Ronco Calino, con Anna per immergerci nella storia dell’azienda, Torbiato (Brescia)

Ronco Calino, con Anna per immergerci nella storia dell’azienda, creata grazie alla passione per il mondo del vino di Paolo e Lara Radici

30 Gennaio 2026

Ronco CalinoUn’altra tappa in Franciacorta ci porta un po’ più a sud del Lago d’Iseo, all’interno del comune di Adro, precisamente nella frazione di Torbiato, per scoprire l’azienda Ronco Calino, che compie nel 2026 i suoi primi trent’anni.
Assieme all’amica Anna ci accomodiamo all’interno della sala degustazioni per immergerci nella storia di questa azienda produttrice di Franciacorta e non solo.
Ronco Calino è stata fondata nel 1996 da Paolo e Lara Radici, una famiglia di origine bergamasca, grazie al desiderio di Paolo di dare forma al suo sogno di gioventù di produrre vino. La sua famiglia proviene dal settore tessile, e Paolo, primogenito, sin da ragazzo, affiancò con i suoi fratelli il padre Gianni nell’attività industriale, senza tuttavia mai dimenticare il cassetto nel quale aveva riposto la sua passione per la viticoltura. Durante i primi anni Novanta arrivò l’occasione della vita: un amico architetto di Brescia mostrò a Paolo un terreno vitato sulla collina dove è nata successivamente l’azienda, sul cui cucuzzolo sorgeva l’abitazione del pianista Arturo Benedetti Michelangeli, mancato nel 1995. In seguito al suo decesso, Radici decise di acquistare la proprietà e trasferirsi a vivere tra le colline bresciane.

Il nome dell’azienda è stata una scelta fisiologica, poiché il “Ronco” è un’area sottratta al bosco, dal verbo “roncare” che significa letteralmente “diboscare con la ronca” per mettere a coltivazione un terreno, mentre Calino è la frazione del comune di Cazzago San Martino dove si concentrano i vigneti. Ronco Calino sorge proprio sulla linea di confine tra i comuni di Adro (cantina) e Cazzago (vigna), separati da una piccola strada di campagna.
Come anticipato, la proprietà era attorniata da un vigneto a corpo, di dieci ettari, una dimensione che poteva soddisfare quel sogno nel cassetto di avere una piccola azienda che non dovesse seguire i modelli industriali o scalare, come nel caso dell’azienda principale. L’obiettivo era ben chiaro, ma il percorso per ottenerlo era alquanto sconosciuto, non avendo alcuna esperienza nel settore vitivinicolo.
Così, venne coinvolto il produttore Franz Haas, chiedendo qualche consiglio su un possibile supporto enologico e agronomico, che non fosse già operativo in Franciacorta. Franz Haas suggerì il nome di un enologo trentino, il Prof. Francesco Polastri, e un agronomo originario di Parma, il Prof. Leonardo Valenti. I primi passi furono quelli di campionare i vari terreni a corpo, per capire l’identikit di quella collina che era piantata a Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, quest’ultimo gradualmente sostituito con il Pinot Nero, che è diventato il vitigno simbolo dell’azienda, attestandosi oggi sul 30% della superficie. Da qui iniziarono anche le prime micro-vinificazioni, per lo più atte a produrre Franciacorta, oltre a qualche centinaio di bottiglie di Curtefranca rosso, dai filari di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot e Curtefranca bianco, a base Chardonnay.

Ronco CalinoI dieci ettari a corpo sono stati divisi in ventidue micro-appezzamenti diversi, ognuno con le proprie peculiarità e un terreno di base morenico, che presenta diverse sfumature, che si possono notare, in parte, anche a vista d’occhio. Ogni area viene condotta in maniera puntuale in base alle proprie necessità, sia in termini di nutrimento del terreno, piuttosto che di copertura della pianta. L’azienda è certificata Bio dal 2016 e segue i parametri indicati da questo protocollo, con una meticolosa attenzione ad ogni singola parcella. Un esempio eclatante è quello di una zona a ferro di cavallo le cui uve si vendemmiano a distanza di una settimana, tra la parte centrale e quelle dei due estremi perimetrali.
Ronco CalinoIl vigneto a corpo è sicuramente comodo per molti aspetti, uno su tutti l’immediatezza di intervento in vigna e la prossimità delle lavorazioni, ma la grande criticità è il rischio che si corre a causa degli agenti atmosferici avversi, sempre più comuni in questi anni.
Nel corso degli anni è stato scelto di investire su altri appezzamenti, al fine di avere una sorta di “salvagente” in caso di avversi agenti atmosferici che possono capitare tra le vigne a corpo. Si sono acquistati nel 2016 due ettari e mezzo piantati a Chardonnay e Pinot Nero nel comune di Provaglio d’Iseo, mentre nel 2024, nel comune di Cazzago, sono stati piantati, per la prima volta ex novo, tre ettari e mezzo, per un quarto a Chardonnay e tre quarti ancora a Pinot Nero.
Ronco CalinoOltre alla diversificazione territoriale, la gestione della vigna e conseguentemente della cantina sono state affidate ad un giovane enologo, Graziano Buffoli, optando per un lavoro interno, piuttosto che continuare con il percorso di consulenza. Inoltre, nella vigna a corpo si è piantato anche qualche filare di Erbamat, a discapito del Cabernet Franc, varietà a bacca bianca che oggi copre circa l’1,2% del suolo vitato, principalmente per vedere come si comporta in assemblaggio con le altre uve.

Ronco CalinoSul finire degli anni ’90 sono iniziati i lavori di costruzione della cantina, terminata nel 2000 e restaurata nel 2019, ma sempre in continua evoluzione, come possiamo vedere nel giorno dell’incontro, essendo in corso i lavori di modifica della barricaia, dove si ricaverà uno spazio dedicato ad accogliere la memoria storica dell’azienda .
Le vinificazioni sono definite “conservative”, lavorando le uve a bassa temperatura, dopo essere state raffreddate in cella frigo, in seguito alla raccolta. Ronco CalinoLe fermentazioni, con lieviti selezionati, avvengono principalmente in acciaio, tranne che per alcune basi, esclusivamente dello Chardonnay, dove si utilizzano le barrique, che contano un’età che arriva fino ai quindici anni. Per filosofia, dal 2007, non viene svolta alcuna fermentazione malolattica, fattore che contribuisce ad ottenere bollicine caratterizzate da freschezza, acidità, bilanciate da un buon equilibrio e sicuramente mai condizionate dalle mode del mercato. Ronco CalinoRonco CalinoLe cuvée vengono create nel mese di marzo, per poi imbottigliare a maggio, con il tiraggio che viene effettuato da un’azienda esterna, per praticità. Tendenzialmente le bottiglie affinano all’interno del grande magazzino un anno in più di quanto previsto dal disciplinare, così da ottenere un maggiore bilanciamento nel prodotto finale, che prima di essere venduto, riposa in bottiglia.
Ronco CalinoIl vino viene portato in punta grazie alle giropalette e la sboccatura gestita sempre da un’azienda esterna, colmando le bottiglie con il medesimo vino e solo se strettamente necessaria un’aggiunta minima di zucchero (al massimo un grammo e mezzo).
Ronco CalinoCuriosità è che dal 2018 si conserva in una vasca d’acciaio il vino base di ogni vendemmia, al fine di colmare il Franciacorta Brut, vino “icona” di Ronco Calino, con un 15/20% di questa Riserva Perpetuale.

Un aspetto fondamentale di Ronco Calino è il suo team, che negli anni è stato creato principalmente da Lara, al timone dell’azienda, quasi tutto al femminile e con un’età media molto bassa. Anna è stata una delle prime persone ad affiancare la proprietà, occupandosi dell’espansione commerciale dal 2015 e di una minima parte di accoglienza, essendo state inserite altre due ragazze che si occupano delle degustazioni, sempre più numerose, su prenotazione. Lara ha puntato molto sulla creazione di un team di lavoro coeso e libero di espressione finalizzata al miglioramento dei processi e alla crescita aziendale.

La produzione dell’azienda si attesta su una media di settanta/ottanta mila bottiglie per anno divise in cinque etichette di Franciacorta “classici”, tre vini fermi: il Pinot NeroL’Arturo”, IGT Sebino, dedicato al pianista da cui è stata acquistata la proprietà; Curtefranca bianco a base Chardonnay e Curtefranca rosso con uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot.

Ronco CalinoAll’interno della sala degustazioni, con vista sui vigneti, assieme ad Anna, andiamo a scoprire le quattro bollicine, cominciando dal Saten, uno Chardonnay 100% che con il suo grammo e mezzo di zucchero è, ironicamente, “il più zuccherato” prodotto. Ottenuto da un vino base principalmente della vendemmia 2021, affina, in questo caso, trentasette mesi sui lieviti e si presenta fresco e delicato, con note di frutta matura, tra cui la pesca, ma anche agrume, cedro, lime, un tocco di confetto, gelsomino e una punta di zenzero. In bocca presenta una bolla cremosa, buon equilibrio, beva, spalla acida integrata, mineralità, discreta sapidità e persistenza.

Ronco CalinoPassiamo ad un secondo vino non di millesimo, poiché, come già anticipato, presenta una parte di vino di riserva, il Brut 80% Chardonnay, 20% Pinot Nero e tra queste una piccola percentuale di Erbamat. Base 2022, con vini che spaziano dal 2018 al 2021, regala note più fresche e dirette, con sentori di fragolina di bosco, una leggera sanguinella, ma anche un tocco erbaceo e mentolato. In bocca aumenta leggermente l’acidità, pur presentandosi con note ben integrate e una discreta persistenza.

Un terzo vino è il Nature, millesimo 2019, 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero, affinato per quarantasei mesi sui lieviti e un ulteriore riposo di due anni dopo la sboccatura. Un vino che regala note più balsamiche, con sentori di confetto, frutta secca, nocciola, ma anche erbe aromatiche, con un ammandorlato che torna al palato, dove entra con una buona acidità, discreta mineralità e sapidità e una discreta persistenza.

Concludiamo con un secondo Brut, questa volta del millesimo 2018, con cinquantasette mesi sui lieviti e sboccatura nel 2023, ottenuto da un vino base di 60% Chardonnay e 40% Pinot Nero. Vino dai sentori di frutta più matura, mantenendo una parte agrumata, di cedro, ma anche note di frutta tropicale, mango, un sottofondo di erbe aromatiche e frutta secca. In bocca è più ampio, ma comunque teso ed equilibrato, con una buona spalla acida, abbastanza minerale, sapido e persistente.

Ronco CalinoCon la vendemmia 2013, in un’annata caratterizzata da forti grandinate, si sono ottenute duemila bottiglie di un Blanc de Noir, a base Pinot Nero, figlio di un’unica parcella. Un vino che è rimasto in cantina fino al 2024, anno in cui purtroppo Paolo è mancato. Queste bottiglie sono state sboccate dopo più di cento mesi sui lieviti e destinate ad una Riserva dedicata a Paolo, proposte sul mercato in scatole di legno, da una o da sei bottiglie. Il suo nome è “Pair”, pronunciato in francese, con il duplice significato che si associa ai suoi due gemelli, nati proprio nel 2013 e al suo ruolo di padre, vista la traduzione della pronuncia della parola dal francese all’italiano.

Ronco CalinoIn attesa di assaggiare il “Pair” lasciato da Anna, un ringraziamento per averci fatto scoprire questa nicchia della Franciacorta. Per lei maglietta numero 442!

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