Chartogne Taillet, una piccola azienda capitanata da Alexandre, Merfy (Francia)

Chartogne Taillet, una piccola azienda portata avanti da Alexandre nel rispetto della tradizione famigliare che conta numerose generazioni

12 Febbraio 2025

Chartogne TailletUna nuova tappa a nord ovest di Reims, a Merfy, dove, in quello che un tempo era un piccolo borghetto all’interno del paese stesso, incontriamo Alexandre Chartogne Taillet, oggi custode di quella che è l’eredità di famiglia, che conta numerose generazioni alle spalle.

Chartogne TailletCome anticipato, ci troviamo in un luogo che ci porta nel passato, quando tutte le famiglie di questi piccoli villaggi svolgevano attività agricole che spaziavano dalla coltivazione dei campi, all’allevamento della vigna e a quello del bestiame, il tutto per autosostentamento. Queste attività prendevano vita all’interno degli stabili che oggi possiamo vedere parzialmente conservati, superando le varie intemperie, oltre alle guerre mondiali. Come si era soliti fare in questa zona le costruzioni vedevano un edificio di ingresso rivolto verso la strada, che si estendeva principalmente in altezza più che in larghezza, essendo tutte le strutture una attaccata all’altra, così da avere una maggior conservazione del calore assorbito anche dai vicini di casa. Chartogne TailletLa parte principale si reggeva attorno ad un cortile interno dove al centro si pulivano le attrezzature, circondato, oltre che dalla casa o dalle case padronali, dai ricoveri attrezzi, cantina e stalle per il bestiame con tanto di fienile. È proprio da quello che un tempo era il fienile che Alexandre ha ricavato la sua sala degustazioni, arredata in stile vintage, con comode poltrone e divanetti dove ci sediamo per approfondire Chartogne Taillet.

Prima di arrivare a parlare di ciò che troviamo ai giorni nostri, ci tuffiamo nel passato più remoto, ai tempi dei Romani, i quali hanno iniziato, attorno al sesto secolo, la coltivazione della vigna in queste aree, colonie del grande impero. L’affinamento della tecnica di produzione del vino si può ricondurre ai monaci benedettini, che dal sedicesimo secolo hanno coltivato le vigne e prodotto vino per autosostentamento, così come la famiglia di Alexandre. In questo periodo gli avi di Alexandre, individuabili nella persona di Nicolas Taillet, hanno iniziato ad allevare le vigne a nord di Reims, con le più importanti testimonianze scritte risalenti a qualche secolo più tardi, grazie a Fiacre Taillet. Manoscritti che raccontano ogni particolare delle varie annate, dell’andamento del ciclo produttivo della vigna, dei suoi frutti e della qualità del vino. Questa grande eredità è stata digitalizzata, creando un libro, studiato dal produttore per poter capire al meglio come interpretare il lascito famigliare.
Chartogne TailletLa famiglia Tailler, oltre alla produzione di vini per sé stessi, era solita conferire le uve alla vicina Abbaye de Saint Thierry, struttura ecclesiastica fondata attorno al 500 d.C.
Attorno al diciottesimo secolo sono stati effettuati anche i primi censimenti delle aree vitate, creando una vera e propria zonazione, fondamentale per la produzione di uve diverse da trasformare in maniera separata al fine di ottenere vini con differenti peculiarità. Questi sono stati anche gli anni in cui i tedeschi sono arrivati in Champagne e hanno iniziato la produzione di vino in bottiglia con diversi blend, che tra storia, mito e leggenda sono diventati le bollicine che ben conosciamo.

Tornando nella quotidianità e chiacchierando con Alexandre possiamo approfondire la storia di questa piccola Maison, che alle spalle conta una grande storia viticola, di cui lui si definisce un semplice custode ed erede.

La mia storia è noiosa e poco interessante, quello che è importante è ciò che ho ereditato che si riflette nei vini che produco”.

Chartogne TailletDopo nonno Roger e papà Philippe, Alexandre ha preso in mano l’azienda di famiglia, senza voler stravolgere quanto ha trovato, o creare un nuovo brand, ma finalizzando nell’ottica attuale prodotti rappresentativi delle proprie terre.

Chartogne TailletPer capire al meglio la filosofia Chartogne Taillet individuiamo assieme al produttore alcuni punti fondamentali che la contraddistinguono. Uno su tutti i vigneti disposti nell’area nord della Champagne, con dieci ettari divisi in quattordici particelle: Les Barres, Les Oriseaux, Les Beaux Sens, Le Chemin de Reims, Les Grand Champs, Les Bermonts, Les Fontaines, Les Ricordanes, Les Brets, Les Closets, Le Mont Agé, Les Alliées, Les Couarres, Les Heurtes Bises. Oltre a questi appezzamenti, molti dei quali tramandati dalla famiglia, sette anni fa si è investito sull’acquisto di un appezzamento vitato di un ettaro ad Avize.
Chartogne TailletPiccola parentesi: all’interno del sito web aziendale sono declinate tutte le caratteristiche di ogni singola particella poiché negli anni si sono svolte numerose analisi alle aree vitate in cui sorgono le vigne di proprietà, al fine di poter essere certi dei substrati che le caratterizzano e del loro fabbisogno in termini di conduzione.
Un’altra peculiarità della mentalità di Alexandre è quella di non dare troppo peso alle varietà coltivate, principalmente Pinot Nero e Chardonnay, definite “neutre e con poco gusto”, ma al terroir dove queste crescono. È fondamentale mettere in luce il luogo da dove provengono le uve con cui si produce il vino, valorizzandone la tipologia del suolo, le lavorazioni, con un apparato radicale che possa incontrare il fondo roccioso, ricco di gesso e carbonati di calcio, da cui attingere ai vari nutrimenti, che si riflettono nella sapidità, mineralità e spalla acida dei vini in bottiglia.
In vigna uno degli scopi principali è quello di far affondare le radici il più in basso possibile, creando in superficie una copiosità di materia organica, senza utilizzare erbicidi o pesticidi ed evitando la compattazione del suolo con macchinari pesanti.

Chartogne TailletSpostando il focus sulla cantina, possiamo individuare le varie aree dedicate alla vinificazione, dalla pressa esterna, da cui si raccoglie esclusivamente il mosto fiore, al magazzino dove sono presenti i giropalette per portare in punta le bottiglie e alcune gallerie di recente costruzione che richiamano il passato essendo edificate con arcate composte di mattoni faccia a vista. Qui riposano le botti in legno, quasi tutte barrique ad eccezione di qualche tonneau, dove fermentano i mosti e dove i vini riposano per circa un anno prima di procedere al tiraggio e conseguente sosta delle bottiglie sui lieviti. Chartogne TailletLe vinificazioni delle uve provenienti dalle diverse parcelle avvengono in maniera separata e il lavoro svolto in cantina non prevede l’utilizzo di solforosa, giocando nell’equilibrio tra ossidazione e riduzione. I blend sono di anno in anno differenti e le produzioni molto variabili a seconda di quanto offre la natura, senza avere in tasca ricette oggettive, ma lavorando con lo scopo di portare l’essenza di ogni singolo appezzamento in bottiglia e, di conseguenza, in etichetta.

Chartogne TailletChartogne TailletDopo uno sguardo alla cantina e qualche furto dalle botti, torniamo nella sala degustazioni per assaggiare alcuni dei vini Chartogne Taillet, cominciando con il vino prodotto dalle uve di Chardonnay della vendemmia 2020 allevate ad Avize, denominato “Hors Série”, sboccato a maggio con un grammo di zucchero residuo. Chartogne TailletQuesto nome in Francia viene utilizzato nei quotidiani per definire le edizioni straordinarie e Alex, una o due volte l’anno produce un’edizione speciale di un vino diverso di quello che viene fatto solitamente. Qualcosa fuori dall’ordinario, con uve da appezzamenti diversi, ma con il denominatore comune di provenire da un substrato uguale, che per la Côte des Blancs è il gesso. Un vino che regala sentori di agrume, fiori gialli, pietra bagnata, iodio, tocco di spezia, per un sorso fresco, dritto, con una buona acidità, ben integrato, sapido e minerale, con note iodate anche al palato e una buona persistenza.

Chartogne TailletIl secondo assaggio è di “Les CouarresExtra Brut, ottenuto da uve Chardonnay e Pinot Nero che affondano le proprie radici su un terreno ricco di rocce sedimentarie, argilla e sabbie molto porose. Un vino del 2022 che presenta sentori di frutta matura, ananas, agrume, ma anche un sottofondo mentolato per un sorso un po’ più tondo e ben integrato, con discreta spalla acida, mineralità e sapidità, una buona persistenza e chiusura amarotica.

Sempre per comprendere la filosofia dell’azienda il produttore racconta che durante i primi anni si è prodotta un’etichetta da Les Aliers (nel 2006, 2007, 2009), ma “capendo che non era una vigna fantastica per produrre vini di ottima qualità” si è deciso di abbandonare tale progetto di vinificazione.

Abbiamo la possibilità di confrontare due campioni di Heurtebrise, 100% Chardonnay, annata 2022, ottenuti da vigne del 1982 basate su terreni sabbiosi e con blocchi di gesso nel sottosuolo. Un primo vino con un dosaggio di sei grammi presenta note più piene, di frutta matura, cedro candito, creme brulé che si integrano molto di più nella seconda bottiglia, dove il dosaggio è di due grammi e i sentori sono molto più fini, delicate, con maggiore equilibrio sia al naso sia al palato.
Lo zucchero è visto come un alleato per la protezione e la preservazione del vino, ovviamente senza esagerare, ma ritenendo che senza un minimo di dosaggio il vino non abbia una lunga durata nel tempo.

Chartogne TailletUna conclusione d’eccezione con “Les Couarres” annata 1973, bottiglia prodotta da nonno Roger, con circa nove/dieci grammi zucchero, la quale arriva ai giorni nostri con note evolute, di mela cotogna, miele, fico, frutta secca, nocciola, foglia bagnata, una piacevole ossidazione, per un sorso dove la bolla è molto tenue, ma mantiene acidità, note sapide e minerali, discreta persistenza e la costante chiusura che tende all’amaro.

Chartogne TailletUn viaggio nel mondo Chartogne Taillet dove si preserva un’eredità secolare, con un’attenzione maniacale ai territori e un’identità che li deve rispettare nei vini prodotti.

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