, adibita a magazzino.
L’abbandono del bestiame, più tardi, ha portato allo specializzarsi sempre di più nella produzione del vino, circa ventimila bottiglie all’anno, oltre ad alcuni ettolitri di sfuso.
Tra le chiacchiere Mirco mi fa vedere la cantina dove sono presenti vasche in cemento vetrificato, restaurate nel 2010 ed integrate con alcuni contenitori di acciaio, poiché dipendentemente dai momenti dell’anno il vino trova un riposo migliore in un contenitore piuttosto che in un altro.

Come già scritto all’inizio, al timone dell’Azienda agricola Ballianei ci sono il papà e lo zio di Mirco, quest’ultimo, dopo essersi diplomato al Cerletti di Conegliano e laureato in enologia a Padova, ed aver passato quattro mesi in California, è entrato a lavorare come enologo in una grande azienda. In quest’ultima, segue anche le spumantizzazioni della sua realtà di famiglia e, nei sabati e nelle domeniche di “non riposo” dal suo lavoro principale, è attivo anche nei lavori di cantina e in vigna.

Dopo un’ispezione in cantina ci dirigiamo tra le vigne di Col San Martino, se non siete abituati a queste stradine impervie, parcheggiate “a valle” e salite a piedi!

Un panorama fantastico immerso nei vigneti eroici nei quali si possono vedere i principali appezzamenti dell’azienda, tra cui Mas, Colbello, Val Grande, una strisciolina di terra ben visibile tra due ex stallette, Mont Pertegà.

Azienda Agricola Ballianei

Proprio su quest’ultimo ci fermiamo, in un appezzamento chiamato “Riva dei Bareta”. A Col San Martino i cognomi Merotto e Balliana sono molto diffusi e ogni famiglia ha un soprannome per essere riconosciuta dalle altre. Tradizione contadina vuole che in molti casi i nuovi appezzamenti acquistati vengano identificati col nome dei proprietari precedenti, i “Bareta”, infatti, sono una delle numerose famiglie dei Merotto.

Un terreno vocato per i vini tranquilli e per gli spumanti, predisposto a conferire ai vini acidità sostenute, eleganza e freschezza, esposto verso mattina; un tempo si diceva che era una fortuna “aver a riva che varda matina” (avere la riva che guarda mattina). Siamo circa a 400 metri s.l.m. e il 20 marzo ha iniziato a scendere qualche fiocco di neve, così da rendere ancora più magica quella vista.

Parlando di trattamenti, Mirco mi racconta che l’azienda, in quanto insita nei quindici comuni facenti parte della zona del Conegliano-Valdobbiadene DOCG, lavora nel pieno rispetto del protocollo viticolo che da molto tempo è stato adottato all’interno della denominazione. Quest’anno sarà l’undicesimo anno e, con tale autoregolamentazione, le colline Unesco del Conegliano-Valdobbiadene DOCG costituiscono a pieno diritto un modello di sostenibilità ambientale per il Veneto e l’Italia stessa. Un protocollo cominciato nel 2011, nel quale anno dopo anno, si è visto aumentare l’impegno verso la sostenibilità del territorio, sconsigliando l’uso di determinate sostanze.
Per quel che riguarda eventuali certificazioni aggiuntive, ad esempio “biologica”, Mirco mi indica che, spaziando all’interno del protocollo della DOCG, gli è consentito mantenere quello che per lui rappresenta l’etica di una viti-vinicoltura “ragionata”, limitandosi a fare quello che serve quando serve, il tutto reso possibile dalla naturale vocazione del territorio d’origine, che permette di limitare al minimo gli interventi per le malattie fungine. L’altitudine è sicuramente un ottimo alleato per contrastare l’umidità e mantenere una buona sanità nel vigneto e l’utilizzo del rame viene ben dosato per non far diventare sterili i terreni, ricordiamoci che è pur sempre un metallo pesante e a queste altitudini di suolo ce n’è veramente poco.

Tra le rive di Col San Martino è facilmente individuabile la stratigrafia del terreno perché ogni tanto la roccia madre affiora e la lascia intravedere; essa molto può variare da una zona all’altra, ma è principalmente composta da roccia madre conglomerata poligenica, di origine sedimentaria dai depositi di un antico ghiacciaio, sulla quale poggia un sottile strato di suolo che termina con un deposito di sostanza organica accumulata negli anni. Raro quanto di rilevante importanza è trovare uno strato di argilla nel sotto-suolo, in quanto questa favorisce la trattenuta di importanti risorse idriche, che in suoli così sottili nei periodi estivi fa la differenza al fine di ottenere vini più eleganti.

Il terreno di “Val Grande“, invece, è quello vocato alla produzione delle basi spumante per il rifermentato. Vigneti in cui le uve devono essere vendemmiate a piena maturazione fisiologica, per ricavare tutti gli aromi che completano un vino di questo tipo. Qui troviamo molta meno sostanza organica, ma più argilla e pietra che favoriscono vini esili, ma sapidi ed eleganti.

Azienda Agricola BallianeiTornando in cantina notiamo diverse zone in cui sono stati fatti dei diserbi, operazione che l’Azienda agricola Ballianei non fa da più di dieci anni e l’ira di Mirco per chi lo fa si percepisce facilmente. Molti dei vigneti di Col San Martino sono coltivati per produrre uve destinate alle cantine sociali, perdendo, a mio personale avviso, l’essenza e la bellezza di queste terrazze e la poesia nel produrre vini d’eccellenza.

Nell’ottica di portare avanti una viti-vinicoltura ragionata, anche in cantina viene applicata la stessa teoria per produrre vini equilibrati e caratteristici. I lieviti utilizzati sono selezionati al fine di poter controllare le fermentazioni e non lasciar agire lieviti antagonisti che possano intaccare le peculiari caratteristiche qualitative del prodotto finale. Lo stesso ragionamento per l’utilizzo della solforosa, in dosi minime, solo per preservare l’ossidazione degli aromi del vino e del territorio dove è stato prodotto; nel rifermentato in bottiglia la solforosa totale è attorno ai 60 mg/litro.
Una riflessione è sul messaggio che sta passando di questi tempo “che il naturale sia migliore”, ma forse non è sempre così se le operazioni in vigna e in cantina si fanno in maniera attenta ed equilibrata, nell’ottica di ottenere un prodotto finale caratteristico, con la possibilità di preservare gli aromi e la longevità nel tempo.

Azienda Agricola BallianeiDopo la faticata del sali e scendi a Col San Martino, andiamo ad assaggiare i vini dell’Azienda agricola Ballianei, partendo dalle vasche! La base del Brut in primis, con i sentori di pesca, glicine, fiori bianchi e molta sapidità e acidità, una base di estrema finezza. Il Colfondo, base burbera e austera con sentori più minerali, di pietra e ancora più sapida della precedente, ma con un’acidità inferiore.

Dopo un test di vasca riscopriamo gli stessi sentori in bottiglia, il Brut per primo che sviluppa al palato gusti di pesca e mela golden a tal punto che sembra di azzannare un frutto!

Azienda Agricola Ballianei

Il Colfondo, bottiglia 512 di 500, è più timido al naso e si evolve di minuto in minuto con una onnipresente pietra ad accompagnare, e sentori erbacei, principalmente di fieno. Avete letto bene: bottiglia 512! Questo è il bello delle piccole aziende, nelle quali possono capitare dei disguidi con i grafici o altro, soprattutto il primo anno che si produce un vino, pur essendo Mirco una persona estremamente precisa; io trovo fascino anche in queste piccole defaillance che rendono unica una bottiglia e una realtà di questo calibro.
Un vino fortemente voluto da Mirco per rivalutare la tradizione e il trait d’union con il nonno, una scelta che è stata fonte di discussione con il padre, ma che poi si sta rivelando vincente sia in qualità sia nei riscontri dei clienti.
Entrambi i vini hanno una bolla equilibrata, più cremosa nel secondo e tutti e due sono DOCG, per rispettare la denominazione che, nel bene o nel male, ha fatto diventare grande questo territorio. Una curiosità: in entrambi i vini non c’è la scritta prosecco, ma solo Valdobbiadene.

Azienda Agricola Ballianei

Una bottiglia a sorpresa e l’onore di essere deliziato di un Rifermentato in Bottiglia del 2017, per sfatare ogni falso mito del “prosecco d’annata”. Un vino dal colore quasi dorato, con sentori di frutta matura, che tendono alla frutta secca e disidratata, miele d’acacia in sottofondo. Una bolla ancora presente, ma non invadente, ancora ottime acidità e sapidità, fattori che tengono teso e vivo questo vino.

Il nome di questa realtà riprende quello di famiglia, mentre le etichette rappresentano la fascia di vigneti che si estende dalle due ex stalle di “Val Grande“.

Azienda Agricola Ballianei

Ottima scoperta di una piccola azienda creata ed evolutasi passo dopo passo, riconosciuta e scelta da molti clienti privati, che ne consumano la quasi totalità della produzione.

Grazie molte a Mirco, per lui maglietta Winetelling, numero 21!

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