venerdì, 7 maggio, 2021

Col del Lupo, Roveda – Vidor (Treviso)

Col del Lupo, un percorso in compagnia di Giulia, dai rifermentati in bottiglia ai Prosecchi Brut, Extra Dry e Dry

24 Ottobre 2020

Un dopo pranzo senza riposino per scoprire Col del Lupo dove Giulia ci aspetta per raccontarci la storia della sua azienda e farci assaggiare i vini prodotti.

Col del Lupo

Col del Lupo, il cui nome richiama uno degli appezzamenti dove sono situate alcune delle vigne dell’azienda, nasce negli anni ’40 del secolo scorso quando il nonno Aldo riceve in eredità dal padre dei vigneti proprio su questo colle. Da li inizia l’avventura nella produzione del prosecco che si è tramandata di generazione in generazione fino ad arrivare a Giulia e al fratello Marco, passando per le mani di mamma Diana.

Le uve sono prodotte solo in terreni di alta collina e i vigneti sono lavorati in regime biologico con estrema cura e passione, evitando prodotti derivanti da sintesi chimiche.
Una lotta naturale alle avversità della vite, senza essere invasivi, rispettando l’ecosistema e i micro-organismi presenti; concimazioni solo se necessarie con derivati di aziende a conduzione biologica e tutti i lavori effettuati a mano.

I vigneti sono dislocati oltre che a Col del Lupo a San Giovanni e Farra di Soligo.

Col del Lupo

In cantina Marco, l’enologo di casa, ha una cura estrema per tutti i processi e una maniacalità per le temperature del mosto e del vino al fine di inficiare il meno possibile con agenti esterni. L’azienda utilizza energie rinnovabili che riescono ad alimentare tutti i processi in maniera ecosostenibile e poco impattante.

All’esterno vediamo gli “strumenti del mestiere” tra cui il carretto per raccogliere l’uva durante la vendemmia e la pressa a polmone dove l’uva viene portata il prima possibile per non alterarne la qualità.
All’interno invece le autoclavi e vasche in acciaio dove avvengono i processi di fermentazione e spumantizzazione delle cinque etichette prodotte. Una produzione di circa quarantamila bottiglie per anno di Prosecco DOCG, tranne l’Aldo un rifermentato che viene comunque prodotto con le medesime uve (spremute più a fondo con l’aggiunta della seconda spremitura delle uve più pregiate) declassato a vino frizzante, questo per non avere nessun vino DOC nella linea prodotta.

Ci accomodiamo nella sala degustazioni ed iniziamo il percorso dai due rifermentati agli charmat:

Col del Lupo

l’Aldo, punto di partenza della degustazione dedicato al nonno è il glera 100% declassato a vino frizzante. Dal colore tendente al verdolino si presenta con sentori di agrume e frutta fresca oltre ad un leggero sentore di pane dato dai lieviti. In bocca è molto fresco e piacevole con un’ottima mineralità ed acidità.

Notae, un nome latino per richiamare la tradizione e il nonno musicista, dalla scritta elaborata utilizzando vecchi caratteri di stampa, è un DOCG colfondo base glera con piccole percentuali di Verdiso, Perera e Bianchetta (uve provenienti da viti di età media di 70 anni situate a Colbertaldo).
Per essere inserito nella denominazione oltre alle altre caratteristiche del disciplinare deve essere tappato con un tappo di sughero.
Più “tagliente” e sapido del primo con sentori simili al naso e un finale amaricante in bocca.

La mamma Diana ci delizia con alcuni formaggi e salumi locali e non per accompagnare le bollicine e direi che con queste si sposano a pieno!

Passiamo poi alle altre etichette prodotte con metodo Martinotti: Brut, Extra Dry e Dry tutti caratterizzati da una bolla fine, freschezza ed equilibrio tra sapidità ed acidità.
Anche nelle versioni con più grammi zucchero non vi è stucchevolezza e pesantezza di beva. Dal brut, che preferisco, caratterizzato da sentori di mela verde, agrume e tropicali passiamo alle note più fruttate di pesca, mela gialla, pera, pesca, fiori d’acacia degli altri due.

Col del Lupo

Una curiosità sul nome “Deligo” del Prosecco Dry dal latino “scelto”, per valorizzare e rimarcare l’accurata scelta delle uve e dei dosaggi per ottenere un vino equilibrato pur la sua dolce essenza.

Vedremo se le nuove generazioni, il più giovane di solo sei mesi, porteranno avanti questo lavoro e passione!

 

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