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martedì, 16 Luglio, 2024

Endrizzi, tra il vigneto di Piancastello e visita in cantina, San Michele all’Adige (Trento)

Endrizzi, una fatica che merita per la vista mozzafiato sul vigneto di quattro ettari di Piancastello, dove vengono prodotte le basi spumante del Trento DOC

17 Settembre 2021

EndrizziUna visita alla Cantina Endrizzi che comincia con una passeggiata guidata da Andrea, collaboratore dell’azienda, che ci porta a raggiungere il vigneto di Piancastello, il più alto ed affascinante, alle pendici del Castello di Monreale.

In questi terreni è presente una stratificazione di terra rossa, che muta man mano che si scende verso fondo valle, dove si trova una roccia più bianca e un terreno più ricco di ciottoli.

EndrizziDuecento metri di dislivello percorribili in dieci minuti che portano a circa quattrocento metri sul livello del mare in un “clos di bosco”, circa quattro ettari di vigneto, definito quasi eroico per la sua pendenza, piantati a Chardonnay e Pinot Nero, circondati dagli alberi.

EndrizziLe barbatelle sono tutte francesi, acquistate negli anni ’80 da Franco e il figlio Paolo, conosciuto alla fine della degustazione.

La fatica è stata ricompensata con due assaggi delle bollicine prodotte proprio con queste uve, entrambi Metodo Classico rispettivamente Brut e Pas Dosè dal nome “Piancastello”.

Un primo assaggio del mondo Endrizzi partendo dalle bollicine, in un contesto da favola, tra vigne e castello (attualmente di proprietà di una famiglia sudtirolese).

EndrizziEntrambi sono prodotti con un 60% di Chardonnay e 40% di Pinot Nero, frutti, in questo caso, della vendemmia 2016; il Brut resta sui lieviti per un minimo di trentotto/quaranta mesi, mentre il Pas Dosè dai quarantadue mesi in su.

Il primo vino sprigiona sentori floreali, fruttati, con una mela, pera mature e note di crosta di pane, vaniglia e pasticceria. Il Dosaggio Zero è più diretto, con la dolcezza che passa in secondo piano, lasciando spazio anche a note che ne fanno presagire la ricca mineralità. Una mineralità che è di casa in tutte e due le bollicine assaggiate, come la ricca acidità e verticalità, soprattutto nel secondo. Le bolle sono fini e invitano a sorseggiare un calice dopo l’altro con piacere.

EndrizziUna curiosità sul Pas Dosè: è stato lanciato sul mercato nel 2020, con una produzione di sole tremila bottiglie, di cui una l’abbiamo gustata noi!

A completare la gamma dei Metodo Classico c’è anche un “PiancastelloRiserva Rosè, con una maggior percentuale di Pinot Nero ed un affinamento sui lieviti di almeno quarantotto mesi.

Dopo aver ricaricato le energie nuovamente gambe in spalla per il ritorno; la discesa è sicuramente stata meno impegnativa.

EndrizziGli ambienti esterni della cantina sono caratterizzati da numerose piante, fiori ed alberi da frutto e una particolarità che balza all’occhio sono i ventidue filari piantati ognuno con una varietà coltivata nel Trentino. In testa al filare si è deciso di piantare tre delle piante che caratterizzano i profumi di quel vino, sia alberi da frutto, che fiori o erbe aromatiche.

La struttura della nuova cantina per affinamenti e vinificazioni è stata eretta nel 2003, decidendo di impattare il meno possibile nell’ecosistema esterno, preferendo la costruzione di gran parte degli spazi sottoterra.

EndrizziImmergendosi nei principali ambienti si può seguire un percorso dalla pressa a polmone alle vasche termo condizionate d’acciaio dove, in entrambi i processi, si utilizza l’azoto, al fine di evitare il più possibile che vengano aggiunti agenti esterni per la pulizia del mosto prima e del vino poi.

L’ambiente più affascinante è la barricaia, uno storico salone caratterizzato dalle volte asburgiche, in cui sono presenti seicento barrique, che riposano ad una temperatura costante di diciotto gradi.

EndrizziIl legno utilizzato è sia francese, sia ungherese e anche americano, con le botti che di media sono usate per tre passaggi del vino.

Parlando di conduzione dei vigneti, Endrizzi da più di vent’anni lavora in modalità ecosostenibile, senza alcun marchio o certificazione, ma concentrando le energie nel garantire il massimo rispetto della natura. Rame e zolfo i principali trattamenti, nessun diserbo e pratiche di confusione sessuale, per combattere insetti antagonisti.

Non è raro trovare tra le vigne casette per gli uccelli, animali ospitati per rendere più equilibrato il naturale ecosistema, favorendo oltre la flora, un ripopolamento faunistico.

EndrizziGli Endrici sono una delle storiche famiglie che hanno fatto di tutto per tenere alto il nome del Trento DOC e del Teroldego Rotaliano, dando vita all’azienda nel 1985. La domanda che viene spontanea è sicuramente legata alla diversità tra il nome dell’azienda e il nome della famiglia. Nel finire del diciannovesimo secolo i due fratelli Angelo e Francesco Endrici si trasferirono dalla Val di Non nella zona del Masetto, dove attualmente sorge l’azienda, e vennero da subito identificati come stranieri, dagli allora abitanti del posto, attribuendo loro una sorta di italianizzazione del nome, che si è voluto mantenere per la cantina.

Endrizzi, oltre alla storica azienda trentina, possiede anche una tenuta nella Maremma Toscana di circa trenta ettari, di cui diciannove vitati. A questi si sommano circa cinquantaquattro ettari in Trentino tra proprietà e conferitori, per arrivare alla produzione di seicento mila bottiglie circa per anno, divise in trenta etichette e distribuite in cinquecentomila trentine e centomila toscane.

Endrizzi

Dopo la camminata e la visita alla cantina abbiamo trovato un po’ di relax sotto alla pergola per una degustazione di alcuni dei vini dell’azienda, assieme ad Andrea e alla giovane Lisa, che assieme al fratello Daniele rappresentano l’ultima generazione della famiglia.

La pergola che ci ospita e quelle nella parte limitrofa al corpo centrale dell’azienda arrivano a contare anche più di cent’anni, con diverse viti dei primi del ‘900 ancora a piede franco.

EndrizziPartiamo dal “DALISBianco 2020, che nel retro-etichetta porta i volti dei due fratelli, diversamente dalle altre bottiglie in cui sono presenti tutti e quattro i membri della famiglia.

Un vino affinato in solo acciaio che vuole essere fresco, immediato, giovane a base di Chardonnay, Sauvignon Bianco e Nosiola, con quest’ultima che “funge da pacere” tra le altre due uve.

Verticale, fresco e “tagliente” in bocca con una ricca acidità e mineralità.

Al naso esplodono i profumi con il Sauvignon che la fa da padrone: erbaceo, con erbe di montagna che emergono, floreale, fruttato, con note agrumate.

EndrizziProseguiamo con un altro bianco EndrizziMasetto Dorè” 2019, uno Chardonnay 100% dei vigneti situati a Pressano, che fermenta ed affina per circa sei mesi in botti di legno di rovere. Dal colore dorato emergono al naso sentori di frutta gialla, note tropicali, vaniglia, miele, creme brulee ed una leggera speziatura.

In bocca è pieno, con una parte grassa che viene bilanciata dalle acidità e mineralità in un buon equilibrio.

EndrizziUn balzo nel mondo dei rossi con il “Gran Masetto” 2015, un Teroldego prodotto con i migliori grappoli di quest’uva che per il 50% viene lasciato appassire per tre mesi circa. L’affinamento avviene in botti di legno, per due anni barrique e un altro anno in botte grande.

Un vino corposo, con sentori di frutta rossa in confettura e frutta sotto spirto, sentori di cioccolato, liquirizia e un sottofondo di vaniglia, note balsamiche e di spezie.

EndrizziIn bocca è ampio e strutturato, morbido, con una iniziale dolcezza e chiusura secca, con un tannino abbastanza setoso ed un’elevata persistenza.

Ora posso svelarvi che l’attività di trekking tra le vigne sarebbe stata molto più complessa, con un giro ad anello, seguendo dei totem dotati di QR-code, per scoprire i vari territori dell’azienda. Noi ci siamo limitati alla salita e discesa, dedicandoci più agli assaggi, ma ci sarà sicuramente occasione di tornare a seguire il percorso completo!

EndrizziPer ora un saluto a tutta la famiglia Endrici e maglietta numero 81 per Lisa!

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