Corte Fusia, ultima tappa in compagnia di Gigi Nembrini, nella parte più ad Ovest della Franciacorta, in località Coccaglio
04 Ottobre 2025
Un’ultima tappa di una giornata passata in Franciacorta, nell’azienda Corte Fusia, situata all’estremo sud-ovest della denominazione, in località Coccaglio.
Ad accoglierci Gigi Nembrini, uno dei due volti di quest’azienda, assieme al socio Daniele Gentile, rispettivamente nei ruoli di agronomo ed enologo.
Seduti in uno dei tavoli esterni alla struttura principale la prima tematica che approfondiamo è il nome, dato che è quasi retorico capire da dove prende spunto. Ci troviamo, infatti, in una vecchia Corte che un tempo ospitava il cuore di diverse attività contadine, tra allevamento di bestiame, come si può notare dalle vecchie stalle e fienili ora riadattati, alla coltivazione di seminativi, una parte di orti e vigneti. Il termine Fusia, invece, è un chiaro riferimento al territorio dov’è nata questa realtà, essendo Fusia un canale una volta navigabile costruito dagli Oldofredi nel XIV secolo fino ai piedi del Monte Orfano, il quale congiunge quest’area con il Lago d’Iseo, dimostrandosi un toponimo unico nel suo genere, utilizzato esclusivamente in questa zona.
Corte Fusia ha cominciato la sua avventura grazie ai due amici che, nel 2010, hanno dato vita a questo progetto, finalizzato a far parlare il territorio della Franciacorta come denominazione, con il focus principale di promuovere le caratteristiche di una delle sue sottozone, lavorando solo vigneti in un’area circoscritta e con caratteristiche ben definite.
Dopo gli studi ed alcune esperienze in Italia nel settore agricolo per Gigi e sia in Italia, sia all’estero, soprattutto in Australia, per Daniele, si è concretizzata l’unione delle forze di entrambi, finalizzata alla produzione dei loro vini.
Lo stabile in cui ci troviamo, di proprietà della famiglia di Gigi, non avendo più una destinazione da tempo, è diventato fisiologicamente la sede della cantina. Piccola parentesi: questo gode di una posizione ottimale, con esposizione a sud e un condizionamento/riscaldamento definito da un gioco di sole ed ombra. D’estate, quando il sole è molto alto, l’ombra arriva fino al limite esterno dei portici, mentre d’inverno quando il sole è più basso, la luce arriva fino alla parte superiore delle finestre, ottenendo così un aiuto naturale per la regolazione delle temperature, più fresche della media d’estate e più miti d’inverno.
Parlando di vigna, i primi due ettari vitati presi in affitto sono situati a Cologne e, nel corso degli anni, si è arrivati a gestire dieci ettari che si dividono tra la prima località e Coccaglio, dove si trova la cantina. Tutte le aree vitate sono ad oggi in affitto, gestite in prima persona dal team aziendale, che ne ha benevolmente imposto filosofia e metodi di conduzione. I vigneti si caratterizzano per essere equamente divisi in zone terrazzate e nella sottostante area pedecollinare. Precisamente gli appezzamenti gestiti da Corte Fusia sono localizzati in cinque diverse aree: un vigneto terrazzato nella parte più alta del Monte Orfano, dove si trovano Pinot Nero, Pinot Bianco e Chardonnay, due vigne “intermedie” sempre terrazzate piantate entrambe prima del 1990 (da chi le conduceva prima di Corte Fusia) a Chardonnay in un caso e Chardonnay e Pinot Bianco nell’altro; infine, altre due vigne di Chardonnay da un lato e Chardonnay e Pinot Nero dalla parte opposta, entrambe ai piedi del monte.
I terreni in questa zona della Franciacorta sono di origine marina, con una base di rocce sedimentarie formata da conglomerati che ben si possono notare in alcune pietre con cui è stata edificata la cantina. Negli anni, questa roccia è stata definita “Conglomerato del Monte Orfano”, Dal vertice alla base della collina (che in realtà viene denominato “Monte”, pur essendo di 452 metri) i primi strati di terra possono variare di molto, poiché, nella parte più alta si conta una maggior presenza di sabbia, mentre nelle zone disposte nella fascia media si può trovare fino a mezzo metro d’argilla ed, infine, l’area pedecollinare è caratterizzata da un terreno superficiale che ha raccolto negli anni quanto è stato dilavato dal vertice, dimostrandosi un terreno maggiormente “generoso”.
Un’altra peculiarità è che tutti i vigneti sono inseriti nel contesto della zona tutelata del Monte Orfano e le leggi di tutela comunali prevedono che non si possono piantare vigneti nuovi, bensì si devono recuperare solo vigne pre-esistenti a tutela della zona e delle aree boschive. Queste disposizioni hanno comportato un grande lavoro di pulizia e risistemazione, soprattutto per quanto riguarda la vigna nella parte superiore della collina, abbandonato per alcuni anni e recuperato totalmente nel 2011.
La conduzione segue la lotta integrata, utilizzando trattamenti a basso impatto ambientale. Si utilizzano per lo più rame e zolfo, senza alcuni diserbi chimici, gestendo l’erba in maniera meccanica e adottando alcuni scalzi e rincalzi soprattutto nell’area pedecollinare, essendo più meccanizzabile, mentre lasciando la superficie completamente inerbita per evitare eventuali dilavamenti nella parte superiore. Negli anni si sono sperimentati e si stanno utilizzando anche prodotti supplementari in commercio quali estratto d’arancio o estratti a base di tannino del castagno, così da ridurre al minimo anche i soli trattamenti di copertura.
La vendemmia avviene tendenzialmente quindici giorni prima della zona est della Franciacorta e le uve si vinificano tutte in maniera separata, così da definire le caratteristiche e le espressioni di ogni appezzamento vitato, in base all’annata.
Uno degli obiettivi, come anticipato, è quello di valorizzare la zona dove affonda le sue radici Corte Fusia, orientandosi alla rappresentazione della propria identità territoriale. Citando le parole di un amico di Gigi e Daniele: oggi si vuole passare da “vini di Metodo a vini di Territorio”.
Piccola curiosità inerente al disciplinare del Franciacorta, dal 2017, tranne nella versione Saten, è stato consentito l’utilizzo di una quarta uva, rispetto allo Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, denominata Erbamat. Nel corso degli anni si sono svolte numerose sperimentazioni e micro-vinificazioni di questa varietà, che conta diversi cloni cloni, individuando i più indicati per essere inclusi nel Metodo Franciacorta. Alcune aziende si stanno avvicinando sempre di più a tale varietà e, probabilmente, la potremmo vedere inclusa in qualche piccola percentuale anche nel futuro dei vini Corte Fusia.
Spostandoci in cantina possiamo toccare con mano le diverse vasche in acciaio, dove avviene la prima fermentazione, che segue principalmente due diverse vie, avviata con l’utilizzo di un pied de cuvée dalle uve stesse, o con l’uso di lieviti selezionati (ma sempre fatti partire in un piede di fermentazione qualche giorno prima), così da dare diverse interpretazioni al vino base, anche dipendentemente dall’annata e dalla qualità delle uve. Questo processo avviene a vasche aperte per la creazione del vino base, in seguito alla pressatura, ad eccezione per il Pinot Nero destinato al rosé, le cui uve, dopo la diraspatura, restano a contatto con le bucce tra le due e le sei ore per estratte il colore.
Non essendoci delle impostazioni predefinite, di anno in anno, tra gennaio e febbraio, si creano le cuvée, racchiudendosi in una sorta di conclave, in cui i due produttori assaggiano i vini alla cieca, per non essere influenzati dai vigneti di provenienza, e decidono i corretti assemblaggi da imbottigliare e “tirare” per la rifermentazione in bottiglia. Ad oggi tutti i vini base maturano esclusivamente in acciaio, pur sperimentando alcuni affinamenti in legno, con barrique usate, ma senza immettere in commercio i frutti di questi prodotti.
Dopo il riposo in bottiglia, che varia di referenza in referenza, si effettua la sboccatura e la ricolmatura, esclusivamente con lo stesso vino. Sia le operazioni di tiraggio che di sboccatura sono gestite in loco, con il supporto di un’azienda esterna solo per alcuni macchinari, essendo Corte Fusia autonoma in tutto il resto dei processi, dalla messe in punta delle bottiglie all’etichettatura.
Ad oggi le bottiglie prodotte variano tra le quaranta e le cinquantamila per anno, avendo basse rese ettaro e non acquistando uve, le quali si dividono in cinque diverse etichette, che riportano una grafica rappresentante lo skyline del Monte Orfano.
Il primo vino che storicamente è stato prodotto è il Brut e, per filosofia e morale, non ogni anno si producono tutte le referenze cercando di mantenere l’asticella qualitativa elevata. Per esempio, nel 2022 si sono prodotti solo tre vini, di cui nessuna riserva, mentre nel 2023 la gamma delle etichette si è ampliata a nove referenze, non ancora rilevabili in anteprima.
Godendo delle ultime ore di luce della giornata, ci sediamo al tavolo esterno per assaggiare i cinque vini Corte Fusia ad oggi disponibili sul mercato.
Cominciamo con il Brut d’ingresso al mondo dei vini Corte Fusia, annata 2022, affinato per ventiquattro mesi sui lieviti con una base al 70% Chardonnay, 20% Pinot Nero e 10% Pinot Bianco, sboccato a fine febbraio 2025. Un vino che si presenta fresco al naso con note agrumate, di fiori bianchi, tiglio, un tocco tostato, di amaretto, spunto di mentuccia e confetto, per un sorso pieno, fresco, una bolla fine, buona sapidità, abbastanza minerale e con una discreta persistenza.
Passiamo al Saten, 90% Chardonnay e 10% Pinot Bianco, con una base, anche in questo caso, dell’annata 2022 e un affinamento di ventotto mesi sui lieviti, non dichiarando per tale motivo l’annata in etichetta. Al naso regala note più fini e delicate, di agrume, pesca bianca, gelsomino, sentori gessosi, tenui note di mandorla e fine pasticceria. In bocca presenta una maggiore verticalità, con una buona spalla acida, note citriche che ritornano anche al palato, bolla pungente, con una buona sapidità, discreta mineralità e discreta persistenza.
Piccola curiosità, entrambi i vini assaggiati portano in etichetta la dicitura Brut, pur avendo tutti meno di un grammo di zucchero per litro (NDR: la norma consente l’utilizzo della tipologia brut con un residuo zuccherino inferiore a 12 g/lt).
Il terzo vino è il Millesimato Dosaggio Zero Pas Dosè 2019, che presenta sempre un dosaggio inferiore a un grammo zucchero. 80% Chardonnay e 20% Pinot Nero, resta per quarantotto mesi sui lieviti e regala note più erbacee, di erbe aromatiche, origano, salvia, ma anche fieno, leggera crosta di pane, note tostate e uno spunto iodato. In bocca mantiene sempre una buona acidità e ritornano i sentori tostati, con una discreta mineralità e sapidità, bolla sempre pungente e buona persistenza.
Ci spingiamo fino ai settanta mesi sui lieviti con “Orfano”, una riserva di Chardonnay e una minima parte di Pinot Bianco, con uve provenienti da un vigneto in particolare del Monte Orfano, dove si trovano alcune terre rosse (principalmente argille), ricche di ferro e da cui prende il nome. Un vino nato come solista, da una singola vigna, che, dopo l’affinamento sui lieviti, rimane per altri quattro anni a riposo in bottiglia. Annata 2014, si presenta con note molto ricche al naso, di buccia di arancia essiccata, frutta secca, uno spunto salmastro, erbe aromatiche, salvia, timo, origano, uno spunto di miele e liquirizia. In bocca entra pieno e complesso, con una bolla più delicata, buona acidità, sapidità e mineralità, per una maggiore ricchezza e persistenza.
Concludiamo gli assaggi con il rosé, 100% Pinot Nero, che riposa per ventiquattro mesi sui lieviti, prima della sboccatura. Un 2022 che regala note di frutti rossi, quali fragola, lampone, amarena, ma anche sanguinella, pompelmo rosa e un sottofondo di mentuccia, origano e sentori erbacei. In bocca la bolla è leggermente più marcata, con una buona acidità, discreta sapidità e mineralità, oltre ad una buona persistenza.
Tappa conclusiva di una giornata di approfondimento su diverse zone della Franciacorta, ringraziando Gigi che merita la maglia numero 417!


