Ghira, in compagnia di Damir Mihelic nella sua azienda a poche centinaia di metri dal centro di Novigrad, Cittanova
19 Agosto 2021
Nemmeno il caldo pomeriggio di una delle ultime giornate di ferie mi ha impedito di scoprire una nuova cantina nella penisola istriana: l’azienda Ghira, a poche centinaia di metri dal centro di Novigrad, Cittanova.
Ad accogliermi è Damir Mihelic, giovane titolare e vignaiolo dell’azienda, la quale prende il nome dal soprannome della famiglia della mamma; mamma che in quel momento è intenta a fare una straordinaria marmellata di fichi appena raccolti (che ho il piacere di assaggiare).
Visto il caldo torrido ci accomodiamo nella fresca cantina, sotto alla residenza della famiglia, per approfondire la storia di Ghira. Siamo di fronte ad una piccola realtà che nasce dal volere del padre di Damir, precedentemente vignaiolo della cantina sociale del paese, di iniziare un’avventura solitaria nella produzione di vini di qualità. Si può decretare la nascita dell’azienda, che prima portava il nome della famiglia, Mihelic appunto, nel 1997, con la costruzione della casa padronale. Nel 2003 il padre di Damir iniziò a dedicarsi a pieno alla produzione di vino, dapprima sfuso, per poi essere commercializzato in bottiglia dal 2010.
Un’attività che risiedeva nel DNA della famiglia, poiché sia i nonni materni sia quelli paterni di Damir coltivavano la vigna e, dipendentemente dalle varie epoche, producevano e commercializzavano vino. Dapprima, con l’avvento degli Austriaci il destino del vino prodotto non era ben certo, passando all’Italia, questo veniva commercializzato per lo più a Trieste, mentre, sotto il controllo della Jugoslavia, era stata creata una grande cantina sociale, per la quale tutti i contadini e vignaioli della zona conferivano l’uva.
Un buco di circa quarant’anni nella produzione fino allo scioglimento della Jugoslavia e la ripresa che ci conduce ai giorni nostri.
Ufficialmente Damir è entrato nell’azienda nel 2007, dopo aver studiato politica del territorio a Gorizia e avendo integrato gli studi in enologia all’Università di Parenzo, per approfondire una base tecnica, pur avendo da sempre vissuto a tutto tondo l’attività del vignaiolo.
Oggi troviamo un’azienda di poco più di tre ettari vitati, oltre ai numerosi ulivi e piante da frutto, tra cui fichi, ciliegi, peri, mandorli. Una conduzione che rispecchia i parametri del biologico, ottenendo quest’anno anche la certificazione, attraverso trattamenti che avvengono con l’utilizzo di rame e zolfo, oltre a preparati a base di alghe e propoli.
Damir, che porta avanti l’azienda Ghira in prima persona dal 2015 (ahimè dopo la scomparsa del padre), si sta approcciando ad alcune pratiche biodinamiche, pur in maniera graduale, andando sempre con cautela ed imparando di volta in volta i benefici che possono dare alla terra e all’ecosistema. Vengono usati preparati 500 e 501, in maniera sperimentale, oltre al sovescio con la facelia per integrare la carenza di fosforo, mancanza della terra rossa di questa zona dell’Istria. Facelia che è piantata anche per alcune migliaia di metri al fine di produrre il miele, avendo, da quest’anno, posizionato una quindicina di arnie adiacenti al vigneto.

Anche in cantina le pratiche si sono negli anni modificate, utilizzando dal 2017 solo fermentazioni ottenute da un pied de cuve e cercando di impattare il meno possibile sui vini con agenti esterni come la solforosa, ma anche dosando al meglio gli affinamenti, soprattutto nel caso dell’utilizzo ben calibrato del legno.
La produzione conta circa dodicimila bottiglie per anno oltre a qualche ettolitro di vino sfuso.
Gli assaggi partono dalle due principesse di casa, la Malvasia 2020 e la Malvasia “Madura” 2018.
La prima Malvasia è il vino d’ingresso nell’azienda Ghira, macerata in acciaio per circa tre giorni per poi essere pressata e lasciata affinare, sempre in acciaio, fino a giugno del successivo anno, mese nel quale si fa una filtrazione blanda per poi andare in bottiglia. Vino fresco, erbaceo, con albicocca e mentuccia che emergono al naso; in bocca presenta una buona struttura; in equilibrio, pur essendo imbottigliata da poco, con note minerali e sapide infuse dal territorio e una buona acidità.
La seconda Malvasia, dal nome “Madura” (Anfora), macera per quindici/venti giorni in anfore toscane di terracotta per poi continuare l’affinamento negli stessi vasi vinari per un anno e un altro anno in bottiglia. Vino più corposo e intenso al naso, dove esprime note mature, di frutta, le erbe aromatiche emergono maggiormente, oltre ad una interessante balsamicità. Vino minerale, sapido, con una buona struttura, acidità e rodondità. Un confronto con lo stesso vino, ma della nuova annata 2019, in cui i profumi sono più freschi, erbacei, la frutta matura passa in secondo piano e anche in bocca appare più teso e verticale.
Damir ammette che quest’ultimo è quello che determina e rappresenta al meglio la sua filosofia e la linea guida nelle produzioni future.
Dopo i bianchi, il rosso di casa Ghira “Riquertz” 2016, nome che significa “retromarcia” in tedesco (proveniente dalle influenze austro-ungariche) e simboleggia un vino con lavorazioni appartenenti al passato e alla tradizione. Blend di Terrano, Merlot e Cabernet Sauvignon affina tre anni in botte grande di rovere di slavonia e un anno almeno in bottiglia. Al naso emergono, oltre ai frutti neri e rossi in confettura, mora, gelso, note speziate, di liquirizia per un palato pieno ed avvolgente, dove l’acidità del Terrano si impone, un tannino ben integrato e un buon equilibrio; minerale e di buona persistenza.
Il 2019 ha visto la produzione di un Moscato di Momiano in versione secca in alternanza al tipico passito (in pianta), un vino che, pur assaggiato dopo un rosso, fa emergere le sue note aromatiche, meno intense di un Moscato Giallo. Profumi tenui di fiori gialli, frutta a polpa bianca e gialla, note di miele; verticale in bocca, con la mineralità infusa dal terreno e una buona acidità. Il suo nome è “Tortura”, dato che le piante sono tutte molto basse e devono essere lavorate in ginocchio; una tortura appunto!
Dopo gli assaggi un tour tra le vigne, per toccare con mano il terroir su cui sorge Ghira, a bordo della vecchia Renault Twingo, che se fossimo in Veneto sarebbe stata denominata “da campi”.
La conformazione degli appezzamenti è pressocchè costante, con una parte leggermente più alta, circa quaranta metri sul livello del mare, dove sono presenti numerose pietre, mentre in quella che viene chiamata “vallata”, poco più bassa della precedente, la terra rossa è la protagonista principale.
Nella parte più rocciosa trovano spazio gli uliveti, mentre tra la terra rossa sorgono gli impianti vitati, che ad oggi contano per lo più Malvasia, Terrano e Moscato di Momiano, oltre a Merlot e Cabernet Sauvignon. Questi ultimi due vigneti, di circa trent’anni saranno destinati ad essere sostituiti, per dar spazio alle uve autoctone. Lo scorso anno il Cabernet Sauvignon è stato vendemmiato il due novembre e in ogni annata si teme per la sua sorte ed integrità, altro motivo per cui verrà sostituito; decisione presa sempre e comunque a malincuore poiché il vino prodotto da queste piante, nel pieno della loro attività, è un ottimo prodotto.
Verso la fine degli ettari vitati, si possono scorgere alcune piante più piccole, frutto delle sperimentazioni di Damir, che s’impegna costantemente per la ricerca di vecchie piante di Terrano e Malvasia da cui creare delle marze e poter piantare le barbatelle provenienti dalle vigne più storiche di Cittanova. Questo con l’aiuto degli anziani della città, che lo indirizzano attraverso i loro ricordi a scovare vigne ormai abbandonate e dimenticate.
Un altro richiamo al passato in questi filari, sono i pali in pietra, scovati durante le lavorazioni delle terre e utilizzati un tempo per sorreggere le vigne.
Damir afferma che quando va in vigna acquisisce uno stato di pace, avendo trovato una simbiosi sia con le piante sia con l’ecosistema che lo circonda.
I progetti per il futuro sono tanti, uno su tutti l’ampliamento della cantina e la costruzione di una sala degustazioni rialzata, così da poter far ammirare a pieno agli ospiti il territorio, spingendo lo sguardo sulla città di Novigrad e sul mare. Proprio a poche decine di metri dal mare Ghira gestisce alcuni terreni, che al tempo della cantina sociale erano coltivati a vigneto e chissà se un giorno saranno rivalutati allo stesso modo!
Sarà obbligatorio anche in questo caso tornare per scoprire le novità di questa piccola azienda, ma intanto maglietta numero 74 a Damir!


