Un incontro con Marco Sambin, che divide la sua vita tra psicologia, viticoltura e numerose altre passioni
13 Febbraio 2021
Dopo averne sentito parlare diverse volte, finalmente ho l’occasione di fare visita a Marco Sambin, titolare dell’omonima azienda a Valnogaredo, tra i Colli Euganei.
Marco mi accoglie nella sala degustazioni, dai colori sgargianti e gli arredi unici, che mi svela aver creato lui per la gran parte. Il racconto di questa realtà comincia dal 2002, anno in cui vengono individuati i terreni dove far sorgere l’azienda, terreni abbandonati da 30 anni che a quel tempo erano un insieme di rovi, piante poco curate e una copiosità di radici e sassi.

Oggi troviamo un corpo unico di 3,2 ettari orientati a sud, sud-ovest e sud-est con un terrazzato definito “estremo”, vista la sua inclinazione che arriva a quaranta gradi.
Le terrazze sono la parte più arida, caratterizzata da una conformazione di scaglie di pietra, sedimenti del fondale marino e alcune conformazioni laviche di ossidiana nera e rossa.
Le viti entrano di forza in questi terreni così stressanti dove cercano e trovano nutrimento in profondità, donando poi ai vini un’ottima struttura, corpo, muscoli e mineralità.
Il progetto di Marco Sambin, psicologo, psicoterapeuta e docente universitario era quello di poter fare qualcosa a contatto con la natura, oltre ad aprire “una sede campagnola” della scuola di psicoterapia, da lui fondata. Una professione, quella di vignaiolo, acquisita nel tempo imparando, e mai smettendo di imparare, sia con il lavoro in campagna sia con gli studi tecnici sulla biodinamica e sulle tecniche di viticoltura.
Una scelta anche dettata dallo spirito di avventura e dalla voglia di staccarsi parzialmente dalla vita accademica, pur continuando a far ricerche nel campo clinico e neuroscientifico.
E’ proprio la natura il fulcro di questa azienda nella quale viene svolto un lavoro manuale in vigna, trattamenti nel rispetto dei canoni del biologico, certificato, e di alcuni principi della biodinamica. La ricetta per allevare le sue vigne è semplice: Rame, Zolfo, fertilità del terreno affidata ai sovesci, concime proveniente da mucche da latte quando necessario, una lombricatura selvaggia ogni tre/quattro anni. I vini sono il risultato di questi accorgimenti sommati agli elementi naturali di terra, aria e sole.
Gli impianti sono stretti (sette/novemila piante ettaro) e le vigne molto basse, somiglianti a dei bonsai.
In cantina la solforosa è usata “in maniera omeopatica” e in alcuni vini non ne viene neanche aggiunta, pur non considerandosi un vin-naturalista o “talebano del vino”.

Le bottiglie prodotte sono circa ventimila di cui il 20% sono di vini bianchi ed il restante 80% di vini rossi, i primi chiamati con nomi di donna mentre i secondi con nomi maschili.
Il vino simbolo dell’azienda Marco Sambin è sicuramente il Marcus, l’autodedicato taglio bordolese. Un taglio bordolese degno di nota, che oltre ad aver vinto diversi premi, ha battuto più di qualche volta alcuni big del settore in degustazioni alla cieca.
Le etichette sono molte, “forse troppe“, ma definendosi uno sperimentatore la voglia è quella di provare a fare vini sempre nuovi e diversi, modificando ed affinando le tecniche di vinificazione negli anni. Questa voglia di sperimentare ha portato Marco ad acquistare quattro anni fa due anfore, ora divenute cinque, provenienti da Bassano, di gres cotto ad una temperatura tale da lasciare il vaso vinario abbastanza poroso, così da far ossigenare abbastanza il vino.
Vengono prodotti in anfora Eros e Phsyche, rispettivamente un Cabernet Sauvignon e una Garganega.

Entrambe le uve vengono pigiate e diraspate, poste a riposare in anfora, si effettuano alcune follature e si va in bottiglia nel mese di maggio dell’anno successivo alla vendemmia. Entrambi i vini vogliono essere ben equilibrati, senza riduzioni o puzze fastidiose, dei due assaggiamo Phsyche. Un vino dal colore dorato, sentori che spaziano dalla frutta disidratata, al caramello ai più erbacei fieno, salvia, camomilla e ricordi di limoncello. Un naso quasi dolce e dal gusto bel minerale, con una buona acidità e persistenza in bocca oltre ad una trama tannica delicata nel finale, un vino che si può definire solare, sia per il colore sia per l’armonia ed equilibrio delle sue caratteristiche.

Scoprendo i luoghi simbolo della cantina si possono notare i sassi che ne compongono parte della muratura; questi sono emersi tutti dagli scavi per creare la struttura.
Nella sala adiacente a quella delle degustazioni, sarà creato a breve il “negozio dei creativi”, per dar spazio al pensiero divergente delle multi-professioni, con un focus sulla tessitura, di cui la sorella di Marco Sambin è specialista e ha svolto questo lavoro per tutta la sua vita.
Uno sguardo anche alla cantina dove sono custodite le vasche in acciaio e le anfore oltre alla barricaia situata al piano sottostante.

Vino, psicologia, tessitura e molte altre professioni che si mescolano mi fanno sorgere una domanda, è possibile far conciliare tutte queste abilità e passioni?
La risposta di Marco Sambin è semplice “il concetto di base è quello di prestare attenzione alla ricchezza del fenomeno, se sono in vigna divento biodinamico ed ascolto la vite, se sto svolgendo una seduta di psicoterapia, divento psicoterapeuta ed ascolto la persona“.
Psicologia e Vino: due temi che ormai mi accompagnano da anni, possono avere un trait d’union? Una domanda parzialmente risposta dal vignaiolo psicologo, affermando che possono essere sicuramente due fonti di benessere. Questione irrisolta, che sicuramente vorrei approfondire in un’altra visita, magari sorseggiando un bicchiere di Marcus.
Maglia numero 11 allo psicoterapeuta-vignaiolo!



