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martedì, 16 Luglio, 2024

Ad Ay-Champagne con il giovane vignaiolo Romain Henin (Francia)

Nel villaggio di Ay assieme a Romain Henin, nuova generazione dell’azienda Pascal Henin, rifondata con un diverso stile e mentalità

13 Gennaio 2024

Dopo una grande Maison, la direzione è quella di toccare con mano anche le più piccole famiglie di produttori di Champagne, in un territorio diverso dal precedente, ad Ay, dove trova le sue radici Romain Henin, ultima generazione dell’azienda Pascal Henin.
Romain è oggi il protagonista principale della realtà di famiglia, ma il percorso che lo ha riportato alle sue origini non è stato certamente in discesa. Dopo gli studi in enologia, conclusi nel 2011, ha iniziato a lavorare presso Henri Giraud, fino a diventarne il responsabile di cantina, parallelamente alla carica di presidente dei Vigneron di Ay, mantenuta per dieci anni; esperienza che lo ha portato a conoscere ogni singolo vigneto di questa zona.
Piccola digressione: ad Ay si trovano trecento ottanta ettari vitati, per lo più di proprietà di grandi Maison come Bollinger (qui si trova La Côte aux Enfants, da cui si produce l’omonimo Champagne), Moët & Chandon o Louis Roederer.
Tornando alla storia di Romain Henin balziamo al 2013, anno in cui è ritornato a lavorare in famiglia, con la voglia di portare innovazione e una nuova filosofia nei processi di vigna e cantina adottati da papà Pascal. L’idea di passare a lavorare in biologico prima e biodinamico poi, con una mentalità che si rifletteva anche nei processi di cantina, nella fermentazione e gestione dei vini base, fece andare in contrasto padre e figlio, fintanto che quest’ultimo, nel 2016 decise di intraprendere una sua strada personale trovando dei vigneti in affitto con cui vinificare le uve, utilizzando la vecchia cantina sotterranea del nonno. Nel 2018 le prime bottiglie, milleduecento per la precisione, aumentate a duemila nel 2019, quattromila trecento nel 2020 e tremila nel 2021.
Il 2021 ha segnato una nuova pagina della storia di questa piccola realtà, essendo stato l’anno del pensionamento di papà Pascal, così da permettere al figlio Romain di subentrare alla guida dell’azienda, impartendo finalmente la sua corrente filosofica. Ad oggi troviamo un’azienda dalle quattro sfaccettature e quattro brand diversi: Pascal Henin; Romain Henin; La Bulle Libre, progetto portato avanti assieme al fratello Thomas ed infine il brand Korrigans, per la produzione di sidro.
Curiosità che ci racconta Romain è che il fratello minore Thomas è impegnato nel “ramassage de vin”, ovvero la raccolta di bottiglie di vino, porta a porta, da varie aziende, per la celebrazione del protettore delle vigne St. Vincent, il 22 gennaio, giornata in cui viene organizzata una grande festa paesana.

Dalle poche migliaia di bottiglie degli anni scorsi si è passati ad avere una potenzialità con la vendemmia 2022 di uva e mele, sommando i quattro brand, di sessantamila bottiglie.
Per approfondire dove nasce tutto il lavoro di Romain Henin saliamo nel suo furgone da lavoro e ci dirigiamo verso le colline di Ay, dove, tra una Maison e l’altra, trovano spazio i suoi vigneti.
Gli ettari di proprietà sono otto, di cui a farla da padrone troviamo cinque ettari di Pinot Meunier, ad Ay, due ettari e mezzo di Pinot Nero, nella vicina Mareuil-le-Port e mezzo ettaro di Chardonnay, ad Ay e Ambonnay. I terreni sono principalmente argillosi, in quella che viene definita “la Crètè”, e per ogni ettaro si sono piantati cento alberi, tra cui peschi e ciliegi ma anche piante non da frutto come salici e aceri campestri, per consentire una minima parte di biodiversità. Prelevando un pezzo di terra degli appezzamenti di Romain e uno a due metri di distanza si può notare una diversità di colore e vitalità dettato da un lavoro meticoloso in campagna del primo. Una prova sono anche i tre lombrichi che soggiornavano nel primo terreno, contro i zero dell’altro.
Fin dal 2017 la conduzione dei terreni che ha gestito Romain Henin ha avuto un approccio biologico e biodinamico, apportato oggi anche alle terre di famiglia, ottenendo sia la certificazione BIO sia Demeter. I trattamenti sono effettuati con rame e zolfo, cercando di ridurre i quantitativi compensando con tisane a base di ortiche, achillea, camomilla. Tendenzialmente ad ottobre viene fatto anche un sovescio a filari alterni, per l’arricchimento del terreno.
Tra gli appezzamenti se ne può notare una piccola parte dove l’uva non è stata colta, essendoci stato un problema con la drosofila nell’annata 2023, un insetto che intacca la qualità delle uve, facendo sviluppare dell’acido acetico.

Ritornati alla base, in compagnia del cane Ice Tea, un labrador giocherellone in cerca di attenzioni, ci addentriamo nella cantina, costruita negli anni ’70 da nonno Charles, all’interno della quale si incontra la pressa tradizionale, che, per gravità, fa arrivare il mosto fiore ai due serbatoi al piano inferiore. Questa fase è fondamentale e l’esperienza di Romain ha ridefinito nella sua azienda quelle che sono le quantità da dedicare alla Cuvée e quelle per la Taille, rispetto al disciplinare dello Champagne. Quest’ultimo definisce che da una pressatura di quattromila chili di uva otteniamo venti ettolitri e mezzo di Cuvée e cinque ettolitri la Taille. Nel corso degli anni Romain Henin ha definito che per quanto riguarda le sue basi da vinificare vengono destinati 17 ettolitri alla Cuvée e 5 alla Taille, ovviamente non lasciando la decisione solo alla matematica, ma con i continui assaggi nel corso della pressatura.

Le altre zone della cantina sono tutte dedicate a barrique e tonneau, dove il mosto fermenta spontaneamente e viene effettuato un affinamento di circa un anno. Da quattordici barrique iniziali si è passati ad averne più di duecento, principalmente recuperando vasi vinari usati da altre aziende, fino ad arrivare a contenitori di venticinque anni. Ogni botte è contrassegnata da un nome, di cui la prima lettera rappresenta l’annata della produzione del vaso vinario stesso; per esempio l’iniziale “U” indica che le botti sono state prodotte nel 2023.
I tagli si effettuano tendenzialmente in ottobre, gestendo l’assemblaggio della massa in vasche d’acciaio.

Per capire lo stile di Romain Henin “rubiamo” qualche assaggio dalle barrique concentrandosi sul Pinot Meunier e su qualche assaggio di Chardonnay, approfondendo il suo stile, il quale vuole enfatizzare una buona tensione del vino base, valorizzando le parti dure e l’acidità che viene poi riflessa nel prodotto finale. Un prodotto finale che lo scorso anno ha trovato l’identità in cinque etichette, ma quest’anno è tutto in fase di stravolgimento, essendoci molta più quantità e non ancora una linea tracciata.
Sarà tutto in divenire, cominciando gli assaggi per i tagli nel mese di febbraio, capendo passo dopo passo le potenzialità di imbottigliamento, dettate anche da un fattore economico, da non trascurare.
Tra i vari progetti, quello de La Boulle Libre sarà dedicato agli assemblaggi per particella così da produrre vini che identificano un preciso appezzamento dell’azienda, espressione di un determinato territorio.

Per quanto riguarda il capitolo sidro dobbiamo spostarci al piano più basso della cantina, dove troviamo un clima più mite, undici gradi costanti d’estate e d’inverno. Qui si produce il sidro di mele e pere, con frutti provenienti da coltivazioni BIO della Bretagna, selezionati in prima persona da Pascal. Il processo è lo stesso utilizzato per lo Champagne, con fermentazioni spontanee in tonneau e il riposo sui lieviti in bottiglia. In quest’area troviamo, infatti, alcune decine di tonneau che contengono il liquido in fermentazione ottenuto dall’annata 2023 e alcune centinaia di bottiglie del 2022 che sono state fatte rifermentare con l’aggiunta di succo d’uva per poi sostare sui lieviti.
Abbiamo la fortuna di sboccare una delle prime bottiglie di sidro di mele e assaporarne la sua croccantezza, avendo la parvenza di azzannare una mela fresca, anche in questo caso con lo stile interpretativo volto all’acidità, ma comunque mantenendo corpo e gusto.

Non poteva mancare anche un assaggio di vino, aprendo una bottiglia di papà Pascal Henin, blend delle tre uve principali, vendemmia 2021, sboccata a dicembre 2023. Un vino sicuramente ancora fresco, con note di mela gialla, mela cotogna, un tocco erbaceo, spunto di pane, pasticceria e un sottofondo burroso. In bocca la bolla è abbastanza grossolana, per un vino pieno con un buon corpo, ma anche acidità e mineralità, con una discreta persistenza.

Curiosi di vedere il futuro di questa realtà emergente capitanata da un giovane, ma già esperto, vignaiolo, riemergiamo dalla cantina per riprendere il Viaggio in Champagne.

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