Al Di Là Del Fiume, sui Colli Bolognesi con Danila, Marzabotto (Bologna)

Al Di Là Del Fiume, fine giornata a sud di Bologna, in un’azienda biodinamica tra assaggi, cena e riposo nel silenzio più totale

20 Febbraio 2026

Al di la del FiumeFine giornata emiliano che ci porta a sud di Bologna, sui Colli Bolognesi, tra gli Appennini Tosco Emiliani, dove in località Cà di Cò ha preso vita il progetto Al di Là del Fiume.
Più precisamente siamo alle pendici del Parco Storico di Monte Sole, nel comune di Marzabotto, località tristemente conosciuta per il martirio compiuto dai nazisti tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre 1944.

Lasciando da parte la storia più triste, ci concentriamo in compagnia di Danila nel suo percorso, assieme al marito Gabriele, che li ha portati a creare questo progetto famigliare.

Il punto di partenza si può individuare circa settantacinque anni fa, quando le terre dove ci troviamo oggi venivano lavorate per conto di terzi dal nonno di Gabriele, Giovanni e successivamente dal padre Carlo che un giorno si è sentito dire: “Ora hai compiuto dieci anni, sei grande! Da domani non vai più a scuola e vieni a darmi una mano con il lavoro”. La famiglia si è occupata principalmente di falegnameria durante il periodo invernale e da quello primaverile in poi della coltivazione delle terre, fino all’avvento dell’industrializzazione.
Grazie agli insegnamenti di un conoscente che gli indicò che il settore dei calzaturifici stava prendendo piede, Carlo, si avvicinò al mondo industriale creando passo dopo passo la sua azienda artigianale produttrice di tacchi per scarpe. Nel corso degli anni questa realtà prese piede nel mondo della moda, lavorando con rinomati stilisti e importanti firme, grazie all’abilità del suo fondatore di creare tacchi prototipati manualmente in legno, che non facessero male ai piedi di chi indossava le scarpe dove erano applicati. L’azienda è attiva tutt’ora ed è condotta da Gabriele.

Al di la del FiumeGabriele è praticamente cresciuto nell’azienda di famiglia, ascoltando i racconti del padre che in maniera quasi ricorrente riportavano alla memoria il periodo in cui, da quando aveva dieci anni, si prendeva cura di quelle terre a Cà di Cò, Al di Là del Fiume Reno, circondate dai tipici calanchi.
Nel frattempo, ha conosciuto Danila, che lavorava come educatrice in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Con lei un matrimonio, tre figli, un cane e la dolce attesa del quartogenito, quando, ad un certo punto della loro vita, è arrivata la telefonata del vecchio proprietario della casa e di quelle terre tanto narrate da Carlo, il quale annunciava la loro vendita.
Ormai diventato anziano e senza eredi interessati alla campagna, l’unica speranza di dare un futuro a queste terre rimaneva nel venderle a chi si era preso cura di loro per un decennio abbondante.
Al di la del FiumeLa coppia, un po’ perplessa sul da farsi, dopo qualche ragionamento e, vista la cifra richiesta che non era troppo elevata, decise di acquistare questo luogo, come omaggio all’albero genealogico di Gabriele, che lo aveva custodito con passione e dedizione.
Ovviamente c’è da sottolineare che nel 2005, anno dell’acquisto, non c’era nulla di ciò che vediamo oggi, poiché la casa padronale era praticamente abbandonata e pericolante e tutte le coltivazioni erano state sostituite da manto erboso, essendoci stati circa quarant’anni fa dei fondi per l’inerbimento, a causa della sovrapproduzione delle materie prime.

Al di la del FiumeIn prima battuta lo scopo era quello di avere una sorta di prolungamento di un giardino in cui passare le domeniche con i figli e con gli amici, ma una sera Gabriele ha espresso la volontà di piantare alcune barbatelle. Così, dopo una ricerca di quelle che erano le varietà locali che un tempo venivano allevate in queste terre, si creò, assieme ad un gruppo di persone del posto, soprattutto anziani, il primo ettaro vitato, con piante di Albana, Barbera, Montuni, Aglionza, Chasselas, Negrettino, Pignoletto.
Correva l’anno 2006 e, dopo cinque anni, si iniziarono a produrre i primi vini, in maniera molto artigianale, perfezionando la tecnica dal 2012, dando così ufficialmente vita all’azienda vitivinicola Al di Là del Fiume e iniziando a presentare le prime bottiglie durante la partecipazione ad alcune fiere di settore.

Al di la del FiumeNelle prime fasi non si sapeva praticamente nulla del mondo del vino e ci si rese conto che era necessario avere una formazione, o almeno un metodo. Alla coppia serviva un progetto di vita, qualcosa che potesse legarli ancora di più alla terra, ma non solo; ritrovando questi concetti nella biodinamica, vista come “fertilità della terra unita al benessere delle persone”. Grazie al consiglio di un amico Gabriele ha svolto un corso di biodinamica, identificandosi in questa tipologia di approccio, condiviso con la moglie, nell’ottica di connettersi a pieno con la terra e le tradizioni di quel luogo bucolico.

Danila, nel 2014, ha deciso di abbracciare a pieno questo progetto, lasciando il suo impiego di educatrice, spostando però la sua attitudine alla socialità, condivisione e i valori dell’educazione all’interno dell’azienda, al fine di dare un forte messaggio di speranza, al di là del vino.
Così, mattone dopo mattone, iniziò il restauro della casa padronale, diventata il fulcro delle attività dell’azienda, con la cantina al piano inferiore, la parte ristorativa al piano terra e una sala all’ultimo piano dedicata a varie iniziative ed eventi. Gli aspetti sociali tanto cari a Danila sono stati portati in azienda anche coinvolgendo diverse associazioni, con lo scopo di poter insegnare il concetto di comunità, del vivere assieme, ma anche connessione con sé stessi e rispetto con gli altri, il tutto nella splendida cornice della natura.

La parte ristorativa è curata oggi da Simone e Marzia, i quali offrono una cucina locale, con piatti a base di ingredienti biologici a chilometro zero, o quasi. Inoltre, si è investito nella piantumazione di alberi da frutto antichi, ma anche erbe officinali, l’orto e sull’allevamento di qualche animale, come galline, pecore e asini.

A questo punto, mancava solo un aspetto, quello ricettivo! Un aspetto che in realtà non era stato valutato da Danila e Gabriele, ma Carlo, reduce da qualche acciacco che lo ha portato a frequentare l’Opera Pia, trovò nel 2020 una serie di case diroccate in zona, decidendo di acquistarne alcune ad una manciata di chilometri dal corpo centrale dell’azienda, regalandole al figlio e alla nuora. Questo insieme di abitazioni, risalenti al 1800 non godevano proprio di una buona salute strutturale. Così, dopo aver cercato di “darle in affido” a qualche associazione o cooperativa per svolgerne le attività, la coppia, con l’ennesimo sacrificio economico, decise di restaurarle, partendo dalla struttura più grande, che conta ventiquattro posti letto e nove bagni.

Al di la del FiumeDa questa abitazione si è ricavata una struttura che viene affittata esclusivamente a gruppi di persone, che vogliono condividere alcuni momenti assieme, che siano aziende, studenti, amici, l’importante è decisamente il concetto di convivialità. Oggi questa che è stata denominata “Foresteria Al di Là del Fiume” è gestita da una coppia di ragazzi di Zola Predosa. Di fianco all’abitazione principale è stato ricavato anche un appartamento a due piani, arredato in stile vintage, con quattro posti letto e due bagni, per chi vuole passare dei momenti di maggiore intimità, immersi nel silenzio della natura.
Per dirla tutta è presente anche una terza abitazione, ad oggi chiusa, con il sogno nel cassetto di farla diventare uno studentato, vista anche la vicina città universitaria di Bologna.

Oggi Al di Là del Fiume è arrivata ad una superficie vitata di cinque ettari, tutti attorno al corpo principale, lavorando il tutto in maniera biodinamica, certificata Demeter. Oltre alle dosi necessarie di rame e zolfo, si utilizzano i preparati 500 e 501, sovesci ove necessari tra queste terre ricche, a matrice sabbiosa ed argillosa e un compost autoprodotto.

Al di la del FiumeSi è scelto di puntare sui vitigni autoctoni, pur essendo stata una scelta coraggiosa, essendo l’Albana vista come l’uva per produrre vino della quotidianità e la Barbera come il vino della domenica, con il suo carattere acido e sgrassante, che va a braccetto con il cibo bolognese. Ad affiancare Danila e Gabriele l’enologo Adriano Zago, colpito da questa realtà vergine, dove si poteva costruire un organismo agricolo da zero. Al di la del FiumeLa vera sfida è stata quella di rendere eleganti e di beva i vini ottenuti da questi due vitigni “grezzi”. La scelta dei vasi vinari è ricaduta sulle anfore di Impruneta, dove le uve effettuano sia la fermentazione, ma anche l’affinamento, oltre ad avere vasche in acciaio, utili per gli assemblaggi e per la produzione dei vini non macerati.
In cantina le fermentazioni partono naturalmente, non si filtra o chiarifica, mentre la solforosa è utilizzata ben al di sotto della soglia della biodinamica.
Al di la del FiumeLa produzione Al di Là del Fiume spazia dalle otto alle venticinque mila bottiglie per anno, con una media che si può indicare sulle quindicimila. Le etichette principali sono sei, tra cui possiamo trovare i due rifermentati: “Birichèn” rispettivamente 100% Barbera e l’altro 70% Pignoletto e 30% Albana; “Fricandò”, dal nome che richiama una grande ma divertente confusione, 100% Albana vinificata in anfora con circa un mese di macerazione; “Dagamò” 100% Barbera macerata per cinque mesi sulle bucce, in anfora; “Saramat”, che significa “un po’ matto”, 100% Barbera; “Zirudèla”, dal nome della storiella che raccontavano le nonne nel passato, Albana macerata dieci giorni in acciaio, assieme a vitigni autoctoni come Montuni e Alionza.
Curiosità è che le etichette sono state tutte disegnate da amici artisti, tranne quella dei rifermentati che sono il risultato di un disegno fatto da un ragazzo psichiatrico.

Piccola curiosità, solo uno dei quattro figli sta seguendo le orme vitivinicole, poiché la primogenita Rachele si occupa di sostenibilità sociale e ambientale; Maddalena di sviluppo della cooperazione internazionale e il più piccolo Tommaso che sta studiando alla scuola di agraria. È il terzogenito Samuele che, dopo un viaggio di qualche mese tra India, Vietnam e Thailandia è tornato con l’idea che la vigna potesse dargli pace e serenità, decidendo così di abbracciare il progetto di famiglia, portando sicuramente una ventata di novità. Con altri due coetanei hanno iniziato a prendere in mano l’azienda, dalla gestione della campagna alla produzione di tre nuove etichette di vino, oltre alla creazione di una sorta di locale adiacente alla cantina, denominato “Controcchio”, dove vengono organizzate serate di promozione del vino artigianale accompagnate anche da eventi musicali. Ogni lunedì, inoltre viene fatta una puntata del “Sguardi Laterali”, in compagnia di un ospite correlato al mondo del vino.

Per assaggiare i vini prodotti dall’azienda, partiamo dal suo sguardo più moderno, con le tre etichette di Samuele, ottenute da uve che vengono pressate direttamente per il bianco, o lasciate in macerazione per pochi giorni nel caso del vino rosso e vinificazioni in acciaio.
Al di la del FiumeCominciamo con “Ridarola” 2024 in bianco, vestito da un’etichetta dove si trova un mondo con persone che stanno assieme, essendo il vino un collante sociale, magari facendosi una bella risata. Vino a base di uve Pignoletto, Albana, Montuni, Alionza Che si presenta con sentori di agrume, pompelmo, gelsomino, leggero tocco di erbe aromatiche per un sorso fresco, beverino, con una nota sapida, abbastanza minerale, dalla moderata acidità e persistenza.

Al di la del FiumePassando al “Ridarola” rosso, un 100% Barbera che si presenta come un vino fresco, che regala note di frutti rossi, lampone, fragolone, sottofondo di sanguinella, rosa rossa, violetta per un sorso di grande beva, buona sapidità, spalla acida più presente e discreta persistenza.

Al di la del FiumeL’ultimo vino della triade è “Anelito”, un rosè a base di Barbera, con vinificazione in autoclave, così da ottenere un vino frizzante. Unione tra passato e futuro, che ci regala note molto agrumate, ma anche di fragolina non troppo matura e petali di rosa. In bocca una costante sapidità, freschezza, grande beva, bolla non invadente e moderata persistenza.

Al di la del FiumePer assaggiare i vini della vecchia guardia Al di Là del Fiume, ci sediamo nell’agriturismo al piano terra e tra un tortino a base di patate viola, funghi e tartufo e un piatto di gnocchi con crema di parmigiano e tartufo ci concediamo un assaggio di “Fricandò” 2022, 100% Albana macerata un mese e mezzo. Al di la del FiumeUn vino che regala note molto più corpose e piene, con sentori di frutta candita, tra cui arancia e albicocca, tocco di dattero, mela cotogna, fiori secchi, leggera foglia bagnata, per un sorso caratterizzato da un buon corpo, comunque sapido, con un tocco minerale, tannino che si fa sentire, leggera nota amaricante e buona persistenza.

Al di la del Fiume Al di la del Fiume

Al di la del FiumePassiamo al “Dagamò” 2022, Barbera 100% fermentata, macerata e affinata esclusivamente in anfora. Un vino dai sentori di frutti di bosco, mirtillo, mora, note speziate, un tocco erbaceo e vegetale, spunto di liquirizia, grafite, leggero tocco ematico, per un sorso che presenta una buona acidità che però non predomina, grazie ad un buon equilibrio, un discreto corpo, buona sapidità, minerale, e con una buona persistenza.

E dopo una notte di relax all’interno della Foresteria Al di Là del Fiume, per Danila maglietta numero 451, in attesa di vedere realizzati tutti gli altri progetti e sogni custoditi nei vari cassetti.

Al di la del Fiume

Al di la del Fiume

Torna in alto