Una splendida esperienza nell’ecosistema di Cantina Reva, La Morra (Cuneo)

In compagnia di Francesco alla scoperta di Cantina Reva, una nuova realtà nel panorama del Barolo, condotta da un team giovane e dinamico

22 Maggio 2021

Dopo aver conosciuto Francesco, responsabile sales and marketing di Cantina Reva, accetto con piacere il suo invito a scoprire questa realtà piemontese.

Cantina Reva

Un incontro che si apre il giorno precedente a quello indicato, con una visita ad una parte di vigneto, che fa passare subito la stanchezza delle quattro ore di viaggio. Ci troviamo nel cuore delle Langhe in una delle zone più vocate, nell’appezzamento di Ravera, dove l’azienda possiede tre ettari, piantati a Nebbiolo, Barbera e nella parte inferiore del Sauvignon Bianco e Malvasia Moscata Piemontese. Trecento metri di altezza dal livello del mare, nel terzo “single cru” più grande della mappa del Barolo con un terreno caratterizzato da limo, argilla, sabbia e una buona percentuale di calcare, oltre alla ventilazione costante, che non è mancata neanche in quel frangente.

Cantina Reva

Cantina Reva è certificata BIO in vigna e utilizza i classici rame e zolfo, cercando di impattare il meno possibile evitando di entrare tra i vigneti. Per aumentare paciamatura e fertilità del terreno viene fatto un sovescio a filare alterno, piantando principalmente brassicacee, leguminose ed altre piante che favoriscono il sottosuolo.

Dopo una breve visita ad uno degli appezzamenti più rappresentativi di Cantina Reva e una piccola introduzione su questa realtà, una serata in compagnia di Francesco e un po’ di riposo nel Residence di proprietà dell’azienda. Il cuore del nostro incontro si è svolto, infatti, durante la mattinata di sabato, quando ritroviamo Francesco nel grande stabile ad oggi adibito a cantina, dove vengono effettuati tutti i processi, fino all’imbottigliamento e successivo stoccaggio.

La storia di Cantina Reva inizia nel 2012, quando un imprenditore Ceco decide di acquistare tre ettari di vigneto a Monforte, di proprietà di Ugo Chiola, un allevatore di cavalli da corsa, trasferitosi oltreoceano.
L’inizio di un progetto, dopo aver conosciuto e toccato con mano il territorio, formando, in partenza, un team di lavoro giovane e dinamico, dando spazio ad idee e facendo gestire l’azienda alla squadra in prima battuta.

Il nome Reva trae origine dalla lingua madre del titolare: in ceco significa Uva, Grappolo d’Uva.
Cantina RevaAddentrandoci negli spazi adibiti a cantina e progettati dal precedente enologo, troviamo le vasche in acciaio ed un paio di tini tronco-conici per le macerazioni e prime fermentazioni delle uve. Solo i Cru vengono fatti fermentare nei tini di legno.

Le fermentazioni vengono avviate con un pied de cuve ottenuto da uve dell’azienda, pressate e riposte in contenitori più piccoli per ottenere un primo mosto che andrà poi unito alle altre masse. In media i bianchi fermentano tra i diciotto, venti gradi, mentre i rossi tra i venti e i ventidue gradi, con un controllo costante delle temperature.

Cantina RevaPassando alla barricaia, che si trova in una enorme cella frigo, per mantenere costante la temperatura tutto l’anno, si possono vedere diversi tipi di legno, dalle botti grandi alle barrique, con la presenza anche di alcune anfore di terracotta e cocciopesto dove vengono sperimentati affinamenti alternativi ai più classici.

Cantina Reva

Ne approfittiamo per fare alcuni furti dalle botti, di una giovane Barbera 2020, un Nebbiolo 2020 che dà i primi segni di frutti rossi e un ultimo assaggio del Cru Ravera 2019, dal naso fine ed intrigante, con una fragolina che spicca, ma ancora da far riposare per consentirgli il giusto equilibrio anche in bocca.

Cantina Reva

Dopo aver esplorato i vari ambienti ci accomodiamo nella sala degustazioni e cominciamo ad assaggiare i vini di Cantina Reva, partendo da una fresca bollicina a base Pinot Nero, dal nome “Solonoir”. Prodotta con le uve dei vigneti di Roddino a quattrocento, quattrocentocinquanta metri di altezza viene lasciato affinare sui lieviti almeno trentasei mesi. I sentori sono principalmente floreali e fruttati e, scaldandosi nel bicchiere, emergono una tenue nota di lievito e crosta di pane. In bocca è “verticale”, secco, con un dosaggio tra il brut e l’extra brut, bollicina fine e con una buona mineralità ed acidità, oltre ad una lunghezza che resta per qualche decina di secondi.

Cantina Reva

Apriamo la danza dei rossi con il Dolcetto 2020, il vino della tradizione, il rosso che veniva consumato quotidianamente grazie alla sua freschezza ed alcolicità moderata. L’unico della famiglia a fare solo acciaio, esprime profumi freschi e vinosi, di ciliegia appena maturata, un sottofondo floreale, per un palato ben equilibrato, minerale e caratterizzato da un tannino tenue che emerge nelle battute finali.

Passiamo poi al Nebbiolo 2019, un giovanotto le cui uve fanno una macerazione di meno di venti giorni in vasche d’acciaio e il vino viene affinato un anno in botti di rovere austriaco. Al naso spiccano i profumi di frutta rossa, con una buona ciliegia, amarena, lampone, oltre alla parte floreale con una rosa canina. In bocca è vivace, con una trama tannica che si fa sentire e gode di una buona acidità e mineralità.

Cantina Reva

Balzano all’occhio le etichette dell’azienda, create da un artista Ceco, Peter Michel, con l’ottica di ottenere un vestito semplice, minimal, moderno che vestisse le bottiglie di Cantina Reva. La scelta è stata quella di raffigurare alcuni animali per ogni tipologia di vino: il pappagallo per il vino bianco, l’ariete per il Dolcetto, il lemure per la Barbera, pipistrello per il Nebbiolo e civetta per il Barolo.

Cantina Reva

Continuiamo gli assaggi proprio con il Barolo classico 2017, prodotto con uve provenienti da diversi appezzamenti: Monforte d’Alba, Novello, Serralunga d’Alba, Grinzane Cavour per dare un mix di caratteristiche al vino finale. Un insieme di balsamicità, croccantezza, tannino, carattere, eleganza, morbidezza, che si esprimono nel calice, dopo aver toccato con naso i principali sentori, che spaziano dalla frutta rossa, alla rosa, ma anche spezie e una leggera nota di erbe aromatiche. La fermentazione avviene in vasche d’acciaio per trenta, trentacinque giorni, mentre il suo affinamento è di ventiquattro mesi in botte.

Cantina Reva

Saltiamo poi al Cru Ravera, sempre dello stesso anno, dove emergono sentori più balsamici ed escono note di cioccolato e spezia maggiore, con un sottofondo di vernice. Un vino che si esprime più tannico, sapido ed irruento, che troverà sicuramente il suo equilibrio con un po’ di riposo in più in bottiglia. Caratteristica che il fratello maggiore 2016 esprime sicuramente, con una finezza sia al naso sia in bocca già raggiunta, ma è solo l’inizio di una bella avventura che lo porterà negli anni ad essere un grande vino.

Sempre di Ravera assaggiamo anche il 2015, dove tra le altre note positive emerge anche un sentore di fungo e sottobosco in generale; in bocca è sicuramente più equilibrato del primo, ma torna qualche durezza e presenta una conclusione amaricante.

Cantina Reva

Concludiamo questa mini-verticale con il Ravera 2011, il primo Barolo prodotto da Cantina Reva. I sentori sono simili ai fratelli minori, con un equilibrio maggiore donato dal riposo in bottiglia, un ingresso morbido in bocca con una chiusura secca. Ancora nel pieno della gioventù con una buona acidità, un tannino presente ma moderato e un’ottima persistenza, caratteristica che accomuna tutti i vini fin qui bevuti e in generale tutti i vini dell’azienda.

Cantina Reva possiede tre ettari e mezzo a Novello, all’interno della Menzione Geografica Aggiuntiva Ravera, il territorio esplorato il giorno precedente, di cui un ettaro e mezzo coltivato a Nebbiolo. I terreni sono ricchi di argilla e calcare e donano al Barolo una struttura nobile, robusta ma elegantissima, connotata da un ricco profilo aromatico. Questi Cru vengono prodotti solo nelle annate migliori e lasciati affinare un anno in più del Barolo classico.

Gli altri appezzamenti dell’azienda si trovano a Monforte d’Alba, dov’è situato anche il resort e ristorante di proprietà; tre ettari caratterizzati da un terreno franco-limoso-argilloso. Un vigneto in gestione, nel fantastico appezzamento di Cannubi, caratterizzato da un mix di marne calcaree tortoniane ed elveziane con presenza di sabbia e microelementi. Tremilacinquecentometri che guardano il Castello di Grinzane Cavour, lì dove il Barolo, grazie al conte Camillo Benso, iniziò il suo percorso. Terreni caratterizzati da profonde insenature, con la presenza delle famose Marne di Sant’Agata Fossili, una ricca presenza di argilla, poca sabbia e una media quantità di calcare.

Un ettaro anche in uno dei Cru più prestigiosi, Lazzarito, nel quale i suoli sono caratterizzati dalle Arenarie di Diano, si presentano di colore molto chiaro, quasi bianco e sono principalmente composti da marne, sabbie e un alto contenuto di calcare.

Cantina Reva

Assaggiamo il Lazzarito Riserva 2016, non ancora uscito in commercio, un vino pieno, robusto, con note di frutta rossa, ma anche spezia, tabacco dolce; in bocca è vivace, con una trama tannica importante. Frutto di una grande annata, sarà sicuramente da assaggiare tra qualche anno, per toccare con mano il suo pieno equilibrio. In ogni caso una grande anteprima!

L’ultimo acquisto è stato di quattordici ettari nella zona di Roddino, in Alta Langa, tra i quattrocento e i quattrocentocinquanta metri sul livello del mare, in cui sono stati piantati Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e Sauvignon Bianco, lasciando i filari di Pinot Nero, già presenti.

Cantina Reva

Una conclusione a sorpresa con un vino di Cascina Ebreo, “Torbido”. Questa azienda è stata acquistata da un programmatore informatico americano negli anni novanta, dopo aver venduto la sua azienda a Microsoft. Il suo nome è Pete, il quale iniziò la produzione di vino nelle Langhe, innamorato del territorio e aiutato da qualche amico autoctono. Vini che dopo un inizio di lavoro convenzionale sono stati prodotti in maniera naturale, con fermentazioni spontanee, lunghi periodi di affinamento, nessuna filtrazione, finchè a sessant’anni ha deciso di vendere i suoi tre ettari. L’azienda è stata acquistata inizialmente per ampliare la produzione di Cantina Reva, ma dopo aver assaggiato le vecchie annate di Cascina Ebreo durante una cena, il patron di Reva ha voluto continuare il progetto di Pete, continuando la produzione di vino come lui faceva.

Torbido” è un Barolo declassato, troppo torbido appunto per ottenere la fascetta. Etereo, balsamico, con sentori di frutta sotto spirito, frutti rossi, spezie, erbe aromatiche. Un sorso avvolgente, pieno e forse insolito per un vino robusto ma equilibrato da note di freschezza e mineralità.

Gli altri vini prodotti sono “Alea” una Malvasia Moscata Piemontese, assaggiata il giorno precedente; “Sinchè”, un bianco lasciato affinare sin che non è pronto, “Rosso”; uvaggio di Dolcetto e Barbera; “Segreto” 100% Barbera.

Cantina Reva

Un ingresso nelle langhe che è cominciato alla scoperta di una cantina giovane e innovativa, dove il sogno di un imprenditore si è incontrato con un team affiatato che traina questo progetto per ricavarsi uno spazio importante sull’olimpo del Barolo.

Il mio auspicio di una buona fortuna con la maglietta numero 41 a Francesco!

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