Wiegner Winery, tappa finale in compagnia di Marco e della moglie Federica per scoprire un blend tra toscanità e il fascino dell’Etna
09 Marzo 2025
Le nuvole, la nebbia e una costante pioggerellina non ci vogliono lasciare anche nell’ultimo appuntamento tra le cantine dell’Etna, in Contrada Rampante (un tempo Contrada Marchesa), nell’azienda Azienda Agricola Effusiva (Cantina Wiegner). Siamo in compagnia di Marco, toscano purosangue, nato a Lucca e cresciuto a Pistoia, il quale, nel corso degli anni, si è trasferito in Sicilia e si è, quasi fisiologicamente, trovato al timone dell’azienda di famiglia, sposando nel frattempo Federica, siciliana DOC.
Il primo incontro con l’Etna all’età di nove anni e, fin da subito, è scattato in lui un fascino per queste terre laviche, ma anche per il bizzarro ecosistema che prevede un clima mite anche nel periodo natalizio, facendo restare intatto il ricordo dei peri in fiore. Da quella prima esperienza seguirono diverse estati ed inverni in Sicilia e la costante, oltre a giocare qualche partitella di calcio con gli altri ragazzini, era il perdersi per ore ed ore a guardare quella grande montagna, che regalava panorami stupendi con le sue eruzioni, facendo rimanere Marco incantato davanti a tale meraviglia della natura.
Nel 2002 la famiglia di Marco, composta da mamma Laura e il suo marito Peter Wiegner, decise di trasferirsi dalla Toscana nelle terre etnee, acquistando la proprietà dove si trova oggi in nucleo dell’azienda e dando vita proprio al progetto vitivinicolo.
Dopo gli studi nel settore elettrotecnico e un’esperienza come barman a Exmouth (UK), il richiamo per le affascinanti terre etnee si fece sentire e, stregato dalla passione per il settore vitivinicolo, tornò in patria, al fianco della famiglia, per iniziare l’esperienza di produttore di vini tipici del territorio, formandosi con qualche corso, ma principalmente sul campo. Un ingresso quasi fisiologico, dato che Marco è cresciuto in questo ambiente, ricordando di aver inserito il primo tappo in una bottiglia all’età di otto anni, restando sempre attivo e disponibile nei vari lavori di vigna e cantina. I primi anni per Marco furono abbastanza scioccanti, dato che la sua Pistoia era a mezz\’ora dalla Versilia, un’ora e mezza da Riccione, avendo una libertà di movimento ed opportunità di svago totalmente diverse dal paesino di Solicchiata, dove era presente solo un baretto e non si vedeva una così grande copiosità di giovani.
L’azienda Wiegner ha cominciato ufficialmente la sua produzione di vini in bottiglia nel 2007, in prima battuta ospiti di un’azienda terza del territorio, per poi costruire la cantina che si può vedere oggi. All’interno della proprietà di famiglia è anche presente un vecchio palmento di ottanta metri quadri, che ha mantenuto negli anni i suoi componenti originari, tra cui la chianca e la vite, restaurato e dedicato all’ospitalità di qualche amico o collaboratore, non escludendo la possibilità di utilizzarlo, nei prossimi anni, a struttura ricettiva.
Parlando di vigna, oggi troviamo quattro ettari di proprietà tra vigneti o oliveti in Contrada Rampante dove è locata anche la Cantina e duemila in gestione su altre due contrade: Moganazzi e Feudo di Mezzo.
Nell’ottica del mantenimento e della preservazione del territorio, la filosofia dell’azienda viene riassunta come volontà di promuovere un’etica produttiva che miri ad avere una conoscenza tale dell’uva e del territorio, per ottenere un vino il più sostenibile e meno lavorato possibile. Si parla di prodotti biologici “fatti bene”, senza entrare in quel calderone del “vino naturale”, che vuol dire tutto e niente. In vigna si utilizza un minimo di zolfo e rame, se sono necessari, quando le precipitazioni non sono troppo frequenti, così da non inficiare la vigna con prodotti di sintesi.
Una mentalità che viene riportata anche in cantina, dove le fermentazioni possono essere spontanee o fatte partire con un pied de cuve, tenendo sempre ben presente il concetto di uve sane e mature al punto giusto.
Un altro ingrediente per la sostenibilità è quello di adottare il più possibile materie riciclate, sia per le etichette che vestono le bottiglie di vino, sia per la produzione di brochure e materiale informativo.
Dando uno sguardo all’ambiente di vinificazione, si possono trovare vasche in acciaio e qualche contenitore in vetroresina per poi passare alle botti grandi, più ideali per l’affinamento del Nerello Mascalese, oltre a qualche barrique di diversi passaggi, utilizzata per l’affinamento degli internazionali.
Il legno è considerato da Marco un ingrediente, come l’olio sull’insalata, finalizzato a far evolvere il vino, senza marcarlo con sentori troppo spinti. Wiegner è stata una delle prime aziende a portare le botti di una vecchia conoscenza, Cristiano Mastro Bottaio, sull’Etna!
Dal 2019 si è scoperta l’esistenza di alcune tipologie di anfora, non di terracotta, ma di ceramica, provenienti sia dall’Umbria che dalla Liguria, da due fornitori diversi ma rigorosamente Italiani.
Si è così dato vita ad un progetto di affinamento che si è riassunto nella linea “ Amphora”, facendo affinare un Etna Bianco e un Etna Rosso per meno e poco più di un anno, nei due diversi vasi vinari.
Dopo tre anni di prove e di avvinamenti delle anfore, è stata presentata questa nuova linea, utilizzando uve della vendemmia 2022 per l’Amphora Etna Rosso e 2023 per l’Amphora Etna Bianco. Il risultato che si è notato è sicuramente un giusto compromesso tra l’annata, il territorio e un contenitore microporoso che non rilascia alcun sentore.
Ad oggi l’azienda Wiegner produce circa ventimila bottiglie nelle annate migliore, tra cui: “Treterre” Etna DOC Rosso, con uve di Nerello Mascalese provenienti da tutti gli appezzamenti; il “Rampante Bianco”, a base di Carricante e il “Rampante Rosso”, con uve Nerello Mascalese 85% e Nerello Cappuccio 15%, da singole vigne disposte attorno alla cantina. Il “Treterre” riposa in legno grande per circa sei mesi mentre il “Rampante Rosso” viene affinato per circa due anni in tino. Oltre a questi i, già citati, vini affinati in anfora, entrambi Etna DOC, appartenenti all’omonima linea “in Amphora”.
Infine, troviamo una piccola produzione di Fiano, “Elisena” e Cabernet Franc “Artemisio”; il primo poiché nasce dai territori vulcanici della Campania, ad un’altitudine sicuramente inferiore dell’Etna, dove si è comunque adattato molto bene; mentre l’internazionale Cabernet, essendo stato sicuramente una delle varietà in voga fino alla riscoperta delle autoctone. Negli anni si è prodotta anche una minima quantità di Aglianico, “Torquato” di cui rimane ancora qualche bottiglia in cantina. Altro tema che si sta affrontando in questi ultimi tempi è quello della transizione del nome da Wiegner in “Effusiva”, richiamando la tipica roccia effusiva lasciata dalle eruzioni del Vulcano, un processo graduale che si sta effettuando senza troppa fretta, non volendo correre il rischio di disorientare il cliente finale.
La degustazione, al piano superiore della cantina, comincia con un assaggio di “Rampante” Etna Bianco 2022, 100% Carricante, vinificato ed affinato in solo acciaio, anche se in alcune annate si utilizza una parte di legno di tonneau per un massimo del 30%. Un vino dai sentori freschi, agrumati, di scorza di limone, un tocco di erbe aromatiche, origano e un leggero sottofondo di macchia mediterranea. In bocca il sorso entra dritto, minerale, con una buona sapidità, acidità non troppo spinta, ben equilibrato, pieno e con una buona persistenza.
Passiamo al Fiano 2022, prodotto in sole milleottocento bottiglie, anch’esso affinato in solo acciaio, il quale regala note delicate di albicocca, un tocco di frutta secca, leggere note mielose, un sentore erbaceo e di fieno, per un sorso dritto, fresco, con una discreta acidità, sapidità e mineralità, sempre ben equilibrato e abbastanza persistente.
Avendo parlato molto del progetto “in Amphora”, assaggiamo la sua versione in bianco, da uve Carricante, annata 2023, una produzione di vino identica alla capacità del contenitore. Otto mesi di maturazione per un vino che denota sentori più enfatizzati del primo assaggio, presentando una maggior delicatezza, con note di agrume maturo, macchia mediterranea, un tocco di origano, ma anche ginestra, camomilla e zafferano. In bocca aumenta la mineralità, con una buona spalla acida, discreta sapidità, per un vino rotondo e più persistente.
Il mondo dei rossi si apre con il “Treterre” Etna DOC Rosso 2022, 100% di Nerello Mascalese, blend delle uve provenienti dalle tre Contrade dove sono presenti gli appezzamenti Wiegner. Vino che fermenta in acciaio per poi riposare in legno grande per circa un anno e mezzo, il quale si presenta con note di frutti rossi, alternate a spezie e un sottofondo balsamico, con uno spunto di ginepro, rabarbaro e un richiamo sulfureo. Al palato entra con un’ottima beva, freschezza, un tannino vivido, discreta spalla acida, mineralità, sapidità e discreta persistenza.
Assaggiamo anche il “Rampante” Etna DOC Rosso, 85% Nerello Mascalese e 15% Nerello Cappuccio, con un affinamento, in questo caso, in tino da quindici ettolitri, per un paio di anni. Al naso emergono note di frutta sotto spirito, ma anche sottobosco, sentori ematici, note di cioccolato, una spunta speziata, e un velo balsamico che ritroviamo in quasi tutti i vini assaggiati. Anche in questo caso una buona beva e freschezza, un tannino un po’ più tondo ma comunque ben presente, buona mineralità e discreta sapidità, oltre ad una maggiore persistenza.
La conclusione di un’avventura sull’Etna di un paio di giorni, in compagnia di Marco e Federica, al ristorante Caveox di Solicchiata, dove le ottime etichette locali ed internazionali non mancano.
Pranzo a base di filetto ai funghi dell’Etna, accompagnato dall’Amphora Rosso 2022, che si presenta sicuramente dritto e preciso, con sentori di frutti rossi, un velo sulfureo e speziato, ancora scalpitante e giovane, il quale potrà trovare il suo momento migliore con un po’ di ulteriore affinamento in bottiglia.
Un caro saluto alla giovane coppia e ai bimbi, per un arrivederci in Veneto o in una nuova puntata sull’Etna!


