Una mattinata a Ca Orologio in compagnia della sua titolare Maria Gioia, scortati dai due simpatici cani Ella e Mina
01 Maggio 2021

Ci troviamo a Baone, nel versante sud dei Colli Euganei, in quella che un tempo era la proprietà della nobile famiglia padovana Dondi dell’Orologio. Un contesto incantevole all’interno di una muratura di pietra, dove è situata la parte centrale della villa del XVI secolo e le costruzioni annesse, con un ettaro di vigneto a corpo, piantato principalmente a Raboso e Moscato Giallo.
Il desiderio di Maria Gioia e del marito di poter condurre una vita diversa da quella che stavano inseguendo fino ad allora li ha portati nel 1995, dopo una breve ricerca, ad acquistare Ca Orologio. Il ricordo della campagna vissuta con i nonni nell’infanzia ha fatto scoccare la scintilla di ritornare, dopo aver investito in studi e lavoro di tutt’altro genere, alla vita contadina. Dopo più di sei anni tra burocrazia e restauro, sono riusciti a stabilizzarsi nella residenza ed iniziare l’avventura vitivinicola, pur senza esperienza in questo settore.

Un lavoro cominciato per passione, trasformatasi poi in un vero e proprio innamoramento, verso il mondo dell’agricoltura e portato avanti quasi per intero da Maria Gioia.
Negli anni sono stati acquistati anche altri appezzamenti: sul Monte Cecilia, caratterizzati da un terreno calcareo, “magro e poco generoso”, dove troviamo, tra le altre piante, vecchi cloni di Carmenere e delle rese bassissime, inferiori ai venti quintali, ettaro. La maggior parte della proprietà vitata di estende a Calaone, dove il suolo è più vulcanico e le rese più generose, con più del doppio della produzione. In totale, ad oggi, gli ettari sono circa dieci e mezzo e quando il meteo, i cinghiali e i vari agenti esterni sono clementi si producono circa venti, venticinquemila bottiglie per anno.

Una conduzione della vigna inizialmente convenzionale: “Utilizzavo prodotti che puzzavano talmente tanto che quando vedevo un nido tra i vigneti lo coprivo per paura di danneggiarlo”. I prodotti chimici sono stati abbandonati ben presto a favore della conduzione biologica con rame e zolfo; trattamenti che seguono le previsioni delle stazioni meteo posizionate tra le vigne, oltre ad un vero e proprio istinto, consolidato negli anni da Maria Gioia. Con la conoscenza dei vari appezzamenti e di quelle che sono le principali caratteristiche di ognuno, si è cercato di targhetizzare sempre più gli interventi, riducendo negli anni gli impatti del rame.
Alcuni avvicinamenti a pratiche biodinamiche nel 2009, con il supporto di un consulente che consigliava di applicare le stesse metodologie e tecniche in tutti i vigneti di Ca Orologio; essendo però divisi in particelle con substrati differenti, ogni terreno dava dei risultati diversi, come il sovescio estremamente florido nella parte adiacente alla residenza e misero nel substrato calcareo del Monte Cecilia. Pratiche che negli anni non sono state abbandonate del tutto, con residui di sovescio ed alcuni preparati; sicuramente con lavorazioni più mirate a seconda del vigneto e della sua posizione.
Uno sguardo alla vigna che si trova a corpo, dove il Raboso produce una quantità ingente di uva che viene selezionata per produrre i vini della linea Ca Orologio, oltre ad essere fonte di sperimentazione di micro-vinificazioni, che negli anni hanno visto anche la produzione di un rifermentato in bottiglia, in rosato.

La cantina è minimale, ma ci sono tutti gli “strumenti del mestiere”, tra acciaio, barrique e due botti più grandi da trenta e cinquanta ettolitri. Le fermentazioni delle uve all’inizio venivano innescate da un lievito selezionato dai vigneti di Calaone, ma dopo un primo anno favorevole, un secondo con la rottura della tanica da parte dei corrieri e un terzo con l’invio dei lieviti in un’altra cantina, la decisione è stata quella di affidarsi alle fermentazioni spontanee. I vini rossi affinano principalmente in botti grandi e barrique, senza imporre dei limiti temporali, ma assaggiando costantemente il vino, fintanto che questo esprime le sue caratteristiche migliori. Utilizzo della solforosa solo se necessaria in fase di imbottigliamento e mai in vinificazione.

Le etichette che vengono prodotte sono principalmente sei, dipendentemente dalle annate: il simbolo dell’azienda è il “Calaone”, un bordolese a base Merlot al 60%, 35% di Cabernet e 5% di Barbera. Troviamo poi “Relogio”, 80% Carmenere e 20% Cabernet Franc; “Lumisole”, 100% Barbera, quando le uve sono favorevoli alla produzione di questo vino; “Caò”, 100% Raboso Piave, del vigneto posizionato all’interno del Brolo della villa; “Mezzo”, un Metodo Classico sessanta mesi sui lieviti, proveniente dalla stessa vigna di Raboso del Caò; “Salarola”, l’unico bianco di casa, che affina in solo acciaio: 70% Moscato e 30% Pinot Bianco.
Ho fatto alcune scorte per poter assaggiare il frutto di questa passione ed amore nata un po’ per avventura, un po’ per gioco ma diventata una ragione di vita.
Oltre alla produzione di vino Ca Orologio offre la possibilità di rilassarsi nella struttura ricettiva ricavata nella barchessa della villa con sei unità abitative, un contesto d’altri tempi all’interno del Parco dei Colli Euganei, per godere delle sue meraviglie in compagnia di un ottimo calice di vino Ca Orologio.
La novità del 2021 sarà l’uscita di un Refosco dal Peduncolo Rosso, piantato qualche anno fa a Calaone. Un’uva dall’elevata acidità malica oltre alle peculiarità per portarla alla giusta maturazione, soprattutto tra i caldi Colli Euganei. Affinamento tra barrique nuove e usate al fine di trovare e capire il corretto equilibrio per il vino, ma non anticipiamo troppo per lasciare voce ai sensi quando ci sarà la possibilità di assaggiarlo.

Un ecosistema “intimo”, all’interno delle mura che racchiudono la storica villa, il vigneto e i suoi animali. Prima dei saluti Maria Gioia mi confida che ogni sera, prima di andare a letto, il suo rituale è quello di fare un giro in cantina.
Con l’augurio di rivederci presto, per lei maglietta numero 34!


