Castel Mimi, un primo approccio alle cantine moldave, Bulboaca (Moldavia)

Castel Mimi, un primo approccio alle cantine moldave all’interno di un castello costruito sul finire del diciannovesimo secolo da Constantin Mimi

07 Maggio 2026

Castel MimiSolo il tempo di smontare dall’aereo e noleggiare un’auto per tuffarci in un’esperienza alla scoperta di alcune cantine moldave, cominciando da Castel Mimi. Una realtà a sud est della capitale Chisinau, in località Bulboaca, dove il biglietto da visita è decisamente il suo castello, costruito su ispirazione francese, a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo da Constantin Mimi, da cui l’azienda ha preso il nome che possiamo trovare ai giorni d’oggi.

Castel MimiAd accoglierci un team formato dal CEO di Mimi Group ed enologo di Castel Mimi, Adrian Trofim, Georgeta, responsabile delle pubbliche relazioni di gruppo ed Eugene, il quale si occupa delle visite in cantina.

Castel MimiAssieme ai primi due protagonisti di questa esperienza scopriamo i dettagli più tecnici e filosofici di Castel Mimi, che presenta diverse sfumature. La prima è sicuramente quella che ci ha portati qui, ovvero la trasformazione delle uve in vino, dedicandosi anche alla produzione di distillati, una delle più grandi della Moldavia, ma anche gli aspetti legati all’accoglienza, con una struttura di ventotto camere e sette lussuosi bungalow, Wine Spa, piscina esterna, un business hotel in centro a Chisinau, che conta cento otto stanze e il ristorante “White Owl Restaurant” by Catel Mimi al secondo piano del castello.

Castel MimiParlando di numeri, i litri di vino prodotti da Castel Mimi per anno sono circa un milione e mezzo, mentre quelli di distillato sono cinque milioni circa, di cui la maggior parte viene venduta sfusa.
Se abbiamo una materia prima che non è adatta a fare vino buono la trasformiamo in ottimi distillati”.

Castel MimiUna peculiarità di Castel Mimi è inerente alla sostenibilità, volendo essere un’azienda a basso impatto e lungimirante per il futuro, in quasi tutti i processi. Per esempio, l’80% del fabbisogno elettrico viene prodotto internamente, come molto del fabbisogno legato al riscaldamento, recuperato dal processo di distillazione, ottenendo un beneficio per sé stessi, ma anche per il Mondo, avendo minor materia da smaltire. Un primato che può vantare la struttura ricettiva adiacente all’azienda è che si è dimostra essere il primo hotel della Moldavia a zero emissioni.
Castel MimiIn coda all’hotel, anche la Wine Spa esterna, entro un anno, dovrà diventare un ambiente a zero emissioni, ma già oggi sfrutta al massimo la tecnologia per autoalimentarsi, oltre al fatto che è la prima Wine Spa che utilizza al suo interno il potere antiossidante dei semi dell’uva, grazie alla selezione dei suoi prodotti cosmetici.

L’azienda oggi conta centosettanta ettari di vigna in produzione, aumentando di anno in anno gli impianti, con l’obiettivo di arrivare a cinquecento ettari vitati. La filosofia di lavoro in vigna è quella del basso impatto sull’ambiente, con un investimento sul biologico sempre più impattante, avendo iniziato un processo di conversione, che ha visto come protagonisti i primi sette ettari qualche anno fa, ma che vuole essere replicato per l’intera superficie aziendale.

I vigneti si estendono tutti vicino al fiume Nistro, dove si può godere di una terra molto fertile, di cui un primo mezzo metro di substrato è caratterizzato da terra nera, estremamente generosa, per poi passare ad un medio impasto, tra argilla, sasso, fino a trovare la roccia. In un micro-clima fresco, ventilato e meno piovoso si riescono a limitare i trattamenti che possono essere almeno un paio al di sotto della media del Paese.

Ad oggi varietà a bacca bianca e quelle a bacca rossa si dividono in maniera equa, anche se nel prossimo futuro ci si vuole sbilanciare maggiormente su quelle a bacca bianca, per la produzione di più vini bianchi fermi e bollicine. Le piante più vecchie contano venticinque/trent’anni d’età, per lo più di varietà internazionali, come veniva suggerito di piantare in quel periodo storico. L’investimento è quello di aumentare gli impianti di varietà locali, che nel corso degli anni, come racconta Adrian, vorranno essere le vere protagoniste della produzione dei vini Castel Mimi.

Spostando lo sguardo sulle bottiglie, scopriamo che le etichette prodotte da Castel Mimi sono diverse, dividendosi in otto linee principali: “Symbol Series”; “Element Series”; “The Governor Series”, dedicata al fondatore del castello; “9Muses”, ispirata all’influenza della cultura che ha su queste terre; “Seria Diva”; “Chef Series”; “Seria Smart Pack” ed infine le “Special Edition”.
Per elencare tutti i vini dovremmo scrivere un articolo a parte, ma quello che è sicuramente importante è che la filosofia in cantina ricalca quella generale, volendo utilizzare solo prodotti che offre la natura, come bentonite, solforosa, la catena del freddo e le filtrazioni a cartone.
L’idea di base è quella di mescolare la tradizione al massimo della tecnologia a disposizione nei nostri giorni. Un esempio, al fine di ricalcare questo aspetto, è sicuramente quello del lavoro con i trattori in campagna, che vengono sfruttati al massimo nelle lavorazioni multiple, dotandoli di strumenti che possano effettuare più lavori contemporaneamente, abbassando così l’inquinamento e riducendo il loro impatto sul terreno.

Castel Mimi Castel MimiPer fare un tuffo all’interno della storia di Castel Mimi, ci affidiamo ad Eugene, che ci spalanca le porte del castello.
La sua costruzione, come anticipato, è stata una volontà di Constantin Mimi, l’ultimo governatore della Bessarabia, zona geografica che oggi si identifica a nord nella Moldavia e, nella parte sud-est, in una costola dell’Ucraina.
Constantin Mimi era di base un avvocato, con la passione per il vino il quale, nel corso della sua vita è stato anche capo della banca di Romania.
Castel MimiLa parte originaria è quella di sinistra, di colore più giallastro, edificata sul finire del diciannovesimo secolo, con anno di completamento lavori nel 1901. La sua forma è di ispirazione francese, con tocchi di classicismo e storicismo, avendo Constantin compiuto i suoi studi legati alla viticoltura ed enologia a Montpellier, da cui tornò nel 1892. Si è certi che questa sia stata la prima cantina in stile francese delle Bessarabia e sicuramente è stata un modello innovativo per molti aspetti. Oltre alla sua struttura in cemento armato, novità non banale, fu pensata per poter trasformare le uve per gravità. Un tempo la parte posteriore era completamente ricoperta di terra, fungendo da centro di raccolta dell’uva, che veniva, per caduta, fatta entrare nella cantina, dove avveniva la pressatura, per poi passare al secondo piano, al cui interno il mosto fermentava, fino al trasferimento del vino al piano terra, dove erano presenti le grandi botti in legno per l’affinamento e la conservazione.
La struttura, nella sua area più grigiastra, è stata ampliata negli anni dalla figlia Elizabeth, diventando successivamente, durante il dominio sovietico, un’azienda che produceva nove milioni di bottiglie di vino al mese, con millecinquecento dipendenti.

Castel MimiNel 1998 l’azienda, ormai in fase di abbandono, è stata acquistata dalla famiglia Trofim, che l’ha riportata ai fasti dell’epoca, con un’incredibile opera di restauro, creando un’azienda dedicata alla produzione di vino di qualità, oltre che rivolta alla sostenibilità e all’enoturismo. Un po’ di merito anche all’Italia, essendo il progetto di restauro seguito dall’architetto Arnaldo Tranti.

Scrutando le varie aree del castello, nella parte gialla, si trovano principalmente stanze ricche di barrique e tonneau francesi ed americane, tutte piene, dove il vino sosta ad una temperatura compresa tra i dodici e i diciassette gradi, per tutto l’anno, e una percentuale di umidità dell’85%. Qui si trova anche qualche cimelio e regalo, come una rara bottiglia di un vino tedesco, del 1727, precisamente la quarantuno di cento, con un grado alcolico di venti e un residuo zuccherino di duecento grammi per litro.

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Tra le segrete, ben chiuse da un cancelletto di ferro, una collezione di bottiglie dell’azienda, dal 1994 alle ultime annate. Proseguendo “nella parte grigia”, ampliata durante il periodo sovietico, si trova lo stoccaggio, mentre al piano superiore la zona delle fermentazioni ed imbottigliamento.

In una delle stanze si può notare una parete dove sono custodite con cura una serie di bottiglie, che prendono il nome di “The Presidents Wine Collection”.

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Questo speciale angolo dell’azienda è dedicato ai quarantanove presidenti che hanno presenziato al secondo vertice della Comunità politica europea nel 2023. Tutti i capi di stato (ad eccezione di due) hanno firmato a mano ventiquattro bottiglie di vino dell’azienda, conservandone una e lasciandone ventitrè nella struttura ospitante.
Non solo capi di stato o politici, ma un aspetto rilevante di Castel Mimi è che ogni anno vengono organizzati eventi privati e pubblici, come il “Rosè Day” o “Vinopera”, con un filo conduttore molto importante, che, ancora una volta, è quello della sostenibilità. La plastica è bandita, utilizzando materiali riciclabili e si cercano di limitare il più possibile le materie di scarto.

DCastel Mimiopo un lungo percorso di scoperta, tra storia, filosofia ed esplorazione del castello, ci dedichiamo, all’interno del ristorante, all’approfondimento dei vini Castel Mimi, cominciando con “Sanzienele“, vino bianco a base delle autoctone Fetească Regală, Viorica e Fetească Albă. Annata 2025 regala note fresche di fiori bianchi, gelsomino, biancospino, ma anche melone, ananas, frutto della passione, per un palato di beva, dalla buona sapidità, discreta acidità, abbastanza minerale, e con una discreta persistenza.

Castel MimiIl secondo vino è il “Rara Neagrā ” che prende il nome dalla sua varietà autoctona, a bacca nera, ma vinificata, in questo caso, in rosè. Sempre della stessa annata, presenta sentori di fragolina di bosco, amarena, arancia, petalo di rosa delicato ma anche un leggero sottofondo erbaceo. In bocca, anche in questo caso si esprime con una buona sapidità, maggiore spalla acida, discreta mineralità e discreta persistenza.

Castel MimiPassiamo al rosso “Sfăditele” 2023, 50% Fetească Neagrā e 50% Rara Neagră, affinato per dodici mesi in barrique francese. Un vino che presenta note di frutti rossi e neri, mirtilli, more mature, un leggero sottobosco, prugna, tabacco, grafite, cioccolato fondente, pur mantenendo un sorso abbastanza fresco e sapido, più pieno, morbido, di beva, con una buona spalla acida e persistenza.

Castel MimiVini accompagnati da antipasti locali e panificati vari, che sono seguiti da uno stinco su crema di pastinaca, così da provare anche un assaggio delle pietanze molto allettanti del ristorante.

Castel MimiConcludiamo con della frutta e il vino Semi-Dry a base di Viorica 2025. Ottenuto da uve surmature, presenta dieci grammi di zucchero per litro e regala note di pesca, frutto della passione, litchi, miele, per un sorso comunque fresco e bilanciato, con una costante sapidità, discreta spalla acida e moderata persistenza.

Un’esperienza in un castello che unisce storia e modernità, che si conclude con una silenziosa notte all’interno di una delle stanze dell’ala est, dove si trova l’hotel.
Purtroppo il tempo è stato tiranno e la pianificazione non ha permesso un po’ di relax all’interno della Wine Spa, nella speranza ci possa essere l’occasione di tornare per provare anche questo servizio!

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