A Passopisciaro, per scoprire la realtà fondata da Andrea Franchetti, in compagnia di Gessica che si occupa di visite ed accoglienza
03 Settembre 2025
Primo pomeriggio a sud del paese di Passopisciaro, mantenendoci sul versante nord dell’Etna, per scoprire i vini dell’azienda che prende il nome da questa località, Passopisciaro Srl.
In compagnia di Gessica, che si occupa delle visite e dell’accoglienza, scaviamo nella storia di questa azienda e nella persona di Andrea Franchetti, che l’ha fondata a partire dal 2000.
Andrea, di origine italo-americana ha passato una prima parte della sua vita importando vino, per lo più italiano, oltreoceano, appassionandosi di questo mondo e cercando di frequentare il più possibile l’ambiente, conoscendo numerose cantine in Italia, ma anche in Francia, con una propensione per gli Château di Bordeaux. Nel 1995 la decisione di dedicare la seconda parte della sua vita all’attività produttiva, innamorato della Val d’Orcia, dove ha fondato la prima azienda vitivinicola, denominata Tenuta di Trinoro. La sua idea era quella di produrre vini da vitigni internazionali, quali il Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Petit Verdot, iniziando così la sua attività di produttore, mescolandola alla sua passione per il territorio bordolese e continuando a seguire anche le importazioni negli Stati Uniti.
Soli cinque anni più tardi funesto è stato l’amore per l’Etna e per le sue terre, individuando un primo appezzamento a Passopisciaro, dove era presente un vecchio palmento del 1860, abbandonato nel 1947.
Quest’area precisamente prende il nome di Contrada Guardiola, poiché un tempo, grazie alla sua altitudine, dominava una vasta area, dando la possibilità, durante la Seconda Guerra Mondiale, di tenere sotto controllo le vicine località di Castiglione di Sicilia, Solicchiata, Passopisciaro, Malvagna e Moio.
Così, è nato un nuovo progetto che ha visto l’alternarsi del recupero dei vecchi terrazzamenti, popolati da piante centenarie, per lo più di Nerello Mascalese, e la creazione di nuovi impianti dal volto internazionale. La sua propensione per queste varietà ha visto come protagoniste lo Chardonnay, il Petit Verdot e il Cesanese d’Affile, in una sorta di gioco tra il suolo e il microclima che caratterizzano i vini prodotti da un’anima etnea.
Un lavoro che ha visto come protagonista la sperimentazione dal volto internazionale, ma anche un grande attaccamento a queste terre che, seppur non fossero quelle delle sue origini, si son volute promuovere e comunicare al meglio. L’esempio più palese è stato quello della creazione dell’evento inerente alle Contrade dell’Etna, nel 2007, riportando così alla luce un concetto di divisione territoriale e differenza nei vini prodotti da ogni micro-territorio, che si stava perdendo, ma che oggi è diventato sempre più attuale, anche grazie alle intuizioni di Andrea Franchetti.
In un connubio di rappresentanza di sé stesso e delle sue passioni legate al mondo del vino, alternate alla volontà di far crescere il territorio dell’Etna il lascito di Andrea Franchetti è quello di un’azienda consolidata che oggi conta ventotto ettari vitati. Le varietà sono già state parzialmente citate, ma possiamo sottolineare l’alternanza di vecchie vigne di Nerello Mascalese, di un’età compresa tra gli ottanta e i centotrent’anni, oltre ad impianti che ora hanno venti/venticinque anni di Chardonnay, Petit Verdot e Cesanese d’Affile, per cui si è scelto di creare impianti ad alta densità, con dodicimilatrecento piante per ettaro allevate a doppio guyot.
Le varietà internazionali e il Cesanese sono allevate nel corpo principale dell’azienda, che si trova tra gli ottocento e gli ottocentocinquanta metri e, principalmente per queste piante, si sceglie di non avere più di cinque, otto grappoli, effettuando una vendemmia verde direttamente in vigna, oltre ad una selezione pre-vendemmia.
Qui troviamo quattro ettari e mezzo di Chardonnay, un ettaro e mezzo tra Petit Verdot e Cesanese d’Affile e sette ettari di Nerello Mascalese, mentre gli altri vigneti di Nerello Mascalese si trovano tra i cinquecento e i mille metri d’altitudine, ad una distanza massima di sette chilometri della cantina, nelle contrade: Chiappamacine, Porcaria, Guardiola, Sciaranuova e Rampante (in ordine di altitudine). Infine, sono presenti altri due impianti di Chardonnay anche a Passo Chianche e Montedolce.
Piccola anteprima: è stato acquistato anche un appezzamento di un ettaro sul versante est, a Milo, per la produzione di un nuovo vino bianco Etna Superiore a base Carricante.
Parlando di conduzione della vigna, da quest’anno l’azienda Passopisciaro è certificata Bio, grazie anche all’ingresso in questa realtà della nuova generazione rappresentata dai figli di Andrea, Benjamin e Giordano, i quali si occupano sia delle tenute vitivinicole, ma portano avanti anche altri progetti personali, rispettivamente nell’agricoltura idroponica e nella coltivazione di grani antichi.
Fin da subito si sono cercati di limitare i prodotti chimici, eliminati totalmente con la conversione al Bio, e grazie al favorevole e ventilato territorio etneo, protetto dai Monti Nebrodi e i suoi terreni estremamente drenanti, non sono necessari grossi interventi in vigna, a parte in annate sfavorevoli come la 2023, a causa della peronospora.
Dando uno sguardo alla cantina, si può notare come questa sia ricavata mantenendo una parte della struttura originaria del vecchio palmento, allargandone gli ambienti al fine di posizionare tutte le attrezzature per le vinificazioni.
Una prima area rimane quella della ricezione delle uve, dove si trova anche l’ufficio dell’enologo e qualche foto rappresentativa dell’azienda e del territorio. Emblematica un’immagine di alcuni contadini del posto radunati per pregare che la lava si fermasse, durante l’eruzione del 1947.
Tutti vini, ad eccezione di uno, svolgono la fermentazione alcolica in acciaio, previa un’accurata selezione delle uve e la loro diraspatura. Tendenzialmente vengono svolti travasi bimestrali movimentando il vino solo in luna calante; luna che si segue anche negli imbottigliamenti, che solitamente avvengono tra marzo ed aprile, sempre in calar di luna. L’unico vino a non fermentare in acciaio è uno dei due Chardonnay, il quale fermenta in botti di rovere, per proseguire il suo affinamento sempre in legno.
Il legno utilizzato è di diversi formati e tipologie, scegliendo il rovere austriaco e di slavonia per le botti grandi, mentre il francese per le barrique, utilizzate solo per l’affinamento del Petit Verdot e per il Cesanese.
Oltre al legno e all’acciaio si utilizzano vasche in cemento, posizionate in una nuova area creata appositamente per rendere più semplice le movimentazioni e incrementare parzialmente la produzione.
Da sottolineare che tutti i vini di contrada a base Nerello Mascalese svolgono lo stesso processo di vinificazione ed affinamento, al fine di poter portare in bottiglia le diversità di ogni territorio. Dopo la fermentazione in acciaio l’affinamento viene svolto tra rovere e cemento vetrificato per un periodo di diciotto mesi, per riposare qualche altro mese in bottiglia prima della commercializzazione.
L’azienda Passopisciaro oggi si attesta su una produzione di circa centomila bottiglie per anno che si dividono in nove etichette: “Passobianco”, Chardonnay affinato per dieci mesi tra botti grandi e cemento; “Contrada PC”, il secondo Chardonnay, con uve di Contrada Passochianche, fermentate in rovere e affinamento in botti grandi per dieci mesi; “Passorosso”, l’unico Etna DOC rosso che copre quasi metà della produzione aziendale, blend di uve provenienti da vecchie vigne che crescono in diverse contrade, affinato per diciotto mesi tra rovere e cemento e tutti i rossi con uve di Contrada, tra cui: “Contrada C”, da Contrada Chiappemacine; “Contrada P”, da Porcaria; “Contrada G”, da Contrada Guardiola; “Contrada S”, da Sciaranuova ed infine “Contarda R”, da Rampante.
La produzione dei vini rossi di Contrada è limitata ad un massimo di tremila bottiglie per referenza e tali vini non portano il nome completo delle contrade per un motivo puramente burocratico poiché alcune delle Contrade non rientrano nella zona delimitata nella DOC.
Oltre a questi un’ultima referenza è rappresentata dal “Franchetti”, blend di Petit Verdot e Cesanese d’Affile (solitamente in percentuali 70%-30%), con uve che crescono a corpo, affinato per quattro/sei mesi in barrique e dieci/dodici mesi in botti grandi.
Dopo aver scoperto la storia dell’azienda Passopisciaro, i suoi vigneti e cantina non ci resta che assaggiare qualcuno dei vini prodotti. Cominciamo la degustazione con i due Chardonnay, di cui il “Passobianco” 2020, ottenuto con uve di Montedolce e Guardiola, breve macerazione a freddo e affinamento di dieci mesi in botte grande, si presenta con note fresche di ananas, pompelmo, albicocca, cedro, mela golden, leggero confetto, sentori di tiglio, una leggera spezia e un tocco cremoso. Frutto di un’annata fresca e bilanciata entra in bocca fresco, di beva, minerale, sapido, pieno e persistente.
Passiamo al “Contarda PC”, con uve Chardonnay provenienti dal singolo appezzamento di Passochianche, ottenuto da una fermentazione in legno e successivo affinamento in botte grande per dieci mesi, di cui sei mesi sulle fecce fini, senza battonage. La sua produzione è iniziata nel 2018 e assaggiamo l’annata in commercio 2022, all’interno della quale si caricano le note tropicali, ma anche erbacee, una leggera balsamicità, un tocco aromatico di litchi, note speziate e mentolate per un vino che può riposare ancora in bottiglia per dare il meglio di sé. Pur essendo stata un’annata calda e secca, in bocca si presenta con una buona acidità e freschezza, mineralità e persistenza, da riprovare magari con qualche mese in più di affinamento in vetro.
Il mondo dei rossi si apre con il “Passorosso” 2017, una delle annate più secche e siccitose, ma con la fortuna di aver avuto un inverno ricco di neve, che ha fatto da scorta per le risorse idriche della zona. Vino che regala note di frutti rossi ben maturi, una leggera frutta sotto spirito, sottobosco, foglia bagnata, un tocco terroso, ma anche note ematiche di rabarbaro e un sottofondo balsamico. Al palato presenta una buona freschezza e acidità, per un vino minerale, sapido, con un tannino setoso e una buona persistenza.
Il secondo rosso è “Contrada C”, annata 2022, con uve provenienti dalle vigne di Chiappemacine, il quale esprime note di frutta rossa matura, melograno, lampone, ma anche note floreali e più speziate, di ginepro, pepe bianco, una costante balsamicità, sentori ematici e di mentuccia. Al palato entra fresco, sapido, con una buona spalla acida e mineralità, tannino sempre delicato e una buona persistenza.
Di questo vino ne sono state prodotte circa tremila bottiglie, da una vigna di cent’anni a cinquecentocinquanta metri d’altezza, in una Contrada che prende il suo nome dalla vecchia pietra calcarea utile alla macina del grano.
I vini di Contrada portano in etichetta la rappresentazione di una colata lavica e un grande numero, al fine di identificare ogni annata; mentre il “Franchetti”, riporta il solo cognome del produttore e il simbolo del cigno, trasmettendo l’unicità di un vino mai prodotto in queste terre.
Concludiamo con il vino meno territoriale, ma che più rappresenta la personalità del signor Franchetti. Prodotto nella sua prima annata 2005, assaggiamo il 2022, con uve 70% Petit Verdot e 30% Cesanese d’Affile, le quali fermentano in acciaio ed affinano separatamente tra barrique, cemento e botti grandi per un periodo di circa diciotto mesi. Dopo un ulteriore riposo in bottiglia si presenta con note di lampone, mirtillo, ciliegia sotto spirito, mora, frutti di bosco ma anche sentori erbacei, di china, pepe, e cioccolato fresco. Vino dal sorso fresco e morbido, di buon corpo, discreta sapidità e mineralità, con un leggero profilo amarotico, tannino molto delicato e buona persistenza.
Un vino sinonimo di internazionalità, gusto personale, spirito etneo, il quale parla ancora chiaro nel ricordo di Andrea Franchetti: “Questo è il mio vino o ti piace o non ti piace”.
Un ringraziamento a Gessica per questo tuffo nell’azienda Passopisciaro, la quale si è guadagnata la maglia numero 407!


