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martedì, 16 Luglio, 2024

Nella sede principale di de Venoge a 33, Avenue De Champagne (Francia)

Alla scoperta dell’azienda de Venoge con l’amico ed export manager Gregoire, nella recente sede di 33, Avenue De Champagne

12 Gennaio 2024

Ritorno nella strada delle principali Maison di Champagne, Avenue de Champagne, ad Epernay, per inoltrarci nel mondo dell’azienda de Venoge, in compagnia del suo export manager Gregoire.
Un connubio tra storia e modernità, per un’azienda fondata nel 1837 nella periferia di Epernay dallo svizzero Henri Mark de Venoge, proveniente da Morges, nella periferia di Losanna. A succedergli il figlio Joseph nel 1845 e il nipote Gaetan nel 1864, il quale diede uno sprint commerciale non indifferente all’azienda, cominciando le esportazioni oltre oceano. Un’altra tappa saliente, tra Joseph e Gaetan, precisamente nel 1858, è la creazione della Cuvée de Princes, dedicata alla Princes de Orange, appartenente alla famiglia reale olandese, imbottigliata successivamente nell’iconica bottiglia a forma di caraffa.
Alla fine del diciannovesimo secolo la figlia Yvonne de Venoge, assieme al marito, svilupparono il brand di famiglia, portandolo nell’aristocrazia europea. Una lunga storia famigliare che nel 1998 ha preso una svolta diversa, diventando parte del gruppo BCC, assieme ad altre sette aziende di Champagne.
Negli anni successivi ci sono stati diversi sviluppi, quali il lascio della Cuvée “Louis XV” dedicata al re simbolo dello Champagne, fino ad arrivare al 2015, anno in cui la sede amministrativa di de Venoge è diventata la storica villa di 33, Avenue de Champagne, mentre lo stabilimento produttivo è a Reims.

La dimora è stata costruita per volontà di Marcel Gallice, completata nel 1900, come residenza privata e qui si possono ancora ammirare gli ambienti dell’epoca, pur essendo stati restaurati, dopo un passaggio di proprietari, tra cui il comune della città di Epernay.
Un tour nella storia, cominciando con la “Stanza del fumo” e le sue mura rosa salmone, così dipinte per non danneggiare colori più candidi dal fumo di sigaro o sigaretta. Qui svetta una copia del quadro Le Déjeuner d’huîtres (di cui l’originale è conservato al museo Condé à Chantilly), commissionato da Louis XV, nel quale si possono notare i commensali che banchettano a base di ostriche e Champagne. Una prima rappresentazione della bollicina francese, di cui siamo certi essere un vino spumante, poiché è stato dipinto un tappo che “vola” in aria con tanto di sguardo di alcuni ospiti che guardano la scena.

Nella stanza adiacente, ex ufficio del signor Gallice, si può notare un quadro simile, nel quale, le ostriche sono state sostituite dal prosciutto, ma le bottiglie di Champagne sono rimaste, in un numero cospicuo. Qui si trova anche una collezione di sigilli nobiliari in cera lacca, essendo la famiglia proprietaria molto legata alla nobiltà del tempo. Tra le decine di sigilli cade l’occhio su quello di Enrico V.
All’interno della stanza sono anche conservati alcuni documenti dell’azienda de Venoge, tra cui le prime bolle e i “libri dei conti”, dove si può notare, sfogliando alcune pagine, che già dalla seconda metà del diciannovesimo secolo i vini prodotti erano esportati in Sicilia, Olanda, New York. In un secondo libro che sfogliamo sono contenute le storiche etichette, sia dell’azienda, sia dei vari progetti a private label che negli anni sono stati creati con partner terzi. Curioso vedere l’evoluzione delle grafiche, che riportavano nomi come Cremant, Sparkling, Mousseux, antecedentemente alla creazione della denominazione. Simbolo storico della Maison l’etichetta “Cordon Bleu” scelta come emblema dell’azienda stessa, rappresentante il fiume svizzero Venoge, oltre l’ordine dello Spirito Santo. La prima etichetta illustrata in Champagne, presentata nel 1938; un’etichetta iconica, che ha mantenuto il suo aspetto quasi originario negli anni, arrivando anche ai giorni nostri, pur con qualche aggiustamento grafico.

Pur essendoci una giornata parecchio uggiosa è impossibile non notare l’immensa vetrata che la fa da padrona sulla scala che porta agli uffici del secondo piano, costruita nel 1921, dopo il primo conflitto mondiale, come simbolo di rinascita.

Una delle sale più affascinanti è il salone degli eventi, usato anche oggi con la stessa funzionalità, ospitando concerti di musica classica, degustazioni ed eventuali cene di rappresentanza, contenendo un massimo di cento persone. Qui troviamo vari dipinti di Luigi XV, il re di Francia più importante e ricorrente nella storia dello Champagne, poiché firmò un decreto che permise, nel 1728, il trasporto del vino proprio nella zona della Champagne. Da qui la vista sul giardino posteriore della villa, dove, nella sua parte finale, forse tra qualche anno, potrebbe sorgere un piccolo ristorante.

Negli edifici a fianco del palazzo principale sono presenti quattro camere, dotate anche di una piccola cucina, un appartamento e una dimora per ospitare persone legate all’azienda o persone di spicco.

Assieme a Gregoire ci addentriamo anche nelle stanze più nascoste della villa, quelle che un tempo erano il luogo di lavoro della servitù. Nei piani inferiori si torva la vecchia cucina, dalla quale, tramite un montacarichi si portava su il cibo. Oltre alla cucina si trova la lavanderia e un prototipo di asciugatrice, una sorta di contenitore di cemento, alimentato a legna, dove a fianco si potevano posizionare i vestiti su alcuni graticci ad asciugare. C’è l’idea di rivalutare e restaurare anche queste stanze, così da poter farle vivere anche ad una parte di ospiti, pur non stravolgendone gli arredi e il fascino passato.

La chicca di de Venoge è ancora più sotto, dove si trovano le vecchie cantine, utilizzate prima dell’acquisto da parte dell’azienda come archivio comunale. Qui si contano circa ventimila bottiglie di vecchie annate, che spaziano dagli anni sessanta, fino alla fine degli anni novanta, alcune sboccate, altre ancora da sboccare. Approfondiamo che le prime bottiglie a forma di caraffa sono state prodotte nel 1864, una caraffa utilizzata dalla famiglia reale olandese e ripresa per dedicare proprio a loro una bottiglia iconica e personalizzata, prodotta fino al 1993. Dal 1993 al 2014 è stata fermata la produzione di questo formato, per motivi commerciali, evidentemente contrari a quelli che hanno fatto riprendere nel 2015 gli “imbottigliamenti in caraffa”, facendo diventare questa bottiglia il simbolo della cantina de Venoge.
La stessa bottiglia è stata utilizzata per il vino più importante dell’azienda, la Cuvée Louis XV, blend di uguali parti delle migliori uve di Pinot Nero e Chardonnay. Curiosità è che fino all’annata 1996 queste bottiglie, come le altre della gamma, sono state prodotte da uno storico enologo che successivamente ha iniziato a lavorare in una delle più iconiche aziende di Champagne, che inizia con la lettera “K”.

Avendo citato poche battute fa alcune uve, c’è da sottolineare che l’azienda è parte di un gruppo di otto realtà e la materia prima per la produzione dei propri vini viene di anno in anno selezionata ed acquistata dalle altre aziende, provenendo da dodici diversi Villages, nel caso del Prices Blu. Nel caso delle altre etichette Prices, si utilizzano solo le prime pressature per tutte le etichette prodotte, con una media di un 80% di Grand Cru e un 20% di Premier Cru, ad eccezione del vino di punta Louis XV, ottenuto da uve Grand Cru al 100%.

Le bottiglie prodotte per anno sono circa mezzo milione, identificandosi come una delle aziende più piccole tra i più famosi ed iconici brand di Champagne.
Proprio come durante i fasti dei secoli scorsi, ci accomodiamo nel salone degli eventi per assaggiare alcune delle bollicine de VenogePartiamo proprio con il “Cordon BleuBrut, vino senza annata, frutto dell’assemblaggio di minimo tre vendemmie di: un terzo Pinot Nero, un terzo Chardonnay e un terzo Pinot Meunier. Un punto d’ingresso, ma anche bandiera dell’azienda, con sentori che spaziando dall’agrumato, alla mela gialla, note di miele, tocco mentolato, di frutta secca e pasticceria, per un sorso pieno ma elegante, bolla fine, buona acidità, discreta mineralità e persistenza.

Di questa linea fanno parte anche un Extra Brut, con prevalenza di Pinot Nero al 50%; una piccola quantità di Demi Sec, anche in questo caso con prevalenza di Pinot Nero; Blanc De Noirs, 80% Pinot Nero e 20% Meunier; Brut Rosé 60% Pinot Nero, 20% Meunier e 20% Chardonnay e un Millesime 75% Pinot Nero e 25% Chardonnay.
Ci tuffiamo subito sulla linea “Princes”, con il Brut, seconda edizione che riprende il blend del primo vino assaggiato, con un 35% di vino riserva e un dosaggio al limite, essendoci cinque grammi zucchero per litro. Vino dalle note più fresche e “croccati”, fiori bianchi, note gessose, mela verde, frutti rossi, sottofondo mentolato, per un sorso dalla bolla fine, fresco, ottima beva, più delicato e meno persistente, con una buona acidità e mineralità.
Passiamo al Blanc de Blancs, esclusivamente Chardonnay, sei grammi per litro, che si presenta al naso più pieno, con note agrumate, un tocco tropicale, crosta di pane e frutta secca, per un sorso dal buon corpo, più pieno e complesso del precedente, una bolla costantemente fine, discreta acidità e buona persistenza.

Dopo il Blanc de Blancs il Blanc de Noirs 100% Pinot Nero, sei grammi per litro, che si esprime più delicato al naso, con note di frutti rossi e piccoli frutti neri, oltre a note più fresche, verdi ed erbacee, ben integrate nel bouquet. In bocca è più fine, pungente e diretto, con una buona acidità, il frutto che torna al palato ed un finale dalla discreta persistenza.

Parliamo sempre di Pinot Nero 100% e lo stesso dosaggio per il Rosé che concentra le note di frutti rossi, fragola, ciliegia, sempre tenui e mai invadenti, oltre ad un sentore di petalo di rosa, per un sorso pieno, ben equilibrato, una buona acidità, bolla leggermente più grossa e buona persistenza.

Tutti i vini assaggiati sono frutto di vinificazioni ed affinamenti in solo acciaio per poi riposare di media quarantotto mesi sui lieviti, prima di essere sboccati e ricolmati con lo stesso vino.
A completare questa linea un Extra Brut, ottenuto con le stesse percentuali delle tre uve e due vini definiti “Grand Vin Des Princes” due millesimi (in commercio i 2015) rispettivamente 100% Chardonnay e 100% Pinot Nero, incluso un 6% di Pinot Nero in rosso, che esce come Rosé.

Una conclusione col botto, ma senza troppe bollicine; la sorpresa di aprire una bottiglia di Louis XV 1995, la Cuvée più importante di de Venoge, oggi prodotta in sole quattordici/quindici mila bottiglie, esclusivamente nelle migliori annate. La più vecchia annata prodotta, presentata dieci anni dopo, sboccata in questo caso nel 2006. Un vino che fa emozionare, il quale regala note di frutta essiccata, spunti ammandorlati, creme brulée, pasticceria non invadente, note iodate, un tocco di ostrica, per un sorso che mantiene qualche bollicina, un’ottima freschezza e acidità, ancora ben bilanciato e molto piacevole, per una buona persistenza.

Un’immersione tra storia e modernità all’interno di un’icona della Champagne, grazie a Gregoire, in attesa di rivederci tra una fiera internazionale e l’altra.

 

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