Monte Brecale, con Matteo e famiglia a Fontanafredda di Cinto Euganeo (Padova)

Monte Brecale, in compagnia di Matteo e della sua famiglia alle pendici del monte che da il nome all’azienda immersa nei Colli Euganei

1 Maggio 2021

Le strade non sono il mio forte, ma questa volta ci si è messo di mezzo anche Google che segnala Monte Brecale qualche centinaio di metri prima della sua reale posizione. Morale della favola: sono finito a casa di una signora, che gentilmente mi ha riferito di essere abituata a questi errori.

Monte Brecale

Per arrivare alla cantina è necessario percorrere tutta la strada sterrata ed in salita fino all’ultima abitazione adiacente alla quale è situata l’azienda!

Ad accogliermi nella cantina, magazzino e sala degustazioni sono Matteo, mamma Fabrizia e papà, tutti impegnati alla conduzione di questa realtà.

Un progetto che è nato nel 1999 per volere e passione di Franco e Fabrizia, che hanno cominciato a produrre vino sfuso e le prime bottiglie artigianali dai pochi appezzamenti del padre di lui. Fin dall’inizio c’è stata la volontà di essere autonomi in tutti i processi, dalle vinificazioni fino all’imbottigliamento, con una piccola linea, oltre a voler lavorare in maniera più naturale possibile, ottenendo anche la certificazione BIO nel 2015.

Monte Brecale

Una cantina piccola e funzionale, a misura per la produzione limitata e di nicchia che arriva a circa diecimila bottiglie per anno, al cui interno troviamo alcune vasche in cemento vetrificato, restaurate e rivalutate, oltre ai contenitori d’acciaio, alcune barrique e un tonneau.

Monte Brecale

Monte Brecale, ad oggi, conta circa quattro ettari e mezzo di vigneti, di cui uno e mezzo a corpo, alle pendici dell’omonimo Monte da cui prende il nome l’azienda, un altro ettaro e mezzo a Boccon di Vo’ e un ettaro alle pendici del Monte Gemola.

I terreni sono diversificati: il primo, a corpo, presenta più marna e calcare, mentre a Vo’ prevale la caratteristica trachite vulcanica, nel terzo appezzamento il terreno è sempre vulcanico, ma caratterizzato da tufo molto friabile.

I vigneti sono principalmente a doppio capovolto e guyot, tranne per i rossi dove si predilige il cordone speronato. Un lavoro manuale, con una presenza costante in vigna; i trattamenti seguono i criteri del biologico con rame e zolfo, oltre ad alcune prove con oli essenziali, senza alcun concime di sintesi (solo organici se necessari) e lo sfalcio dell’erba a filari alterni.

Oltre alle vigne, negli anni sono stati piantati ulivi, alberi di mele, pere, fichi, melograni, al fine di avere anche una produzione complementare alla vigna, in ottica di un ecosistema naturale più ad ampio spettro.

La linea di vini è molto ricca, dagli internazionali agli autoctoni, e conta ad oggi otto etichette, che andiamo ad approfondire ed assaggiare partendo dalla Garganega.

Monte Brecale

Pensavo fosse un rifermentato, ma sono stato ingannato dalla bottiglia trasparente (Monte Brecale non produce rifermentati, “perché li fanno tutti”, afferma Franco), poiché si tratta di una Garganega ferma, che fermenta che fermenta in vasche di cemento vetrificato assieme ad un 30% di acini interi per circa sei mesi. Dopo questo periodo viene travasata ed imbottigliata senza filtrazione

Un 2018 che esprime al naso un insieme di frutti gialli, frutta esotica, fiori freschi e dal sapore fresco, minerale con una buona persistenza in bocca, sicuramente un ingresso piacevole nel mondo dei vini Monte Brecale.

Continuiamo con un’altra bottiglia trasparente che contiene un bianco fermo, “Bianco Agata” 2019 dal nome della bisnonna raffigurata in etichetta, uvaggio di Garganega, Malvasia e Moscato, che dopo una breve macerazione di circa quindici, venti giorni viene fatto affinare sei mesi in cemento. Malvasia e Moscato fanno emergere le caratteristiche più aromatiche con una parte floreale e di erbe che si percepisce al naso e ritorna in bocca. Un’aromaticità ben equilibrata, che non stanca ed accompagna nel suo equilibrio con una piacevole mineralità, acidità e pienezza di gusto in bocca.

In entrambi i vini è presente un fondo dovuto dalla non filtrazione che lascia una piccola parte di lieviti fini.

Monte BrecalePassiamo poi all’ “Ammonite Bianco” 2016, un 65% di Chardonnay, Incrocio Manzoni per circa il 33% e Moscato Bianco per il 2%, che affina dieci mesi in cemento. Sentori fruttati, che richiamano anche la parte floreale e una leggera punta di mentuccia, oltre all’inizio di una spinta sulfurea, data dal Manzoni. Anche in questo caso, a farla da padrone, sono mineralità, leggera acidità, persistenza in bocca ed una “grassezza” che viene donata dal territorio adiacente alla cantina, ricco di marna e calcare.

L’etichetta di questo vino e di altri tre della linea prende spunto dal fossile più comune in quelle zone: l’ammonite, rivisto in versione moderna e più stilizzato.

Tutti i vini dell’azienda effettuano una fermentazione malolattica spontanea e l’utilizzo di solforosa viene limitato alla sola necessità sul mosto e in fase di imbottigliamento.

Dal prossimo anno verrà inserito nel mercato anche un Metodo Classico di Garganega, sboccata dopo diciotto mesi sui lieviti e rabboccata con il vino della stessa annata, oltre ad un Incrocio Manzoni in purezza. Un assaggio, in anteprima, proprio di quest’ultimo vino, che presenta piacevoli sentori di frutta gialla, pesca principalmente, ma anche fiori ed erbe aromatiche, con un leggerissimo sottofondo di idrocarburo. Anche in questo caso si sente il terreno in cui sono piantati i vigneti di Incrocio Manzoni, con una ricca mineralità e una “grassezza” che avvolge il palato.

Monte Brecale

ChardonnayLa Specola” 2018, un nome che prende spunto dall’osservatorio di Padova, prodotto con le vigne a corpo, appartenute al nonno, il quale fermenta in tonneau e affina per un anno nello stesso contenitore, per poi essere travasato in acciaio per altri due, tre mesi, prima di essere imbottigliato, senza filtrazioni.

Sentori più pronunciati con una frutta più matura e un legno che si fa sentire, sprigionando anche profumi di ananas, leggera vaniglia e un sottofondo speziato. In bocca è pieno, caldo, avvolgente, con una buona mineralità e persistenza; curioso di assaggiarlo con qualche anno sulle spalle.

Monte Brecale

Tre rossi a completare la linea.

Ammonite Rosso”, blend di Merlot 60%, Cabernet Sauvignon 35% e un 5% di Carmenere, vinificati separati con lo stesso processo di macerazione per circa una settimana, costanti follature manuali, nessun rimontaggio ed un affinamento di dieci mesi in cemento. Balza subito al naso la speziatura, carattere che contraddistingue il Carmenere, oltre ai frutti rossi e neri. Minerale, sapido, abbastanza tannico, con una buona freschezza; un vino quotidiano, di carattere.

Monte Brecale

Calto Fondo” 2015, il bordolese di Monte Brecale, con un 80% di Merlot e un 20% di Cabernet Sauvignon, dal nome del “Calto”, piccolo ruscello in profondità che taglia a metà il vigneto in cui è prodotto. Dopo una selezione delle uve e una macerazione di quindici giorni in acciaio con leggere follature manuali, affina in barrique di terzo, quarto passaggio per diciotto mesi.  Al naso emergono profumi di frutti neri, ribes, mirtilli, note di spezia e liquirizia entrambi dolci; ricco e morbido al palato, con un buon equilibrio e una generosa persistenza.

Monte Brecale

Infine, il “Rosso Frari” 2016, dall’etichetta che rappresenta la Basilica della Salute, un Merlot in purezza da vigne di venticinque anni circa, che segue lo stesso processo del precedente, tranne per la macerazione che arriva fino a venti giorni e le barrique utilizzate, che sono di secondo e terzo passaggio. Note di frutti rossi, ciliegia, amarena, una dolce spezia, per un palato pieno e abbastanza morbido, un tannino che deve trovare la sua armonia, con un supporto di acidità e mineralità importante; anche qui la curiosità di assaggiarlo tra qualche anno.

Monte Brecale

Per il futuro è previsto l’incremento della produzione, principalmente dello ChardonnayLa Specola”, ad oggi il più richiesto dal mercato.

Maglietta numero 35 per Matteo, da condividere con la famiglia!

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