Enoz Winery, tra vigneti, ulivi e relax, in compagnia di Roberto nella sua Masseria Torricella
02 Luglio 2021
Dopo un anno di conoscenza con Roberto, artefice del progetto Enoz Winery – Masseria Torricella, finalmente ho l’occasione di andare a toccare con mano il territorio.
L’azienda è situata poco distante dal centro di Sessa Aurunca, uno dei primi paesi che si trovano entrando in Campania dal Lazio; famoso, oltre che per la sua estensione di parecchi chilometri, per le rovine antiche, tra cui spicca un teatro romano. Siamo nella Campania Felix, circondati dal complesso dei Monti Aurunci e dal Parco Nazionale di Roccamonfina, dove sorge il vulcano ormai inattivo.
Percorrendo la vecchia strada comunale, interna all’azienda, che costeggia e si interseca con i vigneti per addentrarsi nel bosco si arriva a Sessa Aurunca, il cui centro del paese svetta parallelo all’azienda e si può ammirare dalle terrazze dell’abitazione.
La Masseria è stata acquistata da Roberto nel 2013 e ristrutturata da zero, rivalutando sia la campagna circostante sia le strutture abitative che erano praticamente diroccate. Oggi troviamo una casa in pietra attorniata da vigneti, bosco ed uliveti e a poche decine di metri la cantina, ricavata in una grotta scavata all’interno della collina.
Un’avventura che è cominciata con la decisione di lasciare Napoli, dove il produttore svolge tutt’oggi anche un’altra professione, e respirare un’aria meno caotica, di campagna, riprendendo l’attività del padre e del nonno che da sempre si sono adoperati per la vita contadina. La ristrutturazione della Masseria e l’impianto dei primi vigneti di primitivo ha visto nel 2018 la concretizzazione della prima vendemmia.
Il nome Enoz è l’acronimo del cognome di famiglia di Roberto, Zeno, e richiama il vino nella letteratura greca; Masseria Torricella, invece, poiché la proprietà era ed è tutt’ora una masseria di campagna al cui interno è situata una torricella, parte integrata dell’abitazione. Un tempo la proprietà si auto-sosteneva con la produzione di vino, ortaggi, allevamento di bestiame e la macinatura del grano; molto prima dei nuovi impianti vitati vi erano sette mulini che svettavano.
Il protagonista principale è Roberto affiancato da Remo, il quale si occupa delle operazioni di vigna e cantina con Mustapha e il fido Ettore, dogo argentino, mascotte dell’azienda.
Le vigne a corpo sono racchiuse in un contesto di biodiversità tra bosco, ulivi e nessun confinante, contando circa tre ettari sui sette della proprietà. Gli altri appezzamenti che completano l’azienda sono dislocati all’interno dell’area comunale di Sessa Aurunca per un totale di altri quattro ettari vitati. Le varietà coltivate sono Primitivo, Fiano e Falanghina, con una piccola percentuale di altre uve autoctone (Greco, Piedirosso, Aglianico) e alcune piante di Traminer Rosa, uva prevista nella Reale.
Le attività sono basate sul principio del minor impatto possibile sul territorio, lavorando gran parte a mano e limitando i trattamenti, che quest’anno, fino al mese di luglio, sono stati solo quattro.
L’azienda Enoz lavora in biologico da quando è nata, con tanto di certificazione, ottenuta, inoltre, anche per le pratiche biodinamiche. Per arricchire una parte dei terreni negli appezzamenti più sabbiosi e meno fertili, ma non solo, viene adottata la tecnica del sovescio con un miscuglio di piante sia di cereali sia di leguminose ed altre varietà favorevoli alla produzione di materia organica. Altre due pratiche legate al mondo biodinamico sono il corno letame e il corno silicio arricchito di polvere di quarzo. Il primo viene sparso in due momenti dell’anno, autunno e primavera, mentre il secondo solitamente nel mese di maggio e dieci giorni prima della vendemmia, rispettivamente per favorire la fotosintesi clorofilliana delle piante e per ottenere una migliore maturazione delle uve. Rame e zolfo sono utilizzati in dosi moderate e si cerca di sostituire il primo con estratti a base di olio d’arancio e per il futuro abbinarlo con prodotti a base di equiseto.
L’ecosistema protetto dal bosco e ventilato dalle correnti d’aria che accarezzano i vigneti è sicuramente ideale per mantenere un’ottima sanità delle uve e limitare gli agenti esterni.
Le conformazioni del sottosuolo sono variegate e si può trovare da un lato argilla e roccia molto dura, mentre in altre zone sabbia e lapilli vulcanici.
La cantina è la punta di diamante di Enoz Winery ed è stata ricavata in una grotta già presente nella proprietà, con una temperatura costante di circa quindici/diciotto gradi per tutto l’anno. Questa viene ad oggi usata per il riposo delle bottiglie con l’idea di trasferire anche i vasi vinari che si utilizzano sia in vinificazione sia in affinamento, processi che sono gestiti in una cantina esterna, ma costantemente monitorati da Roberto e dai suoi collaboratori.
Confinante con la grotta/cantina una piccola torre con il piano superiore un tempo utilizzato come appartamento, in fase di ultimazione del restauro, mentre il piano terra era probabilmente usato nei secoli scorsi come ambiente per cucinare e per le attività più conviviali. Affascinante una vasca che veniva usata per la lavorazione delle olive al fine di ottenere l’olio, idealmente da recuperare per la creazione del pied de cuve.
Le uve, dopo essere state raccolte, vengono lasciate macerare senza raspi in anfore di ceramica e argilla per circa una settimana nel caso dei bianchi, mentre per una ventina di giorni per il primitivo (l’unica eccezione è per il rosato le cui uve vengono pressate direttamente); le fermentazioni sono innescate con un pied de cuve frutto di una vendemmia anticipata di un 10% circa delle uve. Dopo un paio di cicli di pressatura soffice l’affinamento avviene negli stessi vasi vinari per almeno sei mesi nel caso dei bianchi e rosato e nove mesi per il Primitivo. Un ulteriore riposo in bottiglia che va da un paio di mesi ad un anno al fresco della cantina/grotta.
Le bottiglie prodotte dalla vendemmia 2020 sono state circa settemila e le etichette assaggiate più volte hanno tutte una storia alle spalle.
Il Primitivo prende il nome di “Cahos”, un termine voluto anche dalle figlie di Roberto, Alessandra e Ludovica, entrambe provenienti da studi classici. Il cahos nel mito greco è il concetto primordiale da cui si sviluppa il tutto ed è proprio dal Primitivo che è partita la produzione di Enoz, con un’etichetta nella quale è raffigurato un vortice, lo stesso che si ottiene nella preparazione dei composti biodinamici. Un punto di rottura nel mondo del Primitivo, con il ritorno agli antichi vasi vinari, una freschezza e leggerezza nel gusto, una finezza di beva e una verticalità di sentori e profumi principalmente di piccoli frutti rossi e neri al naso, oltre ad una speziatura, che ritornano delicatamente al palato.
“La Monade” veste il Fiano, riprendendo quella descritta da Gottfried Leibniz per rimarcare il fatto della diversità degli enti che compongono il territorio in una prospettiva diversa sul mondo del vino dove non ci sono costanti ed ogni annata si può ottenere un prodotto diverso dall’altro dipendentemente dal suo andamento. Il principino di casa Enoz, con sentori fini e delicati, al naso la prevalenza di frutta a polpa gialla, fiori e note di miele d’acacia. In bocca è delicato ed avvolgente, con una buona mineralità e pienezza nei sorsi, uno attira l’altro.
“L’Attimo” impersonifica la Falanghina, un nome che riprende un concetto espresso da Nietzche, l’unico punto dove passato e futuro si incontrano. Un contenitore vinario del passato utilizzato dai greci prima e dai romani poi e la tecnica della macerazione, che non viene in questo caso esasperata, incontra lo sguardo verso il futuro per impattare nel presente il meno possibile sull’ambiente con una sostenibilità sia in vigna sia in cantina. Sentori più pieni e decisi, con una frutta più matura e profumi che tendono alle erbe aromatiche. Palato avvolgente e intenso con una buona mineralità, un leggero tannino finale ed una buona persistenza.
Una trilogia che sottende uno stretto rapporto delle tre etichette tra mito, storia e filosofia.
Punto di rottura con il Rosato che esce dagli schemi con un tuffo nel mondo delle fiabe nello specifico “I Nuovi Vestiti dell’Imperatore” di Hans Christian Andersen. La fiaba racconta che un sovrano si fece vendere da due impostori dei vestiti trasparenti ed una volta indossati uscì per esibirli ai sudditi, che lo applaudirono nonostante fosse nudo.
Solo l’innocenza di un bambino svelò all’imperatore la sua nudità e solo così si accorse dell’inganno.
“Il Re è Nudo” è il nome di questo Primitivo, vino Re della zona, che viene vinificato in bianco e perde il suo pigmento più consueto. Vino che mantiene i sentori del Primitivo con una piccola frutta a bacca rossa ma anche note più delicate di pesca, floreale e dal gusto pieno, minerale ed accattivante nel suo buon equilibrio.
Una curiosità è che dopo la tappatura, viene applicata la gomma lacca manualmente ed ogni vino ha un colore diverso che lo rappresenta: Primitivo in bianco, Fiano giallo, Falanghina verde e Rosato grigio.
Gli assaggi non sono mancati e l’unico difetto di questi vini, a mio avviso, è che la produzione è troppo poca!
Un abbinamento sicuramente azzeccato per tutte e quattro le referenze è con la tipica mozzarella di bufala campana.
Enoz è una cantina emergente nel panorama vitivinicolo, tutta in divenire e per il futuro vuole assestarsi sulla produzione di circa trentamila bottiglie e gestire tutti i processi di raccolta, vinificazione ed affinamento direttamente nella proprietà, con la creazione di una nuova cantina.
Maglietta numero 60 per Roberto, sperando di tornare presto in queste zone magnifiche.


