Ronco dei Frassini, il progetto del giovane Federico a Nimis (Udine)

Pomeriggio friulano per scoprire il progetto del giovane Federico, che ha fondato un’azienda dal sentore d’Oltralpe: Ronco dei Frassini

16 Aprile 2025

Un pomeriggio friulano che ci porta a Nimis, terra del Ramandolo (da citare obbligatoriamente anche se non viene prodotto), dove il giovane Federico ha messo le radici per la sua azienda vitivinicola d’ispirazione d’Oltralpe: Ronco dei Frassini.

Ci troviamo a circa trecento/trecentocinquanta metri d’altezza e assieme a lui andiamo alla scoperta di una delle zone dove sono state piantate alcune delle vigne per la produzione dei suoi vini, a pochi metri dal centro di Ramandolo. Questo appezzamento è il primo con cui è stata avviata l’attività vitivinicola, essendo parte delle terre che un tempo appartenevano al nonno Mario, il quale ha piantato a mano la vigna di Verduzzo e di qualche varietà a bacca rossa, con pala e piccole al fine di produrre vino principalmente per autoconsumo. Il vigneto che possiamo toccare con mano fa parte di un totale di tre ettari vitati, che ad oggi consistono nella superficie con cui Federico produce i propri vini, anche se stanno per essere piantati altri settemila metri di vigna, poco prima del paese di Nimis. Le aree vitate sono in totale tre e si espandono tra Ramandolo e Nimis, in una zona del Friuli protetta dalla naturale barriera delle Alpi, creando un ecosistema favorevole alla viticoltura, impedendo troppe precipitazioni e mantenendo un clima di norma abbastanza asciutto e ventilato.

Tra le chiacchiere sulla campagna scopriamo che Federico per dodici anni è stato parte attiva di una strutturata azienda friulana, di cui ha seguito sia la campagna sia i processi di cantina, per poi staccarsi fisiologicamente e dedicarsi al suo progetto personale, che ha avuto inizio con l’annata 2021. Il suo percorso di vignaiolo è stato influenzato da abbondanti viaggi in Francia e le numerose conoscenze e scambi con i produttori d’Oltralpe, sia nella zona della Borgogna, ma anche della Loira e non solo.

La peculiarità di Ronco dei Frassini è che si è deciso di allevare tutte varietà internazionali, tra cui Chardonnay, Sauvignon e Pinot Nero in terreni che sono tipici di quest’area del Friuli. Nella zona di Ramandolo, dove ci siamo incontrati, c’è una prevalenza di ponca mentre nella zona di Nimis si trova sempre una marna di matrice calcarea, con venature di silicati, scheletro e in un’area specifica emergono molta ghiaia e un substrato di riporto, a causa della presenza di un lago sotterraneo, in cui convergevano diversi corsi d’acqua.

La mentalità di lavoro di Federico è quella di presidiare con molta attenzione le sue terre e vigne, senza aver intrapreso le tortuose strade delle certificazioni, molto dispendiose in termini di tempo e burocrazia per una piccola realtà. Le operazioni in campagna sono per lo più svolte a mano, con potature verdi e trattamenti che cercano di evitare il più possibile la chimica, necessaria però in annate critiche, come la 2023, per portare a casa il raccolto.

La verità secondo me sta nel mezzo e il segreto è quello di trovare il giusto equilibrio”.

La cantina è situata in uno stabile adiacente al vigneto, dove un tempo il nonno trasformava le sue uve.
Ad oggi le referenze sono tre, per un totale di una media di diecimila bottiglie per anno, con l’idea di voler sviluppare un progetto dettato dalla zonazione delle diverse vigne, declinando le varietà in base alla posizione e il substrato del vigneto stesso.
Le vinificazioni dei vini bianchi sono effettuate tutte in barrique di rovere francese, di diverse aziende (provenienti dalla Borgogna per lo Chardonnay e dalla Loira per il Sauvignon), dopo aver pressato le uve e senza l’aggiunta di lieviti, ma solo una minima quantità di solforosa. Il periodo di fermentazione può variare dipendentemente dall’annata e si effettua un battonage, per il tempo necessario. Lo Chardonnay effettua sempre anche la fermentazione malolattica, mentre si evita nel Sauvignon. L’affinamento per entrambi è di poco meno di un anno, per liberare le barrique antecedentemente alla vendemmia successiva, così da inserire le nuove uve da far fermentare.
Per quanto riguarda il Pinot Nero l’uva viene fatta fermentare, parzialmente con il raspo, in vasche d’acciaio, anche in questo caso senza l’aggiunta di lieviti. Nella prima annata ufficiale 2022 si sono prodotte milleduecento bottiglie, mentre nella 2023 solo mille, anche se quest’ultimo Pinot Nero uscirà con il nome di “Quasi”, poiché non ha raggiunto gli standard qualitativi desiderati, a causa dell’annata poco favorevole e anche il suo prezzo a listino sarà inferiore. Il periodo di affinamento in legno varia da un anno a quattordici mesi, ma, ancora una volta, è un tema dipendente dall’annata.

Tutti e tre i vini riposano per qualche mese in acciaio dopo gli assemblaggi delle varie barrique, per poi affinare anche in bottiglia e uscire tendenzialmente sul mercato dopo tre anni dalla rispettiva vendemmia.

Piccola parentesi, viene prodotta una seconda linea con alcune piante marginali rispetto a quelle della produzione Ronco dei Frassini, dedicate solo alla vendita al ristorante di proprietà aperto qualche anno fa. Si produce un bianco a base di Sauvignon e, in minima parte, Pinot Grigio e un rosso con Cabernet Sauvignon, Merlot e Refosco.
Tra i vari esperimenti non poteva mancare la bollicina Metodo Classico, esclusivamente con uve 100% Chardonnay, che sta riposando sui lieviti in cantina per verificarne la sua evoluzione e trovare il più giusto momento per la sboccatura.

Dopo qualche assaggio in cantina di alcune delle basi delle nuove annate, dove scopriamo alcune costanti nei vini Ronco dei Frassini, ossia la grande mineralità, sapidità e spalla acida, ci spostiamo nell’agriturismo di famiglia: Borgo Cloz in via Nimis, località Cloz, tra le curve di Tarcento.
Qui un tempo c’era una tipica frasca friulana che è stata acquistata e rimodernata per creare un locale che potesse offrire prodotti tradizionali e territoriali della Regione. I coperti possono arrivare a settanta tra la parte interna e quella esterna, ma il target di lavoro più corretto e gestibile è di venticinque/trenta ospiti. Il menù rispetta assolutamente la stagionalità, con cambi mensili che prevedono di norma quattro antipasti, quattro primi e tre secondi.

Prima di assaggiare i vini di Ronco dei Frassini un approfondimento sul suo nome, che prende semplicemente spunto dalla prima vigna di nonno Mario che un tempo era un ex bosco di frassini, alberi presenti anche nelle aree limitrofe.

Cominciamo la degustazione con lo Chardonnay 2022 che si presenta con note agrumate, di cedro, zest di limone, ma anche tiglio e note floreali con il passare del tempo, per poi lasciare un sottofondo tostato e di spezia, oltre ad una leggera e piacevole nota burrosa. In bocca presenta un buon corpo, ben bilanciato da una grande mineralità, buona sapidità e spalla acida, con un tocco salmastro e un sorso pieno e persistente.

Passando al Sauvignon 2022 troviamo un vino che sprigiona note erbacee, di tè, ma anche pesca bianca, un tocco di peperone verde, peperoncino, per poi lasciare spazio a sentori di erbe aromatiche, salvia, origano, ma anche un velo balsamico e mentolato. In bocca entra dritto e pungente, con una grande beva, mantenendo mineralità, sapidità, un’ottima spalla acida, per un discreto corpo e profondità.

Concludiamo con l’unico rosso di casa, il Pinot Nero 2022 in cui emerge una buona delicatezza al naso, con note fruttate di ciliegia, ma anche violetta e un petalo di rosa fresca, un tocco di rabarbaro, sentori balsamici e una leggera e non invadente speziatura. In bocca rispetta la delicatezza del naso, con un ingresso caratterizzato da una buona spalla acida, abbastanza minerale e sapido, verticale, dal tannino tenue e moderata persistenza.

Piccola curiosità è che la famiglia possiede circa ottocento alberi di ulivo, per lo più di varietà Leccino, con cui si ottiene l’olio per l’Agriturismo e parte per la vendita.

Un progetto giovane e dinamico che sta facendo e farà parlare di sé, il quale merita la maglietta numero 395!

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