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martedì, 16 Luglio, 2024

Tra vino e musica nella Cantina Dorigati, Mezzocorona (Trento)

Cantina Dorigati, un’avventura all’insegna del Vino e Musica, non un semplice accompagnamento alla degustazione, ma un vero e proprio abbinamento

16 Settembre 2021

DorigatiLa seconda tappa del pomeriggio sulla Piana Rotaliana ci porta a conoscere Paolo, che assieme al cugino Michele, rappresenta l’ultima generazione della storica cantina Dorigati.

Questa azienda si trova nel centro del paese di Mezzocorona dal 1888, anche se la sua fondazione, avvenuta per mani del trisavolo di Paolo, è avvenuta ufficialmente nel 1858.

Il trisavolo era in realtà un geometra, il quale ha progettato la deviazione del fiume Noce, per volere dell’impero Austroungarico, a causa degli innumerevoli straripamenti che avvenivano ad ogni piena del fiume Adige, di cui ne è affluente.

DorigatiNegli anni la cantina ha subito diversi cambiamenti ed evoluzioni; ricordando come anni salienti il 1906, nel quale Pio Dorigati ha ampliato le strutture costruendo un fienile ed una stalla, ad oggi adibiti rispettivamente a sala degustazione/vendita e etichettatura/stoccaggio/imbottigliamento.

DorigatiUn altro anno importante per l’azienda è stato il 1955 quando, eliminate sempre di più le botti in legno, si è iniziato a costruire grandi vasche in cemento. Il core business dell’azienda era la produzione di vino, principalmente rosso, che veniva venduto in damigiana, fino al termine degli anni ’80, dopo lo scandalo del metanolo, anni in cui Dorigati ha iniziato la sua, definita da Paolo, “decrescita felice” concentrando la produzione in meno quantità di vino, destinato principalmente alle bottiglie.

Ancora oggi si può vedere la conformazione di un tempo, con le strutture inglobate nel centro del paese di Mezzocorona, senza mai aver avuto negli anni l’idea di trasferirsi, restando fedeli alle proprie origini, pur trovando più di qualche difficoltà, soprattutto logistiche.

Un’azienda che principalmente produce vini rossi, valorizzando però anche due delle varietà più prodotte in Trentino, ossia Pinot Grigio e Chardonnay, in versione spumante Trento DOC e ferma.

Parlando con Paolo di alcuni numeri dell’azienda Dorigati, troviamo una produzione di poco meno di centomila bottiglie per anno con cinque ettari di proprietà e l’uva di altri cinque ettari conferita, da due generazioni, da viticoltori di fiducia limitrofi.

La filosofia dell’azienda è quella di produrre vino di qualità con stile e costanza, che possa essere riconoscibile, valorizzando il territorio, specialmente nei mercati Italiani limitrofi ed in parte nei paesi esteri, non nascondendosi nel dire che molti dei contatti commerciali sono stati ereditati dagli anni ’70 e ’80. I due dictat principali di questa realtà sono in ambito viticolo e in ambito enologico; nel primo caso si punta al “dove, come, cosa” ossia che tipologia di varietà piantare in un determinato luogo e con che metodi assisterla per poterne trarre il meglio. Il secondo dictat prevede che vengano utilizzate le migliori operazioni enologiche al fine di ottenere un prodotto di qualità, emblema del territorio e riconoscibile nella sua degustazione.

DorigatiLa visita guidata da Paolo Dorigati comincia con la parte più storica dell’azienda dove nei primi spazi si trovano botti grandi da trentatrè ettolitri. Veniamo accolti da un duo musicale formato da Rossella e Pierluigi, rispettivamente al violino e alla chitarra classica. La musica è stata, infatti, il macro tema della giornata e ci ha accompagnati in una degustazione con un abbinamento diverso da solito, ma di questo ve ne parlerò a breve.

In questi spazi è possibile vedere anche una botte di legno di castagno del 1896 che viene ancora usata, più per un interesse storico che altro. Straordinario come ogni quarant’anni viene smontata, piallata e ricostruita.

Dietro alla storica botte si scorge anche una prima vasca in cemento, datata 1907, altro indizio tangibile per capire l’evoluzione che ha avuto negli anni cantina Dorigati.

DorigatiLa cantina man mano si inabissa e si può trovare una zona che fino al 1944 fungeva da bottaia. Nel pieno della seconda guerra mondiale il vino non veniva venduto e la famiglia decise di smantellare tutte le botti, per farne legna da ardere, lasciando spazio ad enormi vasche in cemento (piastrellate in vetro al loro interno), da centosettanta ettolitri, così da stoccare il vino invenduto e poterlo vendere negli anni successivi.

Oggi, queste vasche sono state rivalutate, creando degli spazi per conservare le bottiglie di vecchie annate, mentre nel piano ancora inferiore, a circa dieci metri sotto terra, vengono lasciate riposare le botti da trecento litri.

DorigatiRisalendo ed entrando in un altro ambiente, dislocato dal precedente, si trova un’altra piccola sala di affinamento, con alcune botti di legno circondate da una riserva storica di bottiglie dal 1960 in poi. La curiosità di questi ambienti è che i piani sottostanti sono vuoti per almeno due metri e vengono ben ossigenati mediante uno scambio di aria continuo.

Chiacchierando sull’approccio che viene utilizzato in vigna Paolo ci spiega che l’azienda lavora in maniera convenzionale, pur facendo attenzione a non diserbare e non eccedere con i trattamenti. Il tema del biologico viene visto più come una ricetta da seguire, mentre il suo fascino è rivolto ai paradigmi biodinamici, basati sulla sperimentazione ed osservazione, anche se rimangono ad oggi materia diversa dall’attuale conduzione.

DorigatiUn percorso che dal passato ci porta ai giorni nostri; nell’ultimo decennio l’azienda Dorigati è guidata da Michele e Paolo, quarta generazione di studenti dell’Istituto di San Michele all’Adige, che si dividono i compiti di amministrazione/commerciale il primo e vigna/cantina ed accoglienza il secondo.

Dopo un tour nei sotterranei, ci spostiamo al piano superiore, scorgendo la parte più moderna dell’azienda ed arrivando alla sala degustazioni.

Gli assaggi si aprono con un Vino Rosato a base di Lagrein, proveniente da tre vigneti situati in aree comprese tra i duecento e i duecentoventi metri sul livello del mare. Un simbolo della viti-enologia tirolese, ereditato dall’Impero Austro-Ungarico.

Dorigati

Il suo nome è “Kretzer” dal cesto in vimini con cui si raccoglievano un tempo le uve. Nel passato dalla rottura delle uve a bacca rossa vi era un primo ammostamento che veniva vinificato a parte, ottenendo in questo modo un vino più leggero e scarico di antociani.

Un’interpretazione bianchista per valorizzare le parti fresche del vino, tra cui acidità, sapidità e mineralità che la fanno da padrone in bocca a discapito della parte tannica.

Al naso una delicatezza aromatica con la prevalenza di ciliegie fresche e piccoli frutti rossi. E’ simpaticamente chiamato “Terrasser Wein” (vino da terrazza) dai clienti tedeschi e austriaci, per la sua versatilità che può accompagnare i consumatori dall’aperitivo fino alla conclusione del pasto.

L’abbinamento musicale è stato identificato nel brano della colonna sonora di Colazione da Tiffany, “Moon River”, per enfatizzarne l’eleganza e femminilità di questo vino, che accompagnano una spensieratezza di beva.

DorigatiIl secondo assaggio è di un vino bianco, a base di una delle due varietà più coltivate del Trentino, lo Chardonnay.

Majerla” 2019, nasce nel 2007, anno in cui Paolo è stato in Francia a Pommard appena diplomato e follemente innamorato di questa varietà internazionale che è lo Chardonnay.

Una selezione delle vigne “Ischia” e quella in località “Maso Nuovo”, situata nella parte est della Piana Rotaliana e caratterizzata principalmente da ghiaia calcarea. Il nome proviene dal ruscello “Majerla” che scorre accanto ai vigneti.

Uno Chardonnay fermentato e affinato in legno trecento litri con un minimo di sei mesi di affinamento, dipendentemente dall’annata. Al naso a farla da padroni sono gli agrumi, note burrose, leggera vaniglia, oltre ad una nota sulfurea che tende all’idrocarburo.

In bocca è pieno, con una grassezza ben contrastata dalla mineralità, verticalità, ottima acidità anche in questo caso e buona persistenza.

Un’internazionale dai toni francesi che vuole essere uno dei vini più territoriali che viene fatto in azienda, con una freschezza e acidità, caratteristiche del territorio di montagna.

L’abbinamento musicale è “Lemon Three”, per ricordare i sentori agrumati; brano rivisitato, eseguito solo in maniera strumentale con violino suonato pizzicando le corde e chitarra con la tecnica dei bells armonici. Uno scoppiettare di pietra focaia sia al naso sia in bocca e sia all’udito.

DorigatiL’ingresso nel mondo dei rossi con il “Rebo” 2019, un’uva risultato dell’incrocio tra Merlot e Teroldego, ottenuta all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige negli anni ’70 da parte di Rebo Rigotti.

Una varietà che si può definire autoctona, pur avendo un genitore internazionale, coltivata e vinificata dal padre di Paolo fin dal 1976 negli stessi terreni dello Chardonnay assaggiato prima.

Definito “la cenerentola dei vini dell’azienda” è un vino poco conosciuto, il quale entra fresco e gentile al palato, con una discreta acidità, buona mineralità e un leggero tannino, mentre al naso si trovano principalmente una spezia pronunciata, forse ereditata dal Merlot, e piccoli frutti a bacca nera.

Il brano scelto per accompagnare la degustazione è “Riptide”, canzone del 2013 di Vance Joy, una delle canzoni più coverizzate della nostra epoca, metafora dei buoni vini che vengono talvolta emulati e hanno un potenziale di crescita negli anni, ricavandosi un posto nella storia.

DorigatiUltimo assaggio il principe della Piana Rotaliana, il Teroldego Riserva “Diedri” 2018, le cui uve sono piantate nei terreni di Bagolari, caratterizzati da un solo metro di limo sabbioso per poi lasciare spazio ai ciottoli e il conseguente stress idrico, elemento favorevole alla buona qualità delle uve prodotte.

L’affinamento è di almeno dodici mesi in botti da trecento ettolitri, per un vino nel quale emergono al naso note balsamiche, di ciliegia matura, tabacco, leggera spezia. In bocca entra fresco e deciso, con una buona acidità e un tannino più presente del precedente, elegante, ben equilibrato e di buona persistenza.

Il brano scelto è “Palladio” del compositore Kart Jenkis, in una versione per orchestra d’archi rivisitata; canzone che parte calma, in sordina, con lo sviluppo della cellula tematica fino all’esplosione, una metafora, anche in questo caso, che accompagna l’apertura del vino nel bicchiere e l’esplosione dei sentori e profumi caratteristici che arrivano al naso dopo averlo versato.

A questo punto degustazione finita? No, Paolo non lascia andare via gli ospiti “con la bocca da Teroldego” pur rispettando la sua eleganza e maestosità.

DorigatiE’ così che per concludere questa bella esperienza siamo stati deliziati da una bolla dal colore rosato e il nome emblematico “Om de Fer”. Bolla unica al mondo, affinata meno di due anni sui lieviti, a base di Chardonnay per il 99% e 1% di Teroldego, che le dona un colore tendente al rosato.

Una bolla nata per caso negli anni ’70 quando il padre di Paolo, fresco di diploma ottenuto a San Michele all’Adige, assieme all’amico Remo provarono a vinificare lo Chardonnay proveniente da alcuni vigneti di proprietà dell’azienda dove prestava servizio Remo. Un primo risultato scoppiettante, con la maggior parte delle bottiglie esplose durante la seconda fermentazione del vino, ma quelle rimaste intatte risultarono incredibilmente piacevoli.

DorigatiNegli anni è stata affinata la tecnica e i due furono i primi a produrre lo spumante con le uve dei vigneti di Mezzocorona. Un vino che porta il nome del cavaliere che sconfisse il basilisco del Castello di San Gottardo, metafora del padre di Paolo che fu un uomo di ferro, mancato ahimè dieci anni fa.

Sentori di frutta rossa fresca, ma anche albicocca e note floreali per un palato ricco di mineralità, infusa dal territorio, freschezza e sapidità, discreta acidità e una buona persistenza.

DorigatiUna degustazione mai provata prima, nella quale, oltre ai classici vista, olfatto e gusto si è messo in campo anche l’udito.

Grazie ai musicisti Rossella e Pierluigi e al padrone di casa Paolo Dorigati che merita la maglia numero 79!

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