In località Chateau Feuillet, nell’omonima azienda di Maurizio Fiorano, Saint Pierre (Aosta)

Siamo a Saint Pierre, in località Chateau Feuillet, nome con cui è stata battezzata l’azienda fondata da Maurizio Fiorano

16 Gennaio 2025

Ultima tappa di un’intensa giornata alla scoperta delle cantine della Valle d’Aosta, in compagnia di Federico, nell’azienda Chateau Feuillet, fondata dal suocero Maurizio Fiorano e battezzata con il nome della località in cui sorge.
Le origini di questa realtà si possono trovare nel 1997 quando Maurizio iniziò a pensare di sfruttare alcuni terreni vitati di proprietà della famiglia della moglie Milena, iniziando a produrre le prime bottiglie di vino nel 2000.
La famiglia era ed è attualmente occupata nella gestione di un hotel di proprietà in Val di Rhemes, situato proprio alla base delle piste da sci.

Nelle fasi iniziali dell’attività vitivinicola si produceva una limitata quantità di bottiglie, ottenute da poco meno di un ettaro vitato, destinate quasi esclusivamente al consumo in hotel. Avendo visto che l’attività stava prendendo piede e che le richieste del mercato erano in aumento, si decise di investire nella produzione di un numero maggiore di bottiglie, acquistando o affittando nuovi vigneti, fino ad arrivare ai nove ettari attuali, con una produzione annua media che si attesta sulle cinquanta/sessanta mila bottiglie.

I vigneti, per l’80% circa di proprietà, sono situati per lo più nel comune di Saint Pierre, mentre un 10% è dall’altro lato della Dora Baltea, precisamente ad Aymavilles. I filari sono rivolti verso sud est, catturando il calore del sole per tutto il giorno, il quale viene rilasciato durante le notti, più rigide, grazie ad un’escursione climatica importante, peculiarità di questa zona. Il substrato è caratterizzato da un mix di roccia e sabbia, di origini moreniche e le varietà che si allevano spaziano dalle internazionali alle autoctone. Sicuramente la tendenza è sempre di più quella di lavorare uve autoctone; per esempio, quest’anno è stato espiantato un piccolo vigneto di Chardonnay, che sarà sostituito con il Petite Arvine.

La filosofia di lavorazione in vigna di Chateau Feuillet è quella di effettuare i trattamenti che si ritengono necessari, senza sprechi e dispersioni, intervenendo il meno possibile. Nei vigneti più impervi si preferisce utilizzare il tubo piuttosto che l’atomizzatore (usato nelle vigne più in piano), lavorando con decespugliatori manuali piuttosto che diserbando.
Lo scopo è quello di ottenere uve di qualità, investendo più sul lavoro manuale delle persone che sui macchinari, talvolta selezionando direttamente i grappoli in vigna, anche mediante una vendemmia verde.

Dando uno sguardo alla cantina, ricavata sotto all’abitazione di famiglia, e ampliata nel 2015 si possono notare i diversi ambienti che chiudono il cerchio della trasformazione delle uve, comprendendo anche imbottigliamento ed etichettatura. La vinificazione dei vini bianchi avviene per lo più in acciaio, tranne per lo Chardonnay dove si utilizza il legno, presente in cantina sia in formato barrique di rovere francese sia con botti da duemila e millecinquecento litri. Le botti riposano in una barricaia costruita durante l’ampliamento della cantina, tutta in pietra e con una forma a volta semicircolare, quasi a ricordare una barrique. Al contrario dei bianchi, i vini rossi, dopo aver completato la fermentazione alcolica in acciaio, vengono lasciati affinare in legno, ad eccezione del Torrette “base”, che matura in solo acciaio. Purtroppo, a causa della pessima annata del 2024, molti dei vasi vinari non sono pieni come si vorrebbe; basti pensare che il Torrette Superiore solitamente affina nel contenitore da duemila litri, mentre oggi troviamo in cantina una sola barrique.
Curiosità è che tra le varie botti di rovere, spunta anche una barrique d’acacia, che è destinata all’affinamento di un vino passito, il quale si produce solo nelle annate più favorevoli.

I vini vengono prima imbottigliati e poi stoccati per un ulteriore affinamento in vetro, prima di essere etichettati. Come spesso succede, visto l’incremento dei numeri in questo quarto di secolo, gli spazi stanno diventando un po’ stretti, e nell’imminente futuro si dovrà trovare qualche tipo di soluzione.

Oggi le etichette prodotte sono una quindicina; tra le fila dei vini bianchi troviamo: Chardonnay; Traminer; Moscato Bianco; Petite Arvine; mentre tra i rossi i due Torrette; Cornalin, Fumin, Pinot Nero, il Table Ronde, (ottenuto da vecchi vitigni tra cui Petit Rouge, Cornali e Fumin); la nuova etichetta dedicata al figlio di Federico e JasmineTobias”, nonché primo nipote di Maurizio, un bordolese a base Merlot, Cabernet Sauvignon e Fumin. Questa bottiglia sarà vestita con un’etichetta caratterizzata da una doppia sagomatura, riportando da un lato il Monte Bianco, mentre, capovolgendola, si potrà vedere il Monte Granta Parey, dove è situato l’hotel di famiglia.
Infine, è presente anche una bollicina a base Chardonnay e Petit Arvine, proposta in versione Brut, ventiquattro mesi sui lieviti.

Il percorso di Maurizio ha visto nelle fasi iniziali, per circa quattro anni, l’affinamento di un enologo, per poi continuare da solo l’attività, fino all’ingresso in azienda del genero Federico. Federico è in famiglia da una decina di anni e ha coltivato la sua passione per il mondo del vino svolgendo il corso da sommelier. Ad oggi sta affiancando Maurizio, occupandosi sia della vigna che della cantina, imparando quotidianamente come gestire i vari processi, a tu per tu con il suocero, esplorando le numerose sfumature di questo mondo non da un punto di vista teorico, ma mediante un lavoro sul campo.

Come già anticipato, la zona in cui ci troviamo è denominata Chateau Feuillet, grazie ad un monastero che si può notare davanti all’azienda, trasformato oggi in appartamenti, di cui la famiglia Fiorano ne possiede una parte, avendo scelto così di chiamare con questo nome così identitario e territoriale la propria realtà.

Per assaggiare alcuni vini di Chateau Feuillet ci accomodiamo nella calda sala degustazioni e cominciamo questo percorso con il Petit Arvine 2023, il quale regala al naso spunti di albicocca, agrume, note tropicali, di mango, ma anche gelsomino, un tocco di zagara e un leggero confetto, per un sorso che entra dritto, pieno, con un buon corpo sostenuto da una buona spalla acida, sapidità, mineralità e una modesta persistenza. Le uve provengono da due diverse vigne, disposte a settecentocinquanta e ottocentocinquanta metri, sopra a Saint Pierre, raccolte in due periodi diversi e vinificate in maniera separata, unendo la parte più fruttata e alcolica delle prime, all’acidità, mineralità e sapidità infuse da quelle più alte.

Il secondo bianco è lo Chardonnay 2023, vinificato e affinato per un 35%/40% in legno di barrique, presentando al naso note più intense, di ananas, un tocco erbaceo, fumè, facendo emergere un delicato zolfo e polvere da sparo, oltre ad un sottofondo speziato. In bocca presenta un buon corpo, ben bilanciato dalla spalla acida, sapidità, discreta mineralità e buona persistenza.

Prima di assaggiare i vini rossi, uno sguardo all’evoluzione delle etichette, che negli anni non sono cambiate di molto, se non per aver subito una leggera pulizia e un ammodernamento. Il simbolo che rappresenta l’azienda è un sole stilizzato, ripreso per volere di Maurizio, a rappresentare l’area molto soleggiata di Saint Pierre.

Passando ai rossi, assaggiamo il Torrette 2023, che presenta in questo caso un 90% di uve Petit Rouge e un 10% di Majolet, il quale regala note di frutti rossi e neri al naso, con lampone, mora, mirtillo, frutti di bosco, un tocco erbaceo, un inizio di sottobosco e una sfumatura di pepe nero. In bocca presenta una buona beva, con un corpo, anche in questo caso, ben bilanciato, tannino delicato e di buona persistenza. Un vino che si può definire versatile e facile nella sua beva, sicuramente con accezione positiva.

È la volta del Fumin 2023, che riposa in parte in barrique e in parte in botte grande. Al naso si presenta con note più evolute, di frutta scura, ma anche violetta, una nota di sottobosco, cioccolato, tabacco dolce, per un sorso più intenso del precedente, ma sempre ben equilibrato, con una discreta acidità, sapidità e mineralità, tannino abbastanza delicato e buona persistenza. Curiosità è che questa varietà, vista la sua colorazione scura, resistenza al freddo, buccia spessa, un tempo si usava come taglio per gli altri vini, al fine di infondere una maggior intensità di colore.

Un ringraziamento a Federico che conclude questa giornata di focus sulle cantine e la viticoltura della Valle d’Aosta, ottenendo la maglia numero 386.

Torna in alto