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martedì, 16 Luglio, 2024

Cantina Moscone, con la quarta generazione Marco Moscone, La Morra (Cuneo)

Cantina Moscone, una realtà famigliare ai piedi di La Morra, raccontata dalla quarta generazione Marco Moscone

30 Aprile 2023

Nella nuova Cantina Moscone assieme a Marco Moscone, quarta generazione della famiglia che dal 1877 produce vini nelle Langhe ed oggi anche nel Roero.

Un tempo bisnonno Giacinto iniziò a fare i primi investimenti nella cantina situata a Monforte, per la vinificazione di alcuni vini, completamento dell’attività che comprendeva anche seminativi ed alcuni capi di bestiame. Un mestiere che nonno Angelo ha ereditato, piantando più vigneti, principalmente di Barbera prima e Nebbiolo successivamente. Nel 1958 la famiglia è diventata una delle fondatrici della cantina sociale Terre del Barolo in cui vinificare il Barolo dove, assieme ad altri produttori, si conferivano le uve, fino al 2003, anno in cui iniziò ufficialmente il progetto della cantina che porta il nome di famiglia. Oggi troviamo la terza generazione composta da papà Giacinto, assieme ai suoi fratelli Mariano e Livio, ma anche la quarta generazione con Marco, che si occupa della parte enologica (diplomato e laureato alla scuola di Alba) e la cugina Sara incaricata delle operazioni commerciali e di accoglienza. Dallo scorso anno Cantina Moscone ha trovato una nuova sede, ai piedi di La Morra, cogliendo anche l’occasione per effettuare alcuni investimenti in nuove attrezzature, botti e una nuova linea per la pigia-diraspatura.

La scoperta di questa realtà parte nell’ambiente più vicino a Marco, la cantina di vinificazione dove troviamo la pressa, e un tavolo vibrante per la diraspatura, effettuata per scuotimento. Gli acini a bacca rossa ancora interi vengono inseriti nelle vasche di acciaio tramite una pompa per poi restare a contatto e iniziare il processo di fermentazione con lieviti dedicati. Durante questo processo si effettuano diversi rimontaggi, di mattina, pomeriggio e notte, così da estrarre quanto più possibile offre l’uva.

Dallo scorso anno si utilizzando per fermentazione ed affinamento due tini troncoconici da cinquanta ettolitri per il Cru di Barolo proveniente da Bussia. In cantina sono presenti anche tonneau e barrique di primo passaggio, non tostate, per l’affinamento della Barbera e di uno Chardonnay “ancora in fase sperimentale”.

Come anticipato Cantina Moscone possiede alcuni appezzamenti sia nella zona delle Langhe sia in Barolo, per un totale di circa diciotto ettari ed è estremamente affascinante vedere come cambiano i due substrati, racchiusi in due teche poste nella sala riunioni aziendale. Nelle Langhe si nota una ricca parte di scheletro con una componente limosa e una minima parte di argilla; mentre il terreno del Roero è prevalentemente limoso e sabbioso, anche in questo caso con poca argilla. Questo va ad impattare sui vini che si ottengono evidenziando rispettivamente le parti più strutturate, tanniche e ricche di polifenoli nel primo caso e la beva, con una struttura inferiore nel secondo territorio. Gli appezzamenti principali si trovano a Monforte, nella frazione di Roddoli e a Bussia, con vigneti che contano anche più di cinquant’anni, come nel caso del Dolcetto.

Nel 2016 e 2022 è stato piantato un ettaro e mezzo di Nebbiolo di un particolare clone atto a spumante, con cui si è prodotto il primo Metodo Classico, fortemente voluto da Marco, con le uve della vendemmia 2018. Circa duemilatrecento bottiglie sboccate dopo una sosta sui lieviti di ventiquattro mesi. Produzione che è diventata di seimila seicento con la vendemmia 2022, in riposo sui lieviti per almeno trenta mesi.

Cantina Moscone non ha particolari certificazioni ma la condizione può essere definita integrata, utilizzando prodotti BIO e non, cercando di ridurre quanto più possibile l’inquinamento. Da qualche anno è stato introdotto l’utilizzo di droni in vigna per monitorare l’andamento vegetativo della pianta, oltre al possibile stress idrico e la sanità dei vigneti. Un sistema che vede una telecamera multispettrale incaricata del monitoraggio delle zone vitate; in tre minuti si riesce ad avere una mappatura di un ettaro ed essendo che la batteria del mezzo dura circa trentacinque minuti si riescono a scansionare dieci/dodici ettari con un solo volo. Una passione di Marco che lo sta portando ad informarsi sulla possibilità di effettuare i trattamenti con gli stessi mezzi, così da ridurre sempre di più anche l’impatto dei trattori all’interno delle vigne.

La nuova generazione ha portato anche un’innovazione rispetto alle etichette dei vini, che precedentemente erano divise in una retro ed una fronte, raffigurante lo stemma storico di famiglia; oggi diventata un’unica fascia che ricopre quasi tutta la bottiglia, dallo stile più snello e giovanile. È stato anche inserito un QR code al fine di poter accedere alla visualizzazione dei materiali utilizzati, oltre alla corretta modalità del loro smaltimento e a tendere gli ingredienti e caratteristiche nutrizionali.

Le bottiglie sono circa ottantacinque mila, arrivate alle novanta mila con la vendemmia 2022 e a tendere si avvicineranno alle centomila, grazie ad alcune nuove acquisizioni di terreno. Ogni vino è dedicato ad un componente della famiglia: Langhe Chardonnay a Livio Moscone (papà di Sara), Roero Chardonnay a Silvana (mamma di Marco), lo spumante “Giovane Ribelle” a Marco, il Dolcetto a nonna Carla, la Barbera a Silvana (mamma di Sara), il Nebbiolo al papà di Marco, Giacinto, il Barolo classico allo zio Mariano ed infine il Cru di Barolo Bussia a nonno Angelo.

Tornando alla sala degustazioni non potevamo non assaggiare il vino che più rappresenta Marco, il 100% Nebbiolo Metodo Classico Brut, sette grammi zucchero, che riposa ventiquattro mesi sui lieviti. Un vino dai sentori di piccoli frutti rossi, caratteristici del Nebbiolo, leggera nota agrumata, sasso bagnato, tenue spunto di pasticceria. La bolla è fina, diretto, dalla buona mineralità, spalla acida e buona persistenza.

Passiamo al Cru di Barolo, annata 2016, vestito ancora con la vecchia etichetta (quella nuova sarà indossata nel 2017). Ultimo vino prodotto nella vecchia azienda di Monforte d’Alba, affinato ventiquattro mesi in botte grande da cinquanta ettolitri presenta al naso note di frutti rossi maturi, arancia sanguinella, pepe bianco, note ematiche, leggere note terrose, spunti sottobosco, tabacco dolce e un tocco di tostato. In bocca entra fresco, con una buona spalla acida, delicato, buona sapidità, persistente, verticale e un tannino delicato ben integrato.

Per il futuro è previsto un aumento del numero di bottiglie, che tenderanno alle centomila, oltre al già anticipato utilizzo dei droni per la gestione della vigna. Già presenti alcuni punti per caricare auto e macchine elettriche, facilmente prenotabili con un’applicazione.

Prima dei saluti uno sguardo alla vigna didattica subito fuori dalla cantina con tre filari, rispettivamente di Nebbiolo, Barbera e Chardonnay, così da far toccare ai visitatori le principali differenze tra le varietà.

Per Marco maglietta numero 240!

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