La Trava, alla scoperta di un’azienda famigliare situata a Mango, ad oggi condotta dalla seconda generazione Manuela
02 Aprile 2025
Dopo una conoscenza casuale tra i vari social ci addentriamo in un’area del Piemonte ancora inesplorata, ad est di Alba, precisamente a Mango, dove, poco più di venticinque anni fa, è nata l’azienda La Trava.
Ad accoglierci la seconda generazione di questa realtà famigliare, Manuela, oggi al timone dell’azienda assieme ai genitori Mariagrazia e Giorgio, che nel 1990 hanno acquistato la cascina dove ci troviamo.
Un progetto giovane e legato alle radici vitivinicole di entrambi i nonni, che però producevano vino per autoconsumo, spinto dalla passione per questo settore in cui, dopo il restauro dei vari stabili risalenti alla fine dell’800, si è investito per dare vita alla produzione dei primi vini, tra cui Moscato e Dolcetto, i più rappresentativi di quest’area. Tra le colline di Mango e dintorni la produzione di vino ha preso il sopravvento tra gli anni Ottanta e Novanta, grazie o a causa delle grandi aziende spumantistiche, facendo di conseguenza mutare l’ecosistema agricolo che ha visto la sostituzione di mais, grano, legumi, con numerosi vigneti, fino ad arrivare ad avere cinquantadue comuni che lavorano il Moscato, da Alba ad Acqui Terme.
Un piccolo focus sulla cascina ci porta a scoprire che questa apparteneva al Signore di Torino, dimostrandosi una delle prime case coloniche della zona. Qui viveva per alcuni periodi dell’anno, lasciando poi spazio ai suoi mezzadri, che coltivavano le terre a corpo e allevavano alcuni capi di bestiame. Anche a quei tempi si produceva vino e la cantina che conteneva tre/quattro botti era situata dove oggi sorge la sala degustazioni, ovviamente restaurata nel corso degli anni. L’azienda prende il nome proprio dal caseggiato, che ha ribattezzato la via, Trava e anche la curva dove sorge, come curva de La Trava.
Oltre al Moscato, la varietà della tradizione è da sempre stata il Dolcetto, identificato come il vino quotidiano, da pasto. La vigna di Dolcetto è una delle più storiche dell’azienda, una terrazza a corpo esposta a sud e, fin dai primi anni della vinificazione dei suoi grappoli, si è cercato di effettuare una selezione delle uve migliori, partendo da alcuni diradamenti in pianta, un’azione vista come estrema dagli abitanti di queste zone, che presero per matti i neo-produttori.
Nel corso degli anni si è voluto investire anche su una varietà meno comune e più presente in altre aree del Piemonte, il Nebbiolo. Anche in questo caso una scelta che ha sbalordito i vicini di casa, ma che negli anni è stata vincente, visto il potenziale di queste aree collinari dal terroir favorevole a questa tipologia di uva.
Tredici anni fa, nel 2012, ha fatto il suo ingresso ufficiale anche la seconda generazione, Manuela, che, dopo gli studi in tutt’altro settore e un periodo oltre Manica è tornata nell’azienda di famiglia per dedicarsi al mondo del vino. Senza alcuna formazione specifica, se non quella più legata alla degustazione, avendo svolto il corso sommelier, si è rimboccata le maniche, imparando assieme al padre (che ha fatto lo stesso percorso senza basi tecniche, supportato da un enologo esterno) i lavori di campagna e di vinificazione. Grazie a nuove acquisizioni in termini di ettari vitati e agli investimenti in altre varietà, mescolate al carattere curioso e volto alla sperimentazione di Manuela, si è arrivati a produrre dodici etichette, che andremo ad approfondire in seguito.
Oggi gli ettari vitati sono quindici, di cui due e settemila metri sono raggruppati attorno a casa, da cui si può godere di una fantastica vista sulle vigne che dominano il panorama. Piccola parentesi, quindici anni fa è stata aperta un’area sosta camper proprio sulla terrazza principale dell’azienda, con vista vigneti, dove si possono ospitare fino ad una decina di mezzi (considerando tutta l’area), dove si ha la possibilità di avere elettricità, carico e scarico delle acque e ovviamente godere delle degustazioni dei vini La Trava.
Oltre alle vigne a corpo sono presenti altri otto ettari nel comune di Mango, facilmente raggiungibili a piedi, ad un’altitudine di cinquecento metri sul livello del mare, per poi passare a Montegrosso d’Asti, con un ettaro, a trecento metri. I substrati delle due aree sono simili, con la prima area che presenta terreni più calcareo marnosi, mentre nella seconda zona troviamo una prevalenza maggiore di marna. Per la produzione di Barolo e Barbaresco sono stati acquisiti negli anni anche un ettaro a Verduno e uno a Neive.
La mentalità di lavoro in vigna è quella di essere consapevoli di ciò che si fa, con l’obiettivo di portare a casa l’uva, senza fare danni sia alla pianta sia all’ecosistema. Si effettuano trattamenti mirati che possano agire sulla pianta al fine di proteggerla più dall’interno anziché fare numerosi trattamenti di copertura ogni volta che piove o che minaccia pioggia. Nel corso degli anni si è constatato che l’uso di prodotti sistemici utilizzati con testa e nei periodi corretti permette di evitare un ingresso esagerato in vigna. Si sono abbandonati i diserbi, notando il riequilibrio delle piante più tipiche del luogo, diminuendo la propagazione delle erbe infestanti, che resistevano maggiormente ai prodotti diserbanti. Se possibile, nelle annate meno piovose si semina il sovescio, con piante fissatrici dell’azoto tra cui favino, piselli, colza, concimando in maniera organica quando necessario, ritenendo che non possa esserci una monocultura senza l’aiuto di una concimazione esterna. La Trava negli anni ha ottenuto la certificazione SQNPI e Vegan, lavorando in un equilibrio di onestà intellettuale al fine di essere meno impattanti possibile sull’ambiente.
Dal caldo della sala degustazioni, riscaldata con la sola stufa a legna, ci spostiamo in compagnia del cane Fuffi a dare uno sguardo alle aree della cantina adiacente. Qui troviamo tutto il necessario per completare il processo di lavorazione delle uve, fino all’imbottigliamento ed etichettatura.
A farla da padrone le vasche in acciaio dedicate alla fermentazione ed affinamento di alcuni vini, oltre alle autoclavi per il Moscato, una piccola area dedicata alle botti (che a breve verranno trasferite in una cantina in affitto a Neive, dove sorgerà la nuova bottaia), ma anche il magazzino per stoccare tutte le bottiglie prodotte.
Proprio durante la nostra visita si stavano etichettando alcune bottiglie per un cliente, oltre a caricare i bancali nel furgone, con il prezioso aiuto del cane Fuffi!
La produzione di La Trava è di circa settantamila bottiglie per anno, che, come anticipato, si dividono in dodici etichette. Il primo e più storico vino è il Dolcetto “Brich di Luijs”, il quale prende il nome dal vigneto con cui è prodotto, con uve che restano a contatto per un numero limitato di giorni, altrimenti estrarrebbero un gusto molto amaro, per poi restare in affinamento in tonneau usati per circa sei/otto mesi, dove effettua la malolattica; un processo uguale per la Barbera d’Alba “Achivi”, che però viene lasciata dieci giorni sulle bucce a fermentare; una seconda Barbera è quella d’Asti, che macera per circa dieci/dodici giorni e affina in barrique per dieci/dodici.
Nel 2016, con l’idea di ottenere un vino piacione che incontrasse il riscontro positivo di molte persone, è stato prodotto il “Re Giorgio”, dedicato a papà Giorgio, un blend di Cabernet Sauvignon e Barbera d’Asti; lo stesso blend utilizzato per il Rosato “Bak”, dove il Cabernet viene raccolto un po’ più maturo, mentre la Barbera un po’ più “verde”. Per quanto riguarda la Barbera utilizzata nel “Re Giorgio” viene effettuato un appassimento delle uve di Barbera solitamente fino a Natale (in pianta e/o in cassetta, dipendentemente dall’annata), per poi essere vinificate e blendizzate con un meno maturo Cabernet Sauvignon ed affinare in bottiglia. Tra le fila dei vini rossi troviamo poi il Nebbiolo, che resta a contatto almeno quindici/venti giorni, per poi affinare in barrique il 50% della massa, mentre la restante parte evolve in acciaio; il Barolo che effettua una macerazione molto simile, per poi affinare almeno due anni e messo in botte grande e quattro/cinque mesi in barrique; infine il Barbaresco, che effettua un percorso simile al Barolo, ma con un minor affinamento in botte grande, di circa un anno e mezzo.
Per quanto riguarda i vini bianchi troviamo il più tipico Moscato d’Asti, fermentato da mosto in autoclave, il quale esce sul mercato a cinque gradi alcol ed è pronto già a Natale dello stesso anno della vendemmia; uno spumante Metodo Charmat Brut, con uve Favorita e Chardonnay; Arneis e Favorita, rispettivamente i due vitigni locali, di cui la Favorita è un vicino parente del Vermentino Ligure. In entrambi i vini si effettua una pressatura soffice, fermentazione a sedici gradi per quindici/venti giorni, non si effettua la malolattica e il riposo è esclusivamente in acciaio sulle fecce fini, prima di andare in bottiglia, solitamente nella primavera successiva alla vendemmia.
La volontà di Manuela è quella di concentrarsi sempre di più sulla produzione di vini bianchi, sia lavorando le varietà autoctone, sia spaziando in qualche sperimentazione su uve internazionali.
Parlando di etichette, nel corso degli anni è stato fatto un rebranding, declinando il rosone che si trova nel soffitto della parte nobile della casa in uno stile moderno in lamina colorata, in rilievo.
Tra le chiacchiere assaggiamo il Favorita 2023, che si presenta con sentori freschi di pesca bianca, albicocca, agrume, gelsomino, un tocco origano e sottofondo erbaceo. In bocca entra delicato, con una discreta spalla acida, verticale, con buona sapidità, mineralità e moderata persistenza.
Il secondo vino è il “Bak” 2022, il rosato che regala note di fragola matura, lampone, una leggera speziatura e arancia sanguinella. Al palato è abbastanza dritto, pur mantenendo un discreto corpo, discreta spalla acida, buona freschezza, mineralità e buona persistenza.
Concludiamo con il Barolo 2020 che sprigiona note di frutta matura, un inizio di sotto spirito, violetta, un tocco di sottobosco, leggero tabacco, rosa rossa appassita, per un sottofondo ematico e con una leggera spezia dolce. In bocca entra con un buon corpo, abbastanza minerale, con una discreta acidità, tannino abbastanza delicato e buona persistenza.
Maglietta 393 per Manuela, riprendendo il viaggio tra queste belle colline, che non hanno nulla da invidiare ad altre aree limitrofe più blasonate.


