martedì, 15 giugno, 2021

Vigne al Colle, la storia di Martino e della sua azienda – Rovolon (Padova)

Vigne al Colle, un allineamento tra stelle, luna e il Monte Madonna che svetta sui Colli Euganei

13 Febbraio 2021

Vigne al Colle, dopo quasi due anni riesco finalmente ad andare a trovare Martino, conosciuto al padiglione dei Vignaioli Indipendenti all’ultimo Vinitaly, in epoca Pre-Covid.
Vengo subito accolto con un calice di vino, il rifermentato di casa “La Prima Volta Surlies”, uno zero zuccheri rifermentato grazie ai lieviti indigeni, a base di uve Serprino.

Vigne al Colle

La massima espressione di quest’uva e di questo territorio in un calice di vino dai sentori agrumati, floreali, una leggera crosta di pane e note fumè.
In bocca è fresco, piacevole, ben equilibrato, con l’onnipresente mineralità che viene donata dal terreno dei Colli Euganei.

Sorseggiando questa bollicina, Martino mi racconta la storia di Vigne al Colle, un’azienda di circa dieci ettari situati nell’arco di un chilometro nella cittadina di Rovolon. La struttura della cantina si trova nella vecchia casa del nonno, una casa che appartiene alla famiglia da cinque generazioni, la quale ha da sempre coltivato la vigna, oltre a seminativi, e che continua ancor oggi con le piante da frutto, in particolare di ciliegio e fico.

I terreni sono caratterizzati per la maggior parte da un metro/un metro e mezzo di argilla bianca con alcune conformazioni di basalto e trachite.
Nessuna certificazione bio (per scelta: “è un impedimento più che un aiuto“) ma vivendo di agricoltura si cerca di preservare quelli che sono i raccolti nel miglior modo possibile e con quello che madre natura offre, senza essere troppo invasivi. In cantina non si usa solforosa sulle uve, ma esclusivamente in dosi limitatissime in fase di imbottigliamento.

I vitigni allevati sono per lo più internazionali, fatta eccezione per Garganera e Serprino.
Vigne al Colle, capitanata da Martino dal 2003, produce circa quarantamila bottiglie divise equamente tra bollicine, bianchi e rossi.
Oltre al Serprino aperto al mio arrivo vengono prodotti:
un Serprino Extra Dry millesimato, spumantizzato con metodo charmat lungo, da un vigneto esposto a nord, il cui risultato di ottima qualità sconvolge i canoni dell’enologia avendo appunto un esposizione teoricamente poco favorevole; uno Charmat Rosè “Rose Mary” da uve a bacca rossa e il Moscato Fior d’Arancio DOCG.

Dal 2018 Martino ha messo in discussione il suo passato da vignaiolo, provando a sperimentare la produzione di un vino le cui uve avessero un contatto più prolungato tra di loro.
E’ nato così “Origini”, un blend di Garganega al 70% e Moscato al 30% che macerano (assieme nel 2018 e separate nel 2019) circa 15 giorni in vasche di acciaio, per poi riposare un anno, questa volta in cemento prima che il prezioso vino sia imbottigliato. Un’idea per tornare alle origini e fare un passo indietro, riprendendo delle tecniche di vinificazione passate, al fine di avere un nettare che esprima degli aromi più importanti e possa essere più longevo nel tempo.
Un secondo vino bianco è “Baccari”, uvaggio di Sauvignon, Garganega e Incrocio Manzoni, che prende spunto da un vino che produceva il nonno per un commilitone, il quale aveva un bacaro a Venezia e aveva commissionato nel dopo guerra una costante fornitura di damigiane di quel vino da servire poi “a ombre”.

Gli altri bianchi sono “Passo delle Streghe”, un Moscato secco che prende il nome dal vigneto in cui è prodotto e “Crea Bianca”, l’entry level Pinot Bianco e Incrocio Manzoni.

Passando ai rossi troviamo il corrispettivo di “Crea Bianca”, “Crea Rossa” blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Refosco; un taglio bordolese: Merlot 60% e Cabernet Franc 40% (che comprende del Carmenere); e un altro Bordolese Riserva a percentuali invertite con un 70% di Cabernet Franc e 30% di Merlot, con uve provenienti dal vigneto Rigolo; soprannome della famiglia del nonno. Quest’ultimo affina circa un anno in barrique e tonneau e viene prodotto solo nelle annate migliori; al momento, si contano le 2011, 2013, 2015, 2016, 2018, 2020.

Vigne al ColleA completare la squadra dei rossi un Merlot in purezza dal vigneto Poggio alle Setole, da cui prende il nome, meno “potente” ma più versatile dell’altro fratello rosso Cabernet Franc e Carmenere. 

Prima di salutare Martino, un giretto nella cantina dove sono posizionate le vasche in acciaio oltre alla piccola barricaia ed il magazzino dove sono conservate le bottiglie. Un’area della vecchia casa del nonno, che un tempo era murata, ad oggi rivalutata e restaurata.

Vigne al Colle prende il nome dai vigneti posizionati tra i colli euganei e nel simbolo che rappresenta l’azienda vuole ricordare la vista nelle buie e silenziose notti di questa zona, in cui si può scorgere il Monte Madonna, allineato con un quarto di luna e tre stelle luminose del carro minore.

Vigne al Colle

Una passione tramandata da nonno a nipote, nonno con cui Martino, primo nipote maschio, ha vissuto dagli 8 ai 18 anni e che l’ha portato a fare il vignaiolo, nonostante gli studi intrapresi fossero in altro settore.

In famiglia si dice che sia sfuggito dalle grinfie della mamma “nascondendose soto el goto del nono” – nascondendosi sotto il bicchiere del nonno!

Maglietta numero 12 per Martino!

 

 

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