Stone Edge Farm, all’interno della nuova sala degustazioni, Sonoma (California)

Pomeriggio di assaggi all’interno della nuova sala degustazioni dell’azienda Stone Edge Farm, la cui struttura un tempo era una fabbrica di ghiaccio

30 Aprile 2025

Stone EdgeAl termine di un’esperienza a, quasi, tutto tondo tra le grandi città, le spiagge, i parchi e i posti più iconici della California è il momento di dedicarsi a quanto ci appassiona di più, ovvero il mondo del vino e delle degustazioni, arrivando nel pomeriggio del trenta aprile nella Regione di Sonoma per toccare con mano l’azienda Stone Edge Farm.

Stone EdgeDopo un piacevole ma non previsto errore di location, ci siamo ritrovati per l’appunto in una zona a nord della Regione, a circa seicento metri di altezza, dove è presente l’appezzamento più ampio dell’azienda denominato Silver Cloud, raggiungiamo il punto preciso della degustazione l’Ice House al 301 di 1st Street. Ad accoglierci Jimmy che da tre anni ricopre il suolo di Membership and Clients Relationship Manager (approfondendone successivamente le sfaccettature). La prima cosa che scopriamo è che questo edificio è stato costruito nel 1905 e, da quell’anno, si è stabilita al suo interno la produzione di ghiaccio. Grazie ad un pozzo che è stato ritrovato durante l’opera di restauro, ad oggi pieno d’acqua, ma con il suo livello che si abbassa durante i mesi estivi, si otteneva la materia prima necessaria che veniva trasformata, tramite un apposito ed ingegnoso macchinario, in ghiaccio. Stone EdgeQuesto materiale era destinato a refrigerare le copiose quantità di frutta e verdura che si produceva a Sonoma, le quali dovevano essere trasportate in diverse parti della Regione e dello Stato.
Il restauro della struttura è stato voluto dalla famiglia McQuowns ed è durato dal 2018 al 2023, aprendo ufficialmente al pubblico nel 2024, con la peculiarità di aver mantenuto la sua conformazione originaria e i muri di roccia che contano centovent’anni.

Tuffandoci nella storia di Stone Edge Farm, scopriamo che il suo fondatore è stato Mac McQuowns (mancato all’affetto dei suoi cari nell’ottobre dello scorso anno, 2024, all’età di novant’anni). Originario di un paese vicino a Chicago, nell’Illinois, la sua infanzia ed adolescenza sono state trascorse in una Farm, vivendo a pieno la vita contadina, fino agli studi in ingegneria meccanica e la carriera nel settore della finanza, prima a New York e poi a San Francisco, per un’azienda leader in questo settore.
Stone EdgeUna carriera di grande successo, che lo portò parallelamente ad appassionarsi di vino e collezionare prestigiose bottiglie fin dal 1965 e ad intraprendere diversi viaggi enologici, principalmente in Francia, nella zona di Bordeaux, di cui si è letteralmente innamorato. Qui, nel 1971, vi restò sei mesi, scoprendo numerose realtà, tra le più iconiche, una su tutte Château Latour, da cui prese spunto e modello, al fine di portare tali abilità in California. Tra gli anni ’70 e ’80 fu co-fondatore di due aziende, una a sud di Monterrey, mentre l’altra sempre nella Regione di Sonoma, per poi creare assieme alla moglie Leslie il suo progetto strettamente personale: Stone Edge Farm.

I primi vigneti sono stati piantati nel 1996 nella zona denominata appunto Stone Edge, vista la presenza di un muretto di pietra che delimitava la proprietà, oltre al fatto di voler utilizzare il termine Farm e non Winery, così da ricordare le sue origini all’interno di una fattoria.
Negli anni l’azienda si è espansa fino ad arrivare a contare diciotto acri (poco meno di sette ettari e mezzo) che si estendono in tre diverse aree: la più estesa, “accidentalmente” visitata è quella di Silver Cloud, dove sono presenti, a circa seicento metri d’altezza, Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Petit Verdot, Malbec e Sauvignon Blanc; Mount Pisgah a circa quattrocento metri, dove si trova esclusivamente Cabernet Sauvignon, piantato nel 1998 ed infine nell’appezzamento originario di Stone Edge dove a farla da padrone è, altrettanto quasi esclusivamente, il Cabernet Sauvignon.

Nelle prime due aree troviamo un terreno di origine vulcanica, con esposizione ad ovest e vigne che guardano l’Oceano Pacifico, oltre ad un clima più fresco e ventilato delle vigne situate in pianura, che si presentano maggiormente argillose e di riporto, dove ci sono fino a dieci gradi in più rispetto agli altri appezzamenti. Sicuramente la filosofia dell’azienda è quella di focalizzarsi sempre maggiormente sulle finezze che si ottengono dalle uve coltivate a quote più alte, pur non mettendo in secondo piano i grappoli che maturano in pianura, con sentori più fruttati e corposi.

In vigna si lavora da sempre in maniera il più possibile sostenibile, intraprendendo la strada del biologico e della biodinamica, con la prima certificazione ottenuta nel 2006. I vigneti sono gestiti da uno dei padri della biodinamica e del biologico della California, Phil Coturri. Un esempio di ciò che viene fatto in vigna è l’utilizzo di pratiche agricole biologiche, tra cui il sovescio, tecniche di irrigazione mirate, il controllo di parassiti e piante invasive e la manutenzione accurata dell’habitat circostante, in un’ottica di equilibrio.
Una sostenibilità che si può ricondurre allo scopo originario di produrre bottiglie di vino di estrema qualità, ovvero la passione per questo mondo, così da puntare non sulla quantità, ma su prodotti di eccellenza. Anche nella scelta del simbolo che rappresenta l’azienda si è voluto sottolineare il tutt’uno che contraddistingue il rapporto tra uomo e natura, in questo caso con la viticoltura, identificato nel sigillo che ha preso il nome di “Vine of Life”.
Parlando di produzione la prima bottiglia è stata prodotta con la vendemmia 2004, il blend “Surround”, riportando in cantina l’idea di sostenibilità, ma con il principio della durata nel corso degli anni, utilizzando un minimo di solforosa.
La cantina è situata a qualche minuto dal luogo della degustazione anche se il desiderio è quello di trasferire la trasformazione delle uve tra le colline di Silver Cloud, non appena saranno sistemati tutti i cavilli burocratici. Dal 2004 le vinificazioni sono state materia del primo enologo Jeff Baker, che si è ritirato nel 2017, godendo la meritata pensione, lasciando il posto allo spagnolo Alejandro Zimman, in carica dal 2018. Il numero totale di bottiglie ottenute per anno si limita a tremila casse da dodici, ovvero trentasei mila. Un numero che è aumentato nel corso della storia aziendale, ma che non vuole essere superato, avendo raggiunto il più corretto bilanciamento, pur avendo la disponibilità produttiva per incrementarlo.

Nel dicembre 2024 è stato inaugurato anche un ristorante di proprietà a Sonoma, dal nome Enclose, per richiamare i vigneti di proprietà di Château Latour. Qui si utilizzano prodotti stagionali, come frutta e verdura, per lo più coltivate nelle campagne di proprietà dell’azienda. C’è da sottolineare che questo è l’unico ristorante in cui si possono consumare i vini di Stone Edge, poiché tutta la produzione di bottiglie è dedicata a clienti privati, legati da una Membership, esclusivamente negli Stati Uniti e curata dallo stesso Jimmy.

Stone EdgeDopo una lunga chiacchierata introduttiva è il momento di assaggiare i quattro vini prodotti da Stone Edge Farm, che ad oggi è condotta da Leslie e il figlio della coppia, Morgan.

Stone EdgeCominciamo con il bianco di casa, l’unico prodotto, per volontà anche del pubblico finale che sempre più si aspetta di cominciare gli assaggi con un vino bianco. La scelta è ricaduta sulla varietà Sauvignon Blanc, per il suo 76% e un 24% di Semillon. Un vino che affina in barrique di rovere francese per circa dieci mesi per poi riposare qualche altro mese in bottiglia prima di essere proposto sul mercato. Si presenta con sentori delicati e ben bilanciati di agrume maturo, pesca gialla, spezia, pepe bianco, con un leggerissimo peperone, ma anche un tocco di salvia e miele. Anche in bocca presenta un buon equilibrio, con una discreta acidità, buona sapidità e mineralità, dritto, di beva e persistente.

Stone EdgeIl mondo dei rossi comincia con il primo vino prodotto nel 2004 “Surround”, nella sua annata 2021, blend che può variare ogni anno, che in questo caso è di 72% Cabernet Sauvignon e 28% Merlot. Viene affinato in barrique di rovere francese nuove per un 65%/70%, per circa venti/ventidue mesi, per poi riposare almeno altri due anni in bottiglia prima di essere disponibile alla vendita.
Un vino che si presenta con note fresche al naso, sentori di frutti rossi, ma anche rosa rossa, sentori di grafite, liquirizia, ancora molto giovane e scalpitante. In bocca trova un maggior equilibrio, con un sorso equilibrato e di beva, una discreta spalla acida, mineralità, discreta sapidità, tannini già integrati e buona lunghezza.

Stone EdgeIl secondo vino rosso assaggiato è quasi un’anteprima, nella sua prima annata di produzione, la 2021, si tratta di “Silver Cloud”, con uve esclusivamente della zona da cui prende il nome. In questa annata il blend è del 62% Cabernet Sauvignon, 25% Cabernet Franc e 1% Petit Verdot. La vinificazione e l’affinamento sono pressoché uguali al precedente vino, con tempistiche e percentuale di legno nuovo che variano dipendentemente dall’annata.
In questo caso emergono note più legate alla cioccolata, frutti di bosco, un tocco di violetta, ma anche di lavanda e un sottofondo sulfureo, per un sorso leggermente più austero, con un tannino più presente, una discreta acidità, buone note minerali e sapide, oltre ad una buona persistenza.

Stone EdgeConcludiamo con il vino bandiera dell’azienda Stone Edge Farm, l’iconico e più rappresentativo Cabernet Sauvignon nella sua annata 2019, non essendo stato prodotto nel 2020, a causa dei grandi incendi che hanno devastato l’area in cui sono presenti i vigneti principali dell’azienda.
In questo caso si utilizzano barrique di rovere francese al 100% nuove, dove il vino resta per ventiquattro/trenta mesi ad affinare, per poi essere imbottigliato e riposare altri due anni. Nella sua annata 2019 il blend è composto da un 97% di Cabernet Sauvignon, 2% Cabernet Franc e 1% di Malbec.
Al naso sprigiona sentori freschi ma complessi di frutti di bosco, un tocco ematico, di cioccolato, tabacco dolce e un accenno di sottobosco. Al palato, pur avendo un buon tenore alcolico come nel caso dei precedenti vini, si presenta ben equilibrato, con una buona spalla acida, mineralità, discreta sapidità, tannino setoso e ottima lunghezza nel sorso.

Stone EdgeUn ringraziamento a Jimmy per gli assaggi e per averci trasmesso la storia di questa esclusiva azienda, in attesa di rivederci in Italia!

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