Elio Altare, una delle aziende del movimento Barolo Boys, La Morra (Cuneo)

Con Silvia Altare per ripercorrere la storia dell’azienda Elio Altare, dai Barolo Boys alla nuova generazione tutta al femminile

02 Aprile 2025

Elio AltareDopo qualche anno di tentativi, finalmente abbiamo l’occasione di poter toccare con mano l’azienda Elio Altare. Partenza all’alba, direzione La Morra, in una giornata di pioggia e temperature che ricordano più quelle invernali che quelle primaverili.

Elio AltareRaggiunta la sede aziendale, dopo l’accoglienza del cane Pongo, conosciamo Silvia Altare, che è oggi al timone dell’azienda fondata dal padre Elio, rivoluzionario pioniere del Barolo, assieme al gruppo di colleghi Barolo Boys. In realtà anche i trisnonni, bisnonni e nonno Giovanni Altare producevano vino, ma con un fine totalmente diverso da quello che si porta avanti da circa cinquant’anni; loro, come molti nella zona erano agricoltori e allevatori principalmente per necessità e autosostentamento. Il vino che produceva il nonno, in garage tra le galline, le patate e magari qualche pezzo di trattore, veniva consumato in famiglia o venduto sfuso in piccole quantità, con tutt’altri parametri qualitativi.

Ufficialmente Silvia rappresenta la seconda generazione di un’azienda che ha visto la prima etichetta commercializzata nel 1974, in un panorama dove nel Barolo c’erano poco più di qualche manciata di aziende produttrici di vino in bottiglia, al contrario dei giorni d’oggi dove ne troviamo circa seicento (di cui novanta a La Morra, rispetto alle cinque di qualche decennio fa).

Elio AltareSilvia Altare ha intrapreso gli studi in tutt’altro settore, tra liceo classico e la facoltà di economia, ma è pur sempre nata all’interno di un’azienda vitivinicola e, fin da piccola, ha aiutato la famiglia in diverse mansioni, dalla vendemmia agli imbottigliamenti, appassionandosi sempre di più al settore. Per otto estati ha avuto la possibilità di fare la ragazza alla pari negli Stati Uniti, per poi passare un’estate in Borgogna, lavorando per un distributore di vini francesi in USA, fino a sbarcare in Australia, nella regione di Victoria, per una vendemmia. Nel 2002 è tornata nel suo paese natale di La Morra per affiancare la famiglia in azienda, fino alla sua acquisizione, ufficialmente nel 2016. Il processo è stato decisamente lungo, dettato dalla meritocrazia e non da una discendenza diretta.
Papà Elio non avrebbe mai consigliato alla figlia di fare questo mestiere, faticoso, pieno di sacrifici e più adatto ad un pubblico maschile, ma fortunatamente in quest’ultimo ventennio le dinamiche nel mondo del vino sono cambiate e la presenza femminile a capo di una realtà vitivinicola non è più un tabù. Sicuramente Silvia non avrebbe mai intrapreso la strada della madre che per una vita ha lavorato in casa a pulire, cucinare e accudire le figlie.
Si può ben capire la riluttanza di un padre che negli anni ’60 andava nelle balere con gli amici per trovare qualche ragazza e queste prediligevano i lavoratori della Fiat o della Ferrero piuttosto che un contadino.

Una tappa saliente e onnipresente negli aneddoti di Elio Altare è il viaggio in Francia nel 1976, a bordo della sua Fiat 500. Un evento pari allo sbarco sulla luna agli occhi della sua famiglia, che probabilmente non era mai stata nemmeno in Barbaresco, con tanto di benedizione dell’auto da parte del prete del paese. Lì è andato a bussare le porte di alcune cantine e, in una realtà in particolare è stato rifiutato un sabato mattina poiché non aveva l’appuntamento. Cose a dir poco folli per la sua mentalità e concezione, fomentate dal fatto che allo scambio di alcune bottiglie con questo produttore che lo rifiutò, Elio le ripose nella sua 500, mentre il collega all’interno del bagagliaio frontale della Porsche.
Elio AltareUn viaggio che ha dato anche molte soddisfazioni e fatto conoscere produttori francesi e tecniche di vinificazione ed affinamento e sicuramente fatto aprire gli occhi su un panorama opposto alla povertà di quegli anni nelle sue terre. Una trasferta che ha impattato sia nella decisione dell’utilizzo delle barrique sia nel forgiare il carattere pionieristico e rivoluzionario che si è successivamente tradotto nel movimento Barolo Boys.

Da quasi dieci anni Silvia è al timone dell’azienda di famiglia e papà si è ritirato nelle retrovie, pur sempre presente e curioso di assaggiare i vini, oltre a coltivare altre passioni, tra cui gli investimenti produttivi in Liguria, lo sguardo al mondo del formaggio con la produzione di Castelmagno e, negli ultimi anni, la produzione di vini Metodo Classico in Alta Langa.

La filosofia di base con cui viene portata avanti l’azienda è quella di mantenere quanto si è fatto in passato, cercando di apportare le innovazioni tecnologiche di questi anni per poter migliorare le metodologie produttive, senza stravolgere i risultati finali. Le sperimentazioni, le nuove idee e la modernità sono sempre ben accette.

Elio AltareOggi Elio Altare conta nove ettari e mezzo di proprietà, raddoppiati dai circa quattro lasciati dal nonno prima e da Elio successivamente, il quale non ha mai investito sull’acquisto di nuovi appezzamenti, vista l’incertezza delle future decisioni delle figlie. Elio AltareI vigneti si estendono su quasi tutti i comuni del Barolo: Serralunga, Roddi, Castiglione, Barolo, Monforte (escludendo quindi Novello) con le vigne più storiche presenti a corpo, dove si trova la Barbera, Dolcetto e Nebbiolo.
Negli anni si cercano anche terreni vitati in affitto, che possono aggiungere due o tre ettari a quelli posseduti, facendo però di anno in anno sempre più fatica a sottoscrivere contratti di lungo termine.
Elio AltareLa vigna è la parte preferita di Silvia, rilassandosi da sola nei lavori all’aria aperta, pur essendo la parte più dura del lavoro. Fino a qualche anno fa si utilizzavano rame e zolfo, avendo sostituito principalmente il rame con altre sostanze, come oli essenziali di arancio, evitando così metalli pesanti, pur con l’affermazione, quasi provocatoria, di Elio “anche i Romani usavano il rame!”. L’idea è quella di un approccio molto mirato al benessere del terreno e della pianta, cercando di effettuare trattamenti mirati e ben calibrati, anche in annate difficili come nel 2024.

Elio AltareTra le chiacchiere scendiamo dalla sala degustazione con vista, alla cantina, di cui il primo ambiente è l’area dedicata alla conservazione di bottiglie “ad uso personale” di quasi tutto il mondo, con molte influenze francesi e ovviamente del Piemonte. Elio AltareProseguiamo con la linea di etichettatura, poiché le bottiglie vengono conservate tutte nude e vestite ad ogni ordine, essendo una gran parte della produzione dedicata all’estero, con ogni paese che presenta le sue dinamiche e regolamentazioni.

Elio AltareRaggiungiamo la barricaia, costruita circa vent’anni fa, dove troviamo esclusivamente legno di rovere francese, introdotto nel 1983 (gradualmente e con diversi errori in fase iniziale, come è giusto che sia) e mai abbandonato nel corso degli anni, poiché “ci piace il vino che facciamo!”. Elio AltareDietro ad una porta nascosta nell’oscurità della cantina, si trova la libreria delle vecchie annate, qualche migliaio di bottiglie prodotte dai primi anni alle ultime annate. Elio AltareQueste non sono dedicate alla vendita, ma conservate per eventuali verticali, ricorrenze o assaggi con ospiti importanti.

Elio AltareIn cantina, se un tempo l’azienda veniva definita moderna ora, dopo quarant’anni, “ci si può definire moderni tradizionalisti”, avendo mantenuto sempre la stessa idea di vinificazione. Le macerazioni delle uve, tutte a bacca rossa, vengono effettuate in rotomaceratori orizzontali, con l’aggiunta di un pied de cuve, ad una temperatura di trentatrè gradi, per un tempo molto corto, di quattro/cinque giorni, per poi svinare, pressare e trasferire il vino nei rispettivi vasi vinari, acciaio o legno, di diverso passaggio.
Elio AltareDopo l’affinamento i vini vengono assemblati e imbottigliati direttamente, senza subire alcuna chiarifica o filtrazione. I processi di cantina sono in capo ad un cantiniere che lavora da sedici anni in azienda, arrivato da Tokyo come stagista e trasferitosi a La Morra, facendo parte di un team di altre sei persone che collaborano con Silvia.

Elio AltareLasciata la sala delle macerazioni, raggiungiamo tramite una galleria, scavata nella collina sotto un vigneto di Nebbiolo, una sorta di bunker situato a dieci metri sotto terra, dove si trova un magazzino a temperatura controllata, che custodisce bottiglie dal 2006 in poi, dedicate alla vendita per ristoratori o importatori che richiedono annate più vecchie dei vini.

Elio AltareTornati alla sala degustazioni, cominciamo gli assaggi, in anteprima rispetto all’uscita nel mercato, di alcune delle referenze Elio Altare, che conta una media produttiva di circa novantamila bottiglie per anno. Il primo vino in degustazione è il Dolcetto 2023, il quale vede solo l’acciaio e si presenta con note molto fruttate, tra lampone, ciliegia fresca, fragola, un tocco erbaceo e ferroso, con una leggerissima spezia di contorno. In bocca un’ottima beva, fresco, con discreta acidità, abbastanza minerale e un tannino delicato.

Elio AltarePassiamo ad uno dei due Barbera prodotti, il “Larigi”, ottenuto da una vigna a corpo acquistata nel 1948. Questo è il primo vino messo in barrique nel 1983, rappresentando al meglio la storia della famiglia, e ancora oggi effettua diciotto mesi di affinamento in barrique di legno nuovo. Un 2022 dall’ottimo potenziale evolutivo che si presenta con sentori concentrati di prugna, sotto spirito, cioccolato, spezie dolci, vaniglia, sottobosco, alloro, per un sorso di grande corpo, ma ricco in acidità, vino pieno, minerale con un tannino già delicato e molta persistenza.

Elio AltareCi avventuriamo nel mondo del Barolo con il Classico 2021, ottenuto dal blend delle uve provenienti da Serralunga (Sorano), Barolo (Sarmassa), Roddi (Bricco Ambrogio), Castiglione (Pernanno), con un affinamento dei vari vini in barrique usate, prima dell’assemblaggio. Al naso presenta una frutta molto delicata, ma anche sanguinella, tocco ematico, fiori rossi, leggero rabarbaro, bastone di liquirizia e un inizio di sottobosco. In bocca entra dritto, con buona beva, discreta spalla acida, mineralità e sapidità, per un tannino che comincia a farsi sentire e discreta persistenza.

Elio AltareIl secondo Barolo riprende lo stile di un’etichetta che aveva prodotto nonno Giovanni e il nome “Uno per Uno”, essendo gli acini selezionati e staccati dal raspo uno per uno a mano. I grappoli provengono dalle zone più vocate dell’azienda, ovvero i Cru Arborina, Cannubi, Ceretta. Di questo vino si è prodotta una barrique per ogni vigneto, utilizzando un solo contenitore nuovo. Annata 2021, si presenta molto delicato, con sentori più fini, ematici, di rabarbaro e un sottofondo erbaceo, per un sorso setoso, dritto, teso, con buona mineralità, sapidità, tannino fine e persistenza.

Elio AltareProseguiamo con due dei Cru principali di Barolo, sempre annata 2021, che ricordiamo essere una grande annata per questi vini, ottenuti da un affinamento di ventiquattro mesi in legno e un successivo riposo in bottiglia.
Da La Morra troviamo il Cru Arborina, che si presenta molto delicato al naso, con piccoli frutti rossi, note erbacee, un sottofondo speziato, per un sorso fresco e di beva, tannino che si fa sentire e una discreta persistenza. Elio AltareSpostandoci nel comune di Barolo troviamo Cannubi, da una vigna di duemilacinquecento metri in affitto, il quale si presenta con un tocco più minerale, concentrato, una frutta più matura, ma anche floreale e con un ricordo anche al cioccolato. Corpo e robustezza sostenuti da una buona acidità, minerale, con un tannino ben presente ma delicato e una buona persistenza.

Elio AltareConcludiamo con il terzo Cru prodotto dall’azienda Elio Altare, il CerettaVigne Bricco”, dall’omonimo vigneto di Serralunga coltivate all’apice della collina, lasciato affinare per più tempo in bottiglia, potendo così chiamarlo Riserva. Un 2019 che regala note più aromatiche e speziate al naso, con un tocco di sottobosco e sotto spirito, oltre ad un velo balsamico. In bocca presenta una buona acidità, tannino più pronunciato, ma comunque un buon corpo, discreta mineralità e buona persistenza.

Elio AltareUn viaggio a trecentosessanta gradi tra la storia del Barolo che ha contribuito alla rivoluzione di questo territorio, fino ai giorni nostri e il nuovo volto di queste terre che stanno fortunatamente aumentando le conduzioni al femminile. Grazie a Silvia Altare che merita la maglia numero 392!

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