Maison André Bergère, nella magnifica Avenue de Champagne, Epernay (Francia)

Champagne A Bergère, un’esperienza a tutto tondo in una storica Maison ad oggi condotta e rivoluzionata dalla sua quinta generazione

13 Febbraio 2024

Dopo aver partecipato al salone del vino di Parigi, Wine Paris – Vinexposium, non si poteva non fare una piccola deviazione prima di tornare in madrepatria, optando ovviamente per la vicina Champagne, con un tour di alcune aziende che è cominciato con la Maison A. Bergère.

Il nostro arrivo è stato ufficialmente il giorno precedente a quello indicato, per riposare in una delle sette stanze ricavate nella struttura situata nella storica e famosa Avenue de Champagne ad Epernay. Piccola parentesi: nel 2008 c’è stata la possibilità di acquistare alcuni edifici appartenuti alla vicina azienda Pol Roger, così da creare, grazie anche alla spinta di mamma Brigitte, una struttura ricettiva, corredata da sala degustazioni, shop aziendale (aperte sette su sette) ed alcuni uffici amministrativi. Il civico 38-40 è diventato così uno dei biglietti da visita dell’azienda A. Bergère, che si è conquistata un posto in una delle strade più famose della Champagne, tra le Maison più iconiche.

Dopo una notte di relax nella stanza Clos de l’Avenue e una colazione a buffet al piano inferiore che ti trasporta in un’altra epoca, iniziamo la scoperta di questa realtà, in compagnia di Tristan, all’interno del cuore pulsante dell’azienda. A bordo di un van raggiungiamo, a circa mezz’ora di strada, Fèrebrinages, in direzione sud, attraversando così gran parte della Côte des Blancs e dei suoi vigneti.
Accolti dal cane Miss, qui troviamo la sede principale della Maison A. Bergère, con la cantina all’interno della quale vengono trasformate le uve, fino all’imbottigliamento, stoccaggio, sboccatura e riempimento, etichettatura e confezionamento.
Possiamo toccare con mano le varie aree dell’azienda, partendo dalle quattro presse esterne, due più grandi e due più piccole, destinate rispettivamente alle masse che formano cuvée di vigneti e ai Grand Cru o “Parcellaire”, ovvero uve provenienti da singoli appezzamenti.
Le uve vengono minuziosamente selezionate e, dopo la pressatura, il mosto si trasferisce nelle vasche interne per caduta, grazie ad un buco che collega la parte esterna alla cantina di vinificazione.

Nel 2016 è stata scavata una nuova cantina, parzialmente sotterranea, dove la parte più ampia è occupata dalle vasche in acciaio, all’interno delle quali avvengono la maggior parte delle prime fermentazioni e le decantazioni statiche, per poi trasferire le masse parzialmente in acciaio o legno. Solitamente il vino affina fino a gennaio in maniera separata, per poi creare i vari assemblaggi ed essere imbottigliato a luglio ed essere successivamente lasciato a riposare sui lieviti dai tre ai sette anni, dipendentemente dalla tipologia di etichetta che si andrà ad immettere nel mercato. Un più lungo periodo di riposo da quando è tornato Adrien in azienda, poiché sono state interrotte le filtrazioni e le chiarifiche, dovendo lasciare così il vino ad affinare un periodo più lungo prima di essere imbottigliato.
Per l’affinamento in legno sono state adibite due diverse aree, la prima dove si trovano botti da duecento ventotto e trecentocinquanta litri, per lo più usate, mentre la seconda è una nuova barricaia che contiene legno di più grande formato e alcuni piccoli contenitori in vetro, utilizzati negli ultimi anni in via sperimentale per affinare alcune piccole partite di vino. Il legno che si è introdotto è principalmente proveniente dall’Austria e dalla Borgogna, con botti che non hanno lo scopo di lasciare sentori di legno sul prodotto finale, ma utilizzate solo per un accompagnamento del vino alla sua micro-ossigenazione ed evoluzione.

A completare il processo sono presenti anche alcune giropalette, così da velocizzare la messa in punta delle bottiglie, che vengono sboccate, colmate e ritappate internamente, per poi essere “vestite” e posizionate nei cartoni per la vendita. Proprio durante la nostra visita abbiamo potuto toccare con mano la fase di sboccatura e ritappatura, in un’area, e quella di habillage in una sala vicina.

Riassumendo la filosofia che si vuole adottare in cantina, possiamo indicare che i principi di base sono quelli di voler valorizzare il terroir, cercando di lavorare il meno possibile le uve, senza intervenire con filtrazioni superflue e riducendo i dosaggi sui vini, così da poter avere una rappresentazione il più oggettiva possibile di quanto offre l’area in cui si sviluppa l’azienda.

Prima di ritornare alla base, nella parte esterna, si possono vedere alcuni vigneti dell’azienda A. Bergère, oltre alla residenza di famiglia, proprio davanti allo stabile dove ha preso vita la cantina.

Rientrati al 30-40 di Avenue de Champagne incontriamo Maxime Pierlot, direttore commerciale export con cui abbiamo precedentemente scambiato alcune mail, il quale ha reso possibile l’incontro e la visita. Con lui, prima di tuffarci negli assaggi, approfondiamo la storia di questa realtà e gli aspetti legati alla vigna.
La data che viene riportata a seguito del nome dell’azienda è il 1848, anno in cui sono state gettate le fondamenta di questa realtà che prende il nome dal cognome di famiglia. Durante i primi decenni si coltivava la vigna per vendere le uve alle grandi Maison internazionali che cominciavano a produrre le prime bottiglie.
La data che ha segnato “l’epoca moderna” dell’azienda è il 1949 quando nonno Albert, nel primo dopo guerra, ha ripreso in mano la coltivazione delle vigne di famiglia per la produzione di uva e una minima parte di trasformazione. Anche papà Andrè ha continuato l’attività, puntando sull’espansione territoriale degli ettari vitati, partendo dai sei di famiglia.
La vera rivoluzione è stata fatta dalla nuova generazione Adrien, che dopo gli studi in enologia a Reims, alcune esperienze tra Bordeaux e la Borgogna è ritornato in azienda nel 2014 per prenderne il timone ed espandere la produzione di vino in bottiglia. Dai pochi ettari vitati si è ritrovato a quarantacinque ettari di proprietà ed una ventina in affitto, ma una produzione limitata di bottiglie, che grazie anche alle operazioni di espansione commerciale, sono diventate oggi circa quattrocentomila per anno.

L’importante patrimonio vitato è stato frutto delle acquisizioni negli anni, ma anche della vendita di quindici ettari da parte dello zio Alain (non essendo la figlia interessata a continuare l’attività), che un tempo aveva deciso di sfruttare l’eredità del padre per fondare la sua realtà, separata dal fratello André. Pur parlando di numeri importanti in termini di ettaraggio e produzione di bottiglie, A. Bergére tiene a difendere la sua identità famigliare e non vuole mescolarsi a quella delle grandi Maison, pur viste con stima, ma dedicate ad un segmento diverso da quello in cui si è inserita l’azienda in questi ultimi anni.

I vigneti sono disposti per lo più nella zona definita Vallée du Petit Morin che comprende i tre comuni (da nord a sud) di Etoges, Fèrebrianges e Cogny, per poi trovare un’altra decina di ettari divisi tra i villaggi di Sézanne e Bethon nel Sézannais, e nella Côte des Blancs, sui terroir di Avize, Mesnil-sur-Oger, Chouilly, Cramant e Oger. Una curiosità è che vengono coperti dieci comuni e gli appezzamenti sono centotrentanove.
La maggior parte di uva allevata è di Chardonnay, circa un 70%, per poi trovare un 20% di Pinot Nero e un 10% di Pinot Meunier.

Grazie all’ingresso in azienda di Adrian, si è sempre più promossa una cultura ragionata delle lavorazioni in vigna, lavorando il più possibile in maniera biologica, avendo anche dodici ettari certificati, ma non con lo scopo di fare leva sulla fogliolina per vendere più vino. Si stanno cercando di ridurre il più possibile i livelli di rame e zolfo, con lo scopo ultimo di portare uva sana in cantina da vinificare. Se è necessario non ci si vuole impedire di intervenire con trattamenti diversi, poiché il raccolto dell’uva è la fonte di sostentamento di questa attività e non si vuole rischiare di mettere a rischio un’annata.

In compagnia di Maxime, all’interno del punto vendita e degustazioni aziendale, cominciamo la nostra carrellata di assaggi dei vini prodotti, partendo da “Terres Blanches” (che richiama il terreno bianco di matrice gessosa) un Blanc de Blancs Brut Nature, ottenuto con le sole uve di Férebrianges. Vendemmia 2021 si presenta con note delicate di pasticceria, crema, agrume maturo e frutta secca, per un palato dove entra dritto, con buona spalla acida, discreta sapidità e mineralità, moderata persistenza e un richiamo ammandorlato e di amaretto che resta in bocca.

Un altro Chardonnay in purezza, ottenuto da uve di sei diversi villaggi, è il Blanc de Blanc Grand Cru Extra Brut, con tre grammi zucchero, sempre della stessa vendemmia 2021, il quale ci regala note più salmastre e iodate, spunto di foglie di liquirizia, note erbacee che si ripresentano anche al palato, dove entra con una minore spalla acida, buona sapidità, discreta mineralità e persistenza.

Dagli affinamenti in solo acciaio passiamo ad un blend di un 50% di massa elevata in vecchie barrique, introdotte con il ritorno di Adrien in azienda, per la produzione di vino ottenuto con metodo Solera. Sempre del 2021 troviamo il Blanc de Blanc BrutSolera”, con uve provenienti dai tre comuni principali, che al suo interno presenta metà di vini dal 2013. Un vino che vuole esprimere la ricchezza donata dall’affinamento in botte, senza caratteri ossidativi, mantenendo freschezza, il quale regala note di agrume maturo, più pieno, sentori di frutta secca, leggero candito. Sicuramente più complesso, ma con ottima freschezza e un velo di balsamicità, sostenuto da una buona spalla acida, con una bolla meno pungente, più ampio, ma sempre con buona sapidità e mineralità, oltre ad una maggiore persistenza.

È il momento del vino più prodotto dall’azienda, “OrigineBrut, annata 2022, con le tre uve nelle percentuali che rispecchiano quelle che si trovano tra gli appezzamenti dell’azienda: 70% Chardonnay, 20% Pinot Nero e 10% Pinot Meunier. Questo rappresenta il 50% della produzione e per circa un terzo la sua base è di vini riserva che affinano in botti grandi. Un vino dai sentori più semplici e delicati, con note fruttate di agrume, una leggera nota erbacea, che vuole essere il punto di ingresso nell’azienda A. Bergére con la sua semplicità, beva, discreta mineralità e sapidità, verticale e con una moderata persistenza.

Piccola parentesi prima di continuare con gli assaggi: nel 2020 sono state create le nuove etichette, dove si è voluto evidenziare, in un lato, il nome dell’azienda, il nome del vino e la tipologia in termini di dosaggio, per poi lasciare spazio nella parte destra alla geografia di provenienza delle uve, evidenziando in questo modo la stretta correlazione e legame con il proprio territorio.

Passiamo ora ai vini di parcella o “parcellaire”, con “Les Vignes de NuitExtra Brut 100% Chardonnay con uve che provengono dai terreni gessosi di Etoges. Millesimo 2019, che presenta un 45% di vino elevato in barrique, al naso si presenta con note di agrume più maturo, mela cotogna, ma anche un tocco di miele e un sottofondo salmastro, per un sorso più pieno, ma comunque fresco, dalla discreta acidità, sapidità e nota minerale, con una maggiore lunghezza.

Il sesto vino proviene da tre diversi appezzamenti di Chardonnay ad Oger, piantati rispettivamente nel 1920, 1970 e 1990, con matrice per lo più gessosa e sabbiosa. “Les Peignottes” 2017 Extra Brut al suo interno ha un 35% di vini affinati in barrique e presenta una maggiore nota ossidativa, con sentori di agrume, frutta secca, frutta candita, miele e zenzero, pur presentando un sorso fresco e di beva, con una bolla pungente, dritto e con una buona acidità, note sapide, minerali e discreta persistenza.

Un’etichetta che si fa sicuramente notare per il suo cambio di stile è la “38-40 “che assaggiamo nel suo millesimo 2017. Questo vino è stato prodotto nella sua prima annata 2002 e iniziato a commercializzare nel 2008, anno in cui è stata acquistata la proprietà in Avenue de Champagne, così da battezzarlo con i numeri civici della struttura. Un vino fortemente voluto da mamma Brigitte, che ha imposto di non voler cambiare etichetta nel corso degli anni, per rappresentare l’essenza di questo luogo con uno dei vini più importanti dell’azienda. Un Grand Cru Extra Brut, ottenuto dalle migliori e selezionate uve di Chardonnay provenienti da Avize, vinificate ed affinare in solo acciaio, si presenta al naso con sentori salmastri, iodati, di ostrica, pietra bagnata e un sottofondo balsamico e una grande freschezza che torna in bocca, dove entra dritto, con una buona spalla acida, bolla fine, sapido, minerale e con una buona persistenza.

Concludiamo la degustazione delle bollicine con “Les Clos”, un 100% Pinot Meunier, prodotto solo nelle migliori annate, con uve provenienti da un mono appezzamento argillo-sabbioso di Férebrianges, piantato nel 1970. Annata 2020, senza dosaggio, si presenta con note che si avvicinano maggiormente ai piccoli frutti rossi, un tocco erbaceo, sentori di pasticceria e di leggere erbe aromatiche. In bocca entra più pieno, ma mantiene una buona freschezza, spalla acida, sapidità, discreta mineralità e persistenza.

Una realtà che sta sicuramente facendo parlare di sé nel panorama del vino e delle grandi bollicine, al suo primo decennio di questa nuova giovane epoca più moderna, che sicuramente è solo l’inizio di un lungo percorso. Un ringraziamento allo staff di A. Bergère e soprattutto a Maxime per aver reso possibile questa esperienza.

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