Biodistretto Colli Euganei, alla scoperta del progetto con Marco Sambin

Due chiacchiere con Marco Sambin che, oltre ad essere produttore di vino, è il presidente del Biodistretto Colli Euganei

Colli EuganeiCi troviamo sugli splendidi Colli Euganei, precisamente a Cinto Euganeo, dove trova la sua sede l’azienda Marco Sambin, la quale prende il nome dal suo ideatore e di cui abbiamo scritto un articolo qualche anno fa.
Un incontro per parlare di viticoltura e di territorio in maniera più estesa poiché Marco, oltre ad essere uno psicoterapeuta e produttore di vino è anche il presidente del Biodistretto Colli Euganei, fin dai suoi esordi nel 2016.
Colli EuganeiUn progetto nato, quasi contemporaneamente al Biodistretto della Venezia (Biovenezia), con lo scopo di valorizzare in senso ampio del territorio.

Alla base di tutto ciò c’è la parola Bio, abbreviazione di biologico, a regolamentare quello che è l’orientamento di questa associazione, sia come tipologia di coltivazione, ma anche nella complessità del suo significato, che può esprimersi come pratiche “green”, le quali possono andare oltre al disciplinare, il tutto a beneficio del territorio.

Colli Euganei

Questo concetto si applica sia negli aspetti produttivi, ma si traduce anche in un’attenzione particolare all’ “utilizzo” dell’ambiente da parte di chi lo vive e chi si reca a visitarlo, estendendo il concetto di coltura sia al paesaggio sia a quella del luogo in sè.

La filosofia del Biodistretto Colli Euganei è quella di creare un binomio tra la conservazione e l’innovazione, cercando di preservare la ricchezza culturale frutto della storia, ma anche potersi aprire a nuovi percorsi che tradursi in benefici da mettere a fattor comune.

Colli EuganeiAd oggi le aziende associate sono quarantacinque, di cui la maggior parte sono vignaioli, ma sono presenti anche altri produttori: di olio, piccoli frutti ed erbe aromatiche.

Essendo un’attività puramente basata sul volontariato, quello che regge il Biodistretto Colli Euganei è la possibilità di partecipare e vincere bandi nazionali ed europei al fine di finanziare progetti per le aziende che ne fanno parte e creare attività di comunicazione e promozione di tale gruppo. Subito dopo la sua formazione è stato vinto un bando significativo che ha dato la possibilità di creare iniziative pubbliche con diversi enti, oltre ad esperti di settore (dal suolo, alla biodiversità, al territorio) al fine di promuovere la cultura bio e il territorio dei Colli Euganei, in numerose occasioni e sedi.
Colli EuganeiUn altro aspetto è stato quello di poter fornire assistenza gratuita alle aziende che lo richiedevano. Sono stati materialmente distribuiti parte dei fondi, in maniera proporzionata, ai soci, affinché potessero affidarsi ad alcuni consulenti per implementare e migliorare le tecniche di lavoro in base al loro tipo di coltura, strettamente biologica.

Dopo un periodo di diminuzione delle attività, avendo sempre meno fondi a disposizione, si è lavorato per un risveglio dell’associazione, puntando ad un secondo finanziamento, ottenuto nel 2024, così da poter riprendere sia l’attività di comunicazione, ma anche le sovvenzioni sul campo per le aziende produttrici.

La raccolta di fondi rimane uno dei tasselli chiave per alimentare con la giusta benzina il Biodistretto Colli Euganei, così da poter essere presenti nel territorio con i vari aiuti, ma anche in maniera istituzionale negli incontri e nelle attività di promozione.

In un territorio che si può definire “magnifico” da diversi punti di vista, naturale, culturale, enogastronomico, paesaggistico, come quello dei Colli Euganei è necessario sempre di più creare un filo conduttore tra le attività, per permettergli una concreta visibilità sia a livello nazionale, ma anche internazionale, non avendo nulla da invidiare ad altre aree del Bel Paese.

Colli EuganeiPrima di salutare Marco un breve riassunto di quello che per lui è il biologico. Secondo il produttore il Bio è la base per cominciare una transizione che allontana dalla chimica e dal lavoro che è stato definito negli anni “convenzionale”. In maniera semplicistica si può identificare il convenzionale come una metodologia che consente l’utilizzo di svariate sostanze chimiche, mentre il biologico un accordo in cui sono consentite solo ventiquattro sostanze, non di sintesi. Se poi integriamo anche nella filosofia di conduzione la biodinamica le sostanze si riducono a rame e zolfo (oltre ai vari preparati) ed infine nell’approccio biorigenerativo vengono utilizzate tutte le risorse del terroir, in senso ampio, al fine di favorire un ecosistema positivo ed equilibrato per la pianta e i microorganismi che ci vivono.
Oltre ad un risparmio economico, dato il costo delle sostanze chimiche, si rispetta di più la vigna e l’ambiente circostante, oltre al substrato composto da un primo strato di humus, dove si trova la maggior parte della vita.

Se diamo un antibiotico ad una persona per ogni malattia questa negli anni diventerà sempre più debole e cagionevole, la stessa cosa si verifica nelle piante”.

Metaforicamente anche nel substrato troviamo una sorta di pelle, individuata nel già citato hummus, se la indeboliamo con l’utilizzo della chimica, pian piano viene uccisa da e si perdono le sostanze nutrienti per la pianta e quelle che favoriscono l’ecosistema.

In convenzionale io non saprei neanche trattare, perché potrei solo che fare danni. In vent’anni ho sempre portato a casa il raccolto, seguendo questa filosofia, al contrario di alcuni colleghi che hanno perso ingenti quantità di uva dando il veleno alle piante”.

Ringraziando Marco Sambin e ammirando nella via del ritorno i panorami che offrono i Colli Euganei, rimaniamo in attesa di vedere i prossimi sviluppi del Biodistretto e, perché no, organizzare qualche iniziativa condivisa!

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