Bruno Ferrara Sardo, a nord dell’Etna con l’omonimo produttore, Randazzo (Catania)

Bruno Ferrara Sardo, toccata e fuga a nord dell’Etna per toccare con mano questa piccola realtà e conoscere chi la porta avanti con passione e dedizione

23 Aprile 2026

Bruno Ferrara SardoUna toccata e fuga pomeridiana a nord dell’Etna, a poche centinaia di metri dal centro di Randazzo, per conoscere Bruno Ferrara Sardo, protagonista dell’omonima azienda.

Ci troviamo in Contrada Allegracore, a poco più di settecento metri sul livello del mare, con l’Etna che fa capolino, anche se coperto dalle nuvole e, all’interno dell’abitazione di Bruno, riscaldata da una stufetta a legna, viste le temperature non ancora troppo miti, cominciamo con lui una chiacchierata per ripercorrere la sua storia.

Io sono nato qui e queste erano le vigne di nonno Michele, non mi ero mai interessato al vino, né di berlo né tantomeno di produrlo”.

Un esordio che anticipa il percorso di questo produttore che, dopo gli studi in agraria a Firenze, ha lavorato in di tutt’altro settore, essendo stato protagonista in una cooperativa sociale, dove si occupava principalmente di persone con disabilità, coinvolte in attività artistiche, laboratori, teatro. Una vita dedicata al prossimo, oltre a studiare nuove tecniche legate al movimento consapevole, la postura e l’efficienza corporea, oltre ad avvicinarsi al grande mondo della biodinamica.

Bruno Ferrara SardoI terreni di famiglia non erano stati abbandonati o affittati a terzi, ma condotti dai genitori, rimasti sull’Etna, conferendo i frutti della vigna ad alcune aziende del posto, fintanto che l’età cominciava ad avanzare e l’ultimo appezzamento di nonno Michele rischiava di essere espiantato, non essendoci nessuno che potesse più prendersene cura. Un patrimonio con vigne che, in alcune aree, erano centenarie il quale non poteva andare perso e così Bruno decise di dedicare del tempo anche alle sue terre natali per portare avanti quell’eredità, continuando il conferimento e producendo qualche botte di vino ad uso casalingo.

Con il passare del tempo, la curiosità di Bruno per le sue origini, e l’inizio dell’ascesa del suo territorio nel panorama del vino, fecero smuovere in lui l’idea di iniziare a fare un primo esperimento di vinificazione. Così, nel 2010, fece arrivare in Toscana mille chili d’uva in cassetta, tutta selezionata, grappolo per grappolo, da lui e dall’amico che lo ospitava per le vinificazioni, producendo un paio di botti che, a suo dire, non erano così rappresentative, essendo state “contaminate” con i lieviti dei vari Sangiovese che ormai erano insiti in cantina.
Pur non essendo il vino che Bruno aveva in testa, facendolo assaggiare alle varie cene e bevute tra amici, riscuoteva sempre un grande successo. “Queste bottiglie finivano, a discapito di altre, e in prima battuta mi chiedevo se fosse colpa mia che avevo portato poco vino”. In realtà le bottiglie finivano proprio perché il vino veniva apprezzato e così si concretizzò sempre di più l’idea di poter rivalutare quelle terre di famiglia e dedicarsi alla produzione di vino in Sicilia.
Chiuso il capitolo della vita in cooperativa, Bruno si è trasferito definitivamente sull’Etna nel 2022 per dare continuità alle sue origini e produrre il proprio vino, a sua immagine e somiglianza.

La prima bottiglia messa sul mercato è stata la 2012, un rosso Etna DOC a base principalmente di Nerello Mascalese. Piccola parentesi sulla DOC, che in questa zona era presente fin dal 1969: questa è stata abbandonata nel 2017, con l’ultimo vino di denominazione, a causa delle sue regole che non sempre possono essere rispettate dai vini prodotti da questa piccola realtà.

Bruno Ferrara SardoOggi troviamo un luogo che, pur essendo a poche centinaia di metri da Randazzo, sembra quasi incontaminato, immerso nella natura, con l’abitazione del produttore contornata da ulivi, i quali anticipano due appezzamenti vitati. Il più vicino alla casa ha preso il nome di “Vigna Brada”, essendo un vigneto praticamente abbandonato, con piante centenarie di Nerello Mascalese, per la maggior parte, che un tempo erano ad alberello, convertite successivamente a cordone e ora, per quelle che sono rimaste, in fase di ripristino nella loro forma originale ad alberello. Bruno Ferrara SardoOggi la vigna si sta ripopolando con nuove piante, semplicemente decespugliando l’erba, facendo un buco e piantando le barbatelle. Da queste vigne, quasi sperimentali e talvolta non trattate, è stato prodotto un vino nel 2018, a base Nerello Mascalese, con qualche piccola percentuale di altre varietà. Curiosità è che, adiacente a queste piante “superstiti” si sono messe a dimora cento barbatelle di Catarratto, per poter produrre un vino bianco e vedere come si comporta la varietà in questa zona.
Bruno Ferrara SardoAl di là di alcuni alberi che segnano il confine tra le vigne, si trova il vigneto più grande, di circa un ettaro. Piante che per la maggior parte sono di Nerello Mascalese, che affondano le proprie radici dal 1979, con qualche fallanza rimpiazzata nel corso degli anni, anche tramite propaggine. Da qui si ottiene il vino più rappresentativo di Bruno Ferrara Sardo, il “N’Zemula”, che significa “insieme” per la spiccata caratteristica del suo vino di nutrire condivisione, di cui se ne producono dalle tre alle quattromila bottiglie per anno, nelle “annate buone”.

Bruno Ferrara Sardo

La percentuale maggiore è di Nerello Mascalese, ma si conta anche un 3/5% di Nerello Cappuccio e qualche varietà che “non si sa che cos’è”. L’etichetta di questa bottiglia è stata realizzata da un amico artista, Renato Ranaldi, il quale ha fatto diversi bozzetti rappresentanti il Vulcano, utilizzati anche per alcuni vini sperimentali del produttore, prodotti solo in alcune annate, come alcuni rosati fermi o una bolla ancestrale di rosato, in entrambi i casi a base di Nerello Mascalese.

Bruno Ferrara Sardo  Bruno Ferrara Sardo Bruno Ferrara Sardo

Parlando di conduzione della vigna, l’approccio viene definito di “agricoltura esperienziale”, attuando negli anni diverse pratiche e mantenendo esclusivamente quelle che erano funzionali al benessere della pianta e del substrato. In un terreno lavico di cui non si conosce l’età precisa, pur essendo abbastanza sciolto, si cerca di mantenere il giusto equilibrio della pianta e del suo apparato radicale. Piccola parentesi, questa zona è stata schivata di pochi metri dall’ultima colata lavica del 1981 e, in alcune aree più a nord est, che prendono il nome di “Misti o Mischi”, si trova una percentuale maggiore di argilla, essendo limitrofi al fiume Alcantara, che con le sue piene l’ha trasportata fino a qui.
Bruno Ferrara SardoI vigneti sono inerbiti naturalmente e si decespuglia tutto manualmente, cercando di zappare più volte l’anno per permettere di eliminare gli apparati radicali superficiali, così da far scendere le radici in profondità. Questo permette anche un’esposizione minore alle alte temperature estive, mentre d’inverno si lascia arieggiare di più il terreno, per esporlo alle rigide temperature invernali, che, con un po’ di fortuna, portano anche un po’ di neve, così da eliminare parassiti e funghi. Non essendo Bruno amante delle troppe lavorazioni e movimentazioni, lo scopo è quello di creare vita, così da avere un equilibrio e una movimentazione più spontanea del substrato. Non si usano concimi e per la protezione delle piante si utilizzano dosi molto basse di rame e zolfo, che in alcune annate si limitano ad uno o un paio di trattamenti.

Ad oggi le vinificazioni sono gestite in cantine terze, tutte di amici, poiché non sarebbe sostenibile avere una cantina propria per le poche quantità di bottiglie prodotte. Forse nel futuro è un investimento che potrebbe essere fatto, qualora uno dei due figli di Bruno, Michele, studente di agraria con indirizzo enologico, volesse intraprendere questa strada. Non ci sono regole e non si produce tutti gli anni, dipendentemente da quanto offre la natura, come nel caso del 2023, anno in cui la peronospora ha preso il sopravvento. Le fermentazioni avvengono spontaneamente in acciaio, pressando successivamente la massa, che viene reintrodotta negli stessi vasi vinari, dove affina il tempo necessario per poi fare un travaso (o più, dipendentemente dall’annata), con il quale si eliminano le fecce, prima di essere messo in bottiglia.

Bruno Ferrara SardoAssieme a Bruno brindiamo con un calice del IGP Nerello Mascalese, ottenuto dalla Vigna Brada, in sole trecento bottiglie, un vino senza nome, la cui etichetta riporta il calco di una foglia. Un 2018 che si presenta ematico, terroso, con una frutta rossa matura e surmatura, un tocco balsamico, erbaceo per un sorso “succoso”, fresco, con una buona spalla acida, sapido, abbastanza minerale, un tannino discreto e abbastanza persistente.

Bruno Ferrara SardoUn ringraziamento speciale a Bruno Ferrara Sardo, che dovrà passare per il Veneto per la sua maglietta Winetelling, essendo distribuito da una vicina distribuzione locale, in provincia di Treviso.

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