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mercoledì, 17 Aprile, 2024

Alla scoperta della cantina di Joe Bastianich assieme all’amico Gerardo, Cividale del Friuli (Udine)

In compagnia di Gerardo nel cuore pulsante della Cantina Bastianich, in frazione Gagliano, a pochi chilometri dal centro di Cividale del Friuli

24 Ottobre 2023

Dopo diversi anni di conoscenza con Gerardo, che si occupa di accoglienza, comunicazione, commerciale estero, finalmente riusciamo ad organizzare una mattinata nella Cantina Bastianich, situata a Gagliano, piccola frazione di Cividale del Friuli. L’azienda è di proprietà della famiglia Bastianich, di origine istriana. Una famiglia emigrata in America, che ha dedicato la propria vita alla ristorazione, facendo appassionare anche Joe Bastianich ristoratore, imprenditore, musicista, personaggio televisivo, figlio di Felice e Lidia Bastianich, a questo mondo.

Un mondo non solo fatto di food, ma anche di beverage, con un’attenzione particolare al settore del vino, che ha portato Jo, negli anni ’90, a frequentare produttori di spicco come Gaja e Quintarelli, potendo apprendere da loro nozioni vitivinicole, enologiche e commerciali.

Nel 1997, anno di nascita della figlia Olivia, è stata fondata la Cantina Bastianich, in un luogo vicino alla regione di origine della sua famiglia, pur rimanendo entro i confini italiani. I Colli Orientali erano il posto più adatto per esprimere l’idea di produzione di grandi ed importanti vini bianchi.

In una prima fase il sogno viene realizzato tra Buttrio, Premariacco e Manzano, con piante che oggi contano tra i venti e i venticinque anni d’età, oltre ad avere un ettaro e mezzo circa di Friulano di settantacinque anni. Qui ci troviamo nella parte più bassa dei Colli Orientali, influenzati dai venti caldi provenienti dal Mar Adriatico e un terroir che dona più corpo e struttura, con la possibilità di lasciare le uve in surmaturazione, facendole intaccare così dalla muffa nobile. Nel corso degli anni sono stati acquistati ulteriori quindici ettari circa attorno alla cantina, dove il clima è più fresco ed influenzato dalla bora che proviene da Trieste.
Parlando di uve allevate può affermare che l’attenzione dell’azienda è comunque più rivolta alle varietà autoctone. L’età media delle vigne è di tredici anni, con impianti a guyot e cappuccina e una buona vicinanza tra pianta e pianta così da consentire meno produzione ma più qualitativa. Il substrato è caratterizzato dalla ponca, che si arricchisce di pietra e scheletro nella zona di Premariacco.

I trattamenti sono il meno impattanti possibile e si lavora a filari alterni, seminando sempre più sovescio per dare vitalità al terreno, ma anche per favorire l’arricchimento di animali benevoli in vigna. Una volta l’anno si tagliano le radici orizzontali delle piante, così da permettere alla vigna di andare in profondità e non soffrire di stress idrico.

Spostando lo sguardo oltre alla vigna e oltre alla strada principale si può scorgere una struttura che ospita ristorante e bed and breakfast di proprietà della famiglia, ma dato in gestione ad una brigata di giovani ragazzi, proveniente da un altro famoso ristorante della zona. Qui troviamo anche quattro camere per accogliere i sempre più numerosi ospiti che vogliono visitare la cantina e questa zona del Friuli.

Dando uno sguardo alle aree di vinificazione si può vedere la zona di ricezione delle uve nella parte esterna, dove viene fin da subito fatta una cernita sugli appositi tavoli, per poi pigia-diraspare i grappoli e lavorare tutti i chicchi senza raspo. Le uve a bacca bianca vanno immediatamente in pressa, mentre quelle a bacca rossa restando tra i venti e i trenta giorni in macerazione in acciaio, così da avviare le fermentazioni con lieviti selezionati. Entrando nello stabile si trova una prima area dedicata alle fermentazioni, con vasche in acciaio, che nasconde una piccola barricaia dedicata ai vini bianchi, i quali possono fermentare o solo affinare in legno ed in piccola percentuale compongono i blend dei vini frutto di vinaggi e non monovitigni. Il tema del legno è sempre sperimentale ed ogni anno si fanno diverse prove per capire qual è il vaso vinario migliore, sia dal punto di vista della grandezza, del fornitore, della tipologia di materiale. In un’ultima stanza sono presenti tonneau e botti più grandi da quaranta ettolitri, anche queste utilizzate principalmente per un affinamento di alcune masse che vengono poi inserite nei vari blend.
Troviamo molti vasi vinari perché le varietà sono vinificate separatamente, anche dal punto di vista territoriale.
Nell’ambiente che precede lo shop e sala degustazioni si trova la linea di imbottigliamento ed etichettatrice, oltre ad un piccolo magazzino. In realtà il magazzino principale è a Udine, mentre la barricaia dedicata all’affinamento dei vini rossi è situata ad un chilometro di distanza dalla cantina, per un motivo di spazi e miglior ambiente di riposo per il vino.

Parlando di numero di bottiglie prodotte da Cantina Bastianich, si attestano sulle circa duecentoventi mila, un 80% circa di vini bianchi e la rimanente parte di rossi.
Le linee prodotte sono due: una superiore composta da “Vespa Bianco”; “Vespa Rosso”; “Plus”; “Calabrone”, mentre una prima linea denominata “Orsone”, che valorizza i mono vitigni piantati nella zona circostante alla cantina effettuando solo affinamenti in acciaio: Ribolla Gialla, Friulano, Sauvignon, Pinot Grigio, Pinot Bianco, Refosco, Schioppettino.

Gli assaggi cominciano con il “Vespa Bianco” di due diverse annate: 2019 e 2007; il primo vino prodotto dall’azienda, nominato così a causa di un episodio avvenuto durante una degustazione, semplicemente una vespa è caduta nel bicchiere ed è stata d’ispirazione per denominare questa linea di vini. Il “Vespa Bianco” è un blend di Chardonnay e Sauvignon. Le uve sono vinificate separate e l’affinamento avviene tra acciaio e botte grande (nel 2007, annata più fresca, si sono utilizzate barrique di secondo passaggio). Il primo vino è decisamente fresco ed agrumato, con note di ananas, melone, camomilla, tiglio, noce moscata, pepe bianco, per un palato dalla buona acidità, minerale, di beva, sapido e persistente. Il secondo regala alcune note di piacevole ossidazione, ma è ancora in piena forma, con sentori di agrume più candito, note mielate, un sottofondo di vaniglia. Qui emerge una maggiore acidità, minerale, fresco, sapido, con una maggior persistenza e una sensazione quasi di piccantezza al palato.

Passiamo ad un altro bianco, il “Plus” 2019, 100% Friulano, proveniente dal vecchio vigneto di Buttrio, frutto di tre vendemmie: la prima “regolare”, una seconda circa una settimana dopo, con una surmaturazione delle uve e l’ultima quando le uve restanti sono state intaccate dalla muffa nobile. Per un anno i vini ottenuti dalle tre raccolte affinano separati in diversi contenitori, per poi effettuare il blend che viene messo in bottiglia, dove resta almeno due anni. Al naso si esprime con note di albicocca matura, miele, salvia, una punta di rosmarino, leggere note di frutta secca, per un palato secco, dalla buona mineralità, sapido, con le spalle larghe e i suoi quindici gradi alcol, ben bilanciati; decisamente persistente.

Il mondo dei rossi si apre con “Vespa Rosso” 2016, a base di Merlot, Refosco e 20% Schioppettino, con un affinamento di circa ventiquattro mesi in barrique. Al naso si apre con note di frutti di bosco, mirtilli, lampone, leggera liquirizia, noce moscata, pepe nero, rosa essiccata, spunto di sottobosco. In bocca entra fresco, non irruento, con ottima beva, spalla acida, discreta sapidità, tannino soffice e discreta persistenza.

Degustazione che si è conclusa con un ulteriore confronto, questa volta in rosso, con il “Calabrone” 2015 e 2009; un vino a base Refosco, Merlot, Schioppettino e Pignolo. Prodotto solo negli anni migliori, affina per circa ventiquattro mesi in barrique e almeno ventiquattro ulteriori mesi in bottiglia. Un primo vino dai sentori di frutta rossa, note floreali, lavanda, violetta, di sanguinella, molto fresco e giovane al naso, ma anche al palato, dove entra con una maggiore spalla acida, tannino che emerge più irruento, buona beva, abbastanza minerale e sapido, e discretamente persistente. Il secondo vino è più strutturato, con note terrose, di sottobosco, foglia bagnata, cioccolato, caffè, note ematiche, un sottofondo di tabacco. Al palato si è mantenuto fresco, con una buona beva, tannino molto fine, discreta mineralità e buona persistenza.

Oltre alla cantina in Friuli, Bastianich possiede una seconda realtà in Toscana, nella Maremma; La Mozza, già certificata Bio, produce vini di territorio, come Sangiovese; Morellino di Scansano; Ciliegiolo; ma anche un blend di Sangiovese, Syrah ed Alicante; con l’idea di investire nella valorizzazione del Mammolo in purezza.

In attesa di conoscere Jo Bastianich, maglietta numero 284 a Gerardo, con la promessa di tornare in azienda con più tempo e scoprire i dettagli mancanti di Cantina Bastianich.

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