Nell’azienda Virna Borgogno, in via Alba a Barolo (Cuneo)

In compagnia di Virna Borgogno nell’omonima azienda all’interno del paese di Barolo

22 maggio 2021

Un incontro con Virna Borgogno, che conduce assieme alla sorella l’azienda ereditata dal padre, che si apre con uno sguardo alle principali aree della cantina e il racconto di questa storica realtà.
Un’azienda che vede le sue origini nel ‘900 quando il nonno di Virna prima e il padre poi, come moltissime altre persone del territorio, iniziarono a produrre vino per poi venderlo in damigiana. Una specializzazione sul dolcetto e sul barolo, che sicuramente non viveva i fasti di questi ultimi anni.

Una curiosità è che la prima bottiglia prodotta porta come data il 1961.

Virna Borgogno

Virna è entrata in azienda ufficialmente dopo la laurea in enologia a fine anni ’80, assieme alla sorella Ivana, laureata in giurisprudenza. Un cambio generazionale lento e graduale con le idee innovative e in fermento delle due giovani, sfavorite anche dal sesso, non sempre ben viste dal padre.

Dopo diverse battaglie le redini dell’azienda sono passate a Virna ed Ivana, la prima impegnata nei lavori di campagna e cantina, mentre la seconda segue principalmente la parte commerciale ed amministrativa.

Uno sguardo all’impianto per la macerazione e prima fermentazione dei vini dove si trovano vasche in acciaio sovrapposte. L’uva, raccolta manualmente in cassetta, dopo essere stata pigiata e diraspata viene riposta in questi contenitori e, al fine di “spaccare il cappello” che si forma nella parte superiore del mosto. Viene periodicamente effettuato un particolare rimontaggio (délèstage): il mosto scende per caduta nella vasca inferiore  e poi viene ripompato in  quella superiore, versando la massa dall’alto. In questo modo il cappello di vinaccia viene totalmente sommerso dal mosto.

Tendenzialmente i lieviti che innescano le fermentazioni sono spontanei, ma non ci si impedisce di usare lieviti selezionati per ottenere dei risultati soddisfacenti, anche nelle annate più difficili.
Una svinatura per gravità e ulteriore pressatura delle bucce per estrarre l’ultima parte nobile delle uve, in maniera sempre delicata e non invasiva.

Virna Borgogno

Le vinificazioni per i Baroli vengono effettuate separate per distinguere le peculiarità provenienti da ogni appezzamento.
Spostandoci nella parte inferiore della cantina troviamo la barricaia, con diverse tipologie di legno, dalle botti grandi, ai tonneau alle barrique e Virna Borgogno afferma che non c’è una regola costante per l’invecchiamento dei suoi vini, ma sono il frutto di costanti e continui assaggi per trovare il corretto equilibrio.

Scelte che vengono fatte di anno in anno e, contrariamente a chi dice che in cantina non fa nulla, il suo presidio in questa fase è costante e meticoloso.

Negli anni si è ridimensionato l’uso del legno nuovo che nel caso del Barolo viene utilizzato solo nel 10% della massa, contro il 30% di qualche anno fa. Il tempo medio di affinamento in legno per il Barolo classico è di diciotto mesi, con periodici battonage, questo è l’unico vino che viene poi assemblato e affinato in cemento per altri sei, otto mesi, prima di essere imbottigliato.

La filosofia di base è quella di porre un’attenzione meticolosa in questa fase, per capire al meglio l’evoluzione del vino, stando il più possibile a contatto con il prodotto. Un rispetto del territorio e del vitigno per poter far emergere le caratteristiche di ogni vigneto, senza impedirsi di mettere un tocco di personalità del produttore.

Virna Borgogno

Tutti i vini dell’azienda affinano in legno, tranne il Dolcetto ed è proprio questo da cui partiamo, spostandoci nella sala degustazioni. Un 2020 fresco, vinoso, giovane e fragrante, con una ciliegia ed amarena che spiccano al naso ed un palato pulito e minerale. Il suo nome è proprio quello dell’articolo che lo precede: “ ‘l “ in dialetto Piemontese, per rimarcare l’essenza di questo vino definito per antonomasia quotidiano, da tutto pasto e da consumare senza troppo impegno anche nei veloci pranzi in campagna, intenti nelle lavorazioni.

Il nome dell’azienda Virna Borgogno è stato individuato in quello di Virna, senza nessun rancore da parte della sorella, mentre il cognome non ha nulla a che vedere con l’azienda Borgogno, che tra l’altro negli anni ha anche registrato il nome come brand e quindi inutilizzabile da altri.

Virna Borgogno

Tocca a “ LaBarbera, affinata in botte grande per circa otto, dieci mesi, dai sentori più tendenti alla frutta rossa e nera, con leggeri sentori di cioccolato, una lieve spezia e note balsamiche. Un’acidità sempre ben presente in equilibrio con un buon corpo e struttura.

Un’altra Barbera è quella prodotta dalle vecchie vigne di San Giovanni, in cui si torna indietro negli anni fino al 1952 e le rese, ettaro in questi vigneti sono bassissime.
In questo caso l’affinamento avviene in botti più piccole, da trecento litri, per un vino che si presenta più corposo e la frutta percepita al naso è principalmente a bacca nera, con un cacao più intenso; più morbido in bocca, anche se non manca l’acidità.

Tra un calice e l’altro parliamo anche di lavorazioni in vigna che vengono effettuate nel rispetto della lotta integrata, cercando di essere meno invasivi possibile e limitando i prodotti di sintesi. In un territorio dove è molto difficile lavorare in biologico si cerca di non impedirsi la possibilità di trattamenti per poter garantire o salvare la produzione. Di giorno in giorno si valuta come interagire con i vigneti, in base al meteo e negli anni non è escluso che si possa abbracciare la totalità del lavoro BIO, pur essendo un percorso graduale e ben pensato, se lo si vuole rispettare a pieno.
Qualche perplessità sull’utilizzo del rame, che è pur sempre un metallo pesante e a lungo andare può danneggiare il sottosuolo.

Virna Borgogno

E’ il turno del Nebbiolo, chiamato “ il “, proveniente da vigneti dedicati alla produzione di questo vino e affinato in botte grande per circa un anno. I sentori sono principalmente di frutta rossa, ciliegia, ribes, lampone, ma anche di violetta, con una buona beva, fine ed elegante e un tannino presente che negli anni troverà la sua morbidezza.

E’ ora di entrare nel mondo dei Baroli con il Barolo Classico 2016 Virna Borgogno, un mix di territori che si fondono in un’unica bottiglia. Un insieme di terroir per creare il giusto equilibrio; qui troviamo uve provenienti da sei zone diverse: San Giovanni, Cerviano Merli, Sottocastello di Novello, Berri, Boiolo, e Castagni. Le prime tre appartengono alla zona destra del Barolo la parte definita “Elveziano” che trova le sue origini tra i tredici e i quattordici milioni di anni fa nel quale la prevalenza di calcare la fa da padrona, ma non mancano anche marne, argille, una piccola quantità di ferro e sabbie compatte. Nella parte più recente, che risale ad otto, dieci milioni di anni fa, definita “Tortoniano”, troviamo invece gli altri tre territori, e i sottosuoli sono più leggeri con una prevalenza di sabbia e talvolta parti gessose.
L’unione tra le due parti è rappresentata dalla collina di Cannubi, una delle zone considerate più vocate per la produzione del Barolo.

Virna Borgogno

Una bottiglia che unisce i territori, con vinificazioni separate, unite in seconda battuta per trovare il corretto blend. Un ottimo bouquet di profumi che spaziano dalla frutta matura al sottobosco, con un funghetto emergente, cacao, spezia dolce e tabacco. In bocca è un connubio di struttura, morbidezza, acidità, freschezza, con un tannino presente ma non invadente, sicuramente di ottima persistenza.

Il suo nome è “Noi” è vuole rappresentare il biglietto da visita dell’azienda Virna Borgogno, con l’unione di tutti i volti che stanno dietro a questa realtà, in un’unica semplice parola.

Le bottiglie prodotte ogni anno sono circa sessantamila, in prevalenza delle etichette fin qui assaggiate e in minima parte dei Cru, prodotti solo nelle annate migliori.

Virna Borgogno

Apriamo gli assaggi dei Cru con il Barolo Cannubi 2015, di cui ne sono state prodotte circa cinquemila bottiglie (e una è venuta a casa con me). Al naso è da subito elegante e sprigiona sentori fini di frutta rossa, ciliegia matura, un potpourri di fiori rossi, una spezia e tabacco dolci. In bocca ha la stessa finezza del naso, di estrema eleganza, ben equilibrato, minerale e con una grande persistenza.

Questo Barolo è prodotto in Cannubi, citata precedentemente, in particolare nella zona di Boschis, dove il sottosuolo è prevalentemente sabbioso; l’affinamento è stato effettuato in botti da trecento e cinquecento litri per diciotto mesi e per altri sei mesi in botte grande.

Virna Borgogno

Stessa annata per il Barolo del Comune di Barolo, blend di vini le cui uve provengono da due vigne nel comune di Barolo: “La Preda” e “Sarmassa”, frutta e profumi uniti all’austerità! La frutta matura balza subito al naso e tende verso la frutta sotto spirito, marasca, con note speziate, più complesso del precedente e con un palato più importante, dove le parti dure stanno iniziando il cammino verso il giusto equilibrio.

Virna Borgogno

Una mini-verticale improvvisata che si conclude con il “Sarmassa” 2015, sempre Barolo, che proviene dall’appezzamento da cui prende il nome. Un vino “più scuro” dalle note balsamiche, di cacao e cioccolato amaro, cuoio, tabacco scuro, la frutta c’è ma in secondo piano.

Una ciliegina sulla torta con il Cannubi Boschis 2009, che sprigiona sentori di sottobosco, un leggero funghetto, frutta sotto spirito; una grande finezza ed elegante, con una ricca mineralità e un tannino morbido che si presenta nella fase finale.

Virna Borgogno

Prima dei saluti conosciamo anche la nuova leva dell’azienda, il nipote di Virna, parte attiva nella conduzione dell’azienda e potenzialmente nuova generazione di questa realtà.

Maglietta numero 42 condivisa da Virna Borgogno e dal nipote!

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