Monzio Compagnoni, alla scoperta dell’azienda fondata dal Signor Marcello, imprenditore nel settore dell’arredo in legno, appassionato di vino
31 Gennaio 2026
Una mattina che si apre con la visita all’azienda Monzio Compagnoni, grazie all’amico Peter, che segue una parte degli aspetti commerciali e un lato dell’accoglienza, avendo precedentemente lavorato in quest’ambito per una rinomata azienda della zona.
Ci troviamo poco fuori Adro, nella parte più occidentale della Franciacorta dove possiamo toccare con mano l’azienda e le sue radici, che si riconducono alla figura di Marcello Monzio Compagnoni, imprenditore nel settore del legno, principalmente dedicato all’arredo di hotel, con la passione per il vino, di qualità. La sua famiglia, originaria del bergamasco, come molte negli anni passati, produceva vino nella zona di Cenate Sotto, concentrandosi sui vini rossi di stampo bordolese e sul Moscato di Scanzo. Un’attività la quale, più che essere legata alla commercializzazione si poteva definire di sussistenza, non essendo stato il bergamasco terra di industrializzazione pari al bresciano, territorio dove le campagne si sono svuotate in maniera più repentina.
Nel corso degli anni Novanta, Marcello decise di trasferirsi nella zona dove la produzione delle bollicine stava prendendo piede, innamorandosi del territorio della Franciacorta, con l’intenzione di investire nella produzione di Spumanti Metodo Classico, dando anche spazio ai vini delle sue origini.
È stata individuata una cascina agricola del 1400 che, nel corso degli anni è diventata l’abitazione di famiglia, oltre alla cantina, in seguito ad una serie di ampliamenti e adeguamenti.
Piccola curiosità, in questa zona si racconta sia avvenuta un’apparizione della Madonna e, per ricordare questo fatto, è stata eretta una chiesa a poche decine di metri dalla cantina, mentre in una parete della struttura si può notare un affresco celebrativo che ricorda l’accaduto.
Oggi la cantina è diventata un labirinto di stanze che consentono la produzione di vino e il loro stoccaggio, senza dimenticare la sala degustazioni, dedicata all’accoglienza e arredata con mobili di pregio, provenienti dall’azienda madre, dove si può notare lo stemma aziendale, che rappresenta quello dell’Heritage famigliare. In seguito alla prematura scomparsa di Marcello, nel 2020, alcune aree della casa padronale sono state riconvertite, per esempio il salotto ora funge da sala riunioni, mentre la camera da letto al piano superiore è oggi la sede degli uffici.
Dando uno sguardo alla cantina, si può notare subito la sua grande funzionalità, essendo Marcello un architetto, ha pensato tutti gli spazi nell’ottica di gestire al meglio il processo che porta ad avere la bottiglia finita. Tra le varie aree, nella parte esterna, sono disposte tre presse, collegate direttamente alle vasche in acciaio, di diverso formato, dove avvengono quasi tutte le fermentazioni, di cui una parte sono svolte in barrique, custodite in una sala apposita.
L’affinamento nel legno, nel corso degli anni, è stato ridotto per non dare troppo impatto nel prodotto finale; all’interno delle barrique riposano anche le basi per i vini rossi e bianchi che l’azienda continua a produrre, quali il Rosso della Bergamasca e il Curtefranca bianco.
I vini base si movimentano tramite una pompa peristaltica collegata alla zona di imbottigliamento, così da non stressare troppo il vino, eseguendo il tiraggio direttamente in azienda, dopo gli assemblaggi. Proseguendo tra uno stabile e un altro si può trovare una zona più recente, suddivisa in tre diversi piani, che portano al compimento del processo delle bottiglie di Franciacorta.
In ordine, si possono vedere il magazzino dove sostano le bottiglie sui lieviti, una decina di giropalette per portare in punta le bottiglie stesse, l’impianto di sboccatura, acquistato nel corso degli anni, e conseguente macchina tappatrice ed etichettatrice, oltre al magazzino di stoccaggio dei prodotti “finite”.
L’impianto e gli spazi possono sostenere una produzione di circa quattrocentomila bottiglie, pur producendone oggi duecentocinquanta mila, più che triplicate dalle ottantamila di qualche anno fa.
L’enologo che fin dai primi momenti segue l’azienda è Donato Lanati, celebre per diversi progetti, uno su tutti per seguire una blasonata cantina nel Barolo, quale Conterno. La sua filosofia è quella di creare il vino base per poi procedere alla sua spumantizzazione, avendo investito molto, assieme all’azienda sul Pinot Nero, che rappresenta circa un 40% delle uve Monzio Compagnoni.
Facendo un focus sui vigneti, Monzio Compagnoni lavora oggi trentasei ettari vitati, tra proprietà e affitto, di cui undici si sviluppano tutti attorno alla cantina da dove si può ammirare il Monte Guglielmo, “la montagna dei bresciani”, con i suoi duemila metri e una buona quantità di neve nel giorno dell’incontro. Tra e vigne a corpo, che affondano le proprie radici su un suolo morenico profondo, si possono vedere piante più vecchie, dagli anni Novanta in poi, e nuovi impianti, soprattutto di Pinot Nero.
Un’altra varietà che si è valorizzata negli anni è il Pinot Bianco, creando tre nuovi impianti recentemente, per un totale di tre ettari; al contrario di molte aziende che hanno investito sull’Erbamat, varietà che non si è ritenuta necessaria avendo già un buon bilanciamento ed equilibrio con le internazionali.
Altri cinque ettari e mezzo, piantati a Chardonnay e Pinot Nero, si trovano ai piedi del Monte Orfano, a Cologne, in un terreno prettamente fluvio glaciale per poi proseguire nella zona di Cornaleto, con poco più di sei ettari, piantati con le stesse varietà, in questo caso su suoli denominati colluvi gradonati, dove il terreno si arricchisce di ferro e presenta un’argilla rossastra. Si prosegue in zona Barco, per altri cinque ettari abbondanti tra Chardonnay e Pinot Nero dove si trova un terreno fluvio glaciale, in zona Borgonato dove si trova esclusivamente Chardonnay e, infine, in zona Cominardi, dove sono presenti gli impianti del 2024 di sei ettari e mezzo di Chardonnay e Pinot Bianco, in un’area prettamente franco sabbiosa.

Il lavoro che si fa in vigna è una sorta di biologico non dichiarato, possedendo tutti vigneti in aree molto favorevoli, dove non ci sono ristagni di umidità ed è presente una buona ventilazione. Ci si riserva di poter essere più interventisti nel caso dovesse esserci qualche evento eccezionale, così da riuscire a portare a casa il raccolto.
Dopo il focus sulla vigna, scopriamo la produzione in termini di etichette, dove troviamo otto bollicine Franciacorta DOCG, che si possono dividere in due linee differenti: i “Cuvée alla Moda”, nella versione rosè Brut, 65% Chardonnay e 35% Pinot Nero; Brut, 90% Chardonnay e 10% Pinot Nero e Pas Dosè, che riprende le stesse percentuali del rosè, ovviamente con uve vinificate in bianco. Prodotti dal 2018, sono ottenuti dal risultato di un vino base che al suo interno ha un 25% di vino di riserva e un affinamento di almeno ventiquattro mesi sui lieviti. Un nome emblematico per evidenziare uno stile che rappresenta l’azienda e ha l’ambizione di diventare un gusto alla moda anche per il pubblico finale.
Oltre a questi sono presenti le cinque referenze più storiche di Monzio Compagnoni, di cui si è mantenuta l’etichetta originale, pur con qualche ritocco grafico, principalmente sui colori. Tali referenze sono rappresentate esclusivamente da vini di millesimo, tra cui troviamo il Brut 80% Chardonnay e 20% Pinot Nero; Saten 100% Chardonnay; Extra Brut che contiene entrambe le uve in uguali percentuali; Brut rosè 80% Pinot Nero e 20% Chardonnay e la Riserva Nature Brut, 100% Pinot Nero. Tutti i vini restano in affinamento tra i trenta e i quarantotto mesi sui lieviti, tranne la Riserva che riposa sessanta mesi.
Come già anticipato, Monzio Compagnoni ha mantenuto la produzione dei vini fermi con il Curtefranca bianco a base 100% Chardonnay e un Rosso della Bergamasca con uve 50% Merlot e 50% Cabernet Sauvignon.
All’interno della sala degustazioni, tra gli arredi in legno dell’azienda di famiglia, capitanata oggi da Giovanni Monzio Compagnoni, cominciamo a degustare alcuni dei Franciacorta, iniziando dal Saten 2021, con sei grammi zucchero, il quale regala note di mela matura, frutta esotica, ananas, sentori di mentuccia e anice stellato, con una leggera pasticceria, per un sorso ben integrato, dalla bolla cremosa, comunque equilibrato e abbastanza persistente.
Passiamo alla bottiglia che si può definire la più “rappresentativa e iconica” dell’azienda, l’Extra Brut con un grammo di zucchero per litro, sempre millesimo 2021. Un vino che al naso presenta note di agrume, ma anche confetto delicato, pera, frutta secca e mallo di noce, per un sorso più dritto e verticale, una bolla più vivida, buona acidità, tocco sapido e abbastanza minerale per una discreta persistenza.
Per quanto riguarda il Brut 2021, quattro grammi di zucchero per litro, troviamo nuovamente una frutta più fresca, di mela, un tocco di mentuccia e la frutta secca, che torna in bocca, con un sentore amarognolo sul finale del sorso, pur presentandosi ben equilibrato, fresco, di beva, con note minerali, abbastanza sapido e una discreta persistenza.
Della linea “Alla Moda” assaggiamo il Pas Dosè, zero grammi di zucchero per litro, che alterna sentori di frutta gialla, mela golden, fiori gialli, tiglio, note erbacee, un leggero tocco di frutta secca, mandorla e confetto, per un sorso dritto, verticale, comunque sempre equilibrato e abbastanza persistente.
Sempre della stessa linea degustiamo il Brut, quattro grammi litro, che si presenta con note di frutta, mela gialla, pera, fiori bianchi, ma anche erbe aromatiche e note più iodate. In bocca entra con un sorso abbastanza equilibrato, con una discreta acidità, abbastanza minerale e con una buona persistenza.
Non potevamo che concludere con la Riserva 2018, in cui vino base affina tutto in acciaio e le sue note evolute sono il solo risultato del riposo in bottiglia. Al naso regala sentori di piccoli frutti rossi, leggere note aromatiche di alloro, spunto floreale, note di sottofondo che ricordano la pasticceria, per un vino dal sorso fresco, piacevole, con una buona beva, equilibrio e persistenza.
Un altro viaggio alla scoperta di un’azienda franciacortina, grazie a Peter, a cui viene affidata la maglia numero 444! 


