Gorghi Tondi, una mattinata per toccare con mano questa azienda situata poco più a sud di Mazara del Vallo
29 Maggio 2025
Giusto il tempo di atterrare al vicino aeroporto di Trapani e noleggiare un’auto, per raggiungere l’azienda Gorghi Tondi, che trova il suo corpo principale a Mazara del Vallo.
Ad accoglierci Ivan, export manager di questa realtà, il quale ci anticipa alcuni momenti salienti della storia dell’azienda accompagnandoci, come prima tappa, nel luogo da cui ha preso questo particolare nome.
A poche decine di metri dalla cantina si trova la Riserva Naturale Integrale Lago Preola e Gorghi Tondi, inserita nel 1991 tra le aree naturali del Piano dei Parchi e delle Riserve della Regione Sicilia e affidata dal 1998 al WWF Italia. Quest’area si estende per più di trecento ettari tra Mazara del Vallo e Torretta Granitola, costeggiando il mare, a circa un chilometro di distanza.
Da uno dei punti più alti, dove fino a qualche anno fa era attivo un deposito attrezzi dell’azienda, si possono scorgere i Gorghi Tondi, una sorta di laghi naturali formatisi a causa del fenomeno geologico del carsismo, in un terreno di matrice calcareo argillosa che è collassato, creando dei buchi conici e profondi, i quali si sono riempiti di acqua nel corso degli anni, sia con le precipitazioni, ma anche con le risorgive che scorrono nel sottosuolo. Una piccola precipitazione: i Gorghi e i Laghi di superficie Preola e stagno Murana sono dei laghi a tutti gli effetti, creati per erosione dall’alto (agenti atmosferici) e dal basso (acqua delle falde).
Le acque sono per lo più dolci ma un 2% è di acqua salmastra, la quale risale dalla vicina costa attraverso le falde.
Quest’area ospita decine di specie animali, soprattutto volatili, ma anche tartarughe che depositano le uova in attesa che si schiudano e non solo.
All’interno di quest’area si possono distinguere due zone, definite semplicemente Zona A e Zona B, per la vicinanza o meno ai Gorghi. La zona A è sicuramente la più restrittiva all’interno della Riserva Naturale, ma è assolutamente coltivabile, dimostrandosi un raro esempio di zona protetta in cui i proprietari terrieri non sono stati espropriati e le loro attività mantenute. C’è da sottolineare che all’interno della Riserva non è permessa l’irrigazione.
Inoltre, il vigneto di Grillo a pergola di proprietà di Gorghi Tondi, in zona A, non può essere modificato da un punto di vista di sistema di impianto, essendo preesistente all’istituzione dell’oasi (piantato circa cinquant’anni fa).
Immergendoci nella storia di Gorghi Tondi, scopriamo che la proprietà è oggi tutta al femminile, grazie alle sorelle Annamaria, che successivamente incontreremo, e Clara Sala. Andando a scavare un po’ più a fondo, scopriamo che la bisnonna Dora, fonte ispiratrice di questa azienda, nei primi del ‘900 cercava dei vigneti dove produrre il suo Marsala. Balzando al nuovo millennio, mamma Doretta e papà Michele hanno deciso di separarsi dall’azienda madre, che era stata creata negli anni, per fondare un proprio progetto. Sono stati così scorporati alcuni vigneti dall’azienda principale, annettendoli alla neonata Gorghi Tondi, dando vita ai lavori di costruzione della cantina, conclusisi nel 2004 e proponendo sul mercato la prima etichetta nel 2005.
Oggi troviamo centotrenta ettari vitati, di cui trentacinque si estendono all’interno della riserva, dove solo coltivate principalmente il Grillo, che la fa da padrone, Nero d’Avola, Syrah, Perricone, Frappato, Nerello Mascalese, mentre la restante parte si estende in una fascia che dalla cantina arriva al mare, dove troviamo nuovamente il Grillo, ma anche Zibibbo, Catarratto e le internazionali Sauvignon, Traminer e Pinot Nero.
Si è puntato principalmente sui vitigni autoctoni, soprattutto nelle prime fasi dell’azienda, per poi spostare il focus su alcune sperimentazioni, volendo cimentarsi nella coltivazione di varietà internazionali per capire la loro espressione in queste “zone di mare”.
Le vigne affondano le loro radici in terreni diversi, che per la maggior parte sono calcareo-sabbiosi, trattandosi di suoli di origine marina (calcareniti) all’interno dei quali si trovano alcune aree argillose, in minoranza.
L’azienda è certificata Bio, ufficialmente dal 2016, anche se la mentalità è sempre stata quella di utilizzare meno trattamenti possibili, beneficiando anche del clima ottimale per la coltivazione della vigna, coccolata da una costante brezza che facilità una buona sanità.
Dando uno sguardo alla struttura, che richiama la pianta di un vecchio baglio tipico della Sicilia, si possono incontrare diverse sale per degustazioni o ricevimenti (avendo a disposizione anche una cucina interna), uno shop e ovviamente la cantina.
Una cantina moderna e funzionale, dove le uve vengono lavorate per gravità, per essere destinate ai differenti contenitori per le vinificazioni ed affinamenti. All’interno dello stabile troviamo infatti vasi vinari differenti, dall’acciaio (da cinque a quarantacinque ettolitri, così da avere la possibilità di vinificare singoli vigneti o parcelle), alle autoclavi per Frizzanti e Spumanti, ad una barricaia sotterranea che ospita legno di diversi formati, dalle barrique e tonneau a qualche botte più grande, oltre ad alcune anfore in fase sperimentale.
La catena del freddo è fondamentale e le fermentazioni avvengono tutte a temperatura controllata, per la maggior parte in acciaio. Un alleato prezioso è l’impianto fotovoltaico, che permette all’azienda di essere quasi autonoma nella produzione di energia.
Gorghi Tondi produce circa settecento/ottocento mila bottiglie, e, negli anni, ha creato un secondo brand dedicato ad una catena della grande distribuzione organizzata, di cui vengono prodotte circa centocinquanta/duecentomila bottiglie per anno.
Le etichette sono una ventina e si dividono in linee differenti; cominciando con le bolle più immediate troviamo il “Babbiò Bianco” (con uve Grillo, Zibibbo e Damaschino) e “Babbiò Rosato” (con uve Frappato, Nerello Mascalese e Nero d’Avola), entrambi Frizzanti. La peculiarità di queste bottiglie è che vengono utilizzati materiali ecosostenibili, dalla bottiglia serigrafata priva di etichetta, ai tappi, all’eliminazione delle capsule superiori.
Oltre a queste bolle si producono anche due Metodo Martinotti: “Palmarès Brut”, con uve Grillo e “Palmarès Rosè Extra Dry”, a base di Nero d’Avola.
Passando ai vini fermi troviamo la linea dei prodotti “Territoriali”, cinque vini che vogliono raccontare le aree in cui si estendono le vigne di Gorghi Tondi. Qui troviamo il Grillo e Nero d’Avola “Coste a Preola”; Zibibbo e Syrah “Meridiano 12”; e il rosato “Rosa dei Venti” con uve Nerello Mascalese.
Proseguendo nella scoperta dei differenti vini ci sono altre due linee, “Maioliche” (che portano in etichetta le maioliche selezionate da un collezionista di Palermo) e “Vini del Buonumore”. La prima conta due vini (e a breve si unirà anche un Perricone in purezza), “Midor” con uve Catarratto e “Dumè”, Frappato, definiti come i “vini delle sere d’estate”, mentre tra i “Vini del Buonumore”, ci sono “Maremeo” e “Spassoso”, i quali mettono assieme le uve più rappresentative della Regione con un’influenza talvolta internazionale. Il primo blend è esclusivamente Sauvignon Blanc, mentre il secondo Nero d’Avola, Syrah e Perricone.
Una linea che si può definire di nicchia e identitaria delle persone che hanno creato l’azienda è rappresentata dai vini “Signature”, con il Grillo Riserva “Kheirè”; lo Zibibbo “Rajàj” e il Rosso Riserva con uve Nero d’Avola, Syrah, Cabernet Sauvvignon, “SorelleSala” (il primo vino dove è stato inserito il nome di famiglia. Infine, tra le “Specialità” ci sono una bollicina Metodo Classico Millesimato Rosè Brut Nature con uve Pinot Nero; il “Grillodoro”, Grillo muffato frutto di una vendemmia tardiva e lo “Ziller 47”, vino bianco non fortificato, ottenuto sempre da uve Grillo.
Oltre alle numerose etichette vengono prodotti anche due diversi oli, rispettivamente a base di Biancolilla e Nocellara.
Per assaggiare alcune delle etichette prodotte da Gorghi Tondi ci accomodiamo in una delle sale riservate all’accoglienza, dove incontriamo anche una delle sorelle Sala, Annamaria.
Cominciamo la degustazione con la bollicina Metodo Classico a base di uve Pinot Nero, uno degli ultimi progetti lanciati, concentrandosi anche sulla coltivazione e vinificazione di questa iconica varietà. Vendemmia 2020 e sboccatura 2024, dopo più di trentasei mesi sui lieviti, presenta un colore tenue, buccia di cipolla, con note al naso che ricordano quelle del varietale, ma con uno sfondo marino: dagli agrumi al melograno, ai piccoli frutti rossi, ma anche cedro, origano, note iodate e di macchia mediterranea. In bocca entra diretto e verticale, con una buona acidità, sapido, abbastanza minerale e con una moderata persistenza. Piccola curiosità è che a breve verrà presentata anche la sua versione con un affinamento maggiore, di sessanta mesi sui lieviti.
Tra le chiacchiere scopriamo anche il background di Annamaria, che rappresenta, assieme alla sorella, la quarta generazione di vignaioli della famiglia. Nel suo curriculum troviamo un percorso di studi in economia e marketing e, dopo un paio di anni di esperienza in altro settore, a Milano, il richiamo della terra natia è stato più forte e ha preso la decisione di tornare in Sicilia alla conduzione dell’azienda di famiglia. In questi anni ha unito quella che è stata da sempre la sua passione, percorso di studi e vocazione, concentrandosi sul marketing aziendale, dando un imprinting grafico personale al packaging aziendale e allo stile comunicativo, partendo ovviamente dalla materia prima e dalla location unica dove si trova.
Oltre alla concentrazione sulle varietà autoctone e le sperimentazioni sulle internazionali, quello che si vuole trasmettere è la grande cura e lavoro su una varietà principe: il Grillo, declinato in sei diverse interpretazioni.
Prima di concentrarci sul Grillo, assaggiamo il Catarratto 2024 “Midor”, vinificato ed affinato in solo acciaio, il quale esprime al naso sentori di melone, albicocca, gelsomino, litchi e un tocco fumè per un sorso fresco, di beva, con un discreto corpo, ma ben teso, dalla discreta spalla acida, sapidità e discreta persistenza.
Non si può saltare lo Zibibbo “Rajàh” 2022, che segue un percorso di vinificazione simile al precedente e regala note più consistenti di pesca gialla, buccia di limone, zagara, ma anche macchia mediterranea, mentuccia, origano e una punta di pepe bianco. Il suo nome è un chiaro omaggio al dualismo arabo-siciliano della vicina Mazara del Vallo e anche qui troviamo un’ottima freschezza, buona sapidità e mineralità, discreta acidità e buona persistenza. Per quanto riguarda la vendemmia 2024 dello Zibibbo si sono adottate alcune anfore di terracotta per l’affinamento del 50% della sua massa, così da poterne sperimentare i risultati.
Il mondo del Grillo si apre con il “Kheirè”, annata 2023, che in greco significa “benvenuto”, ottenuto da uve provenienti da una delle vigne più vecchie della proprietà, vicino al mare, e poco più del 30% della sua massa affina in legno di barrique. Al naso regala note di frutta più candita, con sentori speziati e leggermente burrosi, un tocco erbaceo e mentolato in sottofondo. Al palato entra tondo e con un buon corpo, sorretto da una buona spalla acida, buona sapidità, discreta mineralità e persistenza.
Arriviamo alle battute finali con lo “Ziller 47”, un vino iconico prodotto nella sua prima versione con le uve Grillo delle vendemmie 2010, 2011, 2012. Un progetto cominciato dal signor Michele, che purtroppo è mancato prima di assaporarne il risultato. La volontà è stata quella di ottenere un prodotto simile ad un Marsala, senza alcuna fortificazione, ma con un grado alcol prodotto dalle sole uve e dal processo di affinamento in botti scolme, così da avere uno stile ossidativo.
Il suo nome, dal dialetto marsalese, richiama il soprannome di Michele, persona molto precisa, testarda e puntigliosa, mentre il 47 riferisce al suo anno di nascita.
Un vino che regala note complesse di frutta tostata, datteri, miele alle carrube, un leggero sottobosco terroso, tabacco da pipa, pur entrando in bocca fresco e di beva, ben bilanciato, sostenuto da una buona acidità, sapidità, un tocco amarognolo e una generosa persistenza.
Concludiamo gli assaggi con il “Grillodoro” 2020, l’unico muffato prodotto in Sicilia, non tutti gli anni, ma quando le condizioni meteo lo permettono. Grazie all’influenza del mare e l’umidità che si forma in uno degli ettari più vicini alla costa, si possono ottenere queste uve vendemmiate tardivamente e vinificate per ottenere un prodotto unico nel suo genere, affinato in barrique nuove per circa due anni.
Un vino che esprime al naso sentori di albicocca disidratata, arancia candita, fico secco, spunto di zagara e zafferano e un miele meno intenso del precedente.
Pur avendo circa centocinquanta grammi di zucchero è ben bilanciato grazie ad un’ottima freschezza, buona spalla acida, note sapide e abbastanza minerali, oltre ad avere una buona persistenza.
Un tuffo tra storia, modernità e molte sfaccettature di Grillo, ma non solo, grazie a Gorghi Tondi e ai suoi protagonisti Annamaria e Ivan!


