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martedì, 16 Luglio, 2024

Addio al celibato firmato Enio Ottaviani, con tanto di visita, San Clemente (Rimini)

Addio al celibato in cantina Enio Ottaviani che prima ha visto un incontro con il titolare Davide per scoprire la storia di questa realtà

03 Giugno 2023

In occasione dell’addio al celibato di uno dei migliori amici d’infanzia è stato organizzato un pranzo romagnolo nella cantina Enio Ottaviani e non è mancata l’occasione per scoprire questa realtà assieme al protagonista principale dell’azienda Davide, supportato da un secondo Davide, un ragazzo Trentino, fresco di studi in enologia che sta facendo un’esperienza al di fuori della realtà famigliare (che sarà sicuramente da approfondire).

Siamo all’interno dell’Oasi Val Conca a San Clemente di Rimini, a pochi chilometri da Cattolica e dalla Costa Romagnola in un’azienda che ad oggi conta, in questa zona, circa dieci ettari vitati con varietà che spaziano dalle internazionali Chardonnay; Riesling Renano; Sauvignon Blanc e Merlot, ma anche Sangiovese; Bombino Bianco, che qui ha assunto il nome di “Pagadebit” e la Rebola, il Grechetto Gentile che nei Colli Bolognesi è denominato Pignoletto ed è diventato il biglietto da visita dei Colli Romagnoli. Oltre alla decina di ettari a corpo, l’azienda tra gestione e ulteriori proprietà ne conta altri quindici nell’arco di pochi chilometri, con una buona percentuale di Rebola, situata a duecento metri sul livello del mare. Il nome Rebola è stato ritrovato in un manoscritto del 1378, oggi conservato nel museo di Rimini, per descrivere una varietà d’uva tipica di questa zona. Questo vitigno ha avuto una spinta commerciale e di marketing negli ultimi anni, facendo unire sedici produttori che hanno fatto forgiare una nuova e rappresentativa bottiglia, con la scritta “Rimini” al fine di promuovere il territorio anche da un punto di vista vitivinicolo. Nel disciplinare è riportato che l’imbottigliamento e la vinificazione devono essere fatti in provincia di Rimini e nel vino può esserci un 15% di altre varietà, come il Biancame o il Trebbiano.

La conduzione delle vigne Enio Ottaviani viene portata avanti in maniera sostenibile, con la certificazione SQNPI, cercando di ridurre i trattamenti, effettuati con rame e zolfo ove possibile e limitando la chimica. In un contesto dove le estati sono torride si ha la fortuna di godere della brezza marina, che aiuta la sanità in vigna. Si effettuano talvolta dei sovesci per arricchire ed equilibrare un terreno pesante, principalmente argilloso, che, spostandosi verso il fiume Conca, vede sempre più la presenza di ciottoli e scheletro.

Dopo aver approfondito la parte esterna, uno sguardo alla struttura interna che si divide in due principali aree, in cui troviamo vasche in acciaio e cemento nella parte più storica ed ereditata dalla precedente cantina che è stata acquistata e l’area dove riposano in vini in botte, nella parte inferiore della struttura più recente, sotto al ristorante. In cantina le fermentazioni sono indotte con lieviti selezionati, le temperature controllate, si cerca di non stressare filtrando troppo il vino e si tende a “giocare” con le riduzioni, tutto questo per ottenere dei vini che possano essere sia rappresentativi del varietale e del territorio. Anche il legno è ben dosato e gli affinamenti in questo contenitore non sono mai lunghi, preferendo il riposo in bottiglia. Solitamente i vini bianchi vengono imbottigliati tra febbraio e marzo dell’anno successivo alla vendemmia, mentre i rossi ad ottobre/novembre.

Parlando della storia aziendale scopriamo che Enio Ottaviani è nata dalla passione per il mondo del vino dei quattro cugini eredi Ottaviani, che hanno ripreso ed ampliato un’attività che nonno Enio portava avanti come commerciante ed imbottigliatore (in quel caso senza vigneti). Dopo l’esperienza del servizio militare in Alto Adige di Davide, il cugino maggiore, e l’incremento della passione per questo mondo si è deciso di ripartire con la professione che aveva caratterizzato la famiglia, questa volta, però, cominciando dall’acquisto di una vecchia cantina, nel 2007, con alcuni appezzamenti vitati. Un inizio in salita assieme al fratello Massimo e ai cugini Milena e Marco, che si occupano rispettivamente di logistica ed amministrazione, che ha visto l’affermazione in poco più di un decennio di questa azienda, diventata uno dei punti di riferimento della Riviera Romagnola.

Un’azienda che si può definire “bianchista” dove le bottiglie prodotte sono circa centocinquantamila (di cui quasi il 10% di Rebola), con una bollicina Metodo Martinotti a base Chardonnay; uvaggio di Chardonnay, Sauvignon Blanc, Pagadebit chiamato “Clemente Primo”; “Mada”, unico bianco a base Chardonnay che per una parte fermenta ed affina un periodo in legno; il PagadebitStrati”. In una terra ed azienda che promuove i vini bianchi, troviamo anche alcuni rossi, quali: il SangioveseDado” e “Caciara”, con quest’ultimo che affina in botti grandi per sei/sette mesi; “928” un Rosso Rubicone blend di Sangiovese e Cabernet Sauvignon che, con la vendemmia 2023, sarà a base della seconda uva in purezza; un Merlot che affina in botte grande ed infine “Sole Rosso”, una Riserva di Sangiovese 100%, che affina in cemento e in botte grande per circa otto/dieci mesi.

Prima di spostarci a degustare i vini Enio Ottaviani in bottiglia, un piccolo furto dalla cantina, di Chardonnay 2022 prossimo all’imbottigliamento, per godere dei suoi sentori tropicali, agrumati, con alcune note officinali ed erbacee oltre e un affinamento del 10% della massa in legno, molto ben integrata. Un’anticipazione al palato, che caratterizza tutti i vini dell’azienda, ricchi in freschezza, mineralità, buona sapidità e in questo caso buon corpo e persistenza.

Ci spostiamo all’interno del ristorante, aperto nel 2019, ed iniziamo la degustazione dalla Rebola Enio Ottaviani 2022, affinata in sole vasche di cemento (come nel caso dei successivi assaggi), un vino dal carattere semi-aromatico che esprime note tropicali, agrumate, spunti balsamici, per un palato verticale, fresco, con una buona spalla acida, mineralità e discfreta sapidità.

Continuiamo in bianco con il Pagadebit, “Strati”, 2021 e 2020; il primo un po’ più timido al naso, con note di frutta bianca matura, ricordi di salvia ed erbe aromatiche, spunto di miele, e un leggero tocco di idrocarburo, che si carica nel secondo calice. Al palato si mantiene fresco con una discreta struttura, un po’ inferiore nel secondo vino (perdendo anche mezzo grado alcol), buona mineralità e sapidità, oltre alla caratteristica pulizia e verticalità.

Il pranzo e la compagnia si avvicinano, ma ci resta il tempo per concludere con il “Clemente Primo” 2021, nome dedicato al paese di San Clemente, che secondo la storia è stato uno dei primi papi ad aver abdicato (per cause di forza maggiore). Tralasciando gli aspetti storici ci concentriamo sul vino, blend di Sauvignon Blanc, Riesling e Bombino, varietà vinificate in maniera separata per poi essere unite in questo assemblaggio. Al naso tocchi aromatici, con una buona frutta tropicale, frutti a pasta bianca, note di gelsomino, tocchi officinali ed erbacei e anche in questo caso ritroviamo le caratteristiche che contraddistinguono Enio Ottaviani al palato, principalmente freschezza, pulizia, mineralità, sapidità e buona persistenza.

Prima di salutare Davide e di consegnargli la maglietta 254 due chiacchiere sulle idee future che puntano a sperimentare qualche fermentazione spontanea, o con pied de cuve, cercando di produrre vini ancora più sostenibili e con meno impatto possibile; l’idea di produrre un vino dolce (a base di Pagadebit) ed infine la sua grande sfida (sfida di quasi ogni produttore) produrre un Pinot Nero; “per ora ho prodotto dell’ottimo aceto di Pinot Nero”.

Dopo una lunga chiacchierata e qualche assaggio è il momento di banchettare in compagnia nella bella cornice dei Colli Romagnoli, con vista vigneti e brezza marina che stempera il caldo. Il ristorante adotta una formula che vede una degustazione dei vini a scelta, accompagnati da salumi, formaggi, giardiniera e le focacce farcite fatte in casa.

Sicuramente ci sarà l’occasione di approfondire al meglio questo territorio, negli anni famoso per gli aspetti ricreativi e balneari, ma molto interessante anche dal punto di vista vitivinicolo.

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