Vecchie Terre di Montefili, una degna conclusione di un weekend toscano in compagnia di Stefano, responsabile commerciale di questa realtà che alterna storia e innovazione
18 Giugno 2023
Per concludere il weekend toscano, nella risalita verso il Veneto, un’ultima tappa per andare ad incontrare Stefano, responsabile commerciale dell’azienda Vecchie Terre di Montefili, a pochi chilometri dal centro di Panzano. Qui si può godere del relax delle colline del Chianti e di una vista stupenda sui vigneti ad anfiteatro di fronte alla cantina.
Siamo in una collina che da sempre è stata molto ambita, vista la sua posizione strategica che domina sia la Valle Pesa sia la Valle Greve, con una visibilità che arriva fino a Firenze. Durante la guerra tra Siena e Firenze qui si monitoravano i versanti con gli specchi di giorno e tramite l’uso di falò di notte, per segnalare gli eventuali avanzamenti dei nemici. L’azienda è stata rilevata da tre soci, di cui un italiano e due americani: Frank e Tom, nel 2015, da un ex imprenditore del settore tessile.
La passione per l’italiano Nicola per il mondo del vino si è trasformata in un lavoro, iniziando ad importare i vini della sua regione, la Puglia, oltre oceano, fino a realizzare il desiderio di avere una propria realtà vitivinicola. Un desiderio che si è concretizzato anche grazie all’enologa Serena Gusmeri, una bresciana adottata dalla Campania per la produzione di vini bianchi importati da Nicola in America. Una sorta di congiunzione astrale, vista anche la volontà di Serena di trasferirsi in Toscana, dove il marito fa il birraio, ha fatto sì che ci fosse la possibilità per lei di poter svolgere il suo ruolo di enologa, fin da subito, nella nuova cantina Vecchie Terre di Montefili.
Un nuovo progetto che richiama le radici storiche di questo posto, con le “Vecchie Terre” che sono un chiaro riferimento alle terre dei frati della vicina Abbazia i quali, anche da testimonianze degli scritti del dodicesimo secolo ritrovati, allevavano la vigna per produrre un antenato del vino; mentre “Montefili” è il toponimo attribuito al monte dove ci troviamo, in riferimento alla famiglia romana dei Filippi. Parlando del logo aziendale, si sono ripresi i due cipressi che si incontrano a bordo strada non appena si oltrepassa in cancello per entrare nella proprietà dell’azienda.
Vecchie Terre di Montefili conta circa dodici ettari e mezzo di proprietà e altri tanti in affitto dai vicini, che vengono condotti in prima persona. Le vigne hanno diverse età, sfiorando i cinquant’anni (per la più anziana di Sangiovese) e altitudini, fino ad arrivare ad un appezzamento contornato dal bosco, a cinquecento quaranta metri sul livello del mare e l’ultimo appezzamento acquistato di due ettari, già piantati a Chardonnay. Una varietà internazionale che un tempo nell’azienda precedente faceva parte di un blend, assieme a Sauvignon e Gewürztraminer, e rappresentava una delle migliori etichette, pur giocando in un territorio che tutti conosciamo maggiormente per i vini rossi.
La conduzione della vigna è BIO dal 1994, pur non essendo certificati, trattamenti effettuati a base di rame e zolfo oltre ad inerbimenti spontanei e diversi studi finalizzati a capire l’entità dei vari terreni, con risultati che hanno fatto abbandonare la strada del sovescio, ritenuto non necessario. La presenza in campagna è costante e un esempio semplice, ma non banale, che ricalca la filosofia aziendale è quello che negli anni si sono abbandonate anche le materie plastiche per le legature, preferendo dei nastri in cartone.
Per quanto riguarda il substrato di questa zona troviamo tre diverse lingue di terra che si sono formate centinaia di migliaia di anni fa: formazione Pescina da Montefioralle, caratterizzata da argille e calcari marnosi, tra cui l’alberese; formazione da Sillano – D. Fiora Sillano, con argille grigio-brune e calcilutite; infine la Pietraforte della Conca d’Oro, con quarzo feldspastico, arenarie, carbonatiche e siltiti.
La cantina si trova nella parte più moderna del caseggiato, edificata probabilmente negli anni ’70, di fianco al vecchio ed originale casolare, dove si trova un appartamento per uso privato e un secondo che è la casa del cantiniere e custode del borghetto.
All’interno della struttura si trovano vasche in acciaio di diverso formato, principalmente di misure contenute al fine di effettuare vinificazioni dei singoli appezzamenti, per le fermentazioni, tutte spontanee, tonneau e botti grandi da dieci, venti e trenta ettolitri.
L’idea di base dell’enologa Serena è quella di valorizzare le note fruttate e la parte sapida, oltre all’acidità, senza estrarre troppi sentori di legno che possono inficiare negativamente sui vini.
Nella parte sottostante della proprietà c’è un’altra area dedicata alle vinificazioni/magazzino e nel prossimo futuro questa sarà ingrandita e restaurata, ottenendo così un’unica e più moderna cantina.
Oltre agli ambienti descritti, l’azienda dispone anche di una sala degustazioni interna e uno shop aperto tutto l’anno, dedicato ad ospitare i numerosi appassionati di vino, italiani e non, che vogliono approfondire la storia del Chianti e degustarne i vini. Le bottiglie prodotte di media all’anno sono circa sessantaduemila, anche se il target è quello di arrivare a produrne centomila. Tra le etichette troviamo un Rosato da uve 100% Sangiovese; un IGT Toscana 50% Cabernet Sauvignon e 50% Sangiovese con il primo vino che effettua ventidue mesi in tonneau e il secondo sei mesi in botti grandi; Chianti Classico 100% Sangiovese che affina quindici mesi in botti da trenta ettolitri; Chianti Classico Gran Selezione, 100% Sangiovese con affinamento di ventiquattro mesi in botti da venti ettolitri; “Bruno di Rocca” 85% Cabernet Sauvignon e 15% Sangiovese, affinati per ventisei mesi in botti da dieci ettolitri e tonneau; “Vigna Vecchia”, una selezione di un’unica vigna del 1981 di Sangiovese, con un affinamento in botti da dieci ettolitri per ventisei mesi e “Anfiteatro”, 100% Sangiovese di un vecchio impianto del 1975 e affinamento in botti da dieci ettolitri e tonneau ventisei mesi.
Prima di dedicarci alla degustazione, una foto di rito con lo staff Vecchie Terre di Montefili e maglietta numero 263 per Stefano, ma la giornata non si conclude qui.
Per assaggiare i vini ci spostiamo nel centro del vicino paese di Panzano, noto oltre per i suoi aspetti storici, per essere dal 1994 il primo bio distretto d’Italia, composto da venti aziende che portano avanti la conduzione della vigna e la produzione dei vini rispettando i parametri della certificazione BIO. Qui i tre soci dell’azienda Vecchie Terre di Montefili hanno aperto il Ristoro del Cinghiale, un tipico ristorantino toscano dove poter proporre un menù locale, talvolta rivisitato nell’ottica della semplicità e genuinità di casa, oltre ad avere un punto di riferimento nella cittadina per mescere i propri vini.
Pranzo leggero a base di burrata, carciofi e pomodorini, per dedicarci agli assaggi di due chicche dell’azienda, il Chianti Classico e l’ “Anfiteatro”. Il primo vino è un Sangiovese 100% che affina in botti grandi da venti ettolitri per circa quindici mesi e si esprime al naso con sentori di frutti neri, prugna, cioccolato, note di sotto spirito, liquirizia, leggero sottobosco, spezie. Al palato entra strutturato e abbastanza morbido, con un grande corpo e alcolicità tenuti a bada da una buona sapidità e una punta minerale, tannino abbastanza maturo e una ricca persistenza.
Il secondo vino, “Gran Selezione“, quasi esaurito nelle scorte aziendali è un 2017, sempre 100% Sangiovese, con un affinamento in botti da dieci ettolitri e tonneau per un minimo di ventiquattro mesi. Qui troviamo un naso sempre legato a sentori terziari, ma meno impattante del primo, con note di violetta, prugna sotto spirito, rosmarino, spezie, noce moscata, leggere note terrose e di cuoio. In bocca l’acidità è maggiore, più fresco del precedente, si ritrovano una buona sapidità e mineralità, ha comunque un’ottima struttura, ma con una buona beva, la persistenza non manca.
Il grado alcolico di tredici e mezzo, dettato dall’annata, inviterebbe a berne un calice intero, un secondo e anche un terzo, se non fosse che dopo pranzo è necessario rimettersi alla guida verso il Veneto.
Non mancherà sicuramente di riassaggiare questi vini con più calma, ringraziando Stefano per l’ospitalità!


