Cantina Vietti, eccellenza storica nel centro del paese di Castiglione Falletto, una visita tra storia, segrete del castello e degustazione finale
23 Maggio 2021
Nel cuore del paesino di Castiglione Falletto si trova la storica sede e parte operativa della Cantina Vietti, una realtà presente nel paese già nel diciannovesimo secolo.
Una mattinata passata con Anna, ragazza autoctona e molto preparata, che si occupa delle visite e degustazioni della Cantina Vietti.

La storia risale al 1800, quando l’azienda, come molte in quelle zone, produceva ortaggi, seminativi, allevava animali e coltivava la vigna, con lo scopo di potersi auto sostentare. Il Barolo era già un vino prodotto, soprattutto sfuso e distante dai fasti di questi anni, con la sua austerità e la poca gioia che donava ai contadini sia in campagna sia nelle vinificazioni dell’uva Nebbiolo con cui era ed è prodotto.
Affacciandosi dalla balconata godiamo di una vista a centoottanta gradi sulle colline delle Langhe; Castiglione Falletto si trova a metà tra la parte più antica (formatasi circa dodici milioni di anni fa) e quella più recente (formatasi sei, otto milioni di anni fa).
Da qui si possono scorgere gran parte degli undici comuni del Barolo, ognuno con la sua fortificazione e castello. Un territorio che conta duemila ettari allevati a Nebbiolo e centosettanta menzioni geografiche o “Cru”. La cartina con le zone vocate alla coltivazione del Nebbiolo, fu un’idea di Renato Ratti, nella quale le aree colorate sono le maggiormente ideali grazie all’esposizione, terreno e l’altezza compresa tra i 150 e i 380 metri sul livello del mare, circa. Le zone indicate in bianco non sono invece idonee alla coltivazione di quest’uva.

Vietti ad oggi conta circa sessantacinque ettari vitati divisi in diverse zone, che arrivano anche oltre Diano d’Alba, nei settecento ettari del Barbaresco.
A Castiglione troviamo due ettari divisi in due zone: Rocche di Castiglione e Villero, dove sono state piantate le prime vigne di Nebbiolo atto a Barolo.
Due ettari sulle colline di Lazzarito, in cui viene prodotto un Barolo “single cru”, alcuni appezzamenti anche a Brunate e Rocche, due ettari a Ravera e gli ultimi, acquistati nel 2017, a Cerequo e Monvigliero.
Non solo proprietà in zona Barolo, ma anche nelle colline del Barbaresco, con alcuni ettari nelle zone di Rabajà, Roncaglie e Roncagliette.
Dall’azienda si possono vedere facilmente i vigneti a corpo, principalmente di Barbera. Alfredo Corrado, padre di Luca e penultima generazione dell’azienda lasciò, negli anni del boom del Nebbiolo, proprio la Barbera, uno dei vitigni simbolo del territorio, secondo lui “un onore da non tradire”. Per questo motivo fu appellato anche “idiota” da molti vicini di casa che non capivano la sua scelta di andare contro al business di quel periodo. Una scelta che oggi ripaga con la produzione di una Barbera Superiore di alta qualità, ottenuta proprio con quelle vigne di Scarrone, che ormai contano sessanta, settant’anni, o anche di più.

La parte più storica dell’azienda è quella che vediamo in centro a Castiglione Falletto, dove vengono effettuati alcuni dei processi di vinificazione e gran parte dell’affinamento dei vini, prima di passare in bottiglia.
Entrando nei locali dell’azienda si possono ammirare alcune vecchie annate con una delle prime bottiglie etichettate, datata 1873, ma ufficialmente l’inizio della produzione dei vini in bottiglia risale al 1932.
Nell’area sotterranea si trovano una parte delle vasche in acciaio dove, dopo la pigiadiraspatura, viene effettuata la prima fermentazione con una macerazione che dipende dalla tipologia delle uve, indicativamente dalle tre alle sei settimane. Numerosi sono i rimontaggi, con la tecnica del delestage e, solo per il Barolo, si lavora con il metodo del “cappello sommerso”. I lieviti utilizzati in questa fase sono stati selezionati dall’Università di Torino per avere una sicurezza e un controllo per le corrette fermentazioni.

Le vinificazioni avvengono separate per i vari appezzamenti e questo avviene anche per gli affinamenti per creare successivamente il blend.
I luoghi più magici della cantina sono ai piani più bassi, dove si può vedere una prima barricaia dove sono contenute principalmente botti grandi e, percorrendo un tunnel lungo una ventina di metri, si arriva ad una seconda barricaia, dove si trovano diverse barrique e tonneau oltre a un paio di botti grandi in fase di assemblamento.

Proseguendo attraverso una porticina si arriva sotto al castello di Castiglione Falletto, probabilmente i vecchi magazzini della struttura medioevale, acquistati da Cantina Vietti circa quarant’anni fa. Anche qui riposano numerose barrique e tonneau e si possono scorgere numerosi cunicoli rassomiglianti a nascondigli, che lasciano immaginare numerosi aneddoti dal 1300 ad oggi.
Aprendo un portone del magazzino ci ritroviamo in una stradina secondaria del paese, con una meravigliosa vista su parte delle Langhe.
Ripercorrendo la strada verso la sala degustazione Anna ci racconta che Cantina Vietti è ad oggi di proprietà di un americano, dal 2016, ma è capitanata dal discendente diretto della famiglia, Luca Currado Vietti, che con la moglie Elena rappresenta l’ultima generazione da parte di mamma Luciana.
Dopo un lungo ed affascinante percorso tra storia del territorio e dell’azienda è il momento di assaggiare alcuni dei vini prodotti, circa quattrocentomila bottiglie per anno.

Ci accomodiamo nella terrazza estiva con vista e cominciamo gli assaggi partendo dal Roero Arneis 2020, un bianco prodotto sulla riva sinistra del fiume Tanaro, a Santo Stefano Roero. Quello dell’Arneis fu un progetto di Alfredo Currado, che dalle Langhe si spinse nel Roero, per coltivare questo vitigno, pur non essendo visto di buon occhio dai Roerini. Con l’aiuto di un amico prete riuscì nel suo intento e nel suo progetto iniziato negli anni settanta. Un vino che fa solo acciaio, non effettua la fermentazione malolattica; al naso si presenta fresco e fragrante, con sentori agrumati, di cedro, pompelmo, ma anche di frutta gialla, note erbacee e un sottofondo ammandorlato. Verticale e teso in bocca, con una buona acidità e mineralità.
Il termine “Arneis” veniva affibbiato ai bambini vivaci!

E’ il turno di due Barbere 2017 rispettivamente d’Alba e d’Asti. La prima viene prodotta sui terreni calcarei argillosi che circondano l’azienda, mentre la seconda sui terreni più sulfurei di Agliano Terme. Al naso sono simili con sentori di frutta rossa matura, ciliegia, spezia dolce. La Barbera d’Alba è più morbida, piaciona mentre la Barbera d’Asti è più tesa, verticale, secca, forse più pronta ed equilibrata della precedente.

Le etichette della Cantina Vietti sono state disegnate da Gianni Gallo, un artista locale che, durante un pranzo con la famiglia Vietti, esclamò “questi vini sono talmente buoni che bisognerebbe rappresentarli in un’opera d’arte” e così l’indomani presentò una prima bozza della futura etichetta che oggi veste le bottiglie. Raffigurazioni diverse, per ogni tipologia di vino, con cenni alla flora, alla fauna e al mondo del vino. Una curiosità è che dal 1982 per il Barolo Villero ogni anno viene chiamato un artista a vestire le bottiglie di vino e le prime cento sono disegni veri e propri, incollati a mano e con la firma originale dell’autore.
Un assaggio di Nebbiolo 2018 “Perbacco”, un baby Barolo dedicato dal marito alla signora Luciana, che quando lo assaggiò esclamò proprio il termine “Perbacco”, data la bontà del prodotto ottenuto. Vino ottenuto dai vigneti di Nebbiolo più giovani, affinato in legno per circa due anni, tra botte grande e barrique.

Al naso presenta note di frutta rossa, ciliegia, amarena una leggera spezia e note balsamiche; mentre in bocca è deciso, con un buon corpo, tannino ancora molto vivo e una ricca acidità e mineralità.
Passiamo poi al Barolo Castiglione 2017, con uve di vigneti sparsi in diverse aree del territorio di Barolo vinificati ed affinati singolarmente, per circa trenta mesi in botti grandi e barrique di rovere francese.
Al naso, a farla da padrone, frutta rossa e nera, ciliegia, mora, prugna, ma anche spezia, cacao, cuoio e tabacco. In bocca è complesso, con una trama tannica importante, ottima persistenza e nel cammino verso il suo equilibrio.

Concludiamo gli assaggi con il Cru Lazzarito 2017, con uve Nebbiolo che provengono dal singolo terreno ad un’altezza di 350 380 metri. Un territorio nel quale venivano mandate le persone con problemi respiratori per la qualità dell’aria; non un vero e proprio lazzareto ma la funzione era di sicuro benefica.
Chiamato simpaticamente Mike Tyson da Luca per la sua austerità, riposa in botti almeno trenta mesi e oltre ai sentori simili al precedente, già elencati, arriva al naso anche una parte più erbacea e officinale, con un leggero sottobosco che comincia a farsi spazio. In bocca è sicuramente muscoloso, corposo e dovrà trovare il suo equilibrio nel corso degli anni.

Una visita a trecentosessantagradi sulla Cantina Vietti e sul territorio tra storia e quotidianità.
La super guida Anna merita la maglia numero 45 Winetelling!


