venerdì, 7 maggio, 2021

Silvano Follador – Località Follo, Santo Stefano (Treviso)

Alberta ci apre le porte dell’azienda di famiglia condotta da lei e dal fratello Silvano Follador

21 Settembre 2020

Ci troviamo ad est di Valdobbiadene da Silvano Follador, una piccola realtà che fa parlare di sè per la qualità dei vini prodotti, che trasmettono a pieno la filosofia dei due fratelli.

Silvano Follador

Dopo un veloce sguardo attraverso le vetrate che poco nascondono la cantina dove scorgiamo autoclavi di acciaio e contenitori di cemento Alberta ci fa accomodare nella sala degustazioni e iniziamo a chiacchierare.
I tre ettari e mezzo circa di vigneto dell’azienda Silvano Follador, che porta il nome del fratello, sono stati ereditati dai nonni e la produzione conta di media ventimila bottiglie all’anno (dalle dodicimila del 2019 dove è stato perso il 70% della produzione alle ventisettemila del 2018). Quest’anno ci troviamo davanti ad un’annata discreta, anche se poi sarà il prodotto finale a parlare, con degli acini grossi, poca carica zuccherina e acidità elevate. La vendemmia è stata leggermente anticipata vedendo i trend di maturazione e la “poca sanità” in vigna, dettata dalla tanta umidità.

Vigne che hanno un’età media di 45 anni circa, con piante che arrivano anche a 100; forse l’unica azienda che da vent’anni ha mantenuto la sua proprietà costante di 3.5 ettari senza estenderla. Precisione nelle lavorazioni per contrastare l’umidità e gli agenti che possono impattare nel danneggiamento del frutto, senza l’utilizzo della chimica. Un lavoro definito intimo che si ritrova nel vino e racchiude l’anima di Silvano, un vino che deve parlare, raccontare quanto quel territorio ha da offrire.

Gli appezzamenti sono divisi tra Saccol, Cartizze e una piccola parte a San Giovanni; le uve che provengono da ogni terreno sono vinificate in maniera separata per poi destinare le varie masse alla produzione di un vino piuttosto che un altro.
Le etichette prodotte sono tre: un bianco fermo, un metodo charmat e un metodo classico, tutti da uve glera, con percentuali minime di Bianchetta e Verdiso.

In cantina viene utilizzato il cemento, sia vetrificato sia non, e l’acciaio per la rifermentazione in autoclave come storicamente veniva fatta per l’uva del prosecco.
Si cerca di “toccare” il meno possibile i vini, con temperatura che se serve viene controllata altrimenti si lascia fare alla natura. Un utilizzo sapiente di solforosa nel mosto che aiuta a scremare i lieviti che potrebbero portare fermentazioni non corrette.

Silvano Follador

Il Bianco sempre a base di Glera in prevalenza, microfiltrato ed imbottigliato in primavera  viene prodotto dal 2016 e rappresenta la tradizione del prosecco di facile beva e poco grado, senza bollicine (mi permetto di fare l’esempio della classica “ombra” che i nonni bevevano in osteria). Vino Bianco e non prosecco poichè viene utilizzato il tappo a vite non previsto dal disciplinare e quindi declassato.
Un 2018 prodotto in meno di duemila unità che resta in bottiglia un anno prima di essere introdotto nel mercato, con i suoi 10 gradi di alcol è un vino leggero, semplice quotidiano, ma con una personalità che esprime i sentori freschi della glera, con una buona sapidità ed acidità equilibrate in una delicatezza generale.

Silvano Follador

Passiamo al Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG 2019 che Silvano Follador fa rifermentare in autoclave; ci troviamo di fronte ad un esplosione di fragranze verticali e rappresentativi del varietale, tra la mela la pera, fiori bianchi, rosa, melissa, erbe aromatiche, liquirizia. Più frutta che fiore dettata dall’annata 2019.
Un vino che ha una bolla estremamente fine delicata, morbida, quasi cremosa ed è accompagnato da un equilibrio tra acidità freschezza e leggera sapidità e mineralità. Un extra brut integro, capace di evolvere e presentare piacevoli sorprese nel tempo.
Un prodotto che è la bandiera di questo territorio, più snello dei cugini di Conegliano, “meno muscoloso”, sicuramente fine ed elegante.
Una nota tecnica che ci svela Alberta è che la rifermentazione avviene tra marzo e giugno in autoclave indotta con un lievito francese biologico selezionato dal sapore neutro al fine di preservare gli aromi delle uve. Una strada intrapresa al di la della coerenza del lavoro, ma al fine di preservare la neutralità per ogni singolo millesimo.

Silvano Follador

Ora è il turno del Metodo Classico, prodotto dal 2007 al 2012 con un riposo sui lieviti tra i 24 e i 30 mesi, fino ad arrivare ad uno stop dettato dal risultato che poco sposava la filosofia dei fratelli Alberta e Silvano Follador di rappresentare a pieno quanto il territorio donasse loro.
Pur la rifermentazione in autoclave li convincesse di più e quasi come non voler accettare questa sconfitta, è stata ripresa la produzione nel 2016, con un riposo inferiore sui lieviti di circa 8/10 mesi.

Un vino che si presenta più leggero, quasi timido rispetto al primo, con sentori agrumati, di fiori secchi, erba di campo. La bolla è più grossolana e presente ed in bocca meno intenso ed avvolgente. Un vino in ogni caso che mantiene il suo equilibrio e raffinatezza, però rispetto al fratello esprime leggermente meno i sentori verticali e rappresentativi che incontrano la mentalità e filosofia dell’azienda.

Nei vini assaggiati si percepisce il filo conduttore del racconto dell’azienda e il cuore, la passione, l’anima che ci viene messa dai due fratelli. Un lavoro fatto per sè stessi, non in maniera egoistica, ma per avere il miglior motore di espressione al fine di rappresentare quanto il territorio ha donato loro.

Parlando del futuro dell’azienda Silviano Follador, Alberta ci racconta che a volte ci vuole il coraggio di togliere, sia in termini di vigneto sia di etichette. Togliere al fine di migliorare, da un lato la terra dall’altro per essere più rappresentativi di quanto il territorio e la tradizione può offrire, senza imbarcarsi in strade tortuose per esasperare piante e vino snaturandone la loro essenza.

Una domanda ci accompagna ai saluti, potrà la glera reggere da sola questo cambio climatico o sarà necessario un supporto di zuccheri (dati per esempio della bianchetta) e di acidità (data da verdiso e magari durella)?

 

 

 

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