Fongaro, una mattinata tra i Monti Lessini con Tanita e Michela, Roncà (Vicenza)

Fongaro, una mattinata tra i Monti Lessini per scoprire il nuovo volto di una storica azienda produttrice di Metodo Classico

24 Febbraio 2026

FongaroUna mattinata di nebbia e foschia tra i Monti Lessini nel cuore dell’azienda Fongaro, per scoprire il percorso di questa realtà e la sua storia più attuale, attraverso gli occhi di Tanita e Michela.

Dopo una serie di curve tra i vigneti a pergola e guyot raggiungiamo la cantina, situata in via Motto Piane, in località Roncà. Anche se la vista non è delle migliori a causa del meteo, diamo uno sguardo alla parte esterna, dove si trovano alcune delle vigne, approfondendo quella che è la posizione di Fongaro. Davanti a noi è situata la zona del Soave Classico, che si estende, nella parte orientale, con quella della Denominazione di Origine del Soave, fino ad arrivare alla Valpolicella allargata.

La storia di questa azienda trova le sue origini negli anni Settanta, quando Guerrino Fongaro, originario di Roncà, ma residente sul Lago d’Iseo, in seguito al suo pensionamento, decise di ritrasferirsi tra i Monti Lessini con la moglie, per avviare il suo progetto personale di cantina e produzione di vino. In controtendenza a quanto stava succedendo in quegli anni in vallata, dove si stava puntando molto sulla Garganega, il suo investimento è stato quello di piantare la Durella, un’uva che, principalmente a causa della sua grande acidità, veniva utilizzata come varietà da taglio. La sua scommessa era quella di voler produrre Spumanti Metodo Classico su terra lessina, fondando così ufficialmente l’azienda Fongaro nel 1975.
Un’altra peculiarità del signor Guerrino è stata quella di aver abbracciato i principi del biologico in campagna e cantina nel 1985, dimostrandosi così tra i pionieri in Veneto. Nei primi anni 2000, due famiglie del territorio sono entrate in società con lui e, oggi, al timone dell’azienda c’è Tanita che, dopo aver studiato filosofia, è ritornata al mondo del vino con un master in enologia a Pisa, lavorando anche in alcune aziende vitivinicole, in Friuli.
Un percorso che ora la vede protagonista della produzione di Metodo Classico dei Monti Lessini. Al suo fianco lo storico enologo che da quarant’anni segue l’azienda, oltre ad un consulente francese, specializzato in Champagne, che segue principalmente le pressature e le prime frazionature dei mosti, oltre ad un team che si divide tra vigna, cantina, amministrazione e da pochi mesi Michela, per la parte commerciale Italia.

FongaroOggi Fongaro conta dieci ettari vitati (a cui se ne sono aggiunti due con barbatelle messe a dimora nel 2025), situati tra i duecentosettanta e cinquecento metri sul livello del mare, disposti in un arco di pochi chilometri, tra i paesi di Roncà, Brenton e Santa Margherita, “tutti raggiungibili con sette minuti di trattore”. Gli impianti che sono per un 30% a guyot e un 70% a pergola veronese monolaterale trentina, un sistema concatenato che si sposa molto bene con il territorio, essendo la maggior parte delle vigne in pendenza.
FongaroLa strada del biologico non si è mai lasciata, anche se ci si sta chiedendo che cosa sia la sostenibilità, soprattutto in annate difficili. Il rame si cerca di utilizzarlo il minimo indispensabile, assieme allo zolfo ed altri prodotti supplementari che servono a ridurre l’uso di entrambe, come estratti di buccia di arancia o tisane. Oltre al benessere della pianta si è concentrati su quello del suolo, cercando di compattarlo il meno possibile e pensando a creare vigoria tramite sovesci, ove necessario, tra leguminose o rafano ed altre essenze, dipendentemente dalla zona, assieme a concimazioni organiche e hummus.

Parlando proprio di substrato troviamo una matrice vulcanica, essendo l’azienda situata in una delle pareti dell’antico vulcano che ha determinato la conformazione di quest’area. La sua composizione è per lo più basaltica e tufacea, ricca di minerali e molto drenante, con una scarsa presenza di materia organica, creata molto lentamente negli anni.
Si può immaginare che i terreni siano più ricchi a valle e meno nelle parti più alte, ma qui è esattamente il contrario”.

FongaroDando uno sguardo alla cantina, possiamo trovare alcuni ambienti più nuovi ed altri che sono quelli originari degli anni Settanta, tra cui le vecchie vasche in cemento che, al contrario di molte altre realtà, non sono state smantellate, ma restaurate ed integrate con ulteriori contenitori dello stesso materiale. La cantina è il regno di Tanita e lei per prima crede molto nel cemento, utilizzato sia per le fermentazioni, ma anche per alcuni affinamenti, avendo sperimentato che la Durella si esprime molto meglio in questo materiale, piuttosto che nell’acciaio, dove evolve più lentamente. Il terzo elemento è il legno, utilizzato sia in fermentazione sia in affinamento, in formato barrique e tonneau, rigorosamente esauste. Uno dei compiti più impegnativi di Tanita è proprio quello di selezionare i legni più adatti per le sue vinificazioni ed affinamenti, con l’idea di non inficiare il prodotto finale con sentori di legno.
Fongaro Fongaro
Facendo un passo indietro, scopriamo che l’uva arriva in cantina in cassette da tredici chili, in seguito ad una vendemmia manuale svolta per ogni parcella vitata. I grappoli interi vengono inseriti nella pressa, da dove si estraggono i vari frazionamenti del mosto, di cui si utilizza quasi esclusivamente il mosto fiore, ad eccezione della cuvée dove viene usata anche una parte del torchiato (pur ottenuto da una pressatura soffice). Dopo una sosta di un giorno in acciaio, dove avviene una prima decantazione a freddo, si passa alle fermentazioni, che, dipendentemente dalle annate, avvengono in maniera spontanea o con un pied de cuve, nei differenti vasi vinari. Il vino viene messo in bottiglia, con il tiraggio, per poi lasciare a riposo le bottiglie al piano inferiore della cantina. Piccola curiosità è che dietro alle vasche di cemento è presente una sorta di grotta, al confine con la casa padronale, dove affinano una parte dei vini Fongaro, ma soprattutto le varie sperimentazioni che ogni anno si effettuano.
Una volta raggiunto il corretto periodo di affinamento, i vini si portano in punta, con il solo utilizzo delle pupitre, precisamente centosei, le quali hanno una capacità di contenere centoventi bottiglie ognuna. La sboccatura oggi viene gestita tramite un’azienda terza, ma ci si sta organizzando per riportare questo processo in casa, come avveniva qualche anno fa, prima del pensionamento dell’apposita macchina.
Fongaro Fongaro     Fongaro Fongaro

 

 

 

 

 

 

La produzione Fongaro conta circa sessanta/sessantacinque mila bottiglie per anno, che si dividono in cinque etichette, senza contare qualche edizione limitata, frutto di lunghi affinamenti o delle sperimentazioni di Tanita.
FongaroAll’interno di una sala degustazioni adiacente allo shop aziendale cominciamo gli assaggi dei vini dell’azienda, partendo dalla Cuvée di ingresso che resta ventiquattro mesi sui lieviti e presenta due grammi e mezzo di residuo zuccherino. Solo in questo vino è presente un blend di diverse uve, da vigne più giovani situate nella parte frontale della cantina, tra cui la Durella, che la fa sempre da padrona, Incrocio Manzoni e Chardonnay. Vinificazione e affinamento sono in questo caso fatte in acciaio per un vino fresco, dai sentori agrumati, di mela gialla, pera, note floreali e un tocco di liquirizia. Un vino che al palato regala note sapide, con una buona acidità, ben integrata, note minerali e una buona persistenza.

FongaroPassiamo al “ViolaBrut, che apre il mondo della Durella in purezza, in questo caso con uve da piante di quarant’anni basate su terreni tufacei. Vendemmia 2019, sessanta mesi di riposo sui lieviti, con cinque grammi di residuo zuccherino, regala sentori di agrume più maturo, sentori di frutta esotica, ma anche frutta secca, sentori di liquirizia, per un sorso con un maggior corpo, pur sempre teso, dalla bolla fine, persistente e con una chiusura ammandorlata.

FongaroPassiamo al “VerdePas Dosé, con uve ottenute da vigne che crescono su terreni basaltici e più magri, un residuo zuccherino di 0.7 e vendemmia 2019. Al naso regala note di mela gialla, gelsomino, frutta secca, ma anche sentori più balsamici, di mentuccia, per un sorso fresco, dritto, sapido, minerale, con una buona acidità e discreta persistenza.

FongaroIl quarto e il quinto vino presentano una base delle stesse uve di Durella 100%, provenienti dai vigneti più vecchi, da cui si sono ottenuti la “NeraBrut, vendemmia 2016 e la “Nera” Riserva Pas Dosè, vendemmia 2017. Con un riposo sui lieviti di almeno settantadue mesi.
In entrambi i casi la base di Durella fermenta e affina per una parte in legno per poi creare il blend da imbottigliare, all’interno dei contenitori di cemento.

Il primo vino si presenta più largo, con sentori di cedro maturo, note di frutta tropicale, ananas, ma anche mela gialla e un sottofondo burroso. In bocca è cremoso e ben integrato, con una buona spalla acida, bolla fine, buona sapidità, note minerali e ricco in persistenza.

FongaroLa “NeraRiserva Pas Dosè, invece, regala note di frutta meno matura, un tocco floreale, note di frutta a guscio, confetto, ritorna la liquirizia, ma anche la mentuccia, per un sorso più teso e verticale, bolla pungente, buona freschezza, sapidità, spalla acida e persistenza.

FongaroUn nuovo volto di una storica azienda, grazie a Tanita e al suo team. In attesa di scoprire le nuove sperimentazioni ed etichette, maglietta numero 452 per Tanita e 453 per Michela.

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