lunedì, 14 giugno, 2021

Pian delle Vette, una cantina all’ingresso del Parco Nazionale delle Dolomiti – Feltre (Belluno)

Pian delle Vette, dalla storia del territorio agli assaggi dei vini di montagna prodotti!

06 Febbraio 2021

Una giornata che non è delle migliori, con un cielo coperto e un’aria frizzante che a 600 metri sul livello del mare si fa sentire, ci porta alla scoperta di Pian delle Vette, una cantina che si trova all’ingresso del Parco Nazionale delle Dolomiti, precisamente in località Pren di Feltre.

Ad accoglierci è Egidio, che assieme al socio ed amico Walter ha rilevato questa azienda nel 2016, da una precedente proprietaria che voleva disfarsene.

Prima di addentrarci nella storia di Pian delle Vette, un po’ di storia del territorio in cui Egidio è nato ed è tornato in questi ultimi anni per dar sfogo alla passione per il settore enologico.

Pian delle Vette

Nel Feltrino sin dall’800 la coltivazione della vite era una delle attività principali assieme all’agricoltura, poi causa: l’emigrazione massiccia, l’avvento del fronte del primo conflitto mondiale dove si ricorda il 1917 come l’anno della fame e il successivo della fillossera nel 1942, si è perso gran parte del patrimonio viticolo.
Rimasero soltanto due focolai vitivinicoli Franzoso (paese natale di Walter) e Mugnai (paese natale di Egidio) con qualche migliaio di metri di vigna per la produzione di vino ad uso personale.
A testimonianza della presenza della vite in queste zone un aneddoto di Egidio che ci racconta aver trovato un vecchio vademecum della viticultura italiana (ristampa del 1874) durante una vacanza nelle Marche, scritto da Nane Castaldo (i Castaldi un tempo erano per definizione i gestori delle terre dei nobili).
Nella prefazione è riportato: “dalle case di Umin, primo Gennaio 1874” firmato Nane Castaldo, pseudonimo di Giovanbattista Bellati proprietario dell’omonima Villa che si trova nel paese confinante.
Oltre alla sua testimonianza si fa presto a pensare che un tempo fosse zona vocata alla viticoltura vista l’assonanza al mondo enologico di alcuni paesini confinanti, come Vignui.

Tornando ai giorni nostri, la rivalutazione della vigna è stata promossa da Veneto Agricoltura a fine del 1900, grazie ad alcuni studi ampeleografici sul territorio e stimolando 4 progetti di viticultura, 3 dei quali da persone del trevigiano che hanno creduto in questa avventura mentre 1 sola da un residente del territorio.

Pian delle Vette

Ci troviamo in un territorio morenico, dove un tempo finiva la lingua del ghiacciaio che scendeva dal Comelico, zona molto favorevole ai vini bianchi e per le basi spumante oltre ad alcune uve a bacca rossa. Il sottosuolo è caratterizzato da dolomia, massi di porfido e calcare, che infonde nei vini una ricca mineralità.
Gli impianti, di circa 15 anni, si dividono equamente con la produzione di 4 uve a bacca bianca: Chardonnay, Souvigner Gris, Muller Thurgau, Bianchetta e 4 a bacca rossa: Pinot Nero, Teroldego, Gamaret (incrocio di Gamay e Reichensteiner) e Diolinoir (incrocio di Pinot Nero e Rouge de Doilly).
Il totale degli ettari è 2.5, a corpo unico, per una produzione annua di circa diecimila bottiglie.

Pian delle Vette è certificata SQNPI e lavora in maniera sostenibile e senza ipocrisia, al fine di poter portare avanti un’azienda vitivinicola che riesca a dare una forma di sostentamento. Per fare questo, nella zona in cui si trova, è impossibile adottare un regime biologico ferreo ed è necessario poter preservare il raccolto, facendo però attenzione a rispettare al massimo la vigna e l’ambiente circostante. L’esperimento di sposare il regime biologico per un anno ha fatto si che i trattamenti fossero 25 contro gli 11 di un convenzionale intelligente.
Sicuramente il mantra aziendale è quello di produrre qualità e non quantità, con lavorazioni manuali e una media di resa per ettaro di 50 quintali.

Pian delle Vette

Spostandoci dalla parte esterna all’interno della cantina scorgiamo alcune vasche in acciaio di diverse misure, per vinificazioni più abbondanti e per le micro-vinificazioni.
Una piccola barricaia dove sono posizionate alcune barrique di diverso passaggio, caratterizzate dalla minima tostatura, nelle quali riposano tutti i vini rossi.
Infine un altro ambiente vengono conservate le bottiglie di Metodo Classico; Egidio ci spiega la tecnica del remuage, effettuato a mano, oltre ad accendere una candela per ispezionare il livello dei lieviti nelle bottiglie.
Nel metodo classico vengono utilizzati lieviti neutri selezionati per non incidere sui sapori del vino che deve ricordare gli acini assaggiati in vigna, non viene inoltre utilizzato liquer d’expedition, rabboccando le bottiglie con il vino della stessa annata.

Pian delle Vette

Dopo una lunga chiacchierata e aver scrutato ogni angolo della parte operativa di Pian delle Vette saliamo al piano superiore, nella sala degustazioni e finalmente assaggiamo il frutto di questo arduo lavoro.
Croda Bianda, un medoto ancestrale di Bianchetta e Muller Thurgau in parti uguali, vinificate separatamente. Bolla fine e persistente, al naso spiccano sentori freschi di pesca bianca, ma anche nocciola, frutta e fiori secchi, con alcune note di lievito, mentre in bocca un tripudio di mineralità e sapidità ed un finale asciutto oltre ad una buona acidità.

Pian delle Vette

Passiamo poi al Teroldego “Granpasso” 2014 che affina in legno per 24 mesi, dal colore rosso rubino acceso. Una frutta a bacca rossa, ciliegia matura, note di prugna, leggera speziatura, quasi balsamico. In bocca è avvolgente, il tannino si fa sentire ma per lo più spicca una grande nota minerale, caratteristica del territorio.

Prima di andare via, qualche rifornimento così da poter assaggiare anche gli altri vini di Pian delle Vette, i cui nomi si associano alla territorialità e alle meraviglie circostanti:
DUMALIS: una rosa selvatica delle dolomiti, da uve 45% Pinot Nero vinificato in bianco, 45% chardonnay e 10% Gamaret.
SCALON: un pezzo di sentiero dolomitico, dal vitigno svizzero Diolinoir,
GNOME’: il leggendario gnomo del bosco, dal vitigno svizzero Gamaret,
SELVARECH: mascotte del parco delle dolomiti Bellunesi, Teroldego Petillant,
MAT 55: il metodo classico, autodedicato poichè definiti matti ad inseguire un progetto di questa portata a 60 anni, nel 2015, facendo dedurre l’anno di nascita dei due. Sei anni sui lieviti come minimo da uve 50% Pinot Nero, 50% Chardonnay.

Ad oggi le affermazioni e domande che il più delle persone fanno con stupore ad Egidio e Walter sono: “no savei che qua gnese sti vin…, ma i fue proprio qua sti vin?, no averie mai dit che qua gnese dei vin così boni…”. Tutte a dimostrare lo stupore nell’assaggiare vini di un’ottima qualità prodotti nel territorio feltrino.

Maglietta numero 8 per Egidio!

Pian delle Vette

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