La Spinetta, una mattinata passata con Manuela, a Castiglione nelle Lanze (Asti)

Una mattinata passata con Manuela a La Spinetta, iconica realtà piemontese che negli anni ha investito anche in Toscana

02 Aprile 2025

Dopo una notte passata a Castagnole delle Lanze, era d’obbligo una visita alla scoperta di una delle più iconiche e rappresentative aziende di questa zona: La Spinetta.
In compagnia di Manuela, che ne rappresenta la terza generazione, andiamo a sviscerarne le tappe più salienti della sua storia.

Le origini della famiglia Rivetti nell’ambito agricolo e vitivinicolo si possono ricondurre ai nonni di Manuela, Giuseppe Rivetti, detto “Pin” e la moglie Lidia, che nella loro cascina dal nome La Spinetta allevavano qualche capo di bestiame e coltivavano il grano. La vera svolta e le fondamenta che hanno dato vita ad una più strutturata realtà si possono individuare nel 1977, quando i figli della coppia: CarloBrunoGiorgio e Giovanna, hanno iniziato la produzione di Moscato, precisamente dai vigneti Bricco Quaglia e Biancospino, diventando i primi Moscati in Italia ad essere prodotti da singoli vigneti. Una partenza dove il focus sono state le uve a bacca bianca, più tipiche di questo territorio, che ha visto nei primi anni ’80 l’investimento anche nelle uve a bacca rossa, con la produzione della BarberaCà di Pian”, precisamente nel 1982 e il vino dedicato al padre “Pin”, nel 1989, con uve Barbera e Nebbiolo (rispettivamente 65% e 35%), un prodotto dal carattere internazionale con stretti legami con il territorio. Dopo la Barbera è stata la volta dei Barbareschi, con il primo nato nel 1995 dal vigneto Gallina, al quale solo seguiti “Starderi” nel 1996 e “Valeirano” nel 1997, con la volontà di lavorare allo stesso modo in cantina al fine di far emergere le peculiarità di ogni vigneto.
Sempre nel 1997 dal Cru “Gallina” si è iniziato a produrre una Barbera d’Alba e l’anno successivo anche una Barbera d’Asti SuperioreBionzo”, ottenuto da uve quasi secolari.

Nel corso degli anni ci sono state altre due importanti tappe, con l’acquisto di otto ettari a Grinzane Cavour nel CruGarretti”, di cui l’azienda ne possiede il 90%, per la produzione del Barolo e l’arrivo in Toscana nel 2001, dando vita a Casanova della Spinetta, cimentandosi così in un’avventura in un nuovo territorio e con vitigni diversi da quelli piemontesi.
Dieci anni dopo l’investimento in Toscana e, affascinati dai cugini francesi produttori di Champagne, è stata acquistata la storica cantina spumantistica piemontese Contratto, dedicandosi alla produzione di Metodo Classico, piantando trenta ettari vitati e diventando un punto di riferimento dell’Alta Langa.

Vista la copiosità di vini rossi, la produzione di Moscato, Chardonnay, Sauvignon e le bollicine la nuova sfida della famiglia Rivetti, nel 2018, è stata quella di acquistare alcuni ettari vitati tra i Colli Tortonesi, credendo fortemente nel potenziale del vitigno autoctono piemontese Timorasso e volendo essere portabandiera di questa varietà nel mondo, creando sinergie con i produttori più o meno storici di quest’area.
Entro la fine di maggio 2025 sarà pronta una nuova cantina dedicata esclusivamente alla produzione di questo vino, dove saranno presenti sia vasche in acciaio, sia botti grandi.
Questa cantina godrà di un impianto agri solare, pur essendo queste tematiche molto importanti per la famiglia Rivetti, avendo creato una cantina estremamente sostenibile anche in Toscana, sotto il livello della strada, così da non far vedere lo stabile e il suo tetto ricoperto da pannelli solari.

Parlando sempre di cantina, quella dove ci troviamo, a Castagnole delle Lanze, è stata la prima ad essere costruita, anche se negli anni ha cambiato più volte la sua struttura, subendo diversi ampliamenti. Oggi, dopo la sala degustazioni, si trova l’area più storica dove è situato l’imbottigliamento ed etichettatura, in pieno funzionamento durante il nostro incontro, oltre ad una prima parte di magazzino. Proseguendo tra le aree della cantina troviamo le sale dedicate all’acciaio, con grandi vasche per fermentazioni e parte degli affinamenti, oltre ai rotomaceratori dedicati alle fermentazioni. Nella parte più sotterranea della struttura si è costruita, nel 1999, una barricaia grazie ad un prefabbricato su progetto dell’architetto Moretti, con i tipici archi, in una sorta di cattedrale che custodisce circa seicento barrique ed alcuni tonneau.

Nel corso degli anni si è inserita in azienda anche la terza generazione, rappresentata nella nostra chiacchierata da Manuela (assieme alla sorella Eleonora e al cugino Andrea), figlia di Giuseppe e Lidia Rivetti, entrata in questa realtà nel 2006 che, pur essendo cresciuta in termini di ettari e produzione di bottiglie è rimasta a carattere famigliare. Dopo la laurea in Economia Aziendale e un anno all’estero si è dedicata al marketing, comunicazione ed accoglienza in azienda, oltre ad occuparsi in prima persona di una parte del mercato italiano e alcuni paesi esteri.
Ad oggi la famiglia segue anche un ambizioso progetto in Toscana, chiamato “La Spinetta nel Borgo“; il quale prevede l’apertura di un agriturismo con appartamenti, ristorante e Spa nel borgo medievale di Casanova, lì dove nel 2001 è stata iniziata la produzione di vino (non neghiamo la curiosità di poterlo toccare con mano e vivere questa novità da vicino).

La produzione complessiva è di circa ottocentomila bottiglie per anno e, riassumendo i vari appezzamenti acquistati negli anni troviamo centocinquanta ettari vitati sparsi in varie zone del Piemonte, a cui se ne aggiungeranno presto altri otto di un nuovo impianto e novanta in Toscana, tra Terricciola e Casciana Terme (in provincia di Pisa), dove si trovano anche duemila alberi di olive.
C’è da sottolineare che gli appezzamenti situati in Piemonte sono piuttosto piccoli di media, con i più estesi che si dimostrano il Moscato e la Barbera.

Dal 2021 si è ottenuta la certificazione Bio, anche se da anni non si sono più effettuati diserbi, si concima in maniera organica e si utilizza solo rame e zolfo, oltre alla tecnica del sovescio, se necessario, e alcuni induttori di resistenza per le piante più giovani. Non per una questione commerciale, ma la filosofia di base è quella di voler rispettare il territorio circostante, ritenendo che la vigna sia un elemento da preservare, essendo arrivata prima dell’uomo e che dovrà esserci anche dopo il suo passaggio terreno. Un rispetto che vuole essere eredità per le nuove generazioni, che dovranno trovare un ecosistema sano e non impattato da troppi agenti esterni. Il compito di chi lavora in vigna è quello di occuparsi al meglio delle piante, con la conoscenza e le tecnologie che si sono sviluppate negli ultimi decenni, valorizzando principalmente le varietà autoctone, preservando l’ambiente.
È comunque fondamentale partire dal territorio e dalle diverse varietà autoctone e tipiche di una determinata zona, interpretando le diverse necessità di ognuna.
Per esempio, tutti i nuovi impianti, sia in Toscana che in Piemonte sono a cordone speronato, con potature dedicate, come nel caso del Nebbiolo a cui vengono lasciate sei gemme o le quattro per la Barbera. Talvolta può succedere che nel Timorasso, che può avere un grappolo stretto formato da acini grandi, si debba intervenire a mano su ognuno o ancora tra le vigne in Toscana si predilige un maggior inerbimento, al fine di contrastare la vigoria massiccia delle vigne.

Tra le chiacchiere assaggiamo un calice di Timorasso 2023 che nel suo primo anno di produzione, 2020, è uscito come Piccolo Derthona e oggi è proposto sul mercato come Derthona. Viene prodotto in una sola etichetta, frutto del blend di tutti i vigneti di Montemazzino, Montegioco e Monleale, ma non si esclude che possa essere creata una selezione negli anni a venire. Vinificato ed affinato in sole vasche di acciaio, si presenta con note agrumate al naso, sentori erbacei, erbe aromatiche, salvia e un leggerissimo pepe bianco in sottofondo. In bocca entra dritto, con una buona acidità, minerale, discreta sapidità e abbastanza persistente.

La SpinettaIl mondo dei rossi si apre con la BarberaGallina” 2022, uno dei vini più rappresentativi de La Spinetta. Le uve provengono tutte da un vigneto di Neive, acquistato originariamente per la produzione di Barbaresco, ma che ha trovato un’ottima sede per la Barbera, seppur con esposizione a sud, una cosa abbastanza rara e un terreno prevalentemente sabbioso, anche se in superficie si può trovare una buona quantità di scheletro. Dopo la diraspatura, pratica effettuata su tutte le uve a bacca rossa, si passa alla fermentazione a temperatura controllata, con gli acini che restano a contatto tra di loro per circa sei/otto giorni. Il vino riposa in legno tra i sedici e i diciotto mesi, con una parte di legno nuovo e una di secondo passaggio.
Un vino che si presenta al naso con sentori di frutti di bosco, rosa rossa, violetta, ciclamino, cioccolato, con una leggera spezia e un tocco balsamico. In bocca entra con una buona acidità, buon corpo, bilanciato anche da mineralità e discreta sapidità, per un sorso fresco, dal tannino che si fa sentire e buona persistenza.

La SpinettaSempre della stessa referenza abbiamo la fortuna di assaggiare l’annata 2008, definita da Manuela come “classica”, l’ultima in cui è cominciata la vendemmia la prima settimana di settembre (per il Moscato), avendola nel corso degli anni sempre più anticipata.
Al naso si ritrovano sentori più “cioccolatosi”, di tabacco dolce, frutta rossa quasi sotto spirito, sottobosco, violetta, ciclamino e un costante tocco balsamico. Al palato mantiene una buona acidità, pur avendo un buon corpo entra fresco e delicato, con tannino ancora vivido, beva e ottima persistenza.

La SpinettaConcludiamo con il Barolo CruCampè”, con vigneti situati nella parte più alta del vigneto Garretti a Grinzane Cavour, dove si trova un terreno simile alla zona di Barolo, con un conglomerato sabbioso fine e caratterizzato da terre molto chiare. In questo caso la vinificazione prevede circa due settimane di macerazione sulle bucce, per poi trasferire il vino in barrique, di cui il 20% sono nuove, per restare in affinamento per ventiquattro mesi. Una volta imbottigliato resta almeno un altro anno in bottiglia prima di essere proposto sul mercato. Un vino che si presenta fresco, con note fini di ciliegia, amarena, sentori floreali, rosa rossa, un tocco di rabarbaro, inizio di sottobosco, per un sorso dal corpo ben bilanciato, buona spalla acida, abbastanza minerale e sapido, con un tannino abbastanza setoso e una buona persistenza.

La SpinettaLe referenze dell’azienda superano le trenta etichette, ma a farla da padrone sono quelle di Moscato, la Barbera e il Sangiovese toscano. Altre etichette vengono prodotte solo in minima parte, talvolta non tutti gli anni, con numeri compresi tra le duemila e le diecimila bottiglie.

Prima di lasciare Manuela, un approfondimento sulle emblematiche etichette de La Spinetta, che riportano “Il Rinoceronte” dell’artista Albrecht Dürer (di cui l’originale è conservato a Palazzo Sturm, all’interno della città di Bassano, grazie alla donazione della collezione della famiglia Remondini), adottato nei Barbareschi per la prima volta nel 1985, su suggerimento di un amico toscano che viveva a Parigi. Ispirati dal talento dell’artista e dal suo “Il Rinoceronte”, sulle etichette di Barolo Campè” è stata adottata un’altra opera: “Il Leone”. Un chiaro paragone tra il re degli animali e il re dei vini italiani.

La SpinettaMaglietta numero 394 per Manuela, prima di imboccare la strada verso casa!

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