Nel cuore della Côte des Blancs, per scoprire l’azienda Salon, Le Mesnil-sur-Oger (Francia)

Champagne Salon, all’interno di una delle più blasonate aziende di Champagne per toccare con mano tutte le sfumature di questa iconica realtà

13 Febbraio 2025

Primissimo pomeriggio che ci porta nel cuore della Côte des Blancs e più precisamente nella rinomata località di Le Mesnil-sur-Oger per approfondire una delle aziende che sono salite nell’olimpo degli Champagne e, più in generale, del mondo del vino: Champagne Salon.

A guidarci in questo meraviglioso percorso di scoperta la giovane Ines, che si occupa sia dell’accoglienza, ma anche di comunicazione, marketing e trasversalmente del lato commerciale, con attività di brand Ambassador.
Il nostro incontro avviene davanti al palazzo principale, che in realtà è la sede di un’altra rinomata Maison, Champagne Delamotte, fondata da François Delamotte nel 1760, come attestano le pietre posate sulla pavimentazione frontale dello stabile. Le due aziende condividono la stessa location, pur essendo i palazzi divisi, ma anche l’appartenenza al gruppo Laurent-Perrier, dal 1988, avendo creato un legame indissolubile tra loro, per la territorialità e la direzione dello stesso uomo Didier Depond.

Per approfondire la storia dello Champagne Salon ci trasferiamo nel palazzo adiacente, dove troviamo una piccola chicca: alzando lo sguardo verso la balconata principale della struttura si possono vedere le bandiere delle nazionalità degli ospiti del nostro incontro, ovviamente quella italiana per noi e il drappo argentino per un collega sudamericano.

Balziamo indietro di poco più di centocinquant’anni, al 1867, anno di nascita del signor Eugène-Aimé Salon, in una località vicina a Le Mesnil-sur-Oger. La sua famiglia era molto povera e aveva il desiderio che diventasse un insegnante, professione che non veniva percepita come propria da Eugène, il quale si trasferì a Parigi e iniziò ad avvicinarsi al mondo del commercio di pellicce. Un lavoro che, a quanto pare, gli riuscì molto bene, arricchendosi in breve tempo e iniziando a frequentare l’alta borghesia parigina dell’epoca.
Il buon cibo e il buon vino erano alcune delle sue passioni, ma non si identificava in nessuno stile degli Champagne che venivano prodotti a quei tempi. Così, assieme al cognato mastro cantiniere, iniziò a ricercare quella che era una beva che più gli appartenesse, decidendo di produrre il proprio vino a base di Chardonnay. Da un primo confronto tra i vigneti di Cramant, Avize, Oger, e Mesnil-sur-Oger, decretò che l’ultima zona era quella che più rappresentasse la sua filosofia di produzione di vini atti all’invecchiamento. Così, acquistò alcuni appezzamenti nell’area che ha definito come “la migliore della Côte des Blancs” e, proprio dove l’equilibrio tra zucchero e acidità risultava perfetto, iniziò la produzione delle proprie uve. Oggi si può toccare con mano l’unico vigneto rimasto di proprietà, nella parte posteriore della villa di Le Mesnil-sur-Oger.

Uno Champagne dallo stile nuovo, non dolce come quelli più in voga all’epoca e con un lungo affinamento sui lieviti, dimostrandosi così uno dei precursori dei bassi dosaggi; dedicato prettamente all’autoconsumo e alla condivisione con gli amici durante feste ed eventi. La piccola produzione ad uso personale durò fino al 1920 quando decise di iniziarne la commercializzazione, lanciando il proprio marchio sul mercato, l’anno successivo.
L’attività del signor Salon è durata fino al 1943, anno della sua scomparsa, lasciando in eredità la piccola azienda alla sorella e al cognato, i quali resistettero ancora qualche anno prima di vendere ad un’altra azienda: Besserat de Bellefon, che poco dopo è stata acquisita dal gruppo Pernod Ricard, facendo così passare di mano anche Salon. Nel 1988, grazie al genio e alla lungimiranza del fondatore del gruppo Laurent Perrier, Bernard de Nonancourt, venne acquisita Champagne Salon e riportata ai fasti dell’epoca in un percorso di rinascita guidato, dal 1997, dall’attuale e già citato in precedenza, presidente Didier Depond.

La sede dell’azienda di Champagne Salon è all’interno del palazzo, dove, oltre alla cantina e agli uffici, si possono scoprire alcune stanze dedicate alla ricezione degli ospiti, che sono state adornate di alcuni cimeli storici dell’azienda. Scoprendo gli ambienti di questo palazzo signorile che riporta ad altre epoche, troviamo in una prima sala un armadio a vetro dove si possono vedere tutte e quarantaquattro le annate prodotte dell’unica etichetta di Salon, dal 1905 al 2013, per un totale di quarantaquattro vintage. Le bottiglie sono a titolo dimostrativo, avendo anticipato che la commercializzazione di questo vino è avvenuta dal 1921, fatto che si può dimostrare dall’unico esemplare rimasto di quest’annata, posta di fianco alla serie completa dei millesimi. Si può notare che fino al 1973 l’etichetta era di un formato diverso, bianca e con la scritta Salon in un semplice stampatello, riportando nella parte sottostante la scritta “Les Mesnil”. Il millesimo successivo al 1973 è stato il 1976, anno in cui si è adottata l’etichetta che è stata ereditata al giorno d’oggi, in una prima fase su carta trasparente, diventata poi su sfondo nero.

Da notare anche che nel 2008, vista l’eccezionalità dell’annata in termini qualitativi, si è prodotto solo il formato magnum, in ottomila esemplari.
In una seconda sala adiacente si possono notare sulle pareti alcuni menù incorniciati, che riportano pranzi o cene in contesti molto importanti, che hanno coinvolto il Presidente della Repubblica francese all’Eliseo, o altre iniziative con ospiti molto illustri, dove il vino protagonista era proprio lo Champagne Salon. Da notare anche un vecchio menù del celebre aereo Concorde, all’interno del quale era presente lo stesso Champagne.

Tra le due stanze una porta a vetri che lascia intravedere il piccolo Clos vitato citato in precedenza, l’unico vigneto piantato a Chardonnay, di circa quarant’anni, di proprietà della Maison, il “Salon Garden”, precisamente di ottomila seicento metri. Questo non è il solo bacino d’uva dell’azienda, ma si lavora con alcuni storici conferitori, per un totale di dieci ettari vitati, in diciannove appezzamenti di Chardonnay, situati tassativamente tra le vicine colline, a metà collina, in terreni gessosi. Ovviamente tutti i vigneti sono monitorati dai consulenti dell’azienda e non devono subire trattamenti eccessivi, lavorando quasi esclusivamente con l’aiuto dello zolfo a copertura.
Curiosità è che, al di là di una delle mura che racchiudono il vigneto è presente un boschetto ed una chiesa, che fanno capolino ad un secondo appezzamento, un tempo proprietà della famiglia Tarin, conosciuto all’epoca come Clos Tarin. Questo, nel 1971, è stato venduto ad un’altra realtà, la Maison Krug, che ne ha trasformato il nome in Clos du Mesnil, dando vita alla produzione del prestigioso vino.

Spostandoci nella parte rinnovata della struttura troviamo una sala degustazioni che lasciamo per andare a scoprire cosa si trova dietro una moderna porta automatica. Qui è nascosta una parte della cantina dove, oltre alla grande e costante umidità, sono conservate le bottiglie di Champagne Salon nelle pupitre, dove rimangono per circa venti giorni per essere sottoposte al processo di remuage manuale, grazie ad una persona incaricata, che se ne occupa per diverse volte al giorno.

Ritornati nel mondo più moderno, scendiamo le scale per addentrarci nella parte più storica della struttura dove sono presenti una serie di cunicoli che nascondo ancora pupitre di diverse annate e la libreria di vecchie bottiglie, sboccate e, per lo più, non sboccate. Qui troviamo dei veri e propri cimeli, con due esemplari risalenti al 1928, ritrovati in uno dei bunker del cancelliere tedesco Adolf Hitler, oltre ad annate come il 1948, anno di nascita di Re Carlo d’Inghilterra, il quale ne ha “prelevato” due bottiglie per la propria incoronazione, o la 1961, 1964, 1988, 1990, 1997, 2002…ancora da sboccare. Qui, oltre a questi cimeli storici, si può notare la composizione del sottosuolo, con un gesso bianco, il quale assorbe l’umidità e si presenta soffice e friabile al tatto, decisamente l’alleato segreto di queste terre, anche in caso di mancanza di pioggia.

Le bottiglie di Champagne Salon si attestano su una produzione di circa sessantamila per millesimo, che, se vengono divise equamente per i diversi anni, sono meno di ventimila.

All’interno della sala degustazioni, abbiamo la possibilità di fare qualche assaggio, cominciando dagli Champagne Delamotte, con un Blanc de Blanc Brut, sette grammi per litro, a base di uve Chardonnay e un massimo del 10% di vino riserva. Un vino che ci introduce al mondo di questa Maison, che si presenta con sentori di agrume fresco, confetto, spunto gessoso, con una buona freschezza, spalla acida, mineralità, discreta sapidità e persistenza.

Passiamo ad un secondo Blanc de Blanc, millesimo 2018, ottenuto sempre da uve Chardonnay di tutti i sei villaggi Grand Cru della Côte des Blancs. Un vino più fruttato, con un tocco di evoluzione maggiore, nel quale emergono note tropicali, di ananas, ma anche pesca, frutta secca, un tocco di miele per un cinque grammi litro che si esprime al palato con una bolla leggermente più grossa, un corpo più pieno, ma comunque con una buona beva, freschezza e maggiore persistenza.

È il turno del padrone di casa, lo Champagne Salon 2013, nell’annata attualmente in commercio, l’ultima che ha visto una raccolta tardiva delle uve in ottobre (oggi avviene tra la fine di agosto e settembre, a causa del cambio climatico). Un vino che presenta riflessi quasi verdognoli, a decretare la sua freschezza e giovane età, pur avendo dodici anni alle spalle. La vinificazione e affinamento avvengono esclusivamente in acciaio, per valorizzare l’area di provenienza delle uve e l’annata. Al naso si presenta con sentori molto freschi e delicati, di mela, note citriche che si ritrovano al palato, agrume, un tocco erbaceo, inizio di balsamicità, per un sottofondo iodato e tendente all’ostrica. Cinque grammi per litro per un sorso che entra in bocca dritto, verticale, ricco di acidità, ma al contempo pieno, bilanciato da una buona mineralità e sapidità oltre ad una buona persistenza. Sicuramente da aspettare per poter godere della sua massima espressione nel corso degli anni.

Torniamo nel mondo Delamotte per assaggiare l’anteprima dello Champagne Collection 2008, affinato quindici anni sui lieviti e prodotto in sole tremila bottiglie. Un vino che si presenta con note piene, sentori di frutta secca, miele di castagno, ma anche pietra focaia per un sorso ricco, ma ben bilanciato, con una buona acidità, minerale e sapido, che rimane al palato

Concludiamo con una bottiglia alla cieca, che si presenta con un colore dorato nel calice e note piacevolmente ossidate al naso, sentori di mela cotogna, miele, frutta candita, dattero e fico secco, per un sorso che si mantiene comunque fresco, con una discreta acidità, una bolla ancora abbastanza presente, buona sapidità e mineralità, per una buona persistenza.
Scoprendo la bottiglia ci troviamo davanti ad una chicca dell’azienda Delamotte, un Blanc de Blancs annata 1993, sboccato da vent’anni.

Un percorso unico alla scoperta dell’iconica Maison di Champagne Salon, con la possibilità di assaggiare anche i vini della “sorella” Delamotte.

Torna in alto