Biondo Jeo, un incontro nella cantina del biondo Cristian per interpretare la sua visione del vino del territorio di Monfumo
4 Febbraio 2021
“fasso el vin come che me piase a mi”
Faccio il vino come piace a me, questa la frase con cui mi accoglie Cristian, titolare dell’azienda Biondo Jeo, ma se sono stato li vuol dire che i suoi vini piacciono anche a qualcun altro!
Una giornata uggiosa che mi porta nel cuore dell’Asolo DOCG a Castelli di Monfumo, in provincia di Treviso, grazie al consiglio dell’amico Matteo dell’azienda Riva dei Martin che mi ha fatto conoscere il biondo Cristian.
Un tipo che a primo impatto può sembrare schivo e riservato, ma con il passare del tempo si ammorbidisce e ti contagia con le sue conoscenze e gli aneddoti del passato.
Una piccola realtà che fa parlare di sé producendo vini unici, trentamila bottiglie di media all’anno, dai circa sei ettari di proprietà. Biondo Jeo nasce alla fine degli anni ’90 quando Cristian decide di riprendere il mestiere dei nonni, bisnonni e trisnonni, dedicandosi alla vigna e alla produzione di vino.
Una famiglia che da sempre ha lavorato la terra ed è vissuta con l’autoproduzione di ogni forma di sostentamento, dal vino alla carne ai grani, un autosostentamento strettamente biodinamico.

Unico punto di rottura il padre che, all’epoca dell’industrializzazione, è andato a lavorare in fabbrica, ma Cristian, che da piccolo era l’addetto ad andar sotto la tina per vedere se perdeva, ha voluto ricongiungere le vecchie tradizioni e riprendere l’attività concentrandosi sulla viticoltura.
I sabati pomeriggio quando tutti gli amici si trovavano in piazza mentre lui doveva andare a caricare rimorchi di letame l’hanno fatto innamorare della terra dedicandosi al 100% a questo mestiere.
Il nome Biondo Jeo è dedicato alla famiglia, il padre era soprannominato Biondo, dal colore dei capelli, mentre il trisnonno Giosuè (il primo a trasferirsi a Monfumo) era soprannominato Jeo.
Un territorio alla sinistra del Piave che ha avuto meno fortuna (da un lato per fortuna!) della più conosciuta Valdobbiadene, caratterizzato da terreni di medio impasto, con prevalenza di argilla e marne solidificate nella parte più a sud, mentre nel versante nord a farla da padrona è la pietra arenaria.
Lavorazioni intelligenti in vigna, rispettando i canoni del biologico quanto possibile, trattando quando necessario, ma senza essere troppo invasivi e cercando di essere il più onesti possibile con la natura.
I vini prodotti sono principalmente quattro, escludendo le varie sperimentazioni, tra cui troviamo
- una cuvée metodo charmat (la bollicina più prodotta) il cui nome è dedicato alla moglie Maria Concetta,
- il Biondino, Glera 100% rifermentato in bottiglia;
- un Metodo classico Brut Nature, che sosta sui lieviti minimo 36 mesi, assemblaggio di Glera, Perera, Verdiso;
- Biondo del Biondo, vino macerato di Bianchetta che rifermenta in bottiglia.

Un assaggio del Biondino 2019, prodotto con uve Glera provenienti da vigne giovani, recuperate da impianti di una volta, dai profumi di frutta principalmente, albicocca, ma anche una nota erbacea e di mentuccia, balsamico e con leggeri sentori di lievito. Un vino persistente, di moderata acidità e minerale, quasi a richiamare la roccia arenaria.
Parlando di fermentazioni, in questo vino come nel metodo classico e nello charmat vengono utilizzati lieviti neutri.
Passiamo poi ad assaggiare la Bianchetta che sta a contatto con le bucce per circa dieci mesi, viene effettuato un solo travaso e rifermenta in bottiglia senza l’aggiunta di lieviti. Il Biondo del Biondo 2019 in anteprima, un vino dal colore giallo intenso dai sentori agrumati, spicca il pompelmo, l’arancia candita, nocciola, mela cotogna.
Cristian individua un sentore di pelo di talpa, ma ahimè non mi è mai capitato di annusare una talpa!
In bocca fresco, sapido con una buona acidità e persistenza.

Una curiosità commerciale: la produzione delle bottiglie di Biondo Jeo si esaurisce nella quasi sola vendita in Veneto.
Prima di lasciare Cristian, uno sguardo alla cantina con tutti gli strumenti utili alle lavorazioni e il posto più magico, che si nasconde dietro ad una vecchia porta: una grotta della prima guerra mondiale, ad oggi rivalutata per lo stoccaggio di alcune vecchie annate dei vini prodotti.
L’azienda Biondo Jeo è una realtà eno-turistica ed in stagione accoglie appassionati di vino per degustazioni organizzate all’interno o nella splendida terrazza con vista vigneti.
Sicuramente ci sarà occasione di tornare, magari con il sole!
Per Cristian maglietta numero 6 targata Winetelling!



