venerdì, 7 maggio, 2021

Giuseppe Quintarelli, nel cuore della storia dell’Amarone

Giuseppe Quintarelli, immersi nella storia dell’Amarone

11 Marzo 2021

Come si inizia un articolo sulla cantina Giuseppe Quintarelli, una delle più importanti del Veneto, d’Italia d’Europa, del Mondo?
Una stradina tutta curve e tornanti che mi porta poco più su di Negrar, in piena Valpolicella; nessun cartello o insegna, ma solo una piccola targhetta sul cancello ad indicare l’azienda Giuseppe Quintarelli.

Giuseppe QuintarelliL’appuntamento in una giornata poco soleggiata con Francesco, nipote di Giuseppe e quarta generazione, che guida l’azienda dal 2010, assieme alla madre Fiorenza il padre ed il fratello.

Uno sguardo dalla terrazza con sponde di vetro (poco congeniali alle mie vertigini, ma l’emozione fa superare anche questo ostacolo) agli appezzamenti che si estendono per tre ettari a corpo, con vista sul paese di Negrar. Pergola veronese per Corvina, Corvinone e Rondinella, mentre guyot per i francesi Cabernet e Merlot. In realtà gli ettari complessivi sono undici, dislocati anche nei paesi di San Floriano, Valgatara e San Giorgio e l’età delle vigne spazia dai sette agli ottant’anni. I terreni sono principalmente calcarei e basaltici e riflettono una spiccata mineralità sui vini.

Giuseppe QuintarelliLe uve provenienti dalle piante più vecchie sono destinate ai vini più importanti come l’Amarone ed il Recioto, ma, non essendoci dei cru particolari, si vinificano assieme quelle provenienti da tutti gli appezzamenti, a patto che ci sia una qualità eccellente i tutte.
I ruoli dei due fratelli sono divisi tra vinificazione, di cui si occupa principalmente Francesco e campagna, dove c’è il presidio del fratello, entrambi supportati da una squadra di collaboratori.
Il nonno, Giuseppe Quintarelli, si affidava ad uno storico enologo Roberto Ferrarini, che purtroppo è mancato nel 2014 e, per dare un continuum alla produzione la famiglia, il processo enologico è affidato ad alcuni allievi di Roberto.

Parlando di produzione e trattamenti la resa per ettaro è di circa ottanta, novanta quintali, pur essendo cento il limite previsto dal disciplinare. La filosofia è quella di rispettare al massimo la natura, in ottica di risparmio e conservazione, sfruttando energie rinnovabili, ma senza essere vincolati dai parametri del biologico, potendo avere “le mani libere” in caso di maltempo. Il cambiamento del clima è uno dei fattori che Francesco sottolinea, facendo l’esempio della vendemmia che al tempo dei nonni iniziava ad ottobre, mentre in questi anni si comincia già con i primi di settembre.

Giuseppe QuintarelliCi spostiamo poi in cantina, dove sono utilizzate principalmente botti grandi e tonneau di rovere di slavonia. Molte delle botti grandi sono decorate e dedicate alla famiglia: le più emblematiche sono quella dedicata al nonno Giuseppe con pavoni ed una croce a simboleggiare lavoro e religione ed una alla nonna Franca con le quattro figlie, simbolo di prosperità.
Le botti sono alternate a bottigliere dove sono conservate vecchie annate, tutte avvolte con il quotidiano l’Arena, come da tradizione di Giuseppe Quintarelli.

Tra il 2013 e il 2017 è stata scavata la nuova cantina, raggiungibile da un tunnel in cui, sulle pareti, sono conservate altre bottiglie storiche dell’azienda, dove si possono notare i cambiamenti di etichette negli anni.
Giuseppe QuintarelliEtichette che venivano agli inizi scritte a mano da Giorgio Giacco, titolare del ristorante “12 apostoli”, per poi essere scritte da una delle figlie di Giuseppe, pur mantenendo la firma di Giorgio.
Tra i cimeli possiamo scorgere la prima bottiglia del Rosso del Bepi datata 1994 (l’amarone delle annate meno favorevoli); l’Alzero, 1983; Amarone del ’69, ‘77, ’80. Una curiosità sull’Amarone 1969 è il nome: “Recioto-Amarone”, infatti l’Amarone è stato scoperto grazie ad alcune botti in cui il Recioto aveva esaurito gli zuccheri diventando così un vino secco: un “Recioto Amaro”, in prima battuta visto di cattivo occhio dai più!
La più antica bottiglia etichettata esposta è del 1961, anche se il primo anno in cui il vino è stato imbottigliato dall’azienda è stato il 1959. Prima il padre di Giuseppe, Silvio, assieme alla moglie Rosa commerciavano botticelle e damigiane di vino sfuso in America.
Sulla parete sono poi presenti alcune magnum simboliche dedicate ai nonni e alcuni galloni da 3,85 litri, ora non più commercializzabili e un tempo destinati al mercato oltreoceano.

Giuseppe QuintarelliArrivando alla parte più nuova della cantina, troviamo altre botti grandi e due in particolare colpiscono per i decori: il leone simbolo del Veneto e il moro a simboleggiare il paese di Negrar. Si dice che i primi abitanti di Negrar fossero schiavi di colore portati dai romani, storia da cui prende il nome il paese.

Una selezione maniacale delle uve, che vanno in appassimento o vengono vinificate, passando prima per contenitori di acciaio, che sono posizionati nella stanza successiva, dove arrivano per caduta e fermentano con l’aggiunta di lieviti selezionati.

In media le uve destinate al Valpolicella effettuano due mesi di appassimento e il vino riposa 6 anni in botte, l’Amarone quattro mesi di appassimento e otto anni in affinamento ed il Recioto sei mesi di appassimento e fino a dieci anni di botte. Ad oggi vengono prodotte circa sessantamila bottiglie per anno.
Nella sala dove si effettuano solitamente le degustazioni sono appena state sostituite le botti, dopo circa cinquant’anni di operato, conservando la numero uno e, visto l’odore di legno misto a vernice, ci accomodiamo in cantina per iniziare a scoprire il frutto di questo duro lavoro.

Partiamo dal “Primofiore” 2018 IGT, un vino prodotto dal 1986, blend di Corvina, Corvinone, Cabernet (sia Sauvignon che Franc). Le uve vengono fatte appassire per circa un mese; un vino erbaceo dove i sentori del Cabernet si fanno spazio tra la frutta rossa e una leggera spezia; in bocca è morbido, con una buona mineralità e un velato tannino.

Giuseppe QuintarelliCi addentriamo in una delle bottiglie più prodotte dall’azienda, circa ventimila ogni anno, il Valpolicella, annata 2013, che affina sei anni in botte prima di essere imbottigliato. Più della metà è Corvina e, a completare il blend, ci sono Corvinone e Rondinella; una parte delle uve viene fatta appassire per un paio di mesi, mentre il restante viene vinificato direttamente, per poi ottenere la perfetta combinazione che dà vita a questo elegante Valpolicella. Al naso la frutta la fa da padrona, ciliegia matura, marasca, una spezia non invadente per un boccato intenso, morbido, di ottima persistenza. Un grado alcolico importante, che non dà fastidio ed è ben equilibrato, caratteristica di tutti i vini dell’azienda Giuseppe Quintarelli.

E’ il turno del Rosso del Bepi, l’Amarone declassato, delle annate più difficili in cui il fratello maggiore non viene prodotto. Assaggiamo un 2010, annata molto fredda (il successivo ad essere commercializzato non potrà che essere 2014, altra pessima annata per il vino); il processo è lo stesso dell’Amarone e il riposo è sempre di quattro mesi in appassimento sui graticci per le uve e otto anni di botte. I sentori oltre ai frutti rossi si avvicinano più al secondario e terziario con il caffè, liquirizia, un leggero tabacco, frutta passita. Un vino che invade il boccato, con un ottimo corpo ma ben equilibrato, ottima mineralità e acidità.

Giuseppe QuintarelliAmarone 2012, un’annata calda e soleggiata per un vino d’eccellenza, il mito che ha fatto diventare grande questa azienda. Solo le uve migliori di Corvina, Corvinone, Rondinella e una piccola percentuale di uve a bacca rossa, che riposano in fruttaia per circa quattro mesi per poi essere fermentate e riposare otto lunghi anni nelle meravigliose botti viste in cantina.
E’ a dir poco emozionante bere un Amarone Quintarelli nella Cantina Giuseppe Quintarelli!
Un vino dai sentori di frutta matura, ciliegia, prugna, che lasciano il posto alla liquirizia ed al cacao, fino ad arrivare a note di tabacco e spezie dolci. In bocca entra caldo, morbido con un tannino avvolgente, elegante, ben equilibrato e con un’ottima persistenza.

Giuseppe QuintarelliArzero 2011, blend di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc in parti uguali e un restante 20% di Merlot. Un nome che prende spunto da “argine, terrazzamento”, per un vino che presenta un elevato grado zuccherino rispetto ai precedenti, un bordolese corposo e morbido che oso definire “ruffiano”! Affinamento che avviene per metà in botti di rovere francese e metà in botti di rovere di slavonia, per un totale di circa cinque anni. Note di cacao, vaniglia, marasca e frutta secca, per un vino quasi “marmellatoso”, morbido ma sostenuto da una buona mieralità ed acidità.

Recioto 2007 “A Roberto”, dedicato allo storico enologo, che si apre piano piano nel bicchiere. Prodotto con le “orecchie” dei grappoli migliori e più esposti al sole, dopo sei mesi di appassimento e fino a dieci anni di botte gli perdoniamo che deve farsi aspettare un po’ prima di aprirsi. Le note principali sono di frutta secca e disidratata, dattero, fico secco, ma anche note di cacao dolce, spezie e vaniglia. Un ingresso in bocca dolce per una chiusura più secca, che lascia il palato asciutto e pulito.

Giuseppe QuintarelliUn’esperienza fantastica in una delle più grandi realtà produttrici di Amarone della Valpolicella, un olimpo del vino fatto di persone umili e disponibili. Una visita che è diventata una chiacchierata tra giovani amanti di questo settore spaziando dal vino, ai viaggi, alla psicologia e comunicazione.

Maglietta numero 20 a Francesco e un grazie a mamma Fiorenza per la foto!

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