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domenica, 29 gennaio, 2023

Con Marco e Davide di Lammidia a Villa Celliera (Pescara)

Lammidia, assieme a Marco e Davide tra le strade impervie dell’Abruzzo per scoprire dove è nata e dove si trova il cuore pulsante dell’azienda

16 Agosto 2022

Dopo un sali e scendi tra le impervie strade asfaltate e sterrate dell’Abruzzo, si arriva a Villa Celiera in Contrada Vagnola, dove sorge il cuore pulsante di Lammidia.

LammidiaUn punto strategico, con vista su tutta la vallata, dove si trova la casa natale del papà e della nonna di uno dei due protagonisti principali dell’azienda: Davide. Lammidia è un progetto nato dalla passione e da un garage, assieme all’aiuto di Marco, un amico che ha creduto nel creare una nuova realtà vitivinicola con lo scopo di produrre vino in maniera meno impattante e più naturale possibile.

LammidiaEntrambi provenienti da altri mondi professionali, il primo innamoramento nei confronti del vino, durante il Vinitaly di ormai quasi vent’anni fa. L’apertura verso i vini naturali nel 2007 partecipando ad una delle prime fiere specializzate, così da approfondire questi stili e far scattare la scintilla del voler provare a far vino. Nessuna base famigliare e nessuna esperienza precedente ma la voglia di provare a seguire la passione ha fatto decidere Davide a licenziarsi dal suo lavoro di consulente a Milano e tornare a Pescara. La casa di famiglia è diventata l’head quater, o più semplicemente il banco di prova, delle prime vinificazioni con uve acquistate da altre aziende e vini per lo più venduti o regalati a qualche amico e conoscente.

LammidiaL’anno di partenza ufficiale di Lammidia è stato il 2014, con l’affitto di alcune vigne per poi riuscire nel corso degli anni successivi ad acquistare gli appezzamenti, che oggi sono diventati cinque ettari e mezzo a pochi chilometri dall’azienda, in un terreno più argilloso, mezzo ettaro a Pescara, più sabbioso del precedente, un ettaro con piante di più di cinquant’anni ad Ofena, con sottosuolo argilloso calcareo e tremila metri a corpo, tra argilla, roccia e calcare. Quest’ultimo è una sorta di vigneto sperimentale, piantato in autonomia, senza pali, con un costante inerbimento e per alcuni anni mai trattato, così da poterne toccare con mano gli effetti sulla pianta e sul suo frutto finale. Considerando che è stato piantato nove anni fa, il primo raccolto lo si è ottenuto nel 2020.

I trattamenti in vigneto sono effettuati con rame e zolfo, si applica un sovescio con favino, senape, graminacee e solo nei vigneti più giovani si lavora, a malincuore, la terra.

LammidiaLa cantina si può definire “diffusa”, formata da alcune stanze che contengono i vasi vinari per le vinificazioni ed affinamenti, con una prevalenza di cemento, ma anche legno di medio grande formato e una struttura dedicata alle anfore interrate (contenitore introdotto nel 2011). LammidiaLa diraspatura delle uve viene fatta per una parte a mano e le fermentazioni tutte spontanee, senza mai aggiungere solforosa in nessuno dei processi. Una mattina di fermentazioni e di rotture di cappello più che a mano con tutto il corpo, con Marco che si immerge nelle vasche di cemento per movimentare le uve a bacca rossa e riemergere intriso di mosto.

LammidiaCon Davide ci dedichiamo all’assaggio di una delle etichette prodotte da Lammidia: “Paparazza”, un blend di Trebbiano, Pecorino, Traminer, Moscato, che viene fatto rifermentare con un 10% del mosto di Trebbiano. Toccasana che spezza il caldo cocente, con i suoi sentori di agrume, cedro, noce moscata, pepe bianco, camomilla, salvia e una buona acidità, mineralità, bolla abbastanza fine e discreta persistenza. Il suo nome richiama la storia della cinematografia abruzzese ed in particolar modo una citazione di Ennio Flaiano, sceneggiatore del film “La Dolce Vita”, che ribattezzò le macchine fotografiche con il nome abruzzese delle vongole, le “paparazze”, per l’appunto. Da qui il temine paparazzi! L’etichetta fa ben capire il concetto, con un obiettivo, contenuto in una vongola.

LammidiaDa sottolineare come in una prima fase le bottiglie erano dedicate agli amici e, non avendo una direzione su come etichettarle, lo spunto di sporcarsi la mano con della vernice per dare un simbolo e un volto ai primi prodotti. Da li un’evoluzione con diversi simboli che vestono le più di trenta etichette prodotte dall’azienda, sperimentando di anno in anno nuovi vini, pur mantenendo uno zoccolo duro su alcune referenze. Per quanto riguarda il nome Lammidia è stato ripreso il nome in dialetto abruzzese de “La’mmidia”, che significa malocchio o invidia. La prima volta in cui è stato fatto il vino la fermentazione non partiva e nonna Antonia, come da tradizione delle anziane del posto, ha aiutato i due ragazzi con un’antica pratica fatta di acqua, olio e formule magiche per liberarli da quella condizione. Sul SITO dell’azienda un video spiega le caratteristiche del rito!

Le bottiglie ad oggi sono circa settantamila per anno e si producono anche alcuni “vini botanici”: vermouth secchi e frizzanti a base di genziana, zafferano, coriandolo, oltre a verbena, artemisia, salvia scalea ed infine il sidro, dal 2020.

LammidiaTornando a parlare di vino ed etichette, si possono mettere in luce le più emblematiche della gamma quali “Bianchetto”, Trebbiano base, “Rosh”, Montepulciano con un 10% di Trebbiano, “Rosso Carbo”, Montepulciano da macerazione carbonica (“ci hanno presi per matti nel 2010 quando abbiamo iniziato a produrlo”), “Frekt”, Pecorino, Rosso e Bianco Anfora, Pinot Nero, Panda, a base di Montepulciano e Moscato, Montonico (“Moontonic”), da uve omonime, “Miscela”, blend di tutti i vini prodotti quell’anno. A completare la gamma un vino dolce che è il “Kott”, una sola barrique per anno di media, prodotta con “Metodo Abruzzese”: “metà mosto di Montepulciano Rosato viene fatto fermentare e un’altra metà inserito in un calderone a cuocere, dalle dieci di mattina, mentre solitamente mangiamo e facciamo festa con qualche amico. Da cento litri ne rimangono quindici, che vengono inseriti nel mosto fermentato e, dopo l’affinamento in barrique, metà del blend viene messo in bottiglia”.

Lammidia conta anche una seconda base a Pescara, in un magazzino/hangar, nel quale vengono vinificate alcune uve, con tecniche più moderne e strumenti in sostituzione alla quasi totale manualità che avviene in cantina, principalmente provenienti dai vigneti limitrofi a quella zona, sia di proprietà sia di e per conto di alcuni amici viticoltori.

Tra un calice e l’altro di Paparazza un’altra chicca dell’azienda sono i pomodori dell’orto dello zio, sia rossi sia gialli che, con un po’ di sale, olio e basilico fresco sono un perfetto spuntino per recuperare le energie.

LammidiaGrazie ai ragazzi di Lammidia che meritano le magliette 181 e 182!

 

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