Monte Grande, una giovane azienda montenegrina in prossimità del lago Skadar, a pochi chilometri dalla capitale Podgorica
24 Giugno 2023
Una trasferta in Montenegro che mi porta a salutare gli amici di Monte Grande, una piccola realtà vitivinicola situata poco più a sud della capitale Podgorica, ad un chilometro e mezzo dal Lago Skadar (o Lago di Scutari) che viene condiviso con l’Albania.
Ci troviamo in un’azienda famigliare, nata nel 2014, dal nulla, come si può vedere dalle foto appese in cantina. Monte Grande è nata per volere di mamma Biljana, enologa ed ex direttrice della più grande azienda del Paese e del figlio Simon, anche lui enologo, diplomato alla scuola enologica di Belgrado.
All’inizio sono stati creati alcuni impianti, a circa un chilometro di distanza, puntando su due varietà a bacca rossa, l’internazionale Cabernet Sauvignon e l’autoctona Vranac, originaria dalla regione Crmuica, un vitigno similare, ma non uguale al Primitivo/Zinfandel, o Kratošija, come lo chiamano da queste parti.
Passo dopo passo, con sole due vasche iniziali e una cantina costruita ex-novo ha preso forma il progetto aziendale, dove oggi si possono trovare due ettari, con vigneti anche a corpo (a Chardonnay, prima uva a bacca bianca piantata nel 2018, e una minima parte di Pinot Bianco) e una produzione che spazia tra le diciassette e le venti mila bottiglie per anno.
Il nome Monte Grande è stato attribuito come chiaro riferimento al paese di appartenenza, essendo “Monte” la prima parte di Montenegro e “Grande” poiché ci troviamo in una sorta di ampia vallata circondata da monti, che raggiungono l’altezza di duemila metri.
Uno sguardo alla vigna, mezzo ettaro a corpo, per approfondire il lavoro di Simon in campagna, dove i trattamenti vengono fatti in maniera “convenzionale”, non credendo nel biologico in questi anni, a causa dei repentini cambi climatici che alternano ore di pioggia e di sole nella stessa giornata, oppure lunghi periodi di piogge incessanti, che non consentono di entrare in vigna a trattare.
Si cerca comunque di non superare i dieci/dodici trattamenti per anno, a seconda della stagione, lasciando gli interfilari inerbiti e tagliando l’erba solo per consentire ai visitatori di poter godere di qualche calice e pietanza tipica, tra la natura.
Grazie all’influenza del vicino lago c’è una grande escursione termica tra giorno e notte e una costante ventilazione, ma vista la temperatura esterna e l’umidità che caratterizza il giorno, per scoprire gli altri dettagli di Monte Grande ci rintaniamo in cantina, dove l’impianto di condizionamento, nei mesi estivi, è costante.
Qui si possono vedere, da un lato le vasche in acciaio dove avvengono le fermentazioni, con lieviti selezionati; un’area dedicata all’imbottigliamento, etichettatura e stoccaggio e la parte più affascinante, dove un tempo sostavano le due vasche in acciaio per cominciare a vinificare, rinnovata e dedicata alla barricaia, popolata da legno francese esclusivamente da duecentoventicinque litri, con un tavolo e sedie centrale, dove si possono degustare i vini prodotti. Vini che si dividono in due diverse linee, la “premium” e quella “limited”. All’interno della prima troviamo: uno Chardonnay di cui un 20/25% affina sei mesi in legno; un Rosè ottenuto da uve Merlot; un blend di Vranac 70% e Cabernet Sauvignon il restante 30%, quest’ultimo affinato in legno, mentre il primo una parte in acciaio e una in barrique ed infine un Sauvignon Blanc, iniziato a produrre nel 2022. Per quanto riguarda questa linea, una gran parte delle uve sono acquistate da un vicino collaboratore che ha più di una decina di ettari e vinificate dopo un’accurata selezione. Per i vini “limited”, invece, si utilizzano tutte uve di proprietà e qui troviamo: uno Chardonnay che affina in solo acciaio, dal vigneto davanti alla cantina; Pinot Bianco fermentato ed affinato tre/quattro mesi in barrique; Vranac che fermenta in acciaio ed affina due anni in barrique e un Syrah, di cui si producono solo tre barrique per anno.
Curiosità sui legni è che si tengono per tre o quattro passaggi al massimo e sono in arrivo due botti da trenta ettolitri, prodotti da una famosa azienda produttrice italiana.
La rete commerciale è curata dall’amico Vladimir (il più alto nella foto di rito finale) che nel 2016 è arrivato in azienda e ha creduto nella produzione e nel potenziale dei vini Monte Grande, iniziando ad andare a proporre le bottiglie nella parte costiera del Montenegro, talvolta senza etichetta, con la promessa che questi vini sarebbero diventati in cinque anni dei grandi vini. Una strada tutta in salita che ad oggi sta iniziando a dare i suoi frutti, con diversi clienti nel Paese che hanno scommesso in questa piccola realtà famigliare.
Per assaggiare i vini ci avventuriamo nuovamente nella parte esterna, dove è stato costruito un bar in legno, punto di appoggio per le degustazioni all’aria aperta. Cominciamo con il nuovo nato Sauvignon Blanc, annata 2022, da uve che sono state vendemmiate circa dieci giorni prima del previsto, a causa di un imminente periodo di pioggia che minacciava la produzione. Fattore che si è dimostrato positivo, non esasperando i sentori tipici, che si mantengono ben equilibrati e comunque esprimono le note varietali del Sauvignon, trovando spunti erbacei, di tè verde, pesca bianca, note di miele, una punta di pepe bianco, salvia, un leggero peperone, per una buona sapidità al palato, spalla acida, punta di minerale, ottima freschezza e discreta persistenza. Vino pensato per essere aperto e sbicchierato, con una buona beva e un grado alcolico di dodici e mezzo, inferiore agli altri vini.
Non resistendo nuovamente alla temperatura esterna, per provare l’autoctono Vranac, ci ritrasferiamo in cantina e stappiamo questo rosso, annata 2018. Un vino che fa percepire il suo corpo già dall’olfatto, dove emergono note di frutti neri, mora, mirtillo, prugna essiccata, spunti di sotto spirito, cuoio, cioccolato, tabacco, alloro, cannella, note di china ed inchiostro. Ingresso in bocca muscoloso, con una grande struttura e corpo, tannino ben integrato, una buona nota sapida, mineralità e spalla acida che supportano il grado alcolico, oltre ad una grande persistenza.
Non sono mancati i manicaretti locali, con un piatto di prosciutto e formaggio tipici del Montenegro e una zuppa di pesce: carpa, del vicino Lago Skadar, cotta per almeno due ore assieme a verdure, facendo così sciogliere il pesce e gustarne ogni sua parte, facendo una dovuta “scarpetta” con il pane.
L’azienda Monte Grande prevede di ampliare gli ettari vitati nel prossimo futuro, per produrre a target circa cinquanta mila bottiglie per anno. Un’idea che condividiamo con Simon è quella di poter offrire la possibilità ai numerosi turisti che visitano l’azienda di “acquistare” simbolicamente una pianta, la quale vestirà con un cartellino dedicato alla persona (con nome, cognome e le varie generalità che si vogliono far ricordare), al costo di dieci euro, così da poter sostenere i nuovi impianti, senza un guadagno per l’azienda, ma permettendo di ingrandirsi e produrre un numero maggiore di bottiglie.
In attesa di vedere gli sviluppi di questo progetto e di “acquistare” una pianta in Montenegro, foto di rito con gli amici Simon, Vladimir, Nikola e la nuova generazione di Monte Grande!


