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martedì, 16 Luglio, 2024

Corte Bravi in località Gargagnano, Sant’Ambrogio in Valpolicella (Verona)

Corte Bravi, in compagnia di Andrea che assieme al fratello Ivano, conduce l’azienda, imbottigliando con le proprie etichette dal 2014

22 Gennaio 2022

Corte BraviUn pomeriggio passato alla scoperta di Corte Bravi, assieme ad Andrea, che, con l’aiuto del fratello Ivano e del papà Gianluigi conduce l’azienda e vinifica le uve, imbottigliando il risultato finale a proprio marchio, dal 2014.

Corte BraviPer toccare con mano questa realtà, che Andrea definisce “start up della Valpolicella” un giro in vigna è dovuto, non prima di aver salutato il maialino nero vietnamita, Pascal, fedele collaboratore.

La proprietà vitata si estende principalmente a corpo, in località Gargagnago di Sant’Ambrogio in Valpolicella, con quattro ettari e mezzo vitati e la presenza di alberi di ulivo e ciliegi. Altri tremila metri di vigna si trovano poco distante e completano la superficie vitata di Corte Bravi. Gli appezzamenti sono stati acquistati dal papà di Andrea negli anni ’90 e, dopo averne sistemato le superfici e i vari muretti, si è iniziata a conferire l’uva, ad una più grande e famosa azienda della Valpolicella; uve provenienti da piante che arrivano fino agli anni ’60 del secolo scorso.

La svolta nel 2014 quando Andrea, dopo gli studi di agrotecnico e la passione per la vigna, ha cominciato a vinificare parte dei frutti del lavoro introducendo anche una filosofia migliorativa nella conduzione e trattamenti. Corte Bravi è ad oggi certificata BIO e si cercano di limitare il più possibile i trattamenti di rame e zolfo con oli essenziali, equiseto, preparati di ortica. “Non volevo puzzare di prodotti chimici anche dopo aver fatto la doccia”.

Corte BraviViene usata inoltre la tecnica del sovescio a filari alterni, per le vigne più vecchie, piantando principalmente senape e sambuco, per poter arieggiare maggiormente il terreno. La concentrazione e le energie vengono investite soprattutto tra le piante, a cui si dedica la maggior parte del tempo ed attenzioni, ritenendo indispensabili pratiche come sfogliature e spollonature.

Gli impianti a pergola veronese sono tutti a bacca rossa con le uve autoctone Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara (quest’ultima piantata nelle testate dei filari, prestandosi maggiormente alla luce del sole), oltre a poche piante di Cabernet e Merlot, con uve destinate a circa mille bottiglie di un taglio bordolese.

Corte BraviI terreni sono alluvionali, di riporto, e dall’alto si può ben vedere la vallata in cui sorge l’azienda; la presenza di materia organica è limitata e la presenza di scheletro elevata, mentre tra le terrazze si può scorgere un terreno tufaceo di colore grigio/giallastro. Le piante giovano sicuramente delle correnti e la ventilazione del Monte Pastello, che però garantisce un clima mite.

Spostandoci in cantina, si possono vedere le grandi vasche in acciaio dove inizia il processo di vinificazione, con le fermentazioni che vengono innescate da un pied de cuve o partono spontaneamente, eliminando negli anni i lieviti selezionati. Corte BraviIn cantina si cerca di fare a meno degli aiuti tecnologici, utilizzando esclusivamente il controllo delle temperature.

La filosofia è quella di ottenere una maggior estrazione di sentori fruttati e floreali dalle uve, pertanto vengono effettuate lunghe macerazioni a freddo degli acini interi, prima di scaldare le temperature e far partire le macerazioni. Quando finisce la fermentazione alcolica si effettua un ulteriore macerazione per esaurire gli eventuali zuccheri residui. Le filtrazioni sono grossolane e si va in bottiglia, talvolta senza l’uso di solforosa.

Per spiegare le diverse tecniche di vinificazione, con l’utilizzo di più o meno tecnologia Andrea, appassionato di musica rock anni ‘70/’80, usa una metafora legata ai chitarristi di due diverse band, gli U2 dove si vuole ottenere un suono digitalmente impeccabile e si passa il tempo a perfezionarlo, mentre nel caso dei Rolling Stones, si usa chitarra ed amplificatore, niente di più. Questo per sottolineare che nessuno dei due ha ragione o è meglio o peggio, ma sono stili e tecniche diverse.

Corte BraviPiù su la stanza per l’appassimento delle uve più vecchie dedicate all’Amarone, Corvina, Corvinone, Molinara e Rondinella che restano dai tre ai quattro mesi in cassettine ad appassire solo con l’aiuto di grandi ventilatori pur avendo un impianto di deumidificazione, che non è mai stato azionato.

Corte Bravi

Nella stanza più in basso la barricaia, nella quale il vino arriva per caduta, con alcune botti di diverso formato e diverse tipologie di legno (rovere francese ed americano), oltre a due nuovi acquisti rappresentati da grandi anfore in terracotta, per la vinificazione ed affinamento della Corvina in purezza.

Le bottiglie prodotte sono circa ventimila per anno, con la potenzialità di poter arrivare a trentamila, sempre mantenendo l’idea di produrre vini tipici della Valpolicella, ma non impedendosi di sperimentare e creare nuove etichette per approfondire le diverse metodologie delle uve autoctone.

Una curiosità sul nome Corte Bravi: questo è nato da un gioco di incastri tra i nomi di Andrea, Ivano e il loro cognome Brunelli.

Corte Bravi Spostandoci nella sala degustazioni diamo il via agli assaggi con il “Timido” 2020, uno dei primi esperimenti, dedicato alla mamma che, seppur astemia, lamentava il fatto che non ci fosse alcun vino bianco tra le etichette dell’azienda. Un vino a base di Rondinella e Molinara (uve che Andrea sostiene essere un po’ messe a margine della denominazione, con la Molinara soprattutto che è uscita dal disciplinare dell’Amarone), vinificate in bianco, dopo essere state diraspate e fatte fermentare ad acino intero. Una pressatura leggera dà il nome a questo vino, che riposa in solo acciaio per circa quattro mesi. Uno dei primi esperimenti senza solfiti che sprigiona note di agrume, scorza di limone, bergamotto, erbe aromatiche, timo e uno spunto minerale. In bocca è fresco, ricco di acidità, sapido, con una buona mineralità, verticale e non troppo persistente.

Non essendoci più il “Vivace” (nuova annata disponibile dal giugno 2022), Corvinone rifermentato in bottiglia con la stessa uva passita, passiamo ad un’anteprima chiamata “Bocia” 2020, un vino che si presenta in bottiglia da litro con tappo stelvin, dedicato questa volta al papà, il più piccolo di sette fratelli (in veneto “bocia” significa appunto bambino).

Una Rondinella in purezza, dai nove gradi e mezzo alcol e sentori di ciliegia, piccoli frutti rossi, melograno, una spezia data dalle tante vinacce, poiché dopo spremitura delle uve dedicate al Timido vengono aggiunte le vinacce ottenute a questo vino. Di facile beva, fresco, con una buona acidità e moderata persistenza; da riassaggiare dopo un altro po’ di riposo in bottiglia.

Corte BraviLa passione per la bicicletta di Andrea e i vari cimeli, tra bici, quadri, magliette, hanno fatto partorire un vino dedicato al mondo ciclistico, una Corvina in purezza chiamata “Scatto”. Un vino che stacca tutti gli altri, un Pantani dei tempi migliori che affina in acciaio, ma dal 2021 viene fatto riposare nelle grandi anfore viste prima in cantina. Vino che nel 2020 presenta note fruttate di ciliegia, marasca, fragolina di bosco, sentori erbacei, note mentolate, una leggera spezia dolce. In bocca spiccano la mineralità e la sapidità, una buona acidità e una nota tannica; discreta anche qui la persistenza.  Dalla visita alla cantina abbiamo rubato anche due calici di Corvina in affinamento in anfora dai sentori di frutta più acerba e le note principali sia all’olfatto che al palato che devono trovare il proprio equilibrio. Diamogli tempo!

Corte BraviSiamo poi passati al confronto tra Valpolicella Classico, il vino da cui è partita l’idea di produzione di Corte Bravi, nelle annate 2019 e 2020, ottenuti entrambi da uve Corvinone, Corvina, Rondinella, affinato in acciaio per un anno circa e ulteriori quattro/cinque mesi in bottiglia.

Il 2019 presenta note più fruttate, con spunti terziari, fumè, note tostate, spezie e una buona balsamicità, mentre il 2020 è più teso, manca ancora un po’ di affinamento (assaggiandolo in anteprima), con una frutta più fresca e croccante; sarà sicuramente da riassaggiare tra qualche mese!

Entrambi fini ed eleganti, con una buona beva, ricca di mineralità e sapidità, una buona acidità, un tannino velato, più presente nel 2020, e una discreta persistenza.

Valpolicella definito conviviale, che trova il suo abbinamento con la canzone Sweet home Alabama, poiché ogni vino dell’azienda Corte Bravi trova nel suo retro-etichetta un QR code che rimanda ad una playlist rock abbinata, assieme alla quale si può degustare al meglio.

Le etichette della linea “più classica” sono state create da due ragazzi di Mestre mediante delle linee continue a cui sono state aggiunte alcune sfumature, mentre le etichette di Bocia e Vivace da una ragazza che disegna fumetti, riprendendo uno stile più dinamico e goliardico.

Corte Bravi  Anche il Valpolicella Superiore 2019 è un’anteprima, ottenuto con le uve surmaturate in pianta di Corvina, oltre a Corvinone, Oseleta (tutta quella a disposizione dell’azienda) e Rondinella. Il suo affinamento è di un anno, tra legno e acciaio, circa un 50% e 50% per poi riposare almeno un altro anno in bottiglia. Qui troviamo una frutta più matura, marasca, frutta sotto spirito, leggera spezia, ma anche liquirizia ed una ricca balsamicità. Ancora giovane e un po’ scomposto, con le parti dure che emergono, acidità, mineralità e tannino si fanno sentire, ma sicuramente è nella strada verso un ottimo equilibrio.

Corte BraviAnche se nella playlist troviamo gli ACDC passiamo all’Amarone 2017, un po’ in controtendenza con la musica, un vino ottenuto dalla selezione in vigna del circa 30% delle uve di Corvina, Corvinone, Molinara, Rondinella.  Dopo il lungo appassimento la vinificazione lenta e l’affinamento di due anni in botte e almeno un anno in bottiglia. Qui la frutta è sotto spirito, emerge un tabacco dolce, cioccolato bianco, cuoio, note tostate, di frutta secca, spunti di goudron. In bocca entra secco, diretto, con una buona acidità, minerale, lungo e ben equilibrato, pur avendo sedici gradi alcol.

Corte BraviCome ultimo vino il Taglio Bordolese 2018, dal nome “Bagarre”, prodotto con Merlot che viene lasciato in cassetta per tre settimane e il Cabernet Sauvignon, lasciato in pianta prima di essere vendemmiato. Il processo di vinificazione è simile all’Amarone, con un affinamento anche nelle botti di legno americano e un riposo in bottiglia di un anno prima di essere commercializzato. Al naso emergono sentori di frutta sotto spirito, spunti di sottobosco, note erbacee, liquirizia, si sente il legno ed una leggera vaniglia. In bocca è pieno ed avvolgente, con la costante minerale e una buona spalla acida, di ottima persistenza.

Corte BraviPer il futuro più prossimo abbiamo già scoperto una novità di Corte Bravi, il “Bocia”, mentre nei prossimi mesi ci sarà l’uscita di un Recioto annata 2015, ma intanto maglietta numero 134 per Andrea!

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