giovedì, 28 gennaio, 2021

Monteraponi – Radda in Chianti (Siena)

Una capatina a Monteraponi, eccellenza nel cuore del Chianti

02 Settembre 2020

Monteraponi

Sveglia presto ed in moto verso Monteraponi, azienda in Radda in Chianti di cui avevo assaggiato tempo fa i vini e che in molti mi avevano consigliato di visitare.

All’arrivo un panorama bucolico tra le vigne e il bosco, una sorta di anfiteatro naturale con al centro un borgo medioevale, appartenuto ad un Conte e Governatore della Toscana, Ugo Marchese.

Veniamo accolti da Michele, titolare dell’azienda Monteraponi e la moglie Alessandra con la quale cominciamo un piccolo tour del borghetto ascoltando con attenzione la storia della cantina.
Il padre di Michele, impegnato nel settore dell’argenteria, ha acquistato la proprietà in stato di abbandono nel 1974 portandola pian piano a trovare nuova vita nel corso degli anni, con numerosi interventi di restauro.
Un po’ per caso, un po’ per vicissitudine Michele ha iniziato nel 1998 ad occuparsi delle vigne, mettendo nel cassetto la laurea in scienze politiche, studiando e approfondendo questo settore ex-novo, anche con l’aiuto di enologi italiani e francesi.

Monteraponi

Monteraponi si estende per più di 200 ettari di cui 12 sono coltivati a vigneto in diversi appezzamenti tra il bosco e le vette dei colli che raggiungono un’altezza di 570 metri.
Terreni poveri caratterizzati dall’alberese, una pietra calcarea molto dura che drena molta acqua e fa si che le piante abbiano delle lunghissime radici per trovare nutrimento.
Siamo circondati dal bosco che crea un’ecosistema ideale per la vigna, oltre ad un microclima che si distingue per le differenze tra giorno e notte.

La prima vinificazione nel 2003 e la conversione al biologico nel 2009 alcune delle tappe salienti di un’azienda che lavora in maniera attenta non aggiungendo lieviti, senza filtrazioni, ma solo mediante decantazioni per gravità, come nella fase di imbottigliamento.

Monteraponi

Monteraponi

Le meraviglie di un borgo medioevale, con una piazzetta centrale, il forno, la torre padronale e vecchi edifici da cui sono state ricavate le cantine. Cemento, barriques e legno grande, sia italiano sia francese, i protagonisti di questi locali.
Alessandra ci spiega che le vasche di cemento non squadrate, come la Nombot, permettono un miglior assemblaggio del mosto, con un miglior contatto tra le bucce, che si riflette in una miglior espressione del prodotto finale.

Monteraponi

Proseguiamo poi nella sala degustazioni dove abbiamo il piacere di assaggiare i vini dell’azienda partendo da:
un Rosato 2019 di Sangiovese al 95% e 5% di Canaiolo, prodotto con le vigne più giovani, dal colore rosa intenso. Un vino ottenuto dal salasso delle uve e la fermentazione alcolica che avviene in barriques esauste dove riposa per 8 mesi prima di essere imbottigliato.
Piacevoli i sentori espressi dal sangiovese, con un lampone elegante e una speziatura per un rosato armonico fresco ed equilibrato.

 

Monteraponi

Stesso uvaggio per il Chianti Classico del 2018, ottenuto dal contatto di circa 25 giorni sulle bucce, in vasche di cemento, affinamento per 16 mesi in botti grandi di legno francese e di slavonia, per poi completare con un finale passaggio di un mese in cemento.
Anche questo esprime i sentori tipici di viola, spezia, lampone un po’ più intenso con tannini eleganti che si andranno via via ad ammorbidire nel corso dei prossimi anni.

Monteraponi

Arriviamo poi a bere il Chianti Classico RiservaCampitello” dall’omonima vigna di cinquant’anni, situata a 420 metri di altezza con un sottosuolo di galestro e argilla. Uve di Sangiovese al 90%, Canaiolo 7% e Colorino 3%, macerazione in cemento vetrificato per 30/35 giorni, almeno 26 mesi in botti grandi di slavonia e tre mesi di nuovo in cemento, prima di essere imbottigliato in luna calante per caduta. Qui emergono sentori più evoluti con la frutta rossa, toni erbacei, spezie, erbe aromatiche, buon equilibrio, freschezza e ottima spalla acida che ne promette una buona longevità.

Monteraponi

Una conclusione con il frutto del vigneto più alto, a 570 metri, denominato “Baron’Ugo“.
Un IGT 2015 di personalità con lo stesso uvaggio del precedente, simili tempistiche di macerazione ed affinamento di 36 mesi in botti grandi di slavonia o francesi, prima di riposarne altri tre in cemento ed essere messo in bottiglia per caduta. Un vino elegante ed armonico con sentori di piccoli frutti rossi, fiori, spezie delicate al naso e un’armonia in bocca che ti invoglia a star li a sorseggiarlo.

L’azienda si completa con la possibilità di affittare degli appartamenti ad ospiti che vogliono rilassarsi coccolati da un panorama mozzafiato e ottimi vini.

Purtroppo il tempo tiranno ci fa scappare, ma spero ci sia occasione di poter tornare in questa meraviglia della natura, di complementare bellezza a quanto ha creato l’uomo.

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