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lunedì, 4 luglio, 2022

Ca’ Peruzzetto, assieme a Michele e Debora a San Nicolò di Ponte di Piave (Treviso)

Ca’ Peruzzetto, assieme a Michele e Debora tra storia assaggi e cena per approfondire gli abbinamenti dei vini prodotti dall’azienda

16 Dicembre 2021

Ca' PerruzzettoSiamo in località San Nicolò di Ponte di Piave e finalmente riesco a raggiungere nell’azienda Ca’ PeruzzettoMichele e la sua ragazza Debora, dopo almeno tre anni di conoscenza.

Ca' PerruzzettoIl nostro incontro comincia subito alla scoperta della cantina, che si trova al primo piano dell’affascinante casolare di mattoni a vista, con l’assaggio di due diverse interpretazioni di Grapariol.

Ca' PerruzzettoIn questo caso l’uva viene fatta fermentare con lieviti spontanei e la differenza tra i due vini, prelevati dalle vasche in acciaio, è che sono il frutto di una prima e di una seconda pressatura soffice. Il primo molto più fresco e verticale, con sentori più agrumati e una spiccata acidità, mentre il risultato della seconda pressatura è decisamente più intenso sia al naso sia in bocca dove entra più pieno e deciso, perdendo leggermente in acidità, ma arricchendosi di un maggiore corpo.

Salendo le scale e raggiungendo la sala degustazioni all’ultimo piano, Michele mi racconta che suo padre e suo nonno hanno da sempre prodotto vino, prima come mezzadri poi fondando un’altra azienda con alcuni parenti, da cui negli anni c’è stata una divisione.

Ca' PerruzzettoDopo la scissione, nel 2011, è stata acquistata l’abitazione in cui oggi sorge Ca’ Peruzzetto, un vecchio casolare in una strada frequentata tutti i giorni da Adriano, padre di Michele, ma, a causa dell’ingente quantità di alberi che la nascondeva, non era mai stata notata.

Il restauro principale è durato più di un anno, riportando alla luce la struttura originaria di vecchio casolare di campagna, mantenendone le mura a vista, impattando il meno possibile con le modifiche. Nel 2012 la famiglia si è trasferita anche a vivere proprio in questa casa, creando, negli anni a seguire, due diversi appartamenti, la cantina e la sala degustazioni.

Oggi, oltre all’abitazione, che è il cuore di Ca’ Peruzzetto, troviamo ventuno ettari vitati, sparsi in dieci appezzamenti diversi, principalmente a San Nicolò (Ponte di Piave), Campo di Pietra e Roncadelle. La maggior parte dei terreni è di conformazione argillosa e variano tra più o meno pesanti. Il nome del paese Campo di Pietra è stato coniato negli anni, non a causa della presenza di pietre nei campi, ma poiché l’argilla presente è talmente solida che sembra pietra.

La conduzione in vigna è convenzionale, ma si cerca di prestare attenzione ai prodotti che vengono utilizzati, sperimentando tecniche innovative e con impatti minori sulle piante. Per esempio nel vigneto dove è presente il Merlot Khorus, viene utilizzato un prodotto a base di lieviti ed alghe, estratti proteici che aiutano a contrastare l’oidio.

Queste sperimentazioni e la ricerca di tecniche innovative, sono il frutto della passione di Michele che, dopo sei anni di enologia (durante i quali ha avuto la possibilità di fare uno stage da Angiolino Maule), si è laureato in biologia molecolare, specializzandosi nello studio dei genomi delle piante, focalizzandosi sulla resistenza delle varietà.

L’amore per il mondo enologico ed alcune vicissitudini famigliari lo hanno riportato all’attività di famiglia, affiancando il padre alla produzione di vino.

Ca' PerruzzettoIn cantina le fermentazioni sono per lo più spontanee, si cerca di fare solo i travasi indispensabili per poter ridurre i quantitativi di solforosa e si punta, nei vini rossi, ad effettuare macerazioni lunghe, o meglio più lunghe della media della zona Piave, con ventidue giorni di contatto sulle bucce.

Tra le chiacchiere un assaggio di Carménère 2020, un vino che riposa circa sei mesi in acciaio per poi essere imbottigliato; i principali sentori sono di mora, gelso, viola, note erbacee, peperone, spezie, pepe bianco, liquirizia. Al palato è un vino fresco, abbastanza minerale, discreta la sapidità e discreta anche la persistenza.

Ca' PerruzzettoIl secondo assaggio è di Grapariol, che viene anche chiamato con il nome di Rabosa, ma, non essendo possibile rivendicarlo in etichetta, Michele ha deciso di chiamare questo vino “Asobar”, un nome che aveva già in mente prima ancora di cominciarne la sua produzione. Per rimarcare il concetto che il vino può essere diverso da bottiglia a bottiglia vengono usate delle capsule di diverso colore, ad oggi bianco e verde.

Ca' PerruzzettoL’etichetta che lo veste è una spirale che ne decreta il senso di lettura del nome, ma indica anche la linea della vita a testimonianza della storica presenza del vitigno nell’areale del Piave dal quale però stava per estinguersi.

Un affinamento in acciaio di circa sei/sette mesi per un vino dai sentori di pesca bianca, fiori bianchi, gelsomino, tenui note di miele, note erbacee e una leggera nota salmastra. In bocca spicca la spalla acida, una buona sapidità, mineralità e discreta persistenza.

Ca' PerruzzettoInfine assaggiamo anche il “Codirosso” 2020, a base di uve Verduzzo Trevigiano biotipo “Motta”, il cui nome prende spunto da un uccellino che viene a fare visita alla cantina nel periodo invernale, ormai da cinque anni. Michele, che non sapeva come chiamare questo vino, vedendo svolazzare in cantina il piccolo “Codirosso spazzacamino”, durante i travasi in un giorno di neve, ha voluto dedicargli questo vino.

Vino dai sentori più concentrati, di miele, frutta matura, leggere note di burro; al palato invece è corposo, moderata l’acidità, con una discreta mineralità, una leggera trama tannica e una tipica nota amarotica in chiusura.

La produzione è cominciata ufficialmente nel 2020 e ad oggi Ca’ Peruzzetto produce circa diecimila bottiglie per anno, puntando sulle varietà autoctone come Raboso e Grapariol, oltre ad alcuni internazionali e l’investimento sul Merlot Khorus, varietà resistente.

Ca' PerruzzettoDopo qualche assaggio in bottiglia torniamo in cantina per testare anche qualche vino che sta riposando in barrique, tra cui il Raboso 2020, Raboso 2021 e lo Chardonnay 2021. Ca' PerruzzettoUn viaggio alla scoperta dei vini in affinamento, per approfondire il loro sviluppo in corso d’opera, con un Raboso dalle spiccate acidità e sentori di piccoli frutti rossi e lo Chardonnay alla fine della fermentazione malolattica, alla ricerca del suo equilibrio nel legno.

La serata si è conclusa al vicino Ristorante Nuovo Ranch, a poche centinaia di metri dalla cantina, con l’assaggio di due bottiglie di Raboso Metodo Classico, di altre aziende locali e la degustazione del Merlot Khorus Ca’ Peruzzetto, utilizzando tre diversi bicchieri, grazie al sommelier del ristorante Christian Maitan.

Ca' PerruzzettoUn vino che affina circa un anno in barrique, dai sentori di frutta rossa matura, marasca, note tostate, una leggera vaniglia, tabacco e spezie. In bocca entra diretto ed avvolgente, con una discreta mineralità e acidità, tannino presente, ma non invadente e un’importante persistenza.

L’assaggio nei tre diversi bicchieri ne fa apprezzare le caratteristiche e sfumature, con una maggior apertura e una miglior espressione riscontrata sul calice medio e più ampio.

Non poteva mancare un abbinamento con un buon pezzo di carne e la scelta è andata sul diaframma, azzeccando il giusto pairing.

Ca' PerruzzettoPer Michele, in attesa di incontrarci quanto prima per nuovi assaggi, maglietta numero 125!

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