Gigi Ravarini, piccolissimo produttore di Spumanti e Franciacorta a Monticelli Brusati (Brescia)

Gigi Ravarini, una visita all’interno di questa realtà, dalla cantina minimale, ai vigneti, all’assaggio dei vini prodotti

04 Ottobre 2025

Gigi RavariniCambiamo zona e raggiungiamo il paese di Monticelli Brusati, nella zona centrale della Franciacorta, a pochi passi dal Lago d’Iseo, dove si trova la piccola realtà di Gianluigi Gigi Ravarini.

Gigi negli anni si è cimentato nei lavori più disparati, dall’autista, all’operaio, fino ad arrivare a lavorare per una delle più note cantine della Franciacorta, nel 2000, grazie anche alla passione per il mondo del vino. Una passione trasmessa dalla sua famiglia e, in particolare dal papà Bortolo Ravarini, per tutti Piero, il quale, nato come mezzadro e di professione infermiere per trent’anni, aveva l’hobby della coltivazione della terra e della vigna in particolare, acquistando circa un ettaro e mezzo vitato nel 1998, con lo scopo di conferirne i frutti e fare il vino per sé e per qualche amico.
Visto il DNA di famiglia e la sua voglia di cimentarsi in qualcosa di proprio, Gigi, senza grandi esperienze, si è tuffato nel mondo della viticoltura, iniziando a condurre i terreni di papà e qualche piccola altra vigna, pur mantenendosi con qualche altro lavoretto, prima di andare a regime. Vigne che, come vedremo, negli anni sono aumentate, per la stragrande maggioranza risultato del recupero da parte di Gigi in prima persona, di quelli che erano vigneti abbandonati, di mille, duemila o tremila metri, ormai presi d’assalto dalla natura, che li aveva trasformati in roveti.

Gigi RavariniAssieme a Gigi andiamo a scoprire quella che è la sua piccola cantina, ricavata al piano inferiore dell’abitazione di famiglia, un ambiente limitato, ma con tutto il necessario per produrre e stoccare le sue bottiglie. Qui troviamo vasche in acciaio di medio e piccolo formato, necessarie per far fermentare il mosto fiore ottenuto dalla pressatura delle uve, raccolte esclusivamente a mano, di mattina.
Le fermentazioni partono in maniera spontanea, in un ambiente ormai contaminato di lieviti, effettuando di media due travasi delle varie masse, che vengono lavorate tendenzialmente per vigneto e, in seguito, assemblate per varietà. Ad oggi si lavora il Pinot Nero, Pinot Meunier, Chardonnay e alcune varietà a bacca rossa quali: Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Carmenere, per la produzione sia di una referenza in bottiglia, sia per non interrompere la tradizione della vendita del vino sfuso, cominciata da papà, essendoci ancora diversi clienti, diventati amici negli anni, che lo richiedono. A fine cantina si può trovare lo stoccaggio delle bottiglie di vino che riposano al buio, affinando sui lieviti.

Gigi RavariniLe bottiglie prodotte da Gigi Ravarini sono circa dieci/quindici mila per anno, divise in quattro etichette: i due Metodo Classico, che sostano almeno trenta mesi sui lieviti, a base rispettivamente Pinot Nero e Pinot Meunier, l’Ancestrale, prodotto dal 2020, frutto del mix della seconda pressatura delle uve delle medesime varietà, con l’aggiunta di Chardonnay e il rosso a base Cabernet Sauvignon, Franc e Carmenere.
Gigi RavariniNel corso degli anni è stato prodotto anche uno Metodo Classico a base Chardonnay in purezza, un vino che si è poi abbandonato, al fine di concentrarsi su una proposta più unica, che potesse far differenziare l’azienda, in un territorio dove tutti producono bollicine con questa varietà. Viste le numerose richieste e l’ottima qualità dell’uva raccolta nella vendemmia 2025, sarà molto probabilmente reinserita questa referenza nel corso dei prossimi anni.
In realtà, tra lo stock di cantina, sono presenti alcune centinaia di bottiglie di uno Chardonnay del 2006, ancora da sboccare, le quali verranno proposte nel 2026, in un’edizione limitata, per celebrarne il decennale di produzione.

Piccola curiosità è che l’unico vino che potrebbe essere denominato Franciacorta sarebbe il Pinot Nero, ma, seppur Gigi ogni anno provi a svolgere tutto l’iter per la rivendicazione, questo viene puntualmente bocciato dalla commissione.

Per quanto riguarda i Metodo Classico, l’imbottigliamento e tiraggio avviene nel mese di luglio, precedentemente alla vendemmia, con la sola aggiunta di lieviti e zucchero.
Gigi RavariniDopo l’affinamento in bottiglia, sia le bottiglie di Metodo Classico che l’Ancestrale vengono prima posizionate in un macchinario che tramite il suo movimento rotatorio spacca letteralmente i residui, quali mannoproteine e tartrati che si formano all’interno del vino, per poi essere portate in punta manualmente, per mezzo delle pupitre, e sboccate à la volée, evitando lo shock termico della glaciazione del collo della bottiglia. Per la colmatura si utilizza lo stesso vino, senza alcuna liqueur e senza aggiungere solforosa.
Con il tempo e con la pazienza il vino si sistema da solo”.

I processi di cantina non sono seguiti da enologi esterni e lo stesso vale per la conduzione della vigna, gestita da Gigi in prima persona, senza l’aiuto di altre persone, se non per il periodo della vendemmia. Lo spunto di crescita più grande deriva dal confronto con gli altri colleghi produttori, allineati in una determinata filosofia produttiva.

Per parlare di vigna prendiamo l’auto e andiamo a toccare con mano alcuni degli appezzamenti che conduce Gigi Ravarini, disposti su cinque ettari circa, tutti estremamente frazionati, tra proprietà e la maggior parte in affitto o concessione.
Gigi RavariniCome anticipato, molti dei vigneti sono stati recuperati da un imboschimento totale che li avrebbe destinati alla scomparsa, facendo un grande lavoro di recupero e reimpianto, con varietà che abbiamo già visto essere Pinot Nero, Pinot Meunier e Chardonnay. La spiegazione del perché troviamo il Pinot Meunier è molto semplice: durante il rifacimento di una vigna Gigi ha acquistato alcune barbatelle vendute come Pinot Nero, appurando, però, negli anni, che fossero state sostituite con il Meunier. Una sorta di sfortuna iniziale che è diventata negli anni un carattere distintivo di questa realtà nel mondo delle bollicine Metodo Classico, investendo sempre più su questa varietà, con nuovi impianti vitati.

La pecora nera è diventata il cavallo di battaglia”.

Oltre a queste varietà sono presenti quelle già citate a bacca rossa, che un tempo prevalevano in questa zona, tant’è che a circondare la casa di Gigi a Foina, fino agli anni ’80 erano presenti centinaia di vigneti, a pergola, con varietà specialmente autoctone quali Maiolina, Brugnera, Sebina, Valcamonega, oltre alla Spergola Bianca e molte altre.

Gigi RavariniUna prima tappa ci porta in una sorta di collina ad anfiteatro dove troviamo la vecchia vigna di papà, dove è stato espiantato il Merlot nella parte più bassa, a favore del Pinot Meunier e, a salire, Cabernet e Chardonnay. Qui si trova un terreno argilloso, con un sottofondo molto roccioso, a base di roccia calcarea, incontrando una cava estrattiva a poche decine di metri di distanza. Il bosco aiuta a proteggere la vigna e si può godere di una costante ventilazione, in un microclima che vede come protagonisti inverni miti ed estati più fresche rispetto alla media.
Gigi RavariniUn secondo macro-appezzamento, dopo averne scrutati una decina di molto piccoli e piantati nelle zone più disparate, a bordo delle stradine che collegano le varie case o, a volte località, si trova in un’altra collina, ad una manciata di chilometri di distanza. Qui è presente il famoso vigneto di Pinot Meunier, piantato per errore, in un terreno caratterizzato da argille più rosse e ricche di ferro, pur mantenendo la roccia calcarea nel sottosuolo, con qualche sasso affiorante. Da questa vigna si effettua la selezione massale per popolare altri appezzamenti di tale varietà.

Gigi RavariniConcludiamo il tour con la vigna più alta, dove a farla da padrone è il Pinot Nero, le cui radici affondano in un terreno magro e povero, caratterizzato da una roccia calcarea scura che assomiglia alla ponca friulana, molto dura, ma al contempo molto friabile. Questa zona è definita “Palanca”, poiché nel corso degli anni vi crescevano vigne molto rigogliose che producevano grappoli ricchi e generosi in termini di grado zuccherino, così da poter essere venduti a buon prezzo. Ci troviamo a trecentocinquanta metri sul livello del mare praticamente ai piedi della Val Camonica, al confine nord della Franciacorta e dalla parte opposta rispetto al Lago d’Iseo.

Gigi RavariniI trattamenti seguono il disciplinare biologico, dato che l’azienda è certificata, pur non essendo una peculiarità che si vuole sottolineare. Si utilizzano, pertanto, solo rame, zolfo e piretro, lavorando il sottofila della vigna con una zappatura autunnale, scalzo e rincalzo sia in autunno che in primavera. Tra un filare e l’altro si mantiene un costante inerbimento, lasciando crescere l’erba anche abbastanza alta prima dello sfalcio, così da mantenere un buon popolamento di insetti e altri animali favorevoli all’ecosistema, oltre ad aver imparato che l’erba alta può essere un deterrente per non far raggiungere alla peronospora le foglie della vigna. Una conduzione definita “semplice”, limitandosi alle competenze acquisite negli anni, senza cimentarsi in sperimentazioni che potenzialmente potrebbero essere dannose.

Gigi Ravarini produce vini dalle sole vigne che cura e gestisce, senza mai acquistare uva, anche in annate difficili come la 2024, quando la grandine ha portato via il 70% della produzione.

Gigi RavariniTornati alla base, ci concentriamo sugli assaggi dei vini, in una delle stanze della casa di Gigi, cominciando con l’Ancestrale 2022, un Vino Spumante di Qualità imbottigliato quando il mosto non ha ancora finito di fermentare (solitamente a venti/ventidue gradi babo), il quale è rimasto sui lieviti per diciotto mesi, prima della sboccatura à la volée. In quest’annata non rappresenta a pieno la volontà del produttore, avendo un grado zuccherino troppo alto rispetto al solito e categorizzandosi come Brut, con otto grammi di residuo zuccherino.
Vino che si presenta al naso con note di albicocca molto matura, agrume maturo, frutta secca, sentori tostati e una volatile che fa da contorno, ma non infastidisce, per un sorso dalla bolla abbastanza fine, con una discreta acidità, sapido, abbastanza minerale, tondo e con una discreta persistenza.

Gigi RavariniIl secondo vino è il Pinot Meunier in purezza, vendemmia 2020 e sboccatura 2024, il quale regala note più delicate, di mela matura, mela cotogna, sentori di pane, pasticceria, fieno, miele, amaretto. In bocca entra con una maggiore acidità e finezza, con una bolla precisa, discreta mineralità, buona sapidità e persistenza.

Concludiamo con il Pinot Nero, della stessa annata 2020 e sboccatura 2024, che si presenta al naso con sentori più freschi e balsamici, di mentuccia, erbe aromatiche, origano, ma anche confetto, note salmastre, un tocco tostato e un filo di ossidazione. In bocca è più preciso, verticale, con una bolla fine, buona acidità, discreta mineralità, buona sapidità e persistenza.

Gigi RavariniUna peculiarità che si trova nel retro-etichetta delle bottiglie di Gigi Ravarini è che ci sono scritti tutti “gli ingredienti” presenti nel vino, senza mascherare o omettere nessuna delle aggiunte o nessuno dei valori che compongono il prodotto finale.

Gigi RavariniUn ringraziamento speciale a Gigi Ravarini per aver aperto le porte della sua piccola realtà, che conduce in prima persona con un grande amore e passione. Per lui maglietta numero 416.

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