Crete Chamberlin, un’ultima visita prima di lasciare la Champagne nell’azienda condotta da Blandine e Mathieu, sorella e fratello
13 Febbraio 2026
Un’ultima visita prima di lasciare la Champagne ci porta a Moussy, a sud ovest di Epernay, nella parte più bassa della Vallée de la Marne, dove Blandine e Mathieu Crété, sorella e fratello, hanno dato vita al loro progetto personale, Crete Chamberlin, un’azienda che mescola innovazione e tradizione.
In compagnia di Blandine e del cucciolo Ariel, iniziamo a scoprire questa piccola realtà che trova le sue origini nel diciassettesimo secolo, quando gli antenati dei due fratelli iniziarono ad allevare la vigna, principalmente per autosostentamento. Dopo due secoli di produzione di uve e di vino per la famiglia, senza mai vendere alle grandi Maison, a partire dal 1883, in seguito allo sposalizio del capostipite dei Crété e la moglie discendente dei Chamberlin, si iniziarono a produrre i primi vini in bottiglia, battezzando l’azienda con l’unione dei cognomi delle due famiglie unite in matrimonio.
Questo nome, intorno al 1960, ha lasciato il posto ai nomi dei protagonisti della produzione delle bottiglie, a partire dal bisnonno Marcel, nonno Roland, fino al papà di Blandine e Mathieu, Dominique, ovviamente seguiti dal cognome di famiglia Créteé.
Il nuovo volto di questa realtà, per come la possiamo vedere nel nostro incontro, ha preso ufficialmente vita nel 2021, dando frutto ad un lavoro durato diversi anni, avendo iniziato la produzione delle prime tremila bottiglie di Champagne nel 2018. Questo è stato l’anno in cui Blandine è tornata nell’azienda di famiglia, dopo aver abbandonato la carriera di infermiera e dopo aver lavorato in alcune aziende della zona; dieci anni più tardi del fratello Mathieu, rientrato nel 2008, in seguito ad alcune esperienze a Montpellier e il lavoro con un produttore di Champagne.
Oggi troviamo otto ettari vitati, disposti in undici paesi, divisi in ottantaquattro diverse particelle, dove si coltiva per circa la metà Chardonnay, un 48% di Pinot Nero e un a piccolissima, e restante, percentuale di Pinot Meunier, in un substrato che alterna argilla e molto gesso, ma che si differenzia tra i vari appezzamenti.
Il lavoro in vigna è “ad alto valore ambientale” o come viene definito in Francia “HVE” (Haute Valeur Environnementale), lavorando prettamente con prodotti consentiti dal disciplinare biologico, pur non avendo mai optato per la certificazione. Questa scelta è stata presa sia per un fattore territoriale, avendo appezzamenti in diverse aree, non tutte limitrofe, ma anche per permettersi la possibilità di intervenire diversamente in annate difficili, come nel caso della 2021. L’obiettivo è quello di arrivare ad una qualità ottimale delle uve, senza grandi interventi, evitando l’utilizzo di pesticidi o insetticidi, lavorando il suolo esclusivamente se necessario e intervenendo in fase di potatura per avere una quantità limitata di produzione.
La cantina, costruita nel 1960 oggi in fase di restauro, è ad alcune centinaia di metri dalla sala degustazioni, adiacente all’abitazione di famiglia. Gli aspetti di vigna e parte di cantina sono seguiti da Mathieu, mentre la parte commerciale, di accoglienza e alcuni altri aspetti legati alla cantina, da Blandine, producendo circa quindicimila bottiglie per anno. C’è da sottolineare che la produzione della Maison che porta il nome di papà Dominique non è stata abbandonata, ma si continua a portare avanti, riducendo di anno in anno il numero di bottiglie, per dedicarsi alla produzione di quelle a marchio e filosofia Crete Chamberlin, che potenzialmente potrebbero arrivare a cinquantacinque mila per anno.
Le bottiglie si dividono in tre diverse “Collezioni”, la “1683” in onore dell’anno in cui la famiglia ha iniziato il lavoro nelle vigne, dove troviamo “Origine”, “Rosè” e il “1683”; “CDB”, iniziali di Côte des Blancs, con un 1er Cru, un Grand Cru e “Les Mazaux”; mentre la terza è la Collection “Aromanescence”, prodotta esclusivamente nelle annate migliori, dove si trova un Coteaux Champenois Rouge, “Eclipsis”, “Quintille” e “TDN”.
I nostri assaggi cominciano con il “TDN”, 100% Chardonnay, vitigno amato da Mathieu, con uve provenienti dai terreni di Oger, affinato per sei anni in legno, lo stesso utilizzato per la fermentazione, a partire dal 2017, la stessa annata che degustiamo. Un vino che presenta un grammo di zucchero, fresco, con note di frutta matura, agrume, un leggero tocco burroso, sottofondo speziato e una tostatura che ritorna in bocca in maniera delicata, dove entra ben equilibrato, cremoso, con una buona beva, sapidità, abbastanza minerale e con una buona persistenza.
Passiamo a un secondo Chardonnay, il Premier Cru della linea CDB, con uve della Cote de Blanc, nello specifico Cuis e Villeneuve e un affinamento di quattro anni sui lieviti. Vino dalle note più dirette, gessose, di pietra bagnata, con maggiore spalla acida, una bolla più pronunciata e discreta lunghezza in bocca.
Della stessa linea, con una vinificazione simile, lo Chardonnay “Les Mazaux” dove ritorna la nota agrumata, ma anche sentori floreali di gelsomino, per un sorso sempre dritto, verticale, con note ben integrate, buona acidità e discreta persistenza.
Proseguiamo con la terza collezione dove il lavoro non è più di millesimo e le uve non sono più in purezza, riprendendo le prime due etichette prodotte e già descritte, antecedenti alla Seconda guerra mondiale, dalla famiglia Crete Chamberlin, che un tempo prendevano il nome “Carte Blanche” e “Carte Rouge”, nelle versioni Sec, Demi-Sec e Doux.
La loro reinterpretazione è stata in una versione più moderna in un primo vino con un 70% Chardonnay e 30% Pinot Meunier, mentre il secondo nella percentuale opposta.
Il primo, denominato solamente Brut, con quattro grammi e mezzo di zucchero e un affinamento di tre anni sui lieviti, con base 2020 e vini di riserva dal 2016 presenta note di frutta matura, ananas, fiori gialli, ma anche sentori di miele, pasticceria e nocciola, per un sorso più largo, pieno, con note sapide e minerali e una discreta persistenza.
Il secondo vino, “Origine”, ha una base di vino del 2019, a cui vengono aggiunti vini di riserva dal 2016, riposo di tre anni e mezzo sui lieviti e cinque grammi zucchero. Un vino che regala note più iodate, con sentori di piccoli frutti rossi, tocco mentolato, di leggero confetto e mandorla, che riemerge in bocca, dove entra con un discreto equilibrio, un’acidità presente, abbastanza sapido e minerale, con discreta persistenza.
Concludiamo con il Pinot Meunier in purezza, in questo caso l’uva preferita di Blandine, proveniente da Moussy e Pierry, appartenente alla linea “Aromanescence”, di cui, se l’annata è favorevole ne vengono prodotte cinquecento o mille bottiglie. Un 2019 con quattro grammi zucchero che regala sentori più balsamici, mentolati, con note di ribes, melograno, un tocco erbaceo, per un sorso dritto, ma comunque ben equilibrato, una buona acidità, abbastanza minerale e sapido, con una discreta persistenza.
Un arrivederci a Blandine, curiosi di vedere i progressi di questa realtà e il suo futuro più prossimo!


